Il Mistero dei Balli in Corsia

Ricordate i primi, confusi giorni della pandemia?

In mezzo a un’ondata di paura e incertezza, un fenomeno strano e globale ha inondato i social media: video di personale ospedaliero che eseguiva danze coreografate. Non si trattava di filmati amatoriali, ma di produzioni spesso realizzate con uno sforzo sbalorditivo, provate, messe in scena e prodotte fino al punto di impiegare elicotteri per riprese aeree panoramiche.

Questi video hanno creato una contraddizione stridente e immediata. Sono apparsi proprio nel momento in cui ci veniva detto che i sistemi sanitari erano sull’orlo del collasso totale, che gli ospedali erano zone di guerra e il personale era allo stremo delle forze. Come potevano coesistere queste due realtà?

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E se questi video non fossero stati uno spontaneo tentativo di sollevare il morale, ma uno strumento calcolato e centrale di un’operazione di guerra psicologica? Questo articolo esplora le lezioni più significative che emergono da un’analisi approfondita di quel fenomeno, rivelando una strategia tanto audace quanto inquietante.

Non era morale, era “Gaslighting” su scala di massa

Il primo e più importante obiettivo dei video era fungere da strumento di “gaslighting” di massa. Questa tecnica psicologica si basa sulla presentazione simultanea di due realtà che si escludono a vicenda. In questo caso: da un lato, gli ospedali erano zone di guerra sopraffatte; dall’altro, erano abbastanza vuoti e tranquilli da permettere al personale di provare e filmare complesse coreografie di danza.

Questo approccio è stato senza precedenti nella storia della propaganda. Lo scopo non era convincere il pubblico di una versione dei fatti, ma costringerlo ad accettare una contraddizione fondamentale, minando così la sua fiducia nella propria percezione della realtà.

Il meccanismo era completato da una punizione sociale. Chiunque osasse sottolineare l’evidente contraddizione veniva immediatamente etichettato come “teorico della cospirazione” o accusato di mancare di rispetto agli “eroi” sanitari. Al contrario, coloro che difendevano e condividevano i video diventavano, inconsapevolmente, partecipanti attivi e promotori dell’operazione stessa.

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La dimostrazione del potere attraverso l’umiliazione pubblica

I video non erano solo uno strumento di confusione, ma un rituale di umiliazione. Questa tattica è stata descritta dall’analista Michael Hoffman come la “Rivelazione del Metodo”: la pratica di mostrare apertamente le proprie azioni manipolatorie, sapendo che il pubblico è troppo impotente o intimidito per reagire. Non si tratta di nascondere l’inganno, ma di ostentarlo. È un rituale che funziona attraverso l’esibizione, non l’occultamento.

Il messaggio implicito, inviato dalle élite al pubblico, era chiaro e agghiacciante:

“Possiamo mostrarvi apertamente la contraddizione tra le nostre parole e le nostre azioni, e voi non farete nulla.

Accetterete simultaneamente sia la menzogna sia le prove della menzogna.”

La vera vittoria per gli artefici di questa operazione non consisteva nell’ingannare il pubblico, ma nel mostrargli l’inganno e osservarlo mentre lo accettava comunque. Questo processo induce uno stato di impotenza appresa su scala culturale, indebolendo la volontà di resistere a future manipolazioni.

Un test per identificare e isolare la resistenza

Il fenomeno degli infermieri danzanti ha funzionato anche come un meccanismo di screening su larga scala, un “test di lealtà” ideologica. La reazione del pubblico ai video ha permesso di dividere la popolazione in tre categorie ben distinte:

• I dissidenti: Coloro che hanno messo in discussione la logica dei video si sono auto-identificati come individui problematici, pensatori critici da monitorare, de-piattaformare o ostracizzare socialmente.

• I conformi: Coloro che hanno difeso, celebrato e condiviso i video hanno segnalato di essere stati programmati con successo e di essere allineati con la narrazione ufficiale.

• La maggioranza silenziosa: La massa confusa e demoralizzata ha scelto il silenzio per evitare il rischio di essere inserita in una delle due categorie precedenti.

In questo modo, quelli che sembravano semplici video di intrattenimento si sono trasformati in una “sonda del retto pensiero”, un metodo efficace per mappare, identificare e neutralizzare il dissenso potenziale prima ancora che potesse organizzarsi.

La creazione di un “legame traumatico” con il sistema

L’operazione ha sfruttato un meccanismo psicologico noto come “legame traumatico” (trauma bonding). Questo fenomeno descrive il forte legame emotivo che può crearsi tra vittima e carnefice attraverso cicli di minaccia e sollievo. La dinamica applicata alla popolazione è stata la seguente:

• Minaccia: Il pubblico è stato sottoposto a un bombardamento costante di messaggi di paura, isolamento, rovina finanziaria e morte imminente.

• Sollievo perverso: In questo contesto di ansia incessante, i video di danza offrivano un bizzarro e breve momento di tregua, una fuga surreale dalla negatività.

Questo sollievo era, tuttavia, tossico. Per trarre conforto dai video, una persona doveva sopprimere attivamente la domanda logica: perché gli ospedali hanno tempo per le coreografie durante una presunta catastrofe? Questa dinamica rispecchia quella della “Sindrome di Stoccolma”, in cui gli ostaggi finiscono per identificarsi con i loro rapitori e difenderli. Allo stesso modo, molti cittadini sono diventati aggressivi difensori dei video, attaccando chiunque osasse metterne in discussione la logica per ridurre la propria dissonanza cognitiva.

Inoltre, il livello di coordinazione necessario per produrre questi video in una moltitudine di ospedali in tutto il mondo suggerisce un supporto istituzionale, se non una guida diretta. In questo modo, il sistema è riuscito a creare i propri difensori tra le sue stesse vittime, un segno distintivo delle operazioni psicologiche di successo.

6.0 Lezione 5: L’obiettivo finale: Distruggere la fiducia nella realtà stessa

Il fine ultimo dell’operazione era usare l’accettazione di questa prima, palese assurdità come un grimaldello psicologico per preparare il terreno a contraddizioni ancora maggiori. Una volta che la popolazione è stata condizionata ad accettare la contraddizione fondamentale degli infermieri danzanti, era pronta per un’escalation di controsensi logici. La storia successiva lo ha confermato:

• Mascherine che funzionavano solo quando non funzionavano.

• Vaccini che bloccavano la trasmissione fino a quando non la bloccavano più.

• “Due settimane per appiattire la curva” che sono diventate due anni.

Il danno a lungo termine non è stato tanto far credere alla gente una bugia specifica, quanto farla rinunciare al concetto stesso di certezza. L’obiettivo era creare quella che i dissidenti sovietici chiamavano una “nebbia”, un ambiente mentale in cui nulla può essere conosciuto con sicurezza e in cui l’osservazione personale diventa inaffidabile.

Imparare a riconoscere la danza

La vicenda degli infermieri danzanti non ha mai riguardato il morale o la gestione dello stress. È stata un’esibizione cruda del potere: il potere di recidere il legame tra l’osservazione e la conclusione, tra la percezione e il giudizio. Ha dimostrato che, con la giusta dose di paura e pressione sociale, è possibile indurre una popolazione ad accettare l’inaccettabile e a diffidare dei propri occhi.

Ora che comprendiamo la tecnica, come possiamo blindare la nostra percezione per la prossima volta che i potenti decideranno di danzare nei corridoi di una crisi costruita a tavolino?

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