Nel maggio 2020, mentre il mondo era travolto dalla prima ondata della pandemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pubblicò un rapporto cruciale sulla risposta dell’Italia al COVID-19. Il documento, intitolato “An unprecedented challenge: Italy’s first response to COVID-1”, fu però rimosso dal sito ufficiale dopo meno di 24 ore, svanendo nel nulla e lasciando dietro di sé una scia di interrogativi.

Trovate la traduzione del documento citato a fondo pagina
Questa inchiesta, basata sulla testimonianza parlamentare del coordinatore di quel rapporto, il Dr. Francesco Zambon, non si limita a ricostruire la storia di un documento. Svela come uno strumento scientifico pensato per salvare vite sia stato sacrificato sull’altare della convenienza politica, del conflitto di interessi e della diplomazia internazionale, esponendo le profonde vulnerabilità di un’istituzione creata per proteggere la salute globale.
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La Nascita del Rapporto: Un Manuale per Aiutare il Mondo
L’idea del rapporto nacque a marzo 2020 da un’esigenza tanto semplice quanto vitale. Finanziato dal Kuwait, il progetto mirava a documentare in tempo reale la drammatica esperienza italiana per fornire lezioni pratiche e immediate agli altri paesi non ancora travolti dal virus.
L’obiettivo era creare un manuale di sopravvivenza, non un trattato accademico.

Come descritto da Zambon, il documento fu concepito con caratteristiche precise:
- Obiettivo: Trasferire conoscenza per evitare che altri paesi dovessero “reinventare la ruota” nella gestione dell’emergenza.
- Urgenza: Doveva essere pubblicato entro la fine di maggio 2020 per essere utile, prima che gli altri paesi entrassero nella loro “Fase 1”.
- Pubblico: Progettato per essere “snello” e “spendibile per una audience generalista”, uno strumento pratico da usare, non da archiviare.
- Autori: Un team di 10 esperti coordinati da Zambon, con il contributo decisivo di Wim Van den Bergh, un autore con vasta esperienza nei rapporti mondiali dell’OMS, per garantirne la chiarezza.
Lo scopo era distillare la tragica esperienza italiana in una guida operativa che potesse fare la differenza tra la vita e la morte.
Cosa Conteneva il Rapporto: Lezioni in Tempo Reale dall’Italia
Il valore del rapporto non risiedeva in un’analisi accademica, ma in avvertimenti urgenti e vitali basati su ciò che stava accadendo in Italia. Questi “elementi di attenzione” erano stati concepiti per impedire ad altri paesi di ritrovarsi nella “medesima situazione”. Per questo motivo, gli autori scelsero un approccio pragmatico, evidenziando i “Punti Chiave” anziché formulare “Lezioni Apprese”, impossibili da valutare in piena emergenza.
| Approccio Scartato | Approccio Adottato |
| Lessons Learned (Lezioni Apprese) | Key Issues (Punti Chiave) |
| Implica una valutazione ex-post, impossibile da fare mentre l’emergenza era in corso. | Evidenziava criticità e punti di attenzione in tempo reale, come messaggi pratici per altri governi. |
Tra i Punti Chiave più significativi, spiccavano tre allarmi che, se ascoltati, avrebbero potuto cambiare il corso della pandemia in altri paesi:
- La trasformazione di ospedali e RSA in veri e propri “incubatori di contagio”.
- La drammatica criticità nella protezione del personale sanitario, prima linea indispensabile per la tenuta del sistema.
- L’importanza di protocolli di testing efficaci, dimostrata dal caso del “paziente 1”, a cui fu fatto un tampone in deroga ai protocolli, svelando la trasmissione comunitaria del virus.
Il documento includeva inoltre profili regionali con dati e “buone pratiche” (come l’esempio di Vo’ per il Veneto). Questo tesoro di informazioni, approvato ufficialmente, era pronto a diventare una guida globale. Invece, divenne il centro di una tempesta.
Un Percorso di Approvazione Ufficiale e “Blindato”
Contrariamente a quanto sostenuto in seguito, il rapporto non era una bozza affrettata, ma un documento che aveva completato con successo l’intero e rigoroso iter di approvazione dell’OMS. La testimonianza di Zambon ricostruisce un percorso “blindato” che ne garantiva la piena legittimità scientifica e istituzionale.
- Approvazione a Copenaghen (OMS Europa): Il rapporto ricevette il via libera formale da Dorit Nitzan (Coordinatrice dell’emergenza per l’Europa) e Catherine Smallwood (la sua vice), le massime autorità per la gestione della pandemia a livello europeo.
- Prefazione del Direttore: Il Direttore Regionale dell’OMS Europa, Hans Kluge, scrisse personalmente la prefazione e si congratulò con Zambon per il lavoro svolto.
- Via Libera alla Pubblicazione: L’ufficio pubblicazioni di Copenaghen confermò esplicitamente via email che si poteva procedere (“we can go ahead and publish”), anche senza l’approvazione finale di Ginevra.
- Approvazione a Ginevra (OMS Globale): Nonostante non fosse chiaro se fosse necessaria, il comitato scientifico di Ginevra, presieduto dalla Chief Scientist Soumya Swaminathan, approvò formalmente il documento il 12 maggio. La valutazione ufficiale fu “Approved”, con la sola richiesta di consultare l’ufficio legale sul cosiddetto “China Box”.
Con il sigillo ufficiale dell’OMS, il rapporto era scientificamente “blindato”. Ma stava per scontrarsi con un muro ben più impenetrabile: quello del conflitto di interessi e della convenienza politica.
L’Inizio della Tempesta: Pressioni e Conflitti d’Interesse
Una volta pubblicato, il rapporto scatenò un’immediata reazione interna. Le pressioni, come documentato da Zambon, arrivarono da due fronti distinti ma complementari: da un lato, un tentativo personale e profondamente conflittuale di riscrivere la storia per auto-protezione; dall’altro, un istinto istituzionale sistemico volto a placare il potere politico a scapito della verità scientifica.
5.1. L’Interferenza di Ranieri Guerra e il Piano Pandemico
Ranieri Guerra, all’epoca Direttore Aggiunto dell’OMS, si trovava in una posizione di palese conflitto di interessi: alto funzionario dell’organizzazione, ma anche ex Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria in Italia, ruolo responsabile del mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale, fermo al 2006.
L’11 maggio 2020, Guerra intervenne con durezza, tentando di alterare la realtà dei fatti. Chiese di correggere il rapporto, affermando falsamente che il piano fosse stato “aggiornato” nel 2016. Le sue minacce, riportate da Zambon, rivelano un’intimidazione che faceva leva sul suo accesso ai vertici del potere: “Adesso blocco tutto con Soumya”, “Sono sulla porta di Tedros”. Il riferimento a un’inchiesta della trasmissione Report (“stasera andiamo sui denti di report e non possiamo essere suicidi”) svelò il suo movente personale: evitare che una pubblicazione dell’OMS contraddicesse la sua versione dei fatti.
In una email, Guerra esplicitò la logica secondo cui la voce scientifica dell’OMS doveva essere sacrificata per preservare il suo ruolo di scudo politico per il governo italiano e i finanziamenti all’ufficio di Venezia.
…uno degli atout di Speranza è stato sempre il poter riferirsi a OMS come consapevole foglia di fico per certe decisioni impopolari…
La vicenda ha avuto anche un epilogo giudiziario. Ranieri Guerra ha intentato una causa civile per diffamazione contro Zambon, la RAI e La7. Il tribunale ha respinto le sue accuse, dandogli torto e condannandolo al pagamento delle spese legali. Questa sentenza fornisce una potente validazione esterna al racconto di Zambon.
5.2. Le Pressioni di Cristiana Salvi: “Una Bomba Mediatica”
Cristiana Salvi, responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne per l’OMS Europa, inviò i suoi commenti fuori tempo massimo. Le sue osservazioni non miravano a migliorare l’accuratezza scientifica, ma a neutralizzare l’impatto politico del rapporto. I suoi commenti, citati da Zambon, sono devastanti e rivelano un chiaro intento di censura per compiacere il governo italiano:
- Sulla mancata esecuzione di tamponi agli asintomatici: “Vogliamo veramente essere così espliciti?”
- Sul rischio corso dai medici di medicina generale, definiti: “Un’altra bomba mediatica.”
- Sul protocollo violato per testare il “paziente 1”, che cambiò la storia della pandemia: “Noi abbiamo cercato di giustificare che cosa era successo senza dare la colpa all’Italia.”
- Sulle differenze tra i sistemi sanitari regionali: “Credo veramente che stiamo aprendo una porta per critiche da parte dell’Italia.”
Queste pressioni interne, mirate a edulcorare o bloccare il documento per ragioni politiche, furono il preludio alla sua definitiva scomparsa.
La Scomparsa del Rapporto: Dalla Cina all’Italia
La rimozione del rapporto fu il risultato di una convergenza di interessi, una tempesta perfetta che unì la sensibilità diplomatica della Cina all’opportunismo politico italiano.
6.1. Il “China Box” e l’Incidente Diplomatico
Il documento conteneva un riquadro, il “China Box”, che riportava un’informazione esplosiva: la trasmissione uomo-uomo del virus era stata suggerita già il 13 gennaio 2020, ben prima della timeline ufficiale dell’OMS (che all’epoca indicava il 24 gennaio). Questa discrepanza, come testimoniato da Zambon, è ulteriormente aggravata dal fatto che la stessa cronologia sul sito dell’OMS è stata retroattivamente modificata, anticipando la data al 21 gennaio. Il 14 maggio, Gauden Galea, rappresentante dell’OMS in Cina, inviò un’email perentoria chiedendo la “rimozione immediata” del documento proprio a causa di quel box, per evitare uno scontro diplomatico.
6.2. La Volontà Italiana: Farlo “Cadere nel Nulla”
Parallelamente, cresceva la pressione italiana. La prova più schiacciante è un messaggio WhatsApp inviato il 18 maggio 2020 dal capo di gabinetto del Ministro Speranza, Goffredo Zaccardi, al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro: “CDG [Capo di Gabinetto] dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla”.
La dinamica fu precisa. Zambon propose una rimozione temporanea per correggere il China Box, una procedura standard. Immediatamente dopo, però, “la gestione del documento gli fu tolta” dai vertici di OMS Europa. Il messaggio di Zaccardi rivela la volontà politica del governo italiano di assicurarsi che quella rimozione diventasse permanente, un desiderio che la dirigenza dell’OMS alla fine esaudì.
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Conclusioni: Un’Opportunità Mancata e l’Indipendenza Perduta
La testimonianza di Francesco Zambon non racconta solo la storia di un rapporto, ma espone una profonda crisi etica e funzionale nel cuore della sanità globale. Da questa vicenda emergono due conclusioni ineludibili.
- La Questione dell’Indipendenza dell’OMS: Il caso svela come l’integrità scientifica dell’organizzazione sia stata compromessa da pressioni politiche dirette. L’interferenza di stati membri chiave (Cina) e i conflitti di interesse di alti funzionari legati a interessi nazionali (Italia) hanno calpestato il principio di indipendenza sancito dallo Statuto delle Nazioni Unite, che all’articolo 100 vieta esplicitamente ai governi di influenzare il personale e al personale di sollecitare o ricevere istruzioni esterne.
- Un’Occasione Persa: Il ritiro del documento ha vanificato il suo scopo primario: fornire una guida tempestiva e potenzialmente salva-vita ad altri paesi. Un lavoro urgente, pensato per condividere lezioni preziose nel momento del bisogno, è stato insabbiato, lasciando che i suoi avvertimenti cruciali rimanessero “in un file”.
La storia del rapporto “An unprecedented challenge” è così diventata un simbolo delle complesse e opache dinamiche tra scienza, politica e diplomazia durante la più grande crisi sanitaria globale del nostro tempo, un monito su cosa accade quando la verità scientifica viene messa a tacere.
Relazione Strategica sul Documento OMS: Analisi Critica della Risposta Italiana alla Pandemia di COVID-19 (Febbraio – Ottobre 2020)
1. Introduzione: Una Crisi Senza Precedenti per l’Italia
La pandemia di SARS-CoV-2 ha rappresentato la peggiore sfida di sanità pubblica della storia recente italiana, esercitando una pressione straordinaria sul sistema sanitario, su quello assistenziale e sull’intera economia nazionale. La dichiarazione dello stato di emergenza, il 31 gennaio 2020, ha segnato l’inizio di un periodo di crisi senza precedenti. L’impatto iniziale è stato devastante, in particolare in Lombardia, la regione più colpita, dove in due mesi si è raggiunto un picco di oltre 23.000 decessi in eccesso. Questa drammatica situazione ha messo a nudo le vulnerabilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e ha sollevato interrogativi cruciali sulla sua preparazione e sull’efficacia delle risposte adottate.
Lo scopo di questa relazione è condurre un’analisi critica della risposta italiana alla pandemia, coprendo il periodo che va dalla fase acuta dell’emergenza (marzo-maggio 2020) fino alla relativa stabilizzazione che ha preceduto la seconda ondata (ottobre 2020). Verranno esaminati lo stato di preparazione del sistema, l’architettura della governance emergenziale e l’efficacia delle principali politiche sanitarie e di contenimento.
L’analisi procederà esaminando lo stato del SSN alla vigilia della crisi, la struttura di governance istituita per gestire l’emergenza, le politiche di risposta implementate e, infine, una valutazione critica complessiva che metterà in luce le criticità emerse e le sfide future per il sistema.
2. Lo Stato di Preparazione del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) alla Vigilia della Crisi
Per comprendere la capacità di reazione e la resilienza del sistema sanitario italiano di fronte alla pandemia, è fondamentale analizzare le sue condizioni preesistenti. Il SSN, fondato nel 1978 su principi di universalità e accesso gratuito alle cure, è caratterizzato da un modello fortemente decentrato, che ha portato di fatto alla creazione di 21 diversi sotto-sistemi sanitari regionali con significative differenze organizzative e di governance.
Negli ultimi due decenni, il SSN ha subito continui tagli finanziari che, pur garantendo la sostenibilità dei conti, hanno prodotto conseguenze negative significative. Tra queste si evidenziano:
- L’impoverimento delle competenze del personale sanitario, causato da un blocco dei costi del personale introdotto nel 2004.
- Una progressiva riduzione della capacità ospedaliera e il blocco del turnover del personale.
- Una spesa sanitaria pubblica (6,5% del PIL) inferiore alla media dell’Unione Europea, che ha limitato le risorse disponibili per infrastrutture, personale e prevenzione.
Un elemento di critica cruciale riguarda lo stato della pianificazione pandemica nazionale. Il “Piano Nazionale di Preparazione e Risposta a una Pandemia Influenzale”, redatto nel 2006 sulla scia delle raccomandazioni dell’OMS, non è mai stato revisionato nei 14 anni successivi. I suoi passaggi chiave sono rimasti “in gran parte non attuati”, come amaramente dimostrato dall’impatto della prima ondata. La stessa Presidenza del Consiglio, il 24 febbraio 2020, ha criticato la mancata applicazione dei protocolli di preparazione, evidenziando un grave vuoto nella capacità del sistema di tradurre la pianificazione in azioni concrete. Questa debole preparazione sistemica ha reso inevitabile l’istituzione di una struttura di governance emergenziale ad hoc per gestire la crisi.
3. La Governance dell’Emergenza: Architettura e Implicazioni
Con la dichiarazione dello stato di emergenza, il Governo ha ridefinito la catena di comando e i processi decisionali per consentire una risposta rapida e centralizzata. L’architettura istituzionale messa in campo si è articolata attorno a diversi organi chiave:
- Dipartimento della Protezione Civile: Ha assunto il ruolo centrale di coordinamento ed esecuzione degli interventi, forte della sua reputazione maturata nella gestione di disastri naturali.
- Comitato Tecnico Scientifico (CTS): Composto da esperti e alti funzionari, è stato istituito per fornire consulenza scientifica al Governo e orientare le decisioni politiche.
- Commissario Straordinario per l’Emergenza: Nominato il 17 marzo per centralizzare e coordinare l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale (DPI) e ventilatori, superando le difficoltà iniziali.
- Comitato di Esperti in Materie Economiche e Sociali: Creato il 10 aprile per pianificare la transizione dalla fase di lockdown alla riapertura del Paese.
Questo assetto ha avuto due implicazioni operative e legali di grande rilievo:
- Bypass del Parlamento: Per accelerare l’adozione delle misure, il Governo ha fatto ampio ricorso ai “decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri” (DPCM). Sebbene legalmente previsto, questo approccio ha offuscato i confini tra potere esecutivo e legislativo, suscitando critiche sulla compressione del dibattito parlamentare.
- Deroga alle Norme sugli Appalti: Lo stato di emergenza ha consentito di semplificare e accelerare le procedure di appalto pubblico per l’acquisizione di forniture essenziali, permettendo di superare le rigidità burocratiche in una fase di estrema urgenza.
Questa struttura di governance ha guidato l’implementazione di una serie di risposte politiche a livello nazionale e regionale, che verranno ora analizzate nel dettaglio.
4. Analisi delle Politiche di Risposta e delle Loro Conseguenze
Le decisioni prese durante la prima fase della pandemia hanno riguardato sia le misure di contenimento del contagio sia gli interventi diretti a potenziare il sistema sanitario. Di seguito si esaminano queste politiche e il loro impatto sul lato dell’offerta e della domanda di servizi sanitari.
4.1. Cronologia delle Misure di Contenimento
La risposta italiana al diffondersi del virus è stata caratterizzata da una rapida escalation delle misure restrittive. La sequenza delle decisioni chiave a livello nazionale è stata la seguente:
- Il 23 febbraio 2020 vengono istituite le prime “zone rosse” in Lombardia e Veneto, con severe restrizioni ai movimenti.
- Il 4 marzo viene decretata la chiusura nazionale di scuole e università.
- Il 9 marzo le misure di lockdown parziale vengono estese a tutto il territorio nazionale, seguite il 22 marzo da un lockdown completo con l’interruzione di tutte le attività produttive non essenziali.
- Dal 4 maggio inizia la “Fase 2”, con una riapertura graduale e controllata delle attività economiche e una parziale libertà di movimento all’interno della propria regione.
- Il 3 giugno viene ripristinata la libera circolazione tra le regioni, segnando un passo decisivo verso la normalizzazione.
4.2. Interventi sul Lato dell’Offerta Sanitaria
Per far fronte all’ondata di pazienti, il Governo e le Regioni hanno implementato misure straordinarie per potenziare la capacità di risposta del SSN.
- Potenziamento Strutturale: L’intervento più significativo ha riguardato l’aumento dei posti letto in terapia intensiva. La capacità nazionale è stata incrementata di quasi il 65%, aggiungendo circa 3.360 posti letto a quelli già esistenti (circa 5.300 nel 2018).
- Approvvigionamento di Dispositivi: Per superare la drammatica carenza iniziale di dispositivi, sotto il coordinamento della Protezione Civile, è stato avviato un acquisto massivo di DPI e dispositivi medici. Sono stati attivati 52 contratti per un valore di 357 milioni di euro, che hanno permesso di acquistare oltre 350 milioni di mascherine e migliaia di ventilatori.
- Gestione della Carenza di Personale: Per far fronte alla grave carenza di personale, esacerbata dalla crisi, sono state adottate misure urgenti come il reintegro di medici e infermieri in pensione, l’istituzione di percorsi di assunzione accelerati e l’assunzione straordinaria di 20.000 nuovi professionisti sanitari.
- Accelerazione Digitale: La crisi ha imposto una spinta forzata verso la telemedicina e le prescrizioni elettroniche. Tuttavia, questa transizione ha incontrato limiti strutturali, come la mancanza di un quadro tariffario nazionale per le prestazioni a distanza e il “digital divide” che penalizza una parte della popolazione. L’app di tracciamento dei contatti “Immuni”, lanciata a giugno, ha mostrato un’adozione iniziale di soli 4 milioni di download, ben al di sotto della soglia minima di 12 milioni (pari al 20% della popolazione) ritenuta necessaria per garantirne l’efficacia, limitandone così l’impatto.
4.3. Impatto sul Lato della Domanda Sanitaria
La riorganizzazione degli ospedali per la gestione dei pazienti COVID-19 ha avuto conseguenze profonde sulla domanda di cure per altre patologie, generando quella che è stata definita una “sub-epidemia silenziosa”.
- È stato stimato che durante il picco dell’emergenza siano state cancellate 50.552 operazioni di chirurgia elettiva a settimana per un periodo di 12 settimane. Un report di Nomisma ha quantificato nel 75% la percentuale di interventi elettivi posticipati, per un totale di circa 410.000 operazioni.
- Si è registrata una significativa riduzione degli accessi al pronto soccorso per patologie non-COVID. Uno studio condotto in 15 ospedali del nord Italia ha mostrato un calo drastico dei ricoveri per sindromi coronariche acute, passando da una media di 18,9 ricoveri giornalieri nel periodo pre-pandemico a 13,3 durante la crisi, con un rapporto di incidenza di 0,70.
- Questo rinvio forzato delle cure ha creato un rischio di danni collaterali a lungo termine, con diagnosi mancate e ritardi nel trattamento di patologie croniche e oncologiche che potrebbero manifestarsi in futuro con stadi più avanzati e prognosi peggiori.
5. Valutazione Critica della Risposta Italiana: Punti di Forza e Debolezze Sistemiche
Una valutazione ponderata delle decisioni prese rivela un quadro complesso, in cui si alternano punti di forza reattivi a debolezze sistemiche preesistenti.
- Risposta Iniziale e Lockdown: La reazione iniziale è stata caratterizzata da “incredulità e inazione”. Tuttavia, la tempestiva dichiarazione dello stato di emergenza ha concesso al Governo gli strumenti per prendere decisioni esecutive rapide. L’imposizione di un lockdown severo ha rappresentato un difficile compromesso tra la necessità di contenere il virus e la tutela delle libertà individuali in un sistema democratico.
- Il Ruolo del Decentramento: La governance multi-livello ha avuto un duplice effetto. Da un lato, ha permesso alle regioni di adattare le risposte alle necessità locali. Dall’altro, questo pluralismo potrebbe aver “ostacolato risposte più rapide e integrate”, alimentando tensioni intergovernative e frammentando la strategia nazionale.
- Approccio Ospedalo-Centrico: La risposta, specialmente in Lombardia, è stata prevalentemente focalizzata sugli ospedali, a scapito dell’assistenza territoriale e della medicina di base. L’alta incidenza di contagi tra i medici di famiglia e l’implementazione non uniforme delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) testimoniano questa debolezza strutturale.
- La Crisi delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA): La gestione delle RSA rappresenta uno dei capitoli più drammatici della pandemia. Tra il 1° febbraio e il 14 aprile, si è registrata la morte del 9,1% dei residenti delle RSA a livello nazionale, con un picco del 14% in Lombardia. Decisioni regionali, ora sotto indagine giudiziaria, hanno previsto l’utilizzo di posti letto nelle RSA per pazienti COVID-19 non critici dimessi dagli ospedali. La tragedia è stata aggravata dalla grave carenza di DPI e dall’assenza di un organismo nazionale di regolamentazione per la qualità dei servizi in queste strutture.
Queste criticità non sono state generate dalla pandemia, ma hanno rivelato debolezze strutturali profonde, accumulate in anni di sottofinanziamento e mancata programmazione.
6. Conclusioni: Lezioni Apprese e Sfide per il Futuro del SSN
La prima ondata pandemica, concentrata prevalentemente nelle regioni del Nord, è stata seguita da una seconda ondata che si è diffusa in modo più capillare su tutto il territorio nazionale, dimostrando la persistenza della crisi. La tesi centrale di questa analisi è che la pandemia ha colpito un Servizio Sanitario Nazionale indebolito da anni di politiche di contenimento dei costi che ne avevano eroso risorse, personale e capacità. Sebbene il governo avesse iniziato a invertire questa tendenza poco prima e durante la crisi, le fragilità accumulate hanno pesantemente condizionato la capacità di risposta.
Guardando al futuro, la pandemia ha reso improrogabili una serie di sfide strategiche per il SSN. Le lezioni apprese impongono di agire su più fronti:
- Riorganizzazione del SSN: Valutare una revisione della governance per migliorare il coordinamento tra Stato e Regioni e garantire una risposta più integrata.
- Ridefinizione delle Priorità: Spostare il baricentro dall’ospedale al territorio, potenziando in modo strutturale la prevenzione, la sanità pubblica e l’assistenza primaria e comunitaria.
- Superamento della Carenza di Personale: Investire nella formazione e nell’assunzione di personale sanitario per assicurare il giusto mix di competenze nel medio e lungo termine.
- Modernizzazione delle Infrastrutture Fisiche: Aggiornare le strutture sanitarie e tecnologiche per renderle più resilienti e funzionali.
- Rafforzamento della Preparazione a Future Epidemie: Aggiornare e, soprattutto, implementare i piani pandemici non è più un’opzione che può essere posticipata.
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