È una esperienza un po’ lunga da leggere ma ne vale veramente la pena. Non ho trovato dei video
in italiano di questa vicenda.
Attraverso queste esperienze fondamentali che vanno vissute come un vero dono, possiamo
comprendere meglio il mistero della Vita oltre la morte e anche che cosa dovremmo intendere
per religione e Dio.
La protagonista di questa esperienza di premorte si chiama Nicole Dron, una donna francese
(classe 1941) che nel 1968 all’età di 26 anni ha vissuto la sua avventura nell’altra dimensione.
Nicole Dron è stata una delle prime persone a raccontare la sua esperienza nel 1978, affrontando
all’epoca lo scherno e la derisione. Con il passare del tempo è riuscita a superare la sua
apprensione e la sua resistenza ed ha accettato di raccontare la sua storia alla televisione e alla
radio oltre che di tenere delle conferenze.
« Tutto avvenne nel 1968. Tre settimane dopo la nascita del mio secondo figlio ebbi una grave
emorragia. Fui ricoverata in ospedale e operata d’urgenza. Nel corso dell’intervento (isterectomia,
o ablazione dell’utero) ci fu una seconda violenta emorragia. Il mio cuore smise di battere, mi fu
detto, per circa 45 secondi, con elettrocardiogramma piatto. Durante quei 45 secondi vissi un
istante di eternità!
Ricordo prima di tutto di essermi trovata all’altezza del soffitto. Ero là con tutti i miei pensieri, le
mie emozioni, le mie impressioni, con tutto ciò che costituisce il mio essere profondo. Presi
coscienza di essere in grado di vedere contemporaneamente da tutti i lati, ma soprattutto provavo
un sentimento nuovo e incredibile: quello di esistere fuori dal mio corpo fisico. Vi assicuro che
sentirsi vivere al di fuori di sé stessi è una cosa sconvolgente. Presi coscienza che ero l’inquilina del
mio corpo, che era steso sul tavolo della sala operatoria. Lo guardai e non lo trovai bello. Ero
cadaverica, avevo dei tubi che mi uscivano dal naso e dalla bocca, non ero assolutamente in forma.
Cosa che non aveva più alcuna importanza, perché quel corpo non ero io, non era che il mio
veicolo. Sentii il chirurgo esclamare: «Mi sfugge dalle mani!». Queste parole mi furono confermate
un mese dopo dall’infermiera che aveva assistito all’operazione.
Non rimasi a lungo in quella sala operatoria, perché pensai a mio marito e a mio suocero che
erano in attesa nella sala d’aspetto. Pensando a loro, istantaneamente mi ci trovai accanto. Presi
coscienza del fatto di poter attraversare i muri. Tutto mi sembrava naturale, solo in seguito mi
sono chiesta come fosse stato possibile! Come avevo potuto attraversare i muri e ritrovarmi in
quella sala d’aspetto, dal momento che non sapevo dove fosse ubicata?
Constatai che in quella sala d’attesa non c’erano sedie, cosa che mio marito mi confermò in
seguito. Vedevo che mio marito e suo padre andavano su e giù per la stanza e io cercavo di
manifestarmi a loro, ma invano. Non mi vedevano. Non capivo cosa stesse succedendo, provavo
una sorta di disperazione per non essere in grado di comunicare con le persone che amavo.
Tentando di farmi percepire, posai la mano (del corpo più sottile nel quale ora mi trovavo) sulla
spalla di mio suocero, e la mia mano attraversò il suo corpo!
Al tempo stesso però prendevo coscienza di una facoltà nuova: quella di penetrare tutto ciò che
esiste. Non ho mai perduto la nozione di essere “me stessa”, ma avevo l’impressione di occupare
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più spazio, e mi trovai nel cuore di mio marito. Conoscevo tutti i suoi pensieri e anche l’essenza del
suo essere, ciò che egli valeva come essere umano. La stessa cosa avvenne con mio suocero. I miei
suoceri avevano perduto il loro primo figlio all’età di 25 anni: il ragazzo era annegato nel vano
tentativo di salvare un amico. Di conseguenza avevano concentrato tutto il loro amore sul loro
secondo e ultimo figlio, che a quell’epoca aveva 14 anni. Quando in seguito era divenuto mio
marito, io avevo avuto l’impressione di aver portato via il loro figlio e credevo che essi non mi
amassero per me stessa, ma soltanto in base alla mia capacità di renderlo felice. E questo mi
faceva soffrire. Ed ecco che ora che potevo leggere nel cuore di mio suocero mi rendevo conto di
tutta la compassione e di tutto l’affetto che egli nutriva per me ed ero capace di vedere al di là
delle mie proiezioni.
In seguito mi trovai in un abisso di tenebre, di silenzio. Ero sola al mondo, in un nulla infinito e
avrei dato qualunque cosa pur di sentire un rumore e vedere qualcosa. Non so quanto tempo sia
durato quello stato. Forse una frazione di secondo? Il tempo non esisteva. Pensai: “Ecco qui
ragazza mia, sei morta”.
E tuttavia non ero morta perché esistevo. Mi tornò alla memoria una frase che mi era stata
insegnata al catechismo quando ero bambina: “Si vive fino alla fine dei tempi, fino alla
resurrezione finale”.
In quel contesto, l’idea di vivere in quel nulla e in quelle tenebre mi sembrava insopportabile.
Qualcosa dentro di me invocò aiuto e da lontano vidi una luce.
A partire da quel momento non fui più sola al mondo. Fui proiettata ad una velocità prodigiosa
verso quella Luce, e via via che mi avvicinavo la Luce divenne sempre più grande fino a occupare
tutto lo spazio. Le tenebre si rischiararono, avvertii distintamente delle presenze intorno a me,
senza peraltro vederle, ma soprattutto sentivo nascermi in cuore una gioia infinita, una gioia mille
volte più grande di tutte le gioie che avevo potuto sperimentare su questa terra.
E così entrai nella Luce. Là non ci sono più parole… Questa luce era anche un oceano di amore, ma
di un amore puro, che si offre senza chiedere niente, un amore-sole, e io ero l’amore. Ero immersa
in un oceano di amore, amata per quello che ero, lontana da tutte le preoccupazioni e le agitazioni
della terra! Non avevo più coscienza del tempo e dello spazio, ma ero consapevole di essere, di
essere sempre stata. Avevo compreso di essere una particella di questa luce ed ero eterna. In
quella pienezza e in quella pace immensa compresi il senso delle parole: “Io sono”. Era come se,
restando me stessa, io divenissi tutto e ritrovassi la mia natura reale. Avevo ritrovato la mia patria.
Ero divenuta amore ed ero la vita. Come fare, mio Dio, a condividere quest’esperienza? Se ognuno
di noi potesse viverla anche per un solo istante, su questo pianeta non ci sarebbero più miseria,
violenza e guerra.
In quella luce vidi venire verso di me un giovane luminoso. Il mio cuore si riempì di gioia perché
riconobbi mio fratello. Quando io avevo 11 anni, i miei genitori avevano perduto un bambino di 7
mesi. Io adoravo quel piccino, ero la sua mammina. Dopo la sua morte i miei genitori ed io
avevamo vissuto quella sofferenza così ben espressa da queste parole di Victor Hugo: “Un solo
essere vi manca, e tutto è deserto”. Ma ora lui era davanti a me, vivo! Ed io ero felice, ero tanto
felice! Mi trovai fra le sue braccia. Era solido e anch’io lo ero. Comunicavamo col pensiero e i
sentimenti, e io gli “dissi”: “Come sarebbero contenti di vederti papà e mamma!”.
Lui mi disse che ci aveva sempre seguiti e accompagnati nella nostra vita, e io capii che i legami
d’amore non muoiono mai. Come facevo ad esser certa che quell’essere era mio fratello?
Evidentemente c’è una grande differenza fra i tratti fisici di un bebè e quelli di un adolescente. E
tuttavia io so con assoluta certezza che era lui. Penso che si tratti di un riconoscimento fra anime…
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Incontrai anche il fratello di mio marito, Jacques, che avevo visto soltanto in fotografia. Fui
sorpresa e felice di constatare che mi voleva bene e che mi conosceva. Egli mi mostrò le
circostanze del suo decesso e quanto i suoi genitori avessero sofferto, in particolare mia suocera.
Mi augurai di non dover mai affrontare nella mia vita una simile prova.
Incontrai anche degli esseri che non avevo mai visto sulla terra. E tuttavia li conoscevo e provavo
una felicità immensa rivedendoli. Essi leggevano in me come in un libro aperto e avrei voluto poter
mostrar loro solo aspetti positivi di me stessa. So che questi esseri mi accompagnano e mi guidano
nella vita.
Tutti questi incontri ebbero luogo in un paesaggio inondato di luce, di bellezza e di pace. Ero in un
bellissimo giardino, la natura era magnifica. L’erba era più verde di quella terrena, c’erano altri
fiori, altri colori, i suoni stessi si trasformavano in colori. E tutto questo creava un’armonia,
un’unità tale che compresi la sacralità della vita. Tutto viveva, un semplice filo d’erba mi rapiva
perché vedevo in esso le molecole della vita, vedevo la loro luce interiore. Pensai allora che al di là
della sofferenza umana che proviamo quando muoiono le persone che amiamo, dovremmo
gioire sapendo che stanno ritrovando la Vita.
Ho rivissuto la mia vita a rovescio, dai miei 26 anni all’epoca della mia nascita. Accanto a me c’era
un Essere di Luce, una creatura che il mio cuore conosceva. Non so descrivere la radiazione e la
forza d’amore che emanava. Mi accorsi in seguito che aveva anche molto humour.
Udii la sua voce che sembrava venire dal fondo dell’universo, una voce possente e dolce al tempo
stesso. Una voce fatta di forza e d’amore che mi domandò: “Come hai amato e che cosa hai fatto
per gli altri?”. Compresi immediatamente l’importanza della domanda. Al tempo stesso ebbi la
visione di una moltitudine di esseri con le braccia tese al cielo, in atteggiamento implorante.
Sapevo che quegli esseri soffrivano e io percepivo tutte le loro sofferenze. Che cosa avevo fatto
per loro? Non ero stata cattiva, ma non avevo fatto niente di particolare. La domanda che mi era
stata rivolta esigeva, per usare le parole di Emerson, “di fare tutto il bene che esiste
nell’individuo”, e io capivo adesso che ciò richiedeva tanto amore. Richiedeva anche una crescita,
una trasformazione, che a sua volta avrebbe aiutato gli altri a trasformarsi. Sentii allora che
l’umanità è un solo essere le cui membra sono interdipendenti una dall’altra per il loro progresso e
la loro sopravvivenza. Mi ridestai a una responsabilità nuova. La comprensione di tutto ciò,
semplice in apparenza, continua ad approfondirsi nel tempo.
Tutta la mia vita era là, con tutte le gioie, le aspettative, le speranze e le sofferenze che ne
avevano fatto parte. Ritrovai le mie emozioni di bambina, riscoprii certi episodi dimenticati, rividi
tutte le motivazioni degli anni che avevo vissuto: non è possibile nascondere niente, tutto è scritto
nel grande libro della vita. Era sconvolgente, perché durante quel bilancio io ero al tempo stesso
colei che riviveva ogni situazione con tutte le emozioni che l’accompagnavano ed ero anche l’altra
parte di me stessa, quella che non provava emozioni e che era soltanto saggezza, conoscenza,
amore e giustizia. Era questa pura luce, quest’altra parte di me stessa, che valutava la mia vita e
rendeva chiara ogni cosa. Compresi tutti i miei meccanismi psicologici, ne vidi i funzionamenti, vidi
i miei limiti, le mie carenze e tante altre cose più sottili che non sono ancora riuscita a tradurre in
parole. Presi coscienza del bene e del male che avevo fatto senza rendermi conto delle
ripercussioni che i miei atti e i miei pensieri avrebbero avuto in me stessa e nelle persone che mi
stavano vicine. Mi resi conto di ciò che provavano coloro ai quali avevo fatto del bene e coloro
verso i quali mi ero comportata in modo sgradevole.
Questa grande coscienza valuta la nostra vita in base a criteri di amore assoluto e saggezza, e noi ci
rendiamo conto delle nostre manchevolezze, miserie e debolezze. Allora si rimpiange il tempo
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passato alla ricerca di falsi valori e si rimpiange di non avere veramente vissuto. Questa presa di
coscienza si accompagna anche alla compassione per sé stessi perché si scopre che l’ignoranza, la
paura, i condizionamenti, le debolezze ci hanno allontanati da ciò che in realtà siamo e da ciò che
avremmo potuto realizzare nella vita.
Mi fu mostrata la mia vita dopo il mio ritorno sulla terra. Prima però mi era stato chiesto se
desideravo restare o tornare a vivere. La mia anima voleva restare, ma avevo pensato ai miei due
bambini che avevano bisogno della loro mamma. Mi fu detto anche che quando fossi ritornata
avrei necessariamente dimenticato molte delle cose che avevo vissuto. Malgrado il mio desiderio
di fissare dentro di me tutte quelle conoscenze, so che molte sono svanite: non ho potuto portare
con me che qualche briciola, e me ne dispiace.
Quando dico “mi fu mostrato”, “mi fu detto”, voglio dire che ricevevo queste informazioni da un
essere (per esempio mio fratello) o dalla grande luce. Era come se fossi in una classe senza
professori.
Vidi dunque i miei figli crescere ed ero fiera di loro. Mi fu mostrato che i miei suoceri e mia nonna
avrebbero lasciato questa terra quasi nello stesso periodo e che due di loro se ne sarebbero andati
a tre settimane di distanza, cosa che mi colpì. Mio suocero e mia nonna ci hanno lasciati 13 anni
dopo quest’esperienza, a tre settimane esatte di distanza uno dall’altro, e mia suocera morì l’anno
successivo… Avevo rivelato queste informazioni a mio marito e ai miei genitori che ne erano
rimasti molto turbati.
So di aver saputo molte cose, ma le ho dimenticate. Mi fu detto che Dio era la forza, la vita e il
movimento, che la vita esisteva ovunque nell’universo, che quando morirò non mi sarà chiesto a
quale religione, filosofia o razza appartengo, ma come ho amato e che cosa ho fatto per gli altri,
perché l’unica cosa importante è la qualità interiore di un individuo.
Mi fu detto anche che tutto ciò che andava nel senso dell’unità era positivo e che la mia vita
rapportata all’eternità corrispondeva a un battito di ciglia della mia propria vita.
Mi fu mostrato anche il futuro dell’umanità. Vidi che la nostra terra sarebbe stata oggetto di
grandi capovolgimenti e che noi avremmo attraversato delle grandi prove, delle grandi
tribolazioni, perché avevamo una tecnologia avanzata, molta scienza, ma poca fraternità e
saggezza. E mi fu mostrato tutto quello che minacciava di avvenire se non avessimo cambiato.
Insisto sul “se” perché è determinante.
Mi fu detto che eravamo come a un crocevia e che niente era ineluttabile, tutto dipendeva dalla
nostra capacità di amare e di agire con saggezza. Avvertii comunque l’urgenza estrema di una
grande trasformazione individuale e planetaria dell’umanità e la necessità di instaurare la pace e la
tolleranza in noi e intorno a noi per vivere in armonia e nel rispetto di tutto ciò che vive.
Vidi anche che avevo già vissuto su questa terra. Mi furono mostrati spezzoni di altre vite e il
legame che le collegava tutte. Mi fu detto che si ritorna su questa terra finché non si acquisisce
sufficiente amore e saggezza: è tutta questione di evoluzione. Nello stato in cui ero, trovavo tutto
molto logico ed evidente. In seguito, quando fui ritornata nel corpo, questo ricordo mi è risultato
sconvolgente; sono però intimamente convinta che questo concetto delle “vite successive” non
deve far discutere, nel senso che non è importante far propria una credenza o una convinzione,
ma trasformarsi.
A livello di assoluto, al di là del tempo e dello spazio, non c’è che la Vita, la Grande Vita…
Ma nella nostra dimensione, limitata dallo spazio e dal tempo, noi prendiamo coscienza soltanto di
un segmento, di una parte di questa vita che scorre tra la nascita e la morte, e pensiamo che
questa piccola vita sia tutto quello che c’è da conoscere. Invece non è così.
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Mi fu detto anche che il Cristo sarebbe ritornato sulla terra e che il suo ritorno era imminente. Io
però non so più se ad incarnarsi sulla terra sarà un’entità come il Cristo oppure se è questa grande
coscienza, questa grande vita che circola in noi come potenzialità che deve risvegliarsi alla
dimensione cristica; so che piansi perché avevo capito che l’unica cosa che poteva salvarci era la
sua venuta.
Il Cristo, così come l’ho compreso nel corso della mia esperienza (ma non ho certo la pretesa di
aver capito tutto il suo mistero), rappresenta tutta la pienezza della vita in tutto ciò che esiste, ed
è la coscienza, l’amore e la vita che si manifestano totalmente nell’essere umano e nell’umanità
liberata dalle sue miserie umane. Il Cristo non appartiene a nessuna religione perché è nel cuore di
ognuno, è la pienezza di Dio nell’uomo. Ero emozionata e capivo che ciò che ci salverà da noi stessi
ed eviterà guerre, catastrofi e calamità sarà il risveglio di questa dimensione di Cristo in noi tutti.
Ricordo anche di essere andata di piano in piano, di livello in livello. Avevo l’impressione di
penetrare profondamente nella mia coscienza che si manifestava attraverso una lucidità ed una
comprensione interiore che crescevano continuamente. Mi ritrovai poi in una città di luce, d’oro e
pietre preziose, la gloria delle glorie.
Mi sentivo trasportata ed innalzata al livello più alto. Compresi allora più profondamente il senso
dei 26 anni che avevo trascorso sulla terra e ciò che avevo fatto di quest’opportunità. Poi mi fu
mostrato che avrei avuto molte prove e sofferenze nel tempo che mi restava da vivere sulla terra.
Mi sono vista piangere molte volte e chiesi il perché di queste prove. Mi fu detto allora che le
avevo accettate prima di nascere, perché grazie ad esse sarei cresciuta. Pregai allora che mi
fossero date tutte le esperienze e le prove necessarie per arrivare allo scopo finale nel corso di una
sola vita, perché non volevo tornare di nuovo sulla terra. Capivo che l’inferno era sulla terra ed ero
pronta alle più grandi rinunce e ai più grandi sacrifici pur di non dover ritornare. Mi fu però fatto
capire che non era possibile caricarmi più di quanto le mie spalle fossero capaci di sopportare.
Potrà apparire stravagante o contro natura desiderare una cosa simile. Grazie a Dio, non sono
masochista, amo la vita, ma in quello stato di coscienza sublime non avevo che un solo desiderio:
arrivare il più presto possibile allo scopo, cioè riuscire a fondermi con quello splendore. Sulla terra
ci si rivolta alle sofferenze e alle malattie. Ma “dall’altra parte” se ne capisce il perché e se ne
vedono i risultati, e tutto diviene chiaro.
Vidi poi venire verso di me un essere molto bello. Mi è impossibile dire se fosse un uomo o una
donna, perché era virile e femminile al tempo stesso. Avevo l’impressione di conoscerlo fin dalla
notte dei tempi e volevo fondermi con lui. Gli dissi: “Voglio unirmi per sempre a te…” Ed in quel
momento presi coscienza del fatto che quell’essere ero io, ma io alla fine dei tempi, io totalmente
realizzata. Fu quella una grande lezione di umiltà, perché misurai tutto il cammino che mi restava
da percorrere per divenire ciò che sono… Capivo che il tempo non era che la distanza che mi
separava da me stessa. La mia incapacità di vivere la pienezza di ciò che sono attira le esperienze
necessarie per acquisire ciò che mi manca.
Mio fratello ed io ci salutammo. Lui mi consigliò di non parlare delle mie esperienze al mio
risveglio e di aspettare 17 anni prima di darne testimonianza, perché prima di quel tempo
sarebbero state considerate come un trauma conseguente allo shock operatorio.
Non ricordo di essere uscita dal mio corpo, ma ricordo di esserci rientrata passando per la testa e
di essermici infilata come in una calza. La pienezza svanì, la libertà si dileguò, finì la sensazione di
essere uno e tutto al tempo stesso. Si rientra nel proprio corpo come dentro una scatola. Si
dimentica che gli altri fanno parte di noi stessi, sono noi stessi, e ci si fa reciprocamente del male…
Mi fecero risvegliare rapidamente. Al mio risveglio avevo nelle orecchie una musica sublime, una
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sinfonia infinita, di una dolcezza che mi faceva fondere d’amore. Ho cercato in seguito di ritrovare
quella musica ascoltando musica sacra e classica, ma invano. Dietro a quella musica c’era un senso
di completezza, una pace infinita, una pienezza, una conoscenza che avrei voluto poter conservare
per sempre in me. Ho portato con me una particella d’eternità e la sensazione di aver compreso
ogni cosa. Tutto era perfetto…
Quando mi risvegliai, si risvegliò anche il dolore (avevo un lungo taglio all’addome) e tutta
l’esperienza divenne meno nitida. Non riuscivo a trattenerla. Non ne ho conservato nella memoria
che una parte infinitesimale. Da allora però so che l’amore è il segreto della vita, il segreto di Dio e
so anche che Dio è questa Luce splendida e meravigliosa e insieme l’energia che impregna
l’universo. Credo in una religione senza frontiere, quella dell’amore che è nel cuore di ogni essere
umano e che, al di là dei dogmi, conduce l’uomo a trasformarsi da bruco in farfalla».


Suggerisco CALDAMENTE anche l’ascolto diretto della protagonista in quest’intervista (in francese)
dai contenuti molto simili al testo qui riportato: “L’Expérience de Mort Imminente de Madame
Nicole DRON”: https://youtu.be/PEKlYnUdQuY (pubblicaz. settembre 2021)
Questo il sito di Nicole Dron (in francese) dal quale si può anche risalire all’editore dei suoi 2 libri:
http://www.nicoledron.com


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