Oggi analizziamo uno studio scientifico, sottoposto a revisione paritaria, che ha trovato la prima prova molecolare diretta dell’integrazione genomica del materiale genetico del vaccino a mRNA COVID-19 in un paziente umano.

Gli autori descrivono il caso di una giovane donna con cancro alla vescica in stadio IV rapidamente progressivo, sviluppatosi dopo la vaccinazione, dove una sequenza genica derivata dal vaccino è stata trovata fusa nel cromosoma 19 con un’identità di 20/20 paia di basi.

Questa scoperta viene presentata come quasi impossibile da attribuire a una coincidenza, suggerendo che i vaccini a mRNA potrebbero contribuire allo sviluppo del cancro attraverso meccanismi come la disfunzione della riparazione del DNA.

Lo studio mette in guardia anche sui potenziali danni transgenerazionali e cita altri studi che collegano i vaccini a mRNA a un aumento del rischio di cancro.

Ma andiamo piu’ in profondita’….

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Lo studio Rileva per la Prima Volta l’Integrazione di Materiale Vaccinale nel Genoma Umano

Una Rassicurazione Fondamentale Messa in Discussione

Per anni, una delle rassicurazioni fondamentali comunicate al pubblico riguardo ai vaccini a mRNA per il COVID-19 è stata la loro incapacità di alterare o integrarsi con il DNA umano. Questa premessa è stata un pilastro della comunicazione sulla sicurezza di questa nuova tecnologia medica.

Tuttavia, un nuovo studio, il primo nel suo genere ad essere sottoposto a revisione paritaria, presenta ora prove molecolari dirette che sembrano sfidare questo presupposto fondamentale. I risultati, pubblicati sull’ International Journal of Innovative Research in Medical Science, aprono un nuovo e complesso capitolo nel dibattito scientifico sulla sicurezza a lungo termine dei vaccini a mRNA.

Materiale Genetico Derivato dal Vaccino Trovato Integrato nel DNA Umano

Il punto centrale dello studio, un caso clinico redatto da Hulscher, Catanzaro e McCullough, riguarda una donna di 31 anni che ha sviluppato un cancro alla vescica in stadio IV a progressione rapida. Il contesto è particolarmente allarmante poiché, come sottolineano gli autori, “il cancro alla vescica è estremamente raro nelle giovani donne, e presentazioni così aggressive sono quasi inaudite”.

Analizzando il DNA tumorale circolante della paziente, che aveva ricevuto tre dosi del vaccino Moderna, i ricercatori hanno identificato una sequenza del gene Spike del vaccino fusa chimericamente nel cromosoma 19 della paziente. Secondo gli autori, questa è la prima prova molecolare diretta di un tale evento mai pubblicata nella letteratura scientifica peer-reviewed.

Per la prima volta nella letteratura peer-reviewed, presentiamo prove molecolari dirette che il materiale genetico di un “vaccino” a mRNA per il COVID-19 si è integrato nel genoma umano.

La Certezza della Scoperta è di “1 su un Trilione”

La significatività statistica di questa scoperta è eccezionale. I ricercatori hanno scoperto che la sequenza genetica identificata corrispondeva perfettamente, con un’identità di 20 paia di basi su 20, a un segmento del plasmide di riferimento del vaccino Pfizer BNT162b2.

Anche se la paziente aveva ricevuto il vaccino Moderna, questa corrispondenza è valida perché entrambi i vaccini codificano per la stessa proteina Spike e condividono sequenze nucleotidiche identiche in quella specifica regione. Gli autori dello studio sottolineano che la probabilità che una sequenza perfetta di 20 basi corrisponda casualmente a un bersaglio predefinito è di circa 1 su un trilione. Questo rende virtualmente impossibile che la scoperta sia un artefatto accidentale.

L’Integrazione è Avvenuta in una Regione Genomicamente Instabile

La posizione in cui è avvenuta l’integrazione è un’altra fonte di preoccupazione. La sequenza derivata dal vaccino è stata trovata in una regione del cromosoma 19 (citobanda 19q13.42) descritta come “densa di geni, trascrizionalmente attiva e incline alla ricombinazione”.

Secondo gli autori dello studio, l’inserimento in questo contesto instabile solleva il rischio di interferire con la normale funzione genica, contribuendo potenzialmente all’attività oncogenica. Questo è particolarmente rilevante dato che nella paziente sono stati riscontrati altri problemi molecolari, come l’iperattivazione di driver oncogenici (es. KRAS, NRAS) e il collasso di vie critiche per la riparazione del DNA (ATM, MSH2). Questa vulnerabilità genomica, secondo gli autori, crea un ambiente permissivo per l’integrazione di DNA esogeno attraverso diversi meccanismi molecolari.

Meccanismi Plausibili e Contaminazione da DNA Potrebbero Spiegare l’Evento

La domanda su “come” ciò possa essere accaduto non è puramente teorica. Esistono diverse vie biologiche note attraverso cui il DNA esogeno può essere integrato nel genoma di un ospite. Lo studio suggerisce diversi meccanismi plausibili, resi più probabili dalle carenze nel sistema di riparazione del DNA della paziente.

I percorsi menzionati includono:

• Non-Homologous End Joining (NHEJ)

• Microhomology-Mediated End Joining (MMEJ)

• Ricombinazione Omologa (HR)

• Attività dei Retrotrasposoni/LINE-1

• Integrazione Mediata da Topoisomerasi

Per spiegare la fonte del materiale genetico integrato, gli autori citano lo studio di Speicher et al., che ha quantificato “miliardi di frammenti di DNA plasmidico residuo per dose di vaccino a mRNA, superando i limiti normativi di sicurezza da 36 a 627 volte“. Ciò fornirebbe una plausibile fonte di DNA che potrebbe essere stata integrata.

Sollevate Gravi Preoccupazioni sugli Effetti Transgenerazionali

Nel suo articolo di commento, l’autore Nicolas Hulscher spinge l’analisi oltre, ipotizzando che questi risultati possano avere implicazioni che vanno oltre il singolo individuo, sollevando la preoccupazione che queste alterazioni genetiche possano essere trasmesse alla prole.

Hulscher arriva a suggerire che i suoi risultati “potrebbero aiutare a spiegare perché, nel 2025, i neonati muoiono con un tasso di eccesso del 77% tra coloro che non hanno avuto il COVID-19 né ricevuto il vaccino, ma i cui genitori hanno ricevuto iniezioni di mRNA anni prima”. Questa affermazione, che va oltre i dati del caso clinico, porta l’autore a chiedere un’indagine urgente su questi potenziali danni transgenerazionali.

Un Cambio di Paradigma?

In sintesi, questo studio presenta la prima prova, pubblicata su una rivista peer-reviewed, di integrazione genomica di materiale genetico derivato da un vaccino a mRNA. Le conclusioni degli autori suggeriscono una plausibile via biologica attraverso cui i vaccini a mRNA potrebbero contribuire allo sviluppo di patologie, inclusi i tumori.

Questi risultati, sebbene limitati a un singolo caso clinico, sono scientificamente significativi e sollevano questioni fondamentali.

Se replicati e confermati da ulteriori ricerche, cosa potrebbero significare questi risultati per il futuro delle medicine basate sulla genetica e per la fiducia del pubblico?

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Analisi dell’Integrazione Genomica del Vaccino a mRNA e Potenziali Implicazioni Oncologiche: Un Caso di Studio

1.0 Introduzione

Il dibattito scientifico sulla sicurezza a lungo termine dei vaccini a RNA messaggero (mRNA) ha generato un notevole interesse e una profonda analisi all’interno della comunità di ricerca. Sebbene le discussioni iniziali si siano concentrate principalmente sulla risposta immunitaria e sugli effetti avversi a breve termine, l’attenzione si sta ora spostando verso questioni più complesse, come la potenziale mutagenesi inserzionale e la stabilità a lungo termine del genoma ospite. Questa relazione esaminerà le prime prove molecolari dirette, pubblicate in letteratura peer-reviewed, di un’integrazione del materiale genetico del vaccino nel genoma umano. L’obiettivo è valutare criticamente le implicazioni di tali scoperte per la biologia del cancro e la salute pubblica.

Basandosi su un caso di studio sentinella, questa analisi si propone di esaminare in dettaglio le scoperte molecolari, discutere i meccanismi biologici proposti che potrebbero aver facilitato l’integrazione e valutare le potenziali conseguenze oncologiche che ne derivano. L’approccio adottato mira a fornire una valutazione chiara e rigorosa dei dati presentati, contestualizzandoli all’interno delle conoscenze attuali di biologia molecolare e oncologia.

Il fulcro di questa relazione è un caso clinico specifico, la cui presentazione dettagliata costituisce il fondamento per la successiva analisi molecolare e la discussione delle sue implicazioni più ampie.

2.0 Presentazione del Caso Clinico

Nella ricerca medico-scientifica, un caso clinico sentinella è di fondamentale importanza, poiché può fornire la “prova di principio” per un fenomeno mai osservato prima. Un singolo caso ben documentato può agire da catalizzatore, trasformando un’ipotesi teorica in una realtà osservabile e stimolando ulteriori indagini su scala più ampia. Il caso qui analizzato, descritto nella pubblicazione Genomic Integration and Molecular Dysregulation in Aggressive Stage IV Bladder Cancer Following COVID-19 mRNA Vaccination, serve precisamente a questo scopo.

Di seguito sono sintetizzati i dettagli chiave del paziente e della sua storia clinica:

• Paziente: Una donna di 31 anni, precedentemente sana.

• Anamnesi Vaccinale: La paziente aveva completato un ciclo di tre dosi del vaccino a mRNA di Moderna.

• Diagnosi: Sviluppo di un cancro alla vescica in stadio IV, caratterizzato da una progressione estremamente rapida, diagnosticato entro 12 mesi dal completamento della serie vaccinale.

• Significato Clinico: Lo studio sottolinea che il cancro alla vescica è una patologia estremamente rara nelle giovani donne e che una presentazione clinica così aggressiva è quasi senza precedenti in questa fascia demografica.

Questa anomala presentazione clinica ha spinto i ricercatori a condurre indagini molecolari approfondite per esplorare la potenziale eziologia alla base di una malattia così grave e inaspettata.

3.0 Evidenze Molecolari di Integrazione Genomica

L’identificazione di un evento di integrazione genomica a livello molecolare rappresenta un punto di svolta critico. Tale scoperta trasforma un’ipotesi teorica, a lungo dibattuta, in una realtà biologica osservabile e misurabile, con profonde implicazioni per la valutazione della sicurezza di una terapia genica. Nel caso in esame, l’analisi del DNA tumorale circolante ha fornito prove dirette di questo fenomeno.

Identificazione della Sequenza Chimerica

La scoperta principale è stata l’identificazione di una sequenza di DNA chimerica ospite-vettore nel DNA tumorale circolante della paziente. Questa sequenza ha dimostrato una perfetta identità di 20 paia di basi su 20 (20/20 bp) con un segmento specifico (basi 5905-5924) della regione codificante dell’Open Reading Frame (ORF) della proteina Spike, come riportato nel riferimento plasmidico del vaccino Pfizer BNT162b2 (GenBank OR134577.1). Sebbene la paziente avesse ricevuto il vaccino Moderna, la sequenza è stata allineata al riferimento plasmidico pubblico di Pfizer (BNT162b2) a causa dell’assenza di un deposito pubblico da parte di Moderna. La corrispondenza perfetta è biologicamente attesa, poiché entrambi i costrutti codificano per la medesima proteina Spike e condividono regioni di identità nucleotidica, inclusa quella in cui è stato identificato l’evento di integrazione.

Localizzazione e Contesto del Sito di Integrazione

L’analisi ha mappato con precisione la localizzazione genomica dell’inserzione. I dettagli sono riassunti nella tabella seguente, che evidenzia come l’evento sia avvenuto in una regione genomica complessa e funzionalmente attiva.

CaratteristicaDescrizione
Cromosomachr19:55,482,637–55,482,674 (GRCh38)
Citobanda19q13.42
Posizione Relativa~367 kb a valle del “safe harbor” canonico AAVS1 e ~158 kb a monte di ZNF580.
Contesto GenomicoRegione densa di geni, trascrizionalmente attiva e soggetta a ricombinazione, ai margini del cluster genico delle dita di zinco (ZNF).
Geni Regolatori ViciniZNF580 (19q13.42) e ZNF582 (19q13.43).

L’inserzione in una regione genomica densa di geni, trascrizionalmente attiva e incline alla ricombinazione è particolarmente preoccupante dal punto di vista oncologico. Tali contesti genomici aumentano significativamente il rischio di conseguenze patologiche, come la deregolamentazione dell’espressione dei geni endogeni, la formazione di trascritti di fusione oncogenici o la promozione di ulteriore instabilità genomica.

Analisi Statistica e Probabilistica

Per escludere la possibilità di una corrispondenza casuale, è stato eseguito un calcolo probabilistico. La probabilità che una sequenza casuale di 20 basi corrisponda perfettamente a un bersaglio predefinito è di circa 1 su un trilione (10¹²). Questo dato rende l’ipotesi di un artefatto accidentale “virtualmente impossibile”, conferendo un elevato grado di significatività statistica alla scoperta.

Queste prove molecolari dirette collegano l’evento di integrazione genomica alla successiva cascata di disfunzioni molecolari osservate nel tumore della paziente.

4.0 Disregolazione Molecolare Associata

Un evento di integrazione genomica non è un fenomeno isolato e silente; al contrario, può agire come un fattore scatenante, innescando una cascata di disfunzioni molecolari a valle in grado di compromettere l’integrità genomica e deregolamentare i checkpoint del ciclo cellulare, promuovendo la trasformazione maligna. L’analisi multi-omica condotta sui campioni biologici della paziente ha rivelato un profondo stato di disregolazione, coerente con un collasso dei meccanismi di controllo cellulare.

Le tre principali categorie di disregolazione molecolare rilevate sono le seguenti:

1. Iperattivazione di Driver Oncogenici: È stata osservata un’iperattivazione di geni chiave noti per il loro ruolo nella promozione del cancro, tra cui KRASNRASMAPK1ATMPIK3CASF3B1 e CHD4. L’attivazione anomala di questi geni scatena cascate di segnali proliferativi e maligni incontrollati, che sono alla base della crescita tumorale aggressiva.

2. Collasso delle Vie di Riparazione del DNA: L’analisi ha rivelato il collasso di percorsi critici deputati alla riparazione del DNA, in particolare quelli mediati dai geni ATM e MSH2. Questa compromissione è estremamente grave, poiché lascia il genoma vulnerabile a un accumulo di danni, come rotture del doppio filamento, instabilità cromosomica e mutazioni catastrofiche, accelerando ulteriormente la progressione neoplastica.

3. Disordine Sistemico Trascrittomico e Proteomico: Oltre alle alterazioni specifiche del tumore, è stato riscontrato un grave disordine molecolare a livello sistemico nei campioni di plasma, sangue intero e urine. Questo quadro di disarray trascrittomico e proteomico suggerisce un collasso molecolare diffuso, che va oltre il microambiente tumorale e indica un impatto sistemico profondo.

La disregolazione del gene ATM, in particolare, è un dato allarmante. La sua presenza in entrambe le categorie—sia come driver oncogenico iperattivato che come componente di una via di riparazione del DNA collassata—evidenzia un fallimento catastrofico dell’omeostasi cellulare. Questo indica uno scenario in cui un guardiano critico del genoma non solo è incapace di svolgere la sua funzione protettiva, ma è anche implicato nell’attivazione di segnali oncogenici.

5.0 Meccanismi Molecolari Proposti per l’Integrazione

Comprendere i percorsi biologici attraverso cui materiale genetico esogeno può essere incorporato nel genoma di una cellula ospite è fondamentale per valutare la plausibilità di un tale evento. La letteratura scientifica ha già identificato diversi meccanismi cellulari che possono mediare l’integrazione del DNA. Le scoperte relative a questo caso clinico forniscono un contesto per valutare quali di questi percorsi possano essere stati coinvolti.

I principali meccanismi molecolari proposti come possibili responsabili dell’integrazione sono:

• Non-Homologous End Joining (NHEJ): Un meccanismo di riparazione del DNA che lega direttamente frammenti di DNA esogeno in siti di rottura del doppio filamento, senza la necessità di un’omologia di sequenza.

• Microhomology-Mediated End Joining (MMEJ): Un percorso di riparazione alternativo che utilizza brevi sequenze di omologia (microomologia) per allineare e legare le estremità rotte del DNA.

• Homologous Recombination (HR): Un processo di inserzione più preciso che si basa su una più lunga omologia di sequenza tra il DNA esogeno (in questo caso, il plasmide del vaccino) e il DNA dell’ospite.

• Attività dei Retrotrasposoni/LINE-1: Elementi genetici mobili nel genoma umano che possono trascrivere inversamente l’RNA in DNA (cDNA) e successivamente integrare questo cDNA nel genoma.

• Integrazione Mediata da Topoisomerasi: Un errore durante il processo di svolgimento e religazione del DNA da parte degli enzimi topoisomerasi, che può portare all’incorporazione accidentale di DNA esogeno.

La plausibilità biologica di questi meccanismi è significativamente aumentata dalle condizioni specifiche rilevate nella paziente. Un apparato di riparazione del DNA compromesso, come evidenziato dalle deficienze di ATM e MSH2, non solo fallisce nel proteggere il genoma, ma può essere “dirottato” per incorporare erroneamente frammenti di DNA estraneo, come i contaminanti plasmidici, nei siti di rottura. In questo scenario, i sistemi di riparazione stessi della cellula si trasformano in agenti di mutagenesi.

Infine, per un’integrazione è necessario un modello di DNA. A questo proposito, viene citato lo studio di Speicher et al., il quale ha quantificato la presenza di miliardi di frammenti di DNA plasmidico residuo per dose di vaccino a mRNA. Tali livelli superavano i limiti di sicurezza normativi da 36 a 627 volte, fornendo così un abbondante e plausibile substrato di DNA per l’integrazione genomica.

6.0 Discussione e Implicazioni Cliniche

Le scoperte presentate in questo caso di studio possiedono un’importanza strategica che trascende il singolo paziente. Fornendo la prima prova molecolare diretta di integrazione genomica di una sequenza vaccinale, esse sollevano questioni fondamentali riguardo alla cancerogenesi e ai potenziali effetti transgenerazionali che richiedono un’attenta valutazione.

Plausibilità Biologica della Cancerogenesi

I dati del caso stabiliscono un percorso biologicamente plausibile per la carcinogenesi indotta dal vaccino. La combinazione di tre fattori chiave—l’integrazione diretta di materiale genetico esogeno in una regione genomica instabile, la conseguente disregolazione di driver oncogenici e il collasso dei sistemi di riparazione del DNA, e la stretta prossimità temporale tra la vaccinazione e l’insorgenza di un tumore aggressivo—delinea una catena di eventi causa-effetto coerente con i meccanismi noti di trasformazione neoplastica.

Evidenze Corroboranti

Le conclusioni di questo caso non sono isolate, ma trovano riscontro in altre evidenze citate nel testo a sostegno dell’ipotesi di un nesso tra i vaccini a mRNA e il cancro.

• Caso del Prof. Shigetoshi Sano: Un’altra pubblicazione ha riportato il rilevamento della proteina spike del vaccino sia nel citoplasma che nei nuclei di cellule di cancro al seno metastatico. Questo suggerisce che i componenti del vaccino possono raggiungere e persistere all’interno delle cellule tumorali.

• Studi di Coorte sulla Popolazione: Viene affermato che i due unici studi di coorte su larga scala che hanno valutato il rischio di cancro post-vaccinazione hanno entrambi riscontrato un aumento del rischio per diversi tipi di tumore nel gruppo dei vaccinati rispetto ai non vaccinati.

Potenziali Effetti Transgenerazionali

Una delle implicazioni più preoccupanti sollevate dagli autori è la possibilità di un danno transgenerazionale. Il testo originale propone che l’integrazione genomica possa essere un potenziale meccanismo esplicativo per fenomeni osservati, come quello che viene descritto come un tasso di mortalità infantile in eccesso del 77% nel 2025 tra neonati i cui genitori avevano ricevuto iniezioni di mRNA. L’ipotesi sottostante è che l’integrazione genomica nelle cellule germinali dei genitori potrebbe consentire il trasferimento verticale del materiale genetico del vaccino al feto, con conseguenze sconosciute.

Queste implicazioni sottolineano l’urgenza di ulteriori ricerche per validare questi risultati e comprendere appieno la portata dei rischi potenziali.

7.0 Conclusioni

Questa relazione ha analizzato un caso di studio che presenta la prima prova molecolare, pubblicata su una rivista peer-reviewed, dell’integrazione genomica di una sequenza derivata dal vaccino a mRNA nel genoma di una paziente. Le scoperte chiave includono l’identificazione di una sequenza chimerica ospite-vettore, la sua localizzazione in una regione genomica instabile e trascrizionalmente attiva, e la concomitante cascata di disregolazioni oncogeniche, tra cui l’iperattivazione di geni driver del cancro e il collasso dei meccanismi di riparazione del DNA.

Sulla base di queste evidenze, gli autori della pubblicazione originale articolano una conclusione drastica: i vaccini a mRNA devono essere considerati cancerogeni e capaci di indurre alterazioni genomiche. Questa affermazione si fonda sulla plausibilità biologica del meccanismo di mutagenesi inserzionale documentato e sulle osservazioni cliniche e molecolari associate.

Alla luce della gravità di queste scoperte e del fatto che circa il 70% della popolazione globale ha ricevuto questi prodotti sotto quelle che vengono definite “assicurazioni fraudolente di sicurezza”, il testo conclude con un appello per un ritiro immediato dei prodotti dal mercato e una piena assunzione di responsabilità da parte dei produttori e delle autorità regolatorie.

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Si ringrazia The Focal Point per l’illuminante articolo, da cui proviene la nostra analisi

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