Dal Nominalismo Medievale al Grande Reset
Il concetto di “Grande Reset”, proclamato al World Economic Forum di Davos, non è una strategia improvvisata in risposta alle crisi contemporanee, ma il culmine logico di un processo storico-filosofico secolare. Non rappresenta l’inizio di qualcosa di nuovo, ma la fase finale e più coerente di un’ideologia che ha plasmato la civiltà occidentale per quasi un millennio. È, nella sua essenza, l’atto conclusivo di una lunga guerra filosofica, la cui posta in gioco è la definizione stessa di essere umano.
Questo saggio si propone di tracciare l’evoluzione dell’ideologia liberale, dalle sue origini metafisiche nel nominalismo medievale fino alla sua attuale fase globale e intrinsecamente totalitaria. Attraverso un’analisi critica basata sul pensiero esposto nel testo di riferimento, dimostreremo come la liberazione progressiva dell’individuo da ogni forma di identità collettiva conduca inevitabilmente a un paradosso finale: l’abolizione dell’umano stesso. Il Grande Reset emerge, in questa prospettiva, come la strategia politica per implementare questa dissoluzione finale, segnando l’inizio di quella che può essere definita la “battaglia finale” per il futuro dell’umanità.
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1. La Frattura Nominalista: La Matrice Filosofica dell’Individuo
Per comprendere appieno le fondamenta del liberalismo, è necessario risalire a una disputa teologica apparentemente astrusa del Medioevo: la controversia sugli universali. Questo dibattito scolastico non fu un mero esercizio intellettuale, ma rappresentò il punto di origine metafisico dell’individualismo moderno, la matrice filosofica su cui si sarebbe costruita l’intera impalcatura del pensiero liberale.
La disputa vedeva contrapposti due campi:
• I “realisti”, come Tommaso d’Aquino, che seguendo la tradizione di Platone e Aristotele riconoscevano l’esistenza reale del generale, ovvero delle categorie collettive come le specie e i generi (universalia). Per loro, l’umanità come concetto era una realtà tanto quanto il singolo essere umano.
• I “nominalisti”, come Roscelino di Compiègne e Guglielmo di Occam, sostenevano invece che reali fossero unicamente le entità individuali e concrete. Per loro, i nomi collettivi (“umanità”, “chiesa”, “nazione”) non erano altro che convenzioni linguistiche, “suoni vuoti” (flatus vocis), utili per la classificazione ma privi di una reale esistenza ontologica.
Sebbene i realisti abbiano inizialmente prevalso e l’insegnamento nominalista sia stato persino anatematizzato, fu la logica di Occam a trionfare nel lungo periodo, diventando la corrente sotterranea della filosofia occidentale. Il suo principio, riassunto nella massima “gli enti non devono essere moltiplicati senza necessità”, divenne un’arma filosofica per smantellare ogni realtà che trascendesse il singolo. Questa vittoria intellettuale sovversiva pose le fondamenta del liberalismo: l’essere umano cominciò a essere concepito come un puro individuo, atomizzato e slegato da qualsiasi vincolo comunitario preesistente, mentre la proprietà venne ridefinita come il possesso assoluto di una cosa concreta e separata da parte di un singolo proprietario.
La vittoria filosofica del nominalismo non rimase confinata alle aule universitarie. La sua logica radicale si riversò nella storia, diventando il motore intellettuale delle successive fasi che avrebbero costruito, pezzo per pezzo, il mondo moderno e la sua ideologia dominante.
2. Le Tre Fasi dell’Evoluzione Liberale
Il percorso storico del liberalismo può essere suddiviso in tre fasi successive, ciascuna caratterizzata dalla dissoluzione di una specifica forma di identità collettiva. Questa progressione non è casuale, ma rappresenta l’applicazione sistematica e coerente del principio nominalista, ovvero la liberazione progressiva dell’individuo da ogni legame che non scaturisca dalla sua scelta puramente individuale.
2.1. Prima Fase: L’Emersione dell’Ordine Borghese e la Nascita del Capitalismo
La prima applicazione su vasta scala del nominalismo avvenne nella sfera religiosa. Con la Riforma Protestante, l’identità collettiva della Chiesa come “corpo mistico di Cristo” fu sostituita da un rapporto individuale tra il singolo fedele e Dio. La comunità di fede fu di fatto ridotta a un “club per hobby” basato sul libero consenso. Ancora una volta, la logica nominalista operava per ridurre una realtà collettiva e organica a una somma di scelte individuali.
Questo processo di individualizzazione si estese parallelamente alla sfera sociale e politica. La rigida gerarchia medievale dei ceti fu smantellata e rimpiazzata dalla figura del “borghese”, l’individuo per eccellenza, definito non dalla sua appartenenza a un ordine, ma dal suo possesso di proprietà privata. Allo stesso tempo, l’unità sovranazionale del Papato e del Sacro Romano Impero fu abolita e sostituita da un ordine di stati-nazione sovrani, concepiti come “individui politici” e consolidati dalla Pace di Westfalia.
Questi processi convergenti diedero vita all’ordine capitalista. Pensatori come Thomas Hobbes, John Locke, David Hume e Immanuel Kant ne svilupparono la filosofia, mentre Adam Smith ne sistematizzò la teoria economica. Il liberalismo divenne così una visione del mondo coerente, il cui scopo era “liberare l’individuo da tutte le forme di identità collettiva” fino al suo logico compimento.
2.2. Seconda Fase: Il Trionfo sui Nemici Ideologici del XX Secolo
Nel XX secolo, il progetto liberale ingaggiò una guerra mortale contro altre ideologie moderne che, pur essendo figlie della stessa modernità, si basavano su nuove forme di identità collettiva:
• Il socialismo/comunismo, che opponeva all’individuo borghese l’identità collettiva della classe operaia.
• Il fascismo/nazionalismo, che contrapponeva all’individualismo liberale l’identità della nazione o della razza.
Teorici liberali come Friedrich Hayek e Karl Popper identificarono correttamente questi avversari come “nemici della società aperta” e mossero loro guerra. Sfruttando tatticamente l’Unione Sovietica, il capitalismo liberale sconfisse prima i regimi fascisti nella Seconda Guerra Mondiale. Successivamente, con la fine della Guerra Fredda, ottenne la vittoria definitiva sul comunismo. Questo trionfo diede origine a teorie euforiche sulla “fine della storia” (Francis Fukuyama) e sul “momento unipolare” (Charles Krauthammer), che celebravano l’ingresso del capitalismo nella sua fase finale: il globalismo.
2.3. Terza Fase: Dalla Dissoluzione del Genere all’Avvento del Postumanesimo
Sconfitto l’ultimo nemico ideologico esterno, il liberalismo entrò nella sua terza e ultima fase, rivolgendo la sua logica dissolutrice contro le ultime forme di identità collettiva rimaste: il genere (gender) e, infine, l’umano stesso. Il genere, essendo una categoria collettiva (maschile o femminile), divenne il nuovo bersaglio. La “politica di genere” rappresenta il passo logico per trasformare il sesso da dato biologico oggettivo a opzione dipendente dalla scelta individuale, in piena coerenza con il principio nominalista. In parallelo, le migrazioni di massa sono state utilizzate come strumento complementare per atomizzare le popolazioni e erodere l’identità culturale delle società occidentali. Poiché l’identità umana è, per definizione, un’identità collettiva, la sua abolizione è la conseguenza inevitabile, e non semplicemente il passo successivo, di questa logica. Un “umano opzionale” segue logicamente un “genere opzionale”, e il concetto di “persona” diventa un nome vuoto, una classificazione arbitraria che può essere superata. Questa fase finale è intrinsecamente legata allo sviluppo del postumanesimo e all’obiettivo tecnologico della Singolarità: la sostituzione dell’essere umano con intelligenze artificiali, cyborg e prodotti dell’ingegneria genetica.
Il Grande Reset si presenta quindi come l’incarnazione politica e strategica di questa terza e ultima fase, il piano per accelerare il passaggio a un’era post-umana.
3. Il Paradosso dell’Individuo: Dall’Individuum al Dividuum
Al cuore del progetto liberale si cela un profondo paradosso filosofico: la ricerca ossessiva dell’individuo assoluto e indivisibile conduce, nel suo stadio finale, alla sua stessa negazione e dissoluzione.
L’obiettivo dichiarato del liberalismo è la creazione dell’individuum, un’entità “indivisibile”, atomica, sovrana e autosufficiente. Tuttavia, una volta che l’individuo viene liberato anche dalla sua ultima identità collettiva – quella umana – il risultato non è la sua apoteosi, ma la sua disintegrazione. Emerge così il concetto di dividuum, un’entità “divisibile”. Le tecnologie di rete, l’ingegneria genetica e le filosofie postmoderne, come quella di Bruno Latour con il suo “parlamento di organi”, trasformano l’essere umano in un costrutto scomponibile e riassemblabile, simile a una macchina.
Questa trasformazione è analoga al passaggio avvenuto nella fisica teorica, dalla concezione degli “atomi” (unità indivisibili di materia) a quella delle “particelle senza un tutto”. La liberazione finale dell’individuo non garantisce la sua individualità; al contrario, la dissolve in un costrutto mutevole, artificiale e divisibile, un “biocostruttore” i cui pezzi possono essere riassemblati o scartati a piacimento.
La dissoluzione dell’umano nel dividuum non è un’aberrazione del liberalismo, ma la conclusione perfettamente logica del principio nominalista da cui tutto è partito. Il Grande Reset si configura così come il piano operativo per l’attuazione pratica di questa dissoluzione.
4. Il Grande Reset: Culmine Totalitario del Progetto Globalista
Il Grande Reset non è una strategia nuova, ma la continuazione del progetto globalista con mezzi più aggressivi, nata da uno stato di panico e isteria delle élite liberali di fronte agli ostacoli imprevisti che ne hanno rallentato la marcia. La pandemia di Covid-19 ha fornito il pretesto ideale per accelerare l’agenda.
Il globalismo è entrato in crisi a causa di una serie di resistenze:
• La Russia di Putin, che ha riaffermato la propria sovranità e tradizione.
• La Cina di Xi Jinping, che ha utilizzato la globalizzazione per i propri interessi senza accettarne le implicazioni politiche.
• I paesi islamici indipendenti come l’Iran e la Turchia.
• Il populismo europeo, esploso a causa del malcontento delle popolazioni autoctone verso l’immigrazione di massa e le politiche di genere.
• La presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti, che ha criticato apertamente il globalismo.
Di fronte a questa “immagine sinistra”, il Grande Reset è la risposta per finalizzare la storia con la forza. I suoi punti principali sono:
• Controllo della coscienza pubblica: Attraverso la “cancel culture” e la censura totale, si mira a eliminare ogni dissenso.
• Transizione ecologica: Con il pretesto della sostenibilità, si punta a smantellare le strutture industriali moderne e a centralizzare il controllo economico.
• Ingresso nel 4° ordine economico: L’obiettivo è sostituire il lavoro umano con cyborg e IA, completando la transizione post-umana.
Il motto “Build Back Better” rivela l’intenzione di ricostruire un ordine globale più forte e coercitivo. L’uso della censura, della manipolazione e della repressione segna l’ingresso del globalismo in una fase apertamente totalitaria, dove chiunque metta in discussione il liberalismo è etichettato come “nemico della società aperta” e trattato di conseguenza.
5. Conclusione: L’Antitesi del Grande Risveglio
In conclusione, il Grande Reset non deve essere interpretato come un’aberrazione, ma come la fine coerente di un’ideologia secolare radicata nella metafisica del nominalismo, il cui scopo ultimo è sempre stato la liberazione dell’individuo da ogni legame collettivo, inclusa, alla fine, la sua stessa umanità.
A questo progetto si contrappone un’antitesi: il “Grande Risveglio” (Great Awakening). Non si tratta di un’ideologia strutturata, ma di una rivolta spontanea, intuitiva e “organica” dell’umanità contro la propria abolizione programmata. È una reazione viscerale che, tuttavia, è intellettualmente impreparata e afflitta da “malattie infantili” .
Questa rivolta, pur nascendo “dal centro dell’inferno” – gli Stati Uniti – ha il potenziale per diventare un fronte globale di resistenza, un’“Internazionale dei Popoli” unita contro l’“Internazionale delle Élite”. Questo fronte potrebbe includere attori diversi come il populismo americano ed europeo, la Russia, la Cina e il mondo islamico.
Lo scontro tra il Grande Reset e il Grande Risveglio non è quindi una semplice contesa politica, ma assume i contorni di una “battaglia finale”, di una lotta escatologica contro l’avvento del “regno dell’Anticristo”. In gioco non c’è solo un modello economico o un assetto geopolitico, ma la sopravvivenza stessa dell’umanità e il futuro del concetto di umano.
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Oltre Sinistra e Destra: 5 Idee Radicali che Rivelano la Vera Battaglia per il Nostro Futuro
1.0 Introduzione: Un Mondo Diviso, Una Battaglia Invisibile
Viviamo in un’epoca di crescente polarizzazione e confusione. Termini come “Grande Reset” dominano il dibattito pubblico, alimentando una sensazione di scontro costante e di ansia per il futuro. La narrazione quotidiana ci spinge a schierarci, a scegliere un campo in una battaglia politica che sembra non avere fine né vincitori chiari. Ma se la vera linea del fronte non fosse dove ci viene detto di guardare?
Al di sotto della superficie dei conflitti politici di ogni giorno, si muovono correnti filosofiche e storiche profonde che guidano silenziosamente gli eventi. Quella che percepiamo come una lotta tra ideologie contemporanee è, in realtà, l’ultimo atto di una disputa secolare sulla natura stessa dell’uomo e della realtà. I cambiamenti a cui assistiamo non sono casuali, ma il risultato logico di un’agenda che ha radici lontane.
Questo articolo non si propone di analizzare le ultime notizie, ma di scendere in profondità. Esploreremo cinque idee sorprendenti e controintuitive che svelano le forze reali in gioco. Queste idee, tratte dall’analisi radicale del filosofo Alexander Dugin, offrono uno spaccato di una delle più potenti visioni del mondo anti-globaliste che oggi animano lo scontro geopolitico. Preparatevi a mettere in discussione le categorie con cui siete abituati a interpretare il mondo, perché la battaglia per il futuro si combatte su un piano completamente diverso da quello che immaginiamo.
2.0 Il Grande Reset: Non Solo Economia, ma l’Ultimo Passo per “Abolire l’Uomo”
Il “Grande Reset”, promosso dal World Economic Forum, viene spesso presentato come un ambizioso piano per una ripresa economica globale più sostenibile. Tuttavia, secondo questa analisi, la sua portata va ben oltre l’economia. Sotto il pretesto dell’igiene sanitaria legata alla pandemia di Covid-19, esso mira a modificare drasticamente le strutture di controllo sulla popolazione mondiale.
Questa agenda si configura come una controffensiva delle élite globaliste in risposta ai fallimenti degli ultimi anni: la presidenza anti-globalista di Trump, la crescente influenza di un mondo multipolare (in particolare di Cina e Russia) e la maggiore indipendenza dei paesi islamici. La vittoria di Biden alla presidenza USA è vista come il segnale di inizio di questa fase totalitaria del globalismo, un programma per:
- Il controllo della coscienza pubblica su scala globale, manifesto in fenomeni come la “cancel culture”, la censura su internet e la manipolazione del voto per corrispondenza.
- La progressiva sostituzione della forza lavoro con cyborg e intelligenza artificiale, ovvero la “quarta rivoluzione industriale”.
- Il consolidamento definitivo del globalismo come unica struttura di potere, superando gli stati-nazione.
L’idea centrale è che questo piano rappresenti il culmine logico del liberalismo: l’abolizione dell’essere umano come “identità collettiva”. Dopo aver smantellato la religione, la nazione, la classe e persino il genere, l’ultimo ostacolo all’individualismo assoluto è proprio la specie umana.
Dopotutto, anche l’umano è un’identità collettiva, il che significa che deve essere superata, abolita, distrutta. Questo è ciò che richiede il principio del nominalismo… La possibilità di un ‘umano opzionale’ è la logica conseguenza del ‘genere opzionale’.
3.0 Le Radici del Globalismo: Una Disputa Filosofica Medievale
Per comprendere la spinta all’abolizione di ogni identità collettiva, è necessario un sorprendente salto indietro nel tempo, fino a una disputa teologica medievale sugli “universali”. Le radici ideologiche del liberalismo e del globalismo non si trovano nell’Illuminismo, ma in questo scontro filosofico che ha plasmato l’Occidente.
Da un lato c’erano i “realisti”, che, seguendo Platone, credevano nell’esistenza reale delle idee generali. Per loro, concetti come “specie” o “genere” non erano solo nomi, ma realtà concrete. Dall’altro lato c’erano i “nominalisti”, secondo i quali solo le singole cose individuali sono reali, e le parole che usiamo per raggrupparle sono semplici convenzioni. In breve, per un “realista”, l’idea di “Umanità” è una realtà tangibile; per un “nominalista”, esistono solo le singole persone, e “Umanità” è solo un’etichetta convenzionale, un “suono vuoto”.
La vittoria storica del “nominalismo” ha gettato le fondamenta del liberalismo moderno. Se solo l’individuo è reale, allora ogni forma di identità collettiva (la Chiesa, la nazione, la famiglia, il genere) è una costruzione artificiale che deve essere smantellata per “liberare” l’individuo. Il percorso che porta al Grande Reset è la piena applicazione di questo principio, spinto fino alla sua conclusione finale: l’abolizione dell’identità umana stessa.
I sostenitori dell’idea che solo le cose e gli esseri individuali sono reali vennero chiamati “nominalisti”, dal latino nomen. La richiesta — “le entità non dovrebbero essere moltiplicate senza necessità” — risale precisamente a uno dei principali difensori del “nominalismo”, il filosofo inglese Guglielmo di Occam.
4.0 Il Paradosso Finale: La Vittoria dell’Individualismo è la Fine dell’Individuo
Qui emerge il paradosso filosofico che si trova al cuore del progetto liberale. La liberazione totale dell’individuo da ogni legame collettivo, inclusa la sua stessa appartenenza alla specie umana, non porta a un individuo più forte e autonomo, ma alla sua completa dissoluzione.
Per comprendere questo punto, è cruciale la distinzione tra “individuum” (dal latino, “indivisibile”) e “dividuum” (“divisibile”). L’individuo, per definizione, è un tutto unico e indivisibile. L’essere post-umano che emerge da questo progetto non è più un “individuum”. Diventa, al contrario, un “dividuum”: un’entità divisibile le cui memorie possono essere simulate, i cui geni possono essere ingegnerizzati e il cui corpo è un semplice “biocostruttore”, una collezione di parti sostituibili, proprio come una macchina.
In questo modo, la ricerca dell’individualismo assoluto si conclude con la sua stessa negazione. L’individuo, liberato da tutto, si libera anche di se stesso. L’uomo cessa di essere un’unità indivisibile per trasformarsi in un assemblaggio di componenti o, come è stato definito da alcuni filosofi postmoderni, un “parlamento di organi”, un aggregato di parti senza un centro.
5.0 Il Vero Conflitto: Non Sinistra contro Destra, ma “Umanità contro Élite”
In opposizione diretta alla fase totalitaria del “Grande Reset” sta emergendo un fenomeno globale definito “Grande Risveglio” (The Great Awakening). Questo non è un’ideologia politica strutturata con leader e manifesti, ma una reazione istintiva, “tettonica” e spontanea delle masse che, a livello globale, percepiscono la minaccia alla loro stessa essenza umana.
Questa rivolta trascende le tradizionali divisioni politiche di sinistra e destra. L’appello, ad esempio in Europa, è a superare la contrapposizione tra populismo di destra (focalizzato sulla difesa dell’identità culturale) e populismo di sinistra (focalizzato sulla giustizia sociale), poiché l’agenda globalista attacca entrambi simultaneamente.
Il vero scontro non è tra Democratici e Repubblicani. È una battaglia tra due “Internazionali”: da un lato, “l’Internazionale dei Popoli”, che include persone di ogni cultura che desiderano preservare la propria umanità; dall’altro, “l’Internazionale delle Élite”, che spinge per un’agenda globalista e post-umana e vede tra i suoi oppositori leader come Trump, Putin, Xi Jinping, Erdogan e l’Ayatollah Khamenei.
Ma il Grande Risveglio sta avvenendo non a causa di, ma nonostante tutto questo. L’umanità stessa, l’uomo come eidos, l’uomo come specie, l’uomo come identità collettiva, e in tutte le sue forme contemporaneamente, organiche e artificiali, storiche e innovative, orientali e occidentali, si sta ribellando contro i liberali.
6.0 Conclusione: La Battaglia per il Futuro è Iniziata
La crisi che stiamo vivendo, quindi, non è semplicemente politica o economica. È una battaglia fondamentale, forse l’ultima, sulla definizione stessa di “umano”. Le forze combinate della tecnologia e di un’ideologia secolare stanno spingendo l’umanità verso una soglia critica, quella che alcuni futurologi chiamano la “Singolarità”, un punto di non ritorno che cambierà per sempre il nostro destino.
Questa non è una transizione che possiamo subire passivamente. Richiede una decisione consapevole, una presa di posizione sul tipo di futuro che vogliamo costruire. La posta in gioco è la nostra stessa natura. Di fronte a questa scelta epocale, la domanda che dobbiamo porci non è da che parte stare nello sterile dibattito politico, ma una molto più profonda.
In un’epoca che ci spinge verso un futuro post-umano, cosa significa veramente “rimanere umani” e quale scelta compiremo di fronte a questo bivio decisivo della storia?





