La vertiginosa ascesa dei tassi di autismo è una delle crisi sanitarie più sconcertanti e sentite del nostro tempo. Per i genitori, gli educatori e il pubblico, la confusione è palpabile. Come è possibile che un disturbo un tempo considerato raro sia diventato così comune in poche decadi? I dati sono a dir poco allarmanti: la prevalenza dell’autismo è schizzata da una stima di 1 bambino su 10.000 nel 1970 a 1 su 31 nel 2022.
Un aumento che sfida le spiegazioni convenzionali.
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Le risposte ufficiali spesso puntano a una “migliore diagnostica” o a una “maggiore consapevolezza”, ma per molti queste spiegazioni appaiono insufficienti di fronte a un’impennata di tale portata. C’è qualcosa di più profondo che sta accadendo, qualcosa che stiamo trascurando?
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DonateDonate monthlyDonate yearlyUn nuovo e monumentale studio scientifico, il “McCullough Foundation Report“, si propone di andare oltre i soliti discorsi, indagando il divario tra la narrazione ufficiale della sanità pubblica e le prove scientifiche emergenti. Analizzando centinaia di studi epidemiologici, clinici e meccanicistici, il report fa luce su fattori meno discussi ma potenzialmente cruciali. Questo articolo distilla i cinque risultati più sorprendenti e di maggiore impatto di questa revisione, offrendo una prospettiva che potrebbe cambiare il modo in cui pensiamo alla crisi dell’autismo.
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1. L’aumento dei tassi di autismo è troppo grande per essere spiegato solo da una “migliore diagnostica”.
È una narrazione rassicurante: diagnostichiamo semplicemente meglio ciò che è sempre esistito. Tuttavia, i dati presentati nel report suggeriscono che questa spiegazione, sebbene abbia un ruolo, non può rendere conto della scala esponenziale del fenomeno.
Le statistiche sono impressionanti. La prevalenza stimata è passata da 1 bambino su 10.000 negli Stati Uniti nel 1970 all’attuale 1 su 31 nel 2022. Questo rappresenta un aumento di oltre il 32.000% dal 1970. Un incremento così massiccio è difficile da attribuire unicamente a un cambiamento nei criteri diagnostici.
A rafforzare questo punto è l’aumento dell’autismo profondo, che ora rappresenta il 26,7% di tutti i casi di autismo. Questa forma grave del disturbo, caratterizzata da gravi deficit comunicativi e funzionali, è molto meno probabile che venga spiegata da un allargamento dei criteri diagnostici per includere casi più lievi. Un aumento così drammatico, specialmente nelle forme più severe, suggerisce fortemente l’intervento di potenti fattori ambientali o iatrogeni emersi negli ultimi decenni.
Se una migliore diagnostica non può spiegare questa esplosione, allora dove dovrebbe guardare la scienza? La prossima scoperta del report punta a un’area di ricerca controversa ma ben documentata.
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2. Diversi studi indicano che i bambini non vaccinati hanno esiti di salute generale superiori.
Mentre la narrazione ufficiale evita categoricamente confronti diretti sulla salute generale, un’analisi più approfondita dei dati rivela un modello sorprendente. Questo è forse l’argomento più controverso, ma il report della McCullough Foundation lo affronta direttamente, basandosi su dati pubblicati. La revisione ha analizzato 12 studi che hanno confrontato lo stato di salute generale dei bambini vaccinati con quelli non vaccinati.
La conclusione emersa da questi studi è stata sorprendentemente coerente: i non vaccinati hanno dimostrato costantemente esiti di salute generale superiori, compresi rischi significativamente più bassi di condizioni mediche croniche e disturbi neuropsichiatrici come l’ASD.
Alcuni esempi specifici citati nel report sono particolarmente eloquenti. Lo studio di Mawson et al. del 2017 ha rilevato che le probabilità di un disturbo del neurosviluppo (NDD) erano significativamente più alte nei bambini vaccinati. Un’indagine di Hooker e Miller del 2021 ha riscontrato che il rapporto di probabilità (odds ratio) per l’autismo era di 5,03 e per l’ADHD di 20,8 nei bambini vaccinati rispetto a quelli non vaccinati. Forse il dato più scioccante proviene dalla testimonianza giurata relativa a uno studio del Henry Ford Health System:
“Dopo dieci anni di follow-up, il 57% dei bambini vaccinati aveva sviluppato almeno una malattia cronica (spesso multipla), rispetto al 17% dei bambini non vaccinati. In particolare, le diagnosi di ASD si sono verificate in 23 bambini vaccinati contro 1 non vaccinato…”
3. L’intero programma vaccinale pediatrico non è mai stato testato per la sicurezza a lungo termine.
Per decenni, il pubblico è stato rassicurato sulla sicurezza dei vaccini. Ma cosa succederebbe se lo studio sulla sicurezza più importante di tutti — quello che esamina l’intero programma pediatrico — non fosse mai stato realmente condotto? Questa è una delle scoperte più critiche e sorprendenti del report. Nonostante le rassicurazioni sulla sicurezza dei singoli vaccini, il documento rivela una lacuna fondamentale nella ricerca: la sicurezza dell’intero programma vaccinale pediatrico raccomandato non è mai stata valutata per gli esiti neuroevolutivi a lungo termine.
La ricerca esistente si è concentrata quasi esclusivamente su un sottoinsieme ristretto di singoli vaccini o componenti, principalmente i prodotti MMR, quelli contenenti thimerosal o quelli con adiuvanti in alluminio. Questo significa che solo una piccola frazione dell’esposizione vaccinale totale che un bambino riceve è mai stata valutata per le associazioni con l’ASD o altri disturbi del neurosviluppo.
Considerando la portata dell’attuale programma — i bambini possono ricevere fino a otto vaccini in una singola visita e accumulare approssimativamente 31–34 iniezioni entro i due anni e 41–44 entro i sei anni — questa lacuna è enorme. Senza studiare gli effetti cumulativi e potenzialmente sinergici dell’intero programma, le autorità sanitarie pubbliche non possono escludere definitivamente il suo ruolo nell’aumento di condizioni croniche come l’autismo. Questa mancanza di ricerca sul programma cumulativo è particolarmente preoccupante se si considera ciò che il report rivela sugli ingredienti neurotossici noti presenti nei singoli vaccini.
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4. Ingredienti chiave dei vaccini sono neurotossine note, e sono stati trovati in concentrazioni elevate nel cervello di persone con autismo.
Il dibattito sulla sicurezza dei vaccini spesso si concentra sugli antigeni, ma il report McCullough sposta l’attenzione su altri ingredienti, in particolare gli adiuvanti e i conservanti.
Il report afferma chiaramente che l’alluminio è una neurotossina dimostrata sperimentalmente e l’adiuvante vaccinale più utilizzato. La scoperta neuropatologica più impressionante citata è che gli studi che hanno misurato l’alluminio nel tessuto cerebrale di donatori con autismo hanno riportato concentrazioni significativamente elevate rispetto ai controlli.
Allo stesso modo, viene discusso il thimerosal (etilmercurio). Sebbene venga eliminato dal sangue più rapidamente del metilmercurio, produce una frazione di mercurio inorganico cerebrale più elevata, suggerendo una persistenza più lunga nel cervello. Questi non sono semplici sospetti teorici. Studi meccanicistici mostrano che questi componenti possono innescare danno mitocondriale, neuroinfiammazione e stress ossidativo, che sono gli stessi percorsi biologici implicati nella patogenesi dell’autismo.
5. La tempistica della vaccinazione sembra essere un fattore di rischio critico.
Il report evidenzia un corpo di prove crescente che suggerisce che non è solo cosa viene somministrato, ma quando. La prima infanzia è una finestra di maggiore vulnerabilità perché il cervello e il sistema immunitario sono in una fase di rapidissimo sviluppo.
Un’analisi interna dei CDC condotta da Verstraeten et al., citata nel report, ha rilevato un dato sconcertante: i neonati che avevano ricevuto vaccini contenenti thimerosal nel primo mese di vita avevano un rischio 1,8 volte maggiore di NDD e un incredibile rischio 7,6 volte maggiore di autismo.
Un’altra analisi, condotta da Hooker sui dati dei CDC, ha scoperto che la vaccinazione precoce con l’MMR (prima dei 36 mesi) era associata a un rischio di autismo significativamente aumentato, specificamente nei ragazzi afroamericani. Questa scoperta è stata al centro della controversia del whistleblower dei CDC, William Thompson, che ha rilasciato una dichiarazione pubblica scioccante:
“Mi dispiace che i miei coautori e io abbiamo omesso informazioni statisticamente significative nel nostro articolo del 2004 pubblicato su Pediatrics. I dati omessi suggerivano che i maschi afroamericani che avevano ricevuto il vaccino MMR prima dei 36 mesi di età erano a maggior rischio di autismo.”
Questi risultati suggeriscono che un programma vaccinale “uguale per tutti” potrebbe ignorare differenze critiche nella vulnerabilità evolutiva tra i neonati, con conseguenze potenzialmente devastanti.
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Questo articolo non offre risposte definitive, ma solleva domande fondamentali che non possono più essere ignorate. Sfida la comunità scientifica e le autorità sanitarie a guardare oltre le narrazioni consolidate e ad affrontare le lacune critiche nella nostra comprensione. Di fronte a queste prove, la domanda che dobbiamo porci è ineludibile:
Di fronte a queste prove, la priorità della sanità pubblica dovrebbe essere quella di difendere lo status quo, o di esigere urgentemente studi rigorosi sull’impatto cumulativo dell’intero programma vaccinale sulla salute dei nostri bambini?
Come la McCullough Foundation Report Analizza il Legame tra Vaccini e Autismo
Un’Analisi Critica
La McCullough Foundation ha recentemente pubblicato un report che avanza una conclusione controversa: i vaccini sarebbero un fattore primario nello sviluppo dell’autismo. Questa affermazione si scontra con il consenso di molte organizzazioni sanitarie globali. Per capire come gli autori del report giungano a questa posizione, è necessario analizzare la loro argomentazione in dettaglio.
Questo documento si propone di decostruire l’analisi presentata nel “McCullough Foundation Report”. Spiegheremo i tipi di prove scientifiche che il report utilizza per sostenere le sue affermazioni e per criticare i risultati delle ricerche opposte. Esaminando gli argomenti metodologici presentati, possiamo comprendere meglio il percorso che porta il report alla sua conclusione. Per comprendere i risultati, infatti, dobbiamo prima comprendere gli strumenti utilizzati per ottenerli.
1.Gli Strumenti del Ricercatore: Una Panoramica dei Tipi di Studio
Il report della McCullough Foundation basa la sua analisi su diversi tipi di studi epidemiologici. Comprendere questi metodi è il primo passo per interpretare l’argomentazione presentata.
1.1 Studi di Coorte: Guardare Avanti nel Tempo
Uno studio di coorte è come seguire due grandi gruppi di persone nel tempo: un gruppo esposto a un fattore (come un vaccino) e un altro non esposto. I ricercatori osservano entrambi per vedere chi sviluppa una determinata condizione.
• Esempio citato nel report: Lo studio di coorte danese di Hviid et al. (2019) ha seguito 657.461 bambini. Ha confrontato coloro che avevano ricevuto il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) con coloro che non lo avevano ricevuto, concludendo che non c’era alcun legame con l’aumento del rischio di autismo.
1.2 Studi Caso-Controllo: Guardare Indietro nel Tempo
In uno studio caso-controllo, i ricercatori iniziano con un gruppo di persone che hanno già una condizione (i “casi”, es. bambini con autismo) e un gruppo che non ce l’ha (i “controlli”). Poi, guardano indietro nel tempo per vedere se ci sono state differenze nelle loro esposizioni passate (es. la loro storia vaccinale).
• Esempio citato nel report: Lo studio di Smeeth et al. (2004) ha confrontato l’anamnesi vaccinale di bambini con disturbi pervasivi dello sviluppo con quella di bambini senza tali disturbi. Anche questo studio ha concluso che non è stata trovata alcuna associazione.
1.3 Meta-Analisi: La Visione d’Insieme
Una meta-analisi è uno “studio di studi”. Combina matematicamente i risultati di più ricerche per ottenere una conclusione statisticamente più solida.
• Esempio citato nel report: La meta-analisi di Taylor et al. (2014) ha aggregato i dati di 10 studi (sia di coorte che caso-controllo), concludendo che i vaccini non sono associati all’autismo.
1.4 Case Report e Serie di Casi: Indizi Dettagliati
Questi non sono studi statistici, ma descrizioni dettagliate di singoli pazienti (case report) o di piccoli gruppi (serie di casi). Sebbene non possano provare un nesso di causa-effetto, il report li valorizza perché forniscono osservazioni cliniche e possono evidenziare associazioni temporali che meritano ulteriori indagini.
• Kanner (1943): Nella sua descrizione originale dell’autismo, incluse il caso di un bambino la cui regressione nello sviluppo avvenne dopo la vaccinazione contro il vaiolo.
• Wakefield et al. (1998): Riportò una serie di 12 bambini con regressione dello sviluppo e problemi intestinali. Per 8 di questi, i sintomi si manifestarono dopo la vaccinazione MPR. Il report sottolinea che gli autori “hanno proposto una potenziale interazione immuno-intestino-cervello, suggerendo che la vaccinazione MPR possa innescare un’infiammazione intestinale collegata a una regressione neuroevolutiva in bambini suscettibili”.
• Poling et al. (2006): Descrisse il caso di una bambina di 19 mesi la cui regressione verso l’autismo avvenne dopo aver ricevuto più vaccini di routine. Il report evidenzia un fatto cruciale: il tribunale statunitense ha concesso che la regressione verso l’autismo di sua figlia Hannah era stata causata dai vaccini infantili multipli che aveva ricevuto tutti in una volta, associando l’evento a una disfunzione mitocondriale sottostante.
Ora che abbiamo familiarità con gli strumenti, possiamo analizzare come il report li applica per interpretare le conclusioni contrastanti dei diversi studi.
2. Analisi degli Studi con “Associazione Neutra”
Questa categoria, secondo la classificazione del report, comprende gli studi che non hanno trovato un legame tra vaccini e autismo.
2.1 La Conclusione Principale
In sintesi, la conclusione generale di questi studi è che non è stato trovato un aumento del rischio di autismo associato alla vaccinazione MPR, al thimerosal (un conservante a base di mercurio etilico) o all’esposizione cumulativa agli antigeni vaccinali.
2.2 Le Sfide Metodologiche secondo il Report
Il McCullough Foundation Report sostiene che questi studi presentino importanti limiti metodologici che, secondo i suoi autori, ne minano le conclusioni. Le critiche principali sono riassunte di seguito.
| Critica Metodologica | Spiegazione Basata sul Testo Fonte |
| Assenza di un vero gruppo di controllo non vaccinato | Il report argomenta che molti studi confrontano bambini vaccinati con bambini “sotto-vaccinati” o con uno stato vaccinale non verificato, non con un gruppo genuinamente mai vaccinato. |
| Errori di classificazione | Gli studi si basano su registri amministrativi che possono contenere errori. Ad esempio, il report enfatizza come l’ampiamente citato studio danese di Hviid et al. (2019) sia minato dalla scoperta di Holt et al. (2017) secondo cui il 55% dei bambini classificati come “non vaccinati” per l’MPR nel registro danese aveva, in realtà, ricevuto il vaccino. |
| Confondimento ecologico | Gli studi che analizzano le tendenze a livello di popolazione (es. l’incidenza dell’autismo dopo la rimozione del thimerosal) non possono controllare i fattori che influenzano i singoli individui. |
| Mancanza di valutazione clinica | Il report sottolinea che la maggior parte di questi studi si affida a diagnosi presenti nei registri e che “…nessuno ha eseguito valutazioni cliniche indipendenti sui bambini per l’ASD”. |
| Focus ristretto | Il report critica il fatto che quasi tutte le ricerche si siano concentrate su un sottoinsieme limitato di vaccini (principalmente MPR, thimerosal, alluminio), senza mai valutare la sicurezza dell’intero programma vaccinale pediatrico cumulativo. |
In contrasto con questi studi, il report analizza altre ricerche che, utilizzando approcci diversi, sono giunte a conclusioni differenti.
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3. Analisi degli Studi con “Associazione Positiva”
Il McCullough Foundation Report identifica 136 studi relativi ai vaccini e al neurosviluppo. Sostiene che, mentre 29 non hanno trovato alcuna associazione, 107 hanno inferito un possibile legame tra i vaccini o i loro componenti e i disturbi del neurosviluppo.
3.1 La Conclusione Principale
Secondo l’interpretazione del report, la conclusione di questi 107 studi è che esiste un possibile legame tra l’immunizzazione (o i suoi componenti) e l’autismo, basato su una serie di prove convergenti.
3.2 Tipi di Prove Convergenti
Il report sostiene che questi studi si basano su due tipi principali di prove che si rafforzano a vicenda:
• Segnali a livello di popolazione: Il report raggruppa sotto questa etichetta diversi tipi di evidenze epidemiologiche, tra cui:
◦ Correlazioni ecologiche
◦ Studi di coorte e caso-controllo
◦ Relazioni dose-risposta
◦ Raggruppamenti temporali
• Risultati meccanicistici convergenti sulla plausibilità biologica: Questa categoria include studi che, secondo il report, suggeriscono come i componenti dei vaccini potrebbero causare danni. Vengono citati i seguenti meccanismi:
◦ Disfunzione mitocondriale e neuroimmune indotta da antigene, conservante e adiuvante (mercurio etilico e alluminio)
◦ Danno al sistema nervoso centrale
Il report evidenzia come un approccio di ricerca particolarmente diretto per valutare la sicurezza sia il confronto tra popolazioni completamente vaccinate e non vaccinate.
4. Un Approccio Diretto: Confrontare i Risultati tra Vaccinati e Non Vaccinati
4.1 La Logica del Confronto
Confrontare lo stato di salute generale dei bambini completamente non vaccinati con quello dei bambini che hanno seguito il programma vaccinale è considerato un metodo potente. Permette di osservare le differenze negli esiti a lungo termine tra due gruppi distinti per quanto riguarda l’esposizione di interesse.
4.2 Il Risultato Coerente
Il report analizza 12 studi che hanno effettuato questo confronto diretto. La scoperta chiave, secondo gli autori del report, è che questi studi hanno dimostrato in modo coerente “risultati di salute complessivamente superiori tra i non vaccinati”, inclusi rischi significativamente più bassi di disturbi neuropsichiatrici come l’autismo.
Per dare concretezza a questa affermazione, il report cita diversi dati quantitativi, tra cui:
• Lo studio di Mawson et al. (2017) su bambini istruiti a casa, che ha riscontrato come i bambini vaccinati avessero una prevalenza di diagnosi di disturbo dello spettro autistico significativamente più alta rispetto ai non vaccinati (4,7% vs. 1,2%).
• Lo studio di Hooker e Miller (2021), basato su un sondaggio condotto in tre studi medici, che ha riportato un odds ratio di 5.03 per l’autismo nel gruppo vaccinato rispetto a quello non vaccinato.
Quindi, cosa possiamo concludere sul perché, secondo questo report, gli studi scientifici giungono a risultati così diversi?
5. Mettere Insieme i Pezzi del Puzzle
Sulla base dell’analisi del “McCullough Foundation Report”, le differenze nei risultati degli studi possono essere attribuite a diversi fattori chiave legati al modo in cui la ricerca viene condotta.
1. Il Disegno dello Studio: Il report suggerisce che metodi diversi pongono domande diverse. Le serie di casi possono evidenziare associazioni temporali che gli studi di coorte su larga scala, basati su registri, potrebbero non cogliere.
2. La Qualità dei Dati: Secondo il report, c’è una grande differenza tra l’utilizzo di dati amministrativi, che possono contenere errori significativi (come lo stato vaccinale errato), e studi che verificano le vaccinazioni e le diagnosi tramite cartelle cliniche e valutazioni dirette.
3. La Scelta del Gruppo di Confronto: La critica più significativa mossa dal report agli studi con associazione “neutra” è la mancanza di un gruppo di controllo veramente non vaccinato. Se il gruppo di “controllo” è in realtà parzialmente vaccinato, secondo gli autori diventa molto più difficile rilevare differenze reali.
4. L’Ampiezza della Domanda: La critica finale e più ampia del report è che la maggior parte delle ricerche si è concentrata su singoli vaccini o componenti, ignorando la sua preoccupazione principale: la sicurezza dell’intero programma vaccinale pediatrico cumulativo, che secondo il report non è mai stato valutato per gli esiti neuroevolutivi a lungo termine. È per questo motivo, conclude il report, che il programma vaccinale complessivo costituisce “il più significativo fattore di rischio modificabile per l’ASD”.
Comprendere come il report della McCullough Foundation seleziona e interpreta i diversi metodi di ricerca e i loro limiti è essenziale per analizzare criticamente la sua argomentazione e navigare le complessità di questo importante dibattito sulla salute pubblica.
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