
In più occasioni ci siamo detti come e perchè la segnalazione di sospette rezioni avverse sia inadeguata a definire il profilo di sicurezza e i rischi legati alla somministrazione dei vaccini COVID-19:
* 19/2/21 – Causality assessment – https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/3644781612235912
* 6/6/21 – NESSUN NESSO – https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/3954394091274661
* 1/10/21 – LA SEGNALAZIONE SPONTANEA DI SOSPETTE REAZIONI AVVERSE AI FARMACI E COME FUNZIONA – https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/4294701827243884
Esistono almeno due strade per uscire da questo vicolo cieco.
La prima dipende dalla buona volontà dei tanti medici che si prendono cura dei propri pazienti, e che nei loro archivi custodiscono preziose informazioni sui problemi che si manifestano dopo la somministrazione dei vaccini. Oltre ad essere segnalate tramite i canali ufficiali della farmacovigilanza, queste informazioni converrebbe si trasformassero in pubblicazioni scientifiche, anche semplicemente in forma di descrizione di singoli casi clinici oppure di serie di casi (ad esempio: https://ashpublications.org/bloodadvances/article/6/7/2250/477738/SARS-CoV-2-spike-dependent-platelet-activation-in). Questo non implica necessariamente un giudizio di causalità , ma consente di condividere esperienze nell’ambito della comunità dei medici e dei ricercatori, secondo le migliori pratiche della professione medica e della ricerca scientifica in generale. Se nel 1961 il dr. McBride non avesse scritto la sua oggi famosissima lettera a The Lancet (https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(61)90927-8/fulltext), il talidomide avrebbe fatto vittime ancora per molto tempo (e malgrado quella lettera comunque ancora ne fece – https://en.wikipedia.org/wiki/Thalidomide_scandal curiosamente non esiste una pagina in lingua italiana).
L’altra strada, complementare e in parte sovrapposta alla prima, consiste nel dar voce a chi lamenta problemi, spesso non adeguatamente riconosciuti e curati. Per questo esistono varie iniziative e altre si aggiungeranno presto. Anche in tal caso tuttavia l’obiettivo deve essere quello di arrivare a documentare in forma di pubblicazione scientifica i singoli casi, in modo da evitare che finiscano nell’oblio di mere statistiche costruite con strumenti metodologici non sufficientemente sensibili ed efficaci.
La segnalazione spontanea attraverso i canali istituzionali rimane uno strumento fondamentale di grande importanza, ma è altrettanto indispensabile tener presente che una volta inoltrata una segnalazione siamo ben lontani dall’aver fatto tutto il necessario.




