La Narrazione Indiscussa
Siamo cresciuti con l’idea che i vaccini rappresentino una delle più grandi conquiste della medicina moderna, uno scudo quasi miracoloso che ha sconfitto le malattie infettive e salvato innumerevoli vite. Questa è la storia che tutti conosciamo.
Ma se questa storia fosse incompleta? Se dietro la narrazione ufficiale si nascondessero fatti, dati e prospettive che la mettono in discussione?
È da queste premesse che nasce il libro “Vaccinazioni: Il Business della Paura” del Dott. Gerhard Buchwald (Impfen: Das Geschäft mit der Angst (Knaur Taschenbücher. Medizin und Gesundheit) .

“La vaccinazione è un abuso sui minori e un crimine contro l’umanità.”
“Si ammalò di encefalite post-vaccinazione e da allora, a casa ho un essere umano completamente distrutto.”– Dott. G Buchwald MD
Basato su decenni di esperienza come consulente medico per persone danneggiate da vaccino in Germania, il libro presenta una prospettiva alternativa, impegnativa e spesso sorprendente. Lo scopo di questo articolo non è fornire risposte definitive, ma condividere alcuni degli spunti più controintuitivi e scioccanti emersi dalla lettura di quest’opera, invitando a una riflessione più profonda.
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1. Le malattie infettive stavano già scomparendo prima dei vaccini di massa.
L’argomento centrale del libro è forse il più dirompente: la drastica diminuzione della mortalità per le principali malattie infettive — come tubercolosi, pertosse e difterite — era un processo già in atto da decenni, molto prima dell’introduzione dei programmi di vaccinazione di massa.
Secondo Buchwald, che cita gli studi dell’epidemiologo Thomas McKeown, questo calo non fu merito dei vaccini, ma delle profonde trasformazioni socio-economiche. Il miglioramento delle condizioni igieniche generali, della qualità dell’acqua potabile e soprattutto dell’alimentazione avrebbe giocato il ruolo decisivo nel rendere la popolazione più resistente alle malattie.
Questo punto è di grande impatto perché sfida alla radice l’idea che i vaccini siano stati i principali artefici della nostra vittoria sulle epidemie, suggerendo invece che il merito vada a un più ampio progresso sociale. Già all’epoca, del resto, non mancavano le voci scettiche, come testimonia questa citazione del Dott. Jürgens sulla “BERLINER MEDIZINISCHE WOCHENSCHRIFT”:
“Voglio anche ripetere la frase più importante delle sue analisi, la seguente: ‘Voglio anche scrivere qui che la cosiddetta vaccinazione protettiva non ha alcuna influenza sul diffondersi della malattia, dato che bambini vaccinati e non vaccinati si ammalano quasi allo stesso modo’.”
2. La vaccinazione ha avuto origini pericolose e sperimentali.
La storia dei pionieri della vaccinazione è spesso raccontata con toni eroici. Il libro di Buchwald ne offre invece un ritratto crudo e sperimentale. Le prime pratiche, come la vaiolizzazione (inoculazione di materiale purulento da un malato lieve a una persona sana), erano estremamente rischiose e potevano creare nuovi focolai di infezione.
Gli esperimenti di Edward Jenner, considerato il padre della vaccinazione, non furono meno problematici. Il libro riporta che i suoi metodi erano tutt’altro che raffinati e portarono a esiti gravi. Si menziona il caso del figlio stesso di Jenner, che dopo la vaccinazione subì un arresto dello sviluppo mentale e morì a 21 anni. Ancora più scioccante è il riferimento all’uso sistematico di bambini orfani per lo sviluppo e la produzione di nuovo “materiale vaccinico” dalle loro pustole; questo materiale veniva poi esportato e in parte fatto circolare, creando in Europa quello che il libro descrive come un “completo miscuglio del siero”.
Il costo umano di queste prime procedure è scolpito nella pietra, come testimonia l’epitaffio sulla lapide di un giovane morto a causa dell’inoculazione nel 1788:
“In Memory of Peleg, Son of Thomas & Mary Conklin, who died of the Smallpox by Inoculation. Jan. 27th, 1788. Aged 17 Years.”
Questa rivelazione contrasta nettamente con l’immagine sterilizzata della storia medica, svelando un passato di sperimentazione umana ad alto rischio.
3. I vaccinati possono contrarre e diffondere la malattia.
Un altro caposaldo della narrazione comune è che la vaccinazione garantisca un’immunità solida. Il libro contesta questa affermazione portando numerosi esempi storici di epidemie in cui le persone vaccinate non solo si sono ammalate, ma hanno anche agito da vettori del contagio.
Un caso emblematico è l’epidemia di vaiolo di Wiesbaden del 1947. La prima persona ad ammalarsi fu la signora Gertrud Wittke, che, secondo i registri, era stata vaccinata con successo ben 7 volte.
Similmente, durante l’epidemia di Heidelberg del 1958/59, la prima persona colpita fu il Dott. Josef Krump, vaccinato 3 volte con successo. Nei contagi successivi, molte delle persone che si ammalarono risultavano regolarmente vaccinate. Questi episodi, documentati nel testo, contraddicono l’idea che il vaccino crei uno scudo infallibile contro l’infezione e la trasmissione.
4. I “danni da vaccino” possono essere subdoli e non riconosciuti.
Il Dott. Buchwald dedica una parte significativa del suo libro ai danni da vaccino, sostenendo che siano molto più comuni e sfaccettati di quanto la medicina ufficiale sia disposta ad ammettere. Oltre alle reazioni acute e immediate, il testo descrive una serie di sintomi più subdoli che possono manifestarsi a distanza di tempo.
Viene descritta una condizione definita come “cosiddetta ‘inibizione dello sviluppo dopo la vaccinazione’”. I sintomi principali includono un cambiamento inspiegabile nel comportamento del bambino:
- Letargia e inversione del ciclo sonno-veglia
- Mancanza di interesse per l’ambiente circostante
- Perdita di contatto visivo
Il libro, inoltre, sostiene che esista una correlazione tra le vaccinazioni e gravi patologie neurologiche, tra cui l’encefalite post-vaccinica, l’autismo, la demenza di Heller e la Sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS). Dal punto di vista dell’autore, questo è un punto cruciale: suggerisce che molti problemi cronici dell’infanzia, spesso liquidati come inspiegabili o genetici, potrebbero essere in realtà conseguenze non riconosciute delle vaccinazioni.
5. L’aumento del cancro potrebbe essere legato all’uso di cellule cancerose nei vaccini.
Forse l’affermazione più provocatoria del libro riguarda il legame tra i metodi di produzione dei vaccini e l’aumento dei tumori. Il testo spiega come per la coltivazione dei virus vaccinali si utilizzino proteine e tessuti animali, come reni di scimmia per la polio o uova di gallina per l’influenza.
Ma, cosa più allarmante, Buchwald afferma che l’industria farmaceutica fa uso anche di colture cellulari umane definite “linee di cellule” per nascondere il fatto che si tratta di cellule cancerose. Cita specificamente le cellule “HeLa”, originate dal carcinoma di una donna di nome Henrietta Lacks. Secondo il libro, queste e altre cellule tumorali vengono usate per produrre vaccini (come quello per la rabbia o l’epatite A).
L’ipotesi sconvolgente che emerge da queste pagine è “che l’aumento del cancro nei bambini potesse essere collegato all’utilizzo di queste cellule cancerose”. L’autore presenta questo come un rischio gravissimo e sistematicamente ignorato dalla medicina convenzionale.

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Una Storia che Domanda di Essere Riesaminata
I punti qui presentati, estratti dal libro “Vaccinazioni: Il Business della Paura”, rappresentano una sfida radicale alla narrazione medica convenzionale.
Questo articolo non ha la pretesa di stabilire una verità assoluta, ma di riportare una prospettiva che solleva domande profonde sulla storia della medicina, sulla pratica vaccinale e sul concetto stesso di salute.
Di fronte a una narrazione così diversa, qual è la vera storia della salute pubblica e quali domande non abbiamo ancora posto?
Analisi Storica dell’Evoluzione e delle Controversie Vaccinali secondo la prospettiva di Gerhard Buchwald
1.0 Introduzione: Una Prospettiva Critica sulla Storia delle Vaccinazioni
Proviamo a fare un’analisi storica dell’evoluzione delle pratiche vaccinali basata sulle tesi esposte nel saggio “Vaccinazioni, il business della paura” del Dott. Gerhard Buchwald.
L’obiettivo è ricostruire lo sviluppo della profilassi immunitaria mettendo in luce le controversie, i dibattiti scientifici e gli eventi chiave che, secondo l’autore e altre figure come Hans Ruesch, hanno sistematicamente messo in discussione la narrativa ufficiale del successo vaccinale. Situando l’opera di Buchwald nel più ampio contesto delle contro-narrazioni nella storia della salute pubblica, la trattazione espone fedelmente la prospettiva critica e le argomentazioni contenute nella fonte di riferimento.
La motivazione che ha spinto Gerhard Buchwald a redigere il libro scaturisce da un’esperienza professionale lunga 35 anni, durante i quali ha operato anche come consulente medico per l’associazione per la tutela delle persone danneggiate dalle vaccinazioni. Questo percorso lo ha portato a una radicale revisione delle sue convinzioni: da una visione inizialmente favorevole alle vaccinazioni, maturata durante gli studi universitari, Buchwald è approdato a una prospettiva fortemente critica, fondata sull’osservazione diretta e sulla documentazione di numerosi “danni da vaccino” che egli ritiene essere una conseguenza diretta delle campagne di immunizzazione di massa.
Nelle sezioni che seguono, verranno esaminate in dettaglio le vicende storiche di specifiche vaccinazioni, analizzando le statistiche e gli episodi controversi presentati nel testo. Si partirà dalle origini della lotta al vaiolo, il primo grande banco di prova per le pratiche di immunizzazione, per poi analizzare le campagne del XX secolo contro le principali malattie infettive.
2.0 La Genesi della Profilassi: Il Caso Controverso del Vaiolo
Il vaiolo rappresenta il primo e più emblematico campo di battaglia nella storia delle pratiche di immunizzazione. Secondo la ricostruzione di Buchwald, le prime tecniche sviluppate per contrastarlo, dalla variolizzazione alla successiva vaccinazione jenneriana, non solo si sono dimostrate inefficaci, ma hanno generato da subito gravi conseguenze sanitarie e acceso dibattiti scientifici. Questi eventi pionieristici, carichi di controversie, hanno gettato le basi per le successive polemiche che hanno accompagnato l’intera storia delle vaccinazioni.
2.1 Le Origini: Dalla Variolizzazione all’Inoculazione
I primi tentativi di immunizzazione contro il vaiolo risalgono al XVIII secolo. La storia di questi interventi, secondo il testo, ha inizio nel 1714, quando il medico greco Timoni riferì alla Società Regia delle Scienze di una procedura osservata a Costantinopoli, definita “trapian-tation”. Questa tecnica fu successivamente introdotta in Inghilterra da Lady Mary Wortley Montagu, moglie dell’ambasciatore britannico. La procedura, che prese il nome di “variolizzazione” (o vaiolizzazione), consisteva nel prelevare la materia purulenta da una persona leggermente ammalata di vaiolo e innestarla in una persona sana, nella speranza di indurre una forma lieve della malattia e una conseguente immunità.
Tuttavia, l’analisi critica degli esiti di questa pratica evidenzia un bilancio drammatico. Il testo sottolinea come la variolizzazione causasse spesso forme gravi di vaiolo, provocando numerosi decessi. Ancor più grave, ogni persona sottoposta a tale procedura diventava una fonte di infezione per l’ambiente circostante. L’effetto paradossale fu che, laddove si praticava la variolizzazione, il numero dei casi di vaiolo aumentava di colpo. Si stima che in Inghilterra questa pratica abbia causato circa 25.000 decessi ogni anno, un fallimento che il testo definisce la “prima crisi vaccinale del vaiolo”.
2.2 L’Era di Jenner e la Nascita della Vaccinazione
Alla fine del XVIII secolo, il medico inglese Edward Jenner propose un metodo alternativo, sostenendo che l’utilizzo della materia purulenta prelevata dal vaiolo delle mucche (“vaccino”) avrebbe potuto conferire protezione contro la malattia umana senza i rischi della variolizzazione. Tuttavia, anche la valutazione del metodo di Jenner presentata nel testo è estremamente critica e costellata di fallimenti ed eventi avversi.
Vengono riportati diversi episodi emblematici per illustrare la presunta pericolosità dei suoi esperimenti:
- Nel 1798, Jenner vaccinò un bambino di 5 anni di nome John Baker e una donna all’ottavo mese di gravidanza. Secondo il resoconto, il bambino morì poco dopo e la donna, 12 giorni dopo, partorì un bambino morto con la pelle coperta di bolle simili alle pustole del vaiolo.
- In un caso distinto, il testo riporta la vicenda del figlio stesso di Jenner, il cui sviluppo mentale, a seguito della vaccinazione, si sarebbe arrestato, portandolo alla morte all’età di 21 anni come “malato di mente”.
- Il tentativo di vaccinazione sulla mungitrice Sarah Nelmes, da cui Jenner prelevò la materia purulenta, si rivelò un fallimento.
Questi insuccessi, secondo Buchwald, spinsero Jenner a modificare la sua procedura, mescolando la materia vaccinale con altre sostanze e utilizzando anche pustole umane. Il risultato fu un “completo miscuglio del siero”, la cui composizione originale andò perduta. Il fallimento del metodo di Jenner viene descritto come la “seconda crisi vaccinale”, segnando un altro capitolo oscuro nelle origini della profilassi.
2.3 Obbligo Vaccinale e Statistiche nel Reich Tedesco
L’analisi si sposta poi sull’impatto dell’obbligo vaccinale introdotto in Germania. Secondo le statistiche del Reich presentate nel libro, le vaccinazioni non hanno avuto alcuna influenza sul numero di casi mortali di vaiolo. Viene argomentato che, osservando i grafici elaborati dal Ministero della Sanità del Reich, la curva dei decessi non mostra il “recesso promesso” dopo l’aumento della copertura vaccinale. In particolare, si sostiene che la riduzione dei casi letali registrata dopo l’entrata in vigore della legge sull’obbligo vaccinale del 1875 non abbia nulla a che vedere con le vaccinazioni stesse, ma sia parte di un andamento preesistente.
Un punto cruciale della critica, che Buchwald presenta come prova evidente dell’inefficacia della vaccinazione, riguarda l’epidemia di vaiolo del 1870/71, scoppiata durante la guerra franco-prussiana. Il testo sottolinea che le epidemie avevano sempre inizio nei lager dei prigionieri di guerra francesi. L’argomentazione centrale è che, nonostante i soldati francesi fossero stati vaccinati contro il vaiolo, la disastrosa situazione igienica dei campi favorì la diffusione del contagio, che si estese poi alla popolazione tedesca, anch’essa quasi interamente vaccinata (inclusa una seconda vaccinazione obbligatoria a 12 anni). Questo episodio viene presentato come la prova lampante del fallimento della vaccinazione nel prevenire la diffusione della malattia in condizioni sanitarie precarie.
Sulla base di questa narrazione di fallimento iniziale, Buchwald costruisce la sua analisi di un’altra malattia centrale nel dibattito vaccinale: la tubercolosi.
3.0 La Tubercolosi e il Vaccino BCG: Un Secolo di Polemiche
La tubercolosi e il suo vaccino, il BCG (Bacillus Calmette-Guérin), occupano un capitolo fondamentale nella storia delle controversie vaccinali. Secondo la prospettiva critica di Buchwald, la lotta contro questa malattia rappresenta un esempio emblematico di come il calo della mortalità, attribuito ufficialmente alle campagne vaccinali di massa, sia in realtà il risultato di decenni di miglioramenti delle condizioni socio-sanitarie. La storia del BCG viene presentata come un caso di studio sull’errata interpretazione statistica e sui disastri iatrogeni.
3.1 Analisi Statistica della Mortalità in Germania e Austria
L’analisi delle curve di mortalità per tubercolosi in Germania, a partire dal 1750, costituisce il fulcro dell’argomentazione. Il testo sostiene che il numero di decessi per questa malattia era in costante diminuzione molto prima della scoperta del “bacillo di Koch” (1882), dell’introduzione del vaccino BCG e dell’avvento della chemioterapia. Il regresso della malattia è dunque presentato come un fenomeno storico indipendente dagli interventi medici specifici.
L’interpretazione dei dati proposta da Buchwald è che l’introduzione della vaccinazione BCG di massa abbia interrotto questa tendenza positiva preesistente. I grafici relativi alla Germania (dal 1949 al 1965) e all’Austria (dal 1890 in poi) vengono letti come la dimostrazione che, dopo l’inizio delle campagne vaccinali, il tasso di regressione dei casi di malattia e dei decessi si appiattisce o rallenta notevolmente, suggerendo un effetto nullo se non controproducente del vaccino.
3.2 Il Disastro di Lubecca del 1930
La tragedia di Lubecca del 1930 viene descritta come uno degli episodi più drammatici e rivelatori nella storia della vaccinazione BCG. I fatti riportati sono i seguenti:
- Tra il 10 dicembre 1929 e il 30 aprile 1930, 251 neonati furono vaccinati con il siero BCG.
- Di questi, 72 morirono entro un periodo compreso tra 2 e 5 mesi, a causa di tubercolosi generalizzata, meningite tubercolare e altre forme gravi della malattia.
- Altri 135 bambini si ammalarono di tubercolosi ma riuscirono a sopravvivere.
- I restanti 44 vaccinati diventarono positivi alla malattia senza ammalarsi.
Il successivo processo penale si concluse con la condanna del professor Deyke e dei suoi collaboratori. La perizia stabilì che il siero BCG fosse la causa diretta della tragedia, o perché contaminato con batteri tubercolari virulenti, o perché lo stesso siero, per un atto di negligenza, aveva provocato la malattia invece di prevenirla. Questo evento, che serve da pietra angolare nell’atto d’accusa di Buchwald, ebbe una risonanza mondiale e avrebbe dovuto, secondo il testo, segnare la fine della vaccinazione BCG.
3.3 L’Inefficacia del BCG e lo Scandalo in Austria
L’argomentazione contro l’efficacia del BCG prosegue con la citazione di studi successivi. In particolare, si fa riferimento a un’ampia sperimentazione condotta dalla WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) in India, i cui esiti negativi portarono, nel 1975, al ritiro del “consiglio ufficiale” per la vaccinazione di massa. Di conseguenza, si afferma che sia in Germania che in Austria la vaccinazione anti-tubercolosi per i neonati è stata abbandonata, ritenendola inutile e potenzialmente dannosa.
Viene inoltre descritto lo scandalo che travolse l’Austria tra il 1990 e il 1991. Dopo la sospensione del siero “BCG-Merieux”, fu introdotto un nuovo siero francese, “BCG-Pasteur”, che però fu distribuito con un dosaggio errato (0,05 ml invece di 0,1 ml). Questo errore causò un ulteriore scandalo e dimostrò, secondo l’autore, la superficialità e l’irresponsabilità con cui venivano gestite le campagne vaccinali.
Conclusa l’analisi della tubercolosi, l’attenzione si sposta ora verso le altre grandi campagne vaccinali che hanno caratterizzato il XX secolo.
4.0 Il XX Secolo: Vaccinazioni di Massa e Nuove Controversie
Il XX secolo ha visto l’espansione senza precedenti delle vaccinazioni di massa, mirate a debellare malattie come la pertosse, la difterite, il tetano e la poliomielite. Tuttavia, secondo la prospettiva analizzata nel testo di Buchwald, anche queste campagne, spesso celebrate come trionfi della medicina moderna, sono state caratterizzate da una presunta inefficacia statistica, da gravi incidenti sanitari e dall’insorgere di nuove e complesse controversie scientifiche.
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4.1 Pertosse, Difterite e Tetano (DPT)
La critica alle vaccinazioni combinate (DPT) si articola analizzando separatamente ogni malattia, impiegando lo stesso strumento analitico: dimostrare attraverso dati storici che il regresso della malattia era già in corso prima dell’introduzione del vaccino.
- Pertosse: La tesi centrale è che il calo dei casi letali di pertosse, sia in Germania che in Svizzera, sia avvenuto in modo significativo prima dell’introduzione delle vaccinazioni di massa. I dati statistici presentati non mostrerebbero alcuna influenza positiva del vaccino sull’andamento della mortalità. A sostegno di ciò, viene citata un’indagine di Stickl e Pachler su 5.485 bambini ricoverati per pertosse; di questi, 2.614 avevano meno di 12 mesi e, tra loro, 438 bambini vaccinati si ammalarono ugualmente, dimostrando la scarsa efficacia protettiva del siero.
- Difterite: Anche per la difterite, si argomenta che il regresso della malattia era già in atto prima dell’introduzione del vaccino nel 1925. Anzi, il testo evidenzia come dopo il 1945, in un periodo di vaccinazioni, i casi di difterite siano aumentati, per poi diminuire nuovamente in modo indipendente dalla copertura vaccinale. Questo andamento viene interpretato come prova dell’inutilità della vaccinazione nel controllo della malattia.
- Tetano: La posizione sul tetano è ancora più radicale. Poiché la malattia non è contagiosa, la sua drastica riduzione viene attribuita non alla vaccinazione, ma alla modernizzazione della società. In particolare, la diminuzione della presenza di cavalli nelle strade delle grandi città (il cui sterco è un veicolo primario del bacillo) è indicata come la vera causa del calo dei casi. Si afferma che i dati sui casi letali in Germania tra il 1970 e il 1980 non mostrano alcun effetto positivo attribuibile alle vaccinazioni di massa introdotte in quel periodo.
4.2 La Poliomielite: Dallo Sviluppo dei Vaccini alla Contaminazione con SV-40
La storia della lotta alla poliomielite è presentata come una delle più controverse. Si menziona lo sviluppo dei due principali vaccini: quello di Jonas Salk, basato su virus inattivati (“morti”), e quello di Albert Sabin, con virus vivi attenuati. Viene sottolineato un aspetto tecnico cruciale: entrambi i vaccini venivano prodotti utilizzando colture cellulari di reni di scimmia.
Questa pratica produttiva è alla base della più grave controversia descritta nel testo: la contaminazione con il virus SV-40.
- Nel 1960, gli scienziati M.R. Hillemann e B.H. Sweet scoprirono che circa il 70% delle colture di reni di scimmia rhesus, usate per i vaccini antipolio, era contaminato con il Simian Virus 40 (SV40).
- Questo virus, si afferma, è in grado di causare fibrosarcomi maligni ed è stato riconosciuto come cancerogeno.
- Il testo sostiene che il siero di Sabin, autorizzato negli Stati Uniti dal 1961, diffuse questo virus in tutto il mondo, contaminando milioni di persone.
L’interpretazione dell’autore dei dati statistici sulla poliomielite in Germania rafforza la tesi critica. Si evidenzia come l’introduzione del vaccino Virelon nel 1954 sia coincisa con un picco di casi letali, mentre la sua interruzione, l’anno successivo, abbia portato a un immediato regresso. Questo dato viene interpretato come un’indicazione della potenziale pericolosità del vaccino stesso.
4.3 Morbillo, Orecchioni e Rosolia
Le vaccinazioni contro le classiche malattie esantematiche dell’infanzia sono oggetto di una critica altrettanto severa.
- Morbillo: Il morbillo è descritto come una malattia infantile generalmente innocua. La critica principale alla vaccinazione è che essa sposta l’età di insorgenza della malattia dall’infanzia all’età adulta, aumentando così il rischio di complicanze. Come per le altre malattie, si sostiene che la diminuzione dei casi letali sia un processo storico iniziato ben prima dell’introduzione del vaccino in Germania (1975) e che quindi non dipenda da esso.
- Orecchioni (Parotite): La vaccinazione contro gli orecchioni viene criticata per la sua presunta inutilità e per i rischi associati, come la meningite asettica. Per dimostrarne l’inefficacia, viene citato uno studio condotto ad Altstaetten (Svizzera), dal quale emerge che la percentuale di persone che si ammalarono di orecchioni era simile tra i vaccinati (26%) e i non vaccinati (33%).
- Rosolia: La posizione sulla vaccinazione anti-rosolia è altrettanto scettica. Si sottolinea che la vaccinazione non garantisce una protezione duratura e, di conseguenza, non esclude il rischio che una donna possa contrarre una nuova infezione durante la gravidanza, vanificando lo scopo principale della profilassi. Per questo motivo, il suo utilizzo su larga scala viene considerato discutibile.
Dall’analisi di queste specifiche campagne vaccinali, il testo muove verso una sintesi delle cause alternative che avrebbero determinato il declino generale delle malattie infettive.
5.0 Le Cause del Regresso delle Malattie: Una Tesi Alternativa
Contrariamente alla narrativa medica convenzionale, che attribuisce alle vaccinazioni il merito principale della drastica riduzione delle malattie infettive, il saggio di Buchwald propone una tesi alternativa radicale. Secondo questa prospettiva, il progresso storico nella lotta alle epidemie non è dovuto agli interventi farmacologici, bensì a un insieme di profondi miglioramenti nelle condizioni di vita, nell’igiene pubblica e nell’alimentazione, iniziati molto prima dell’era vaccinale.
A sostegno di questa visione, viene ampiamente citato il lavoro dello storico della medicina inglese Thomas McKeown. Secondo McKeown, il regresso delle grandi malattie infettive è un processo iniziato circa 200 anni fa, quindi molto tempo prima dell’introduzione dei vaccini e degli antibiotici. Egli identifica tre fattori chiave come motori di questo cambiamento epocale:
- Miglioramento dell’igiene: La costruzione di sistemi fognari moderni e l’introduzione di acqua potabile pulita e filtrata hanno interrotto le principali vie di trasmissione dei patogeni.
- Modifiche socio-economiche: Il miglioramento generale delle condizioni abitative, la riduzione dell’affollamento e l’aumento del tenore di vita hanno contribuito a creare un ambiente meno favorevole alla diffusione delle malattie.
- Eliminazione della fame: Il fattore più decisivo, secondo McKeown, è stato il miglioramento dell’alimentazione, grazie a innovazioni come l’introduzione della patata, che ha permesso di sconfiggere la malnutrizione cronica e rafforzare la resistenza naturale delle persone alle infezioni.
Per illustrare in modo concreto questa tesi, il testo utilizza l’esempio storico di Amburgo. Un grafico che mostra l’andamento della mortalità neonatale in città dal 1821 al 1964 evidenzia come i cali più drastici non coincidano con l’introduzione dei vaccini, ma con interventi di sanità pubblica. In particolare, si osservano due crolli della curva di mortalità in corrispondenza di eventi specifici:
- 1893: L’introduzione della filtrazione dell’acqua del fiume Elba.
- 1905: L’inizio di un programma sistematico di “aiuto ai neonati”.
Questi interventi, realizzati decenni prima delle campagne vaccinali di massa, sono presentati come la vera causa del miglioramento della salute infantile, relegando le vaccinazioni a un ruolo marginale. Questa prospettiva storica alternativa conduce direttamente alle conclusioni finali del saggio.
6.0 Conclusione: La Storia delle Vaccinazioni come Storia di Controversie
L’analisi storica condotta attraverso le lenti del saggio “Vaccinazioni, il business della paura” di Gerhard Buchwald restituisce un quadro profondamente critico e controverso. La tesi centrale che emerge è che la storia ufficiale delle vaccinazioni, presentata come una sequenza ininterrotta di successi scientifici, sia in realtà un costrutto che ignora o minimizza una lunga scia di fallimenti, dati statistici contraddittori, eventi avversi e scandali sanitari. La narrazione proposta non è quella di una vittoria della medicina, ma di una pratica la cui efficacia e sicurezza sono state costantemente messe in discussione.
Le principali critiche emerse dall’analisi possono essere così sintetizzate: la presunta inefficacia dei vaccini nel ridurre la mortalità, che secondo il testo era già in netto calo per ragioni socio-sanitarie; le gravi controversie che hanno segnato la loro storia, come il disastro del vaccino BCG a Lubecca e la contaminazione dei vaccini antipolio con il virus SV-40; e, infine, il danno che le stesse campagne vaccinali avrebbero causato, trasformando malattie infantili in patologie più rischiose o introducendo nuovi pericoli per la salute pubblica.
In definitiva, secondo la fonte esaminata, la storia delle vaccinazioni non è un racconto di trionfo scientifico, ma la cronaca di un’imposizione medica fallimentare. Dalla prospettiva di Buchwald, la narrazione ufficiale è una costruzione deliberata, sostenuta da un “business della paura” che ha messo sistematicamente in secondo piano le vere cause del miglioramento della salute pubblica globale: l’igiene, l’alimentazione e il progresso sociale.

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Relazione Investigativa sulle Tesi del Dott. Gerhard Buchwald in “Vaccinazioni: Il Business della Paura”
1.0 Introduzione alla Relazione
La presente relazione ha lo scopo di esaminare in modo critico e obiettivo le argomentazioni, i dati statistici e le prove storiche presentate negli estratti del libro “Vaccinazioni: Il Business della Paura” del Dott. Gerhard Buchwald. L’analisi si propone di decostruire la logica interna del testo, identificando le tesi principali, le metodologie interpretative e le conclusioni dell’autore. L’indagine si atterrà esclusivamente al contenuto del materiale fornito, mantenendo un tono formale e analitico, senza introdurre dati o interpretazioni esterne.
Questo documento si concentra sulla tesi centrale dell’autore, che postula una radicale messa in discussione del ruolo convenzionalmente attribuito alle vaccinazioni nella storia della sanità pubblica.
2.0 La Tesi Centrale dell’Autore: Una Messa in Discussione del Ruolo dei Vaccini
Per contestualizzare adeguatamente l’analisi dei dati specifici, è fondamentale comprendere la tesi fondamentale che sottende l’intera opera del Dott. Buchwald.
Questa premessa funge da lente interpretativa attraverso cui l’autore legge e presenta ogni statistica e caso storico.
La tesi principale del Dott. Buchwald si articola su due punti cardine, tra loro interconnessi:
- La regressione delle malattie infettive non è attribuibile alle vaccinazioni. L’analisi presentata nel testo mira a dimostrare che il declino di patologie come vaiolo, tubercolosi e difterite non sia il risultato delle campagne vaccinali di massa.
- La vera causa del declino risiede nel miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e socio-economiche. Secondo la prospettiva dell’autore, fattori quali l’accesso all’acqua potabile, una migliore nutrizione e condizioni di vita generali più salubri sono i veri motori della riduzione della mortalità e morbilità.
Per fornire una base accademica a questa tesi, Buchwald ancora la sua argomentazione nel lavoro del demografo inglese Thomas McKeown, la cui ricerca viene presentata come la dimostrazione che il declino delle malattie infettive è iniziato circa 200 anni fa, in modo indipendente e precedente all’era dei vaccini .
Secondo l’interpretazione di Buchwald, McKeown identifica la “causa principale” di tale regresso nell’eliminazione della fame e nel conseguente miglioramento generale delle condizioni di vita. In questa narrazione, i medici vaccinatori sono descritti come “viaggiatori sul predellino” di un treno (il progresso sociale) in piena corsa, che si arrogano il merito di una vittoria non loro (p. 136).
L’autore procede a sostenere questa tesi attraverso l’analisi dettagliata di specifiche malattie infettive.
3.0 Analisi Critica dei Dati sul Declino delle Malattie Infettive
Prima di esaminare i singoli casi, è opportuno sintetizzare il metodo analitico che l’autore applica in modo consistente throughout il testo. La sua strategia retorica si articola in tre fasi:
- Stabilire una tendenza storica di declino della malattia molto prima dell’avvento delle vaccinazioni di massa, attribuendo tale progresso a fattori socio-economici.
- Interpretare le statistiche ufficiali per dimostrare che l’introduzione delle campagne vaccinali di massa o non ha avuto alcun effetto positivo sulla curva di declino, o, più incisivamente, ha coinciso con un suo appiattimento o inversione di tendenza.
- Presentare casi di studio specifici o dati relativi a focolai come prove aneddotiche ma potenti del fallimento vaccinale, in cui individui vaccinati contraggono e diffondono la malattia.
3.1 Caso Studio: Il Vaiolo
Buchwald presenta il caso del vaiolo come il modello fondante per la sua intera critica, sostenendo che il presunto “più grande successo” della vaccinazione sia, a un’attenta ispezione dei dati storici, il suo fallimento più eloquente.
L’autore ripercorre la storia della malattia, dalle prime pratiche di variolizzazione fino al metodo di Jenner, criticando i primi tentativi per i loro gravi esiti e l’aumento dei decessi (p. 16).
L’esame dei dati statistici del Deutsches Reich è centrale nella sua argomentazione. L’autore impiega l’evidenza visiva dei Grafici 1 e 2 per affermare che la legge sull’obbligo vaccinale del 1874 non abbia avuto alcun impatto sulla riduzione dei casi mortali.
Anzi, evidenzia come la devastante epidemia del 1870/71 si sia verificata in una popolazione che, a suo dire, era già stata ampiamente vaccinata.
A rafforzamento della sua tesi, presenta una serie di casi studio di focolai in Germania nel dopoguerra (Wiesbaden 1947, Heidelberg 1958/59, etc.
Il punto cruciale che Buchwald sottolinea in ogni episodio è che la malattia colpiva sistematicamente anche individui vaccinati, spesso con successo e ripetutamente.

L’analisi della Tabella 2 è presentata come prova definitiva. Buchwald considera questi dati del Land Nordrhein-Westfalen come schiaccianti perché analizzano coorti con contatto diretto con un caso primario, isolando così la variabile dello stato vaccinale in uno scenario di esposizione reale. Il netto contrasto — 7 decessi tra i vaccinati e zero casi di malattia tra i non vaccinati — è il fulcro della sua argomentazione contro l’effetto protettivo del vaccino:
- Su 709 persone vaccinate entrate in contatto con il malato, 58 si sono ammalate e 7 sono morte.
- Su 474 persone non vaccinate, nessuna si è ammalata e nessuna è morta.
Infine, Buchwald contesta il successo della campagna di eradicazione del vaiolo dell’OMS, affermando che la stessa OMS avrebbe notato in India un aumento delle infezioni nei periodi di vaccinazione intensificata (p. 39).
L’analisi del vaiolo funge da schema interpretativo per la critica che l’autore estende ad altre malattie, come la tubercolosi.
3.2 Caso Studio: La Tubercolosi
L’analisi della tubercolosi è utilizzata dall’autore per rafforzare la sua tesi generale sul ruolo preminente dei fattori sociali rispetto a quelli vaccinali.
Buchwald esamina le curve storiche di mortalità in Germania e Austria (Grafici 11, 12, 20), la cui interpretazione si fonda sulla premessa che esse mostrino un declino costante e significativo a partire da molto prima dell’introduzione del vaccino BCG (Bacillus Calmette-Guérin). Secondo l’autore, l’introduzione della vaccinazione non ha accelerato questa tendenza, ma sembra averla rallentata.

La Tabella 3 , che elenca quasi 2,9 milioni di vaccinazioni BCG effettuate in Germania tra il 1970 e il 1980, viene messa in correlazione con le curve dei decessi per dimostrare l’assenza di un impatto positivo.
L’autore presenta tre teorie alternative per spiegare la regressione della malattia :
- Teoria del contagio: Legata alla scoperta del “bacillo di Koch”.
- Teoria della resistenza: Basata su una predisposizione ereditaria.
- Teoria degli igienisti: Che Buchwald sposa, attribuendo il declino al miglioramento delle condizioni sociali.
Il testo riporta anche aspre critiche alla sicurezza del vaccino BCG. Il testo cita come esempio emblematico la tragedia di Lubecca del 1930, dove, a seguito della vaccinazione con un siero BCG contaminato, morirono 72 dei 251 neonati vaccinati.
Viene menzionato anche lo scandalo in Austria del 1990/91, che portò al ritiro di un siero BCG .
Questi eventi sono usati come prova della pericolosità e inutilità del vaccino.
Da qui, l’analisi si estende ad altre malattie infettive, applicando una logica interpretativa simile.
3.3 Caso Studio: La Pertosse
L’analisi della pertosse è impiegata dall’autore per illustrare la presunta inefficacia e i rischi della vaccinazione, in particolare quella combinata DPT.
Buchwald impiega l’evidenza visiva della curva discendente nel Grafico 33 (p. 71) per stabilire una linea di base di regressione naturale che precede l’intervento che intende screditare.

Egli postula che la curva mostri una regressione continua ben prima dell’introduzione dei vaccini “P” e “DPT” e che il periodo di vaccinazione di massa (1970-1980) corrisponda a un rallentamento di tale regressione.

Il confronto con i dati della Svizzera (Grafico 34) serve a rafforzare questa tesi, mostrando come anche lì la regressione sia avvenuta prima delle vaccinazioni di massa.
L’autore cita le conclusioni del prof. Ehrengut, che nel 1975 avrebbe rimosso la vaccinazione anti-pertosse dalla lista delle “vaccinazioni consigliate” per la sua pericolosità, salvo poi vederla reintegrata nel 1991.
3.4 Caso Studio: La Difterite
L’autore esamina i dati sulla difterite per dimostrare un andamento analogo a quello delle altre malattie: un declino che precede l’intervento vaccinale.

L’analisi dei Grafici 35 e 41 è centrale. L’interpretazione dell’autore sostiene che la mortalità per difterite fosse già in rapido calo prima del 1925, data di introduzione del vaccino.
Anzi, afferma che l’aumento dei casi negli anni successivi coincise con la propaganda a favore della vaccinazione.

Coerentemente con la sua tesi generale, Buchwald riporta che le vaccinazioni di massa effettuate tra il 1970 e il 1978 non hanno prodotto un effetto notevole sulla curva di regressione, la quale, al contrario, mostra un’inversione di tendenza dal 1980 al 1985.
3.5 Caso Studio: Il Tetano
L’analisi del tetano da parte di Buchwald è strategicamente unica; egli lo presenta come un caso in cui il declino non può essere cooptato dai “sostenitori del vaccino”, isolando così la modernizzazione come unica variabile causale. La sua tesi è che la drastica riduzione dei bacilli del tetano sia una conseguenza diretta della modernizzazione del traffico e della scomparsa del letame di cavallo dalle strade urbane.

Analizzando i Grafici 42 e 43, l’autore afferma che le vaccinazioni di massa effettuate dal 1970 al 1980 non abbiano avuto alcuna influenza positiva sulla curva statistica, che al contrario mostra una flessione.

Il consiglio finale dell’autore è di non vaccinare i bambini contro il tetano, ritenendo che i danni da vaccino siano più gravi della malattia stessa e che sia preferibile “disintossicare” la ferita.
3.6 Caso Studio: La Poliomielite
L’analisi della poliomielite è caratterizzata da gravi accuse riguardo la contaminazione dei vaccini e i loro presunti effetti negativi. Buchwald riporta la scoperta del virus SV 40 nelle colture di reni di scimmia usate per i vaccini, e il suo collegamento con i fibrosarcomi.
Nell’interpretare il Grafico 47, l’autore postula una correlazione negativa tra l’introduzione del siero Vipelon (1954) e la successiva vaccinazione di massa con un aumento dei casi letali, sostenendo che la successiva regressione non possa essere attribuita alla vaccinazione orale.

Buchwald conclude mettendo in discussione la necessità stessa della vaccinazione, citando come esempio i paesi scandinavi, dove, senza obbligo, la malattia è quasi scomparsa.
3.7 Altre Malattie Analizzate
L’autore applica la stessa logica critica a diverse altre malattie, riassunte di seguito.
- Morbillo: La tesi è che la regressione dei casi letali preceda l’introduzione del vaccino (Grafico 52) e che la vaccinazione sposti la malattia in età più avanzata, con un aumento delle complicanze. Utilizza i dati degli USA (Tabella 5, p. 94) per contestare l’idea che il morbillo sia stato sradicato.

- Orecchioni (Parotite epidemica): L’autore presenta lo studio di Altstaetten (Grafico 52a) non per affermare che i vaccinati stessero peggio, ma per sostenere la profonda inefficacia del vaccino. Sottolinea che, nonostante la vaccinazione di massa, il 26% degli studenti vaccinati (116 su 446) ha comunque contratto la parotite, un tasso che considera inaccettabilmente alto e indicativo di un intervento fallito, soprattutto se confrontato con il tasso di infezione del 33% (12 su 36) nella piccola coorte non vaccinata.

- Rosolia: L’argomentazione è che la vaccinazione non esclude il rischio di una nuova infezione durante la gravidanza e, di conseguenza, non può eliminare il pericolo per il feto, rendendola superflua.
- Epatite (A, B): La regressione dell’epatite A e B (Grafico 54) è attribuita dall’autore esclusivamente al miglioramento delle condizioni socio-economiche. Vengono inoltre mosse pesanti critiche allo scandalo legato al siero dell’epatite B in Italia e alle campagne di Merck Sharp and Dohme .

4.0 Analisi delle Argomentazioni sui “Danni da Vaccino”
Una parte sostanziale del testo è dedicata alla descrizione dei presunti danni causati dalle vaccinazioni. L’autore li presenta non come rari effetti collaterali, ma come conseguenze dirette della pratica vaccinale, i cui rischi supererebbero di gran lunga i benefici non dimostrati.
Le principali categorie di danno identificate da Buchwald includono:
- Encefalopatia postvaccinica: L’autore critica la terminologia medica ufficiale come un tentativo di minimizzare la gravità dei danni cerebrali. Definisce questa condizione come una patologia che segue la vaccinazione, con un’ampia gamma di manifestazioni.
- Danni da proteine eterologhe: Viene postulata la tesi secondo cui l’iniezione di proteine animali (da sieri, uova, ecc.) causa danni non specifici e irreparabili, come l’autismo o la Sindrome di Heller .
- Virus estranei e pericolosi: L’autore cita i casi del virus SV-40, dei prioni (agenti della BSE) e le teorie sulla correlazione con l’AIDS come esempi dei pericoli derivanti dalla produzione di vaccini.
- “Uova incrinate”: Con questa metafora (p. 178), l’autore espone la sua tesi secondo cui le vaccinazioni indeboliscono il sistema immunitario, portando a un aumento di allergie, malattie croniche e una maggiore suscettibilità a lungo termine. Questo stato indebolito, secondo Buchwald, spiega perché le epidemie di morbillo stiano riapparendo nelle scuole con alti tassi di vaccinazione e perché le popolazioni adulte stiano sperimentando tassi di complicanze più elevati per malattie infantili che sono state artificialmente spostate a fasce d’età più avanzate.
Il testo descrive inoltre il quadro giuridico tedesco per il risarcimento dei danni da vaccino, sottolineando la difficoltà di ottenere un riconoscimento legale a causa delle complesse procedure e della difficoltà nel dimostrare il nesso causale.
5.0 Conclusione della Relazione Investigativa
In conclusione, l’analisi degli estratti del libro “Vaccinazioni: Il Business della Paura” del Dott. Gerhard Buchwald rivela una critica radicale e sistematica alla teoria e alla pratica delle vaccinazioni.
La tesi centrale dell’autore è che la diminuzione storica delle malattie infettive sia un fenomeno indipendente dalle vaccinazioni, primariamente guidato da profondi miglioramenti nelle condizioni igieniche e socio-economiche.
Secondo l’interpretazione di Buchwald, l’analisi dei dati statistici ufficiali non solo non supporta l’efficacia dei vaccini, ma suggerisce in molti casi una correlazione negativa, con un rallentamento delle curve di declino o un aumento dei casi in concomitanza con le campagne vaccinali. Inoltre, l’autore presenta i danni da vaccino non come eventi rari, ma come conseguenze frequenti e gravi.
La prospettiva di Buchwald, basata sull’interpretazione dei dati storici e dei casi studio forniti, postula che le vaccinazioni rappresentino un intervento medico inefficace e pericoloso, promosso da interessi economici che alimentano una “paura” ingiustificata delle malattie.
Citazioni
Buchwald MD, banner del Dr. Gerhard
Testimonianza del dott. Buchwald davanti al Consiglio medico dell’Ordine dei medici del Quebec
Buchwald G. [Vedi articoli correlati] [Malattia convulsiva riconosciuta da una sentenza del tribunale come lesione da vaccinazione a seguito di vaccinazione contro il vaiolo]. Med Welt. 17 giugno 1967;24:1488-91. Tedesco. Nessun abstract disponibile. PMID: 4389310; UI: 69226516.
Buchwald G. [Vedi articoli correlati] [Lettera: Vaccinazione contro il vaiolo: più danni che benefici]. MMW Munch Med Wochenschr. 1975 7 marzo;117(10):411-2. Tedesco. Nessun abstract disponibile. PMID: 804606; UI: 75138089.
Buchwald G, et al. [Contro la vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo]. Med Welt. 13 maggio 1972;23(20):758-60. Tedesco. Nessun abstract disponibile. PMID: 5037193; UI: 72214698.
Morbillo del Dott. Buchwald MD
LIBRI:
[1994] La vaccinazione – Un business basato sulla paura del Dott. G Buchwald MD
[2004] L’assurdità della vaccinazione: lezioni del 2004 di Gerhard Buchwald
[2002] Il declino della tubercolosi nonostante la vaccinazione “protettiva” del Dott. G Buchwald MD





