L’Eredità Intellettuale di Harris L. Coulter e la Sua Teoria sulla Sindrome Post-Encefalitica

Introduzione: Chi Era Harris L. Coulter e il Contesto Storico della Sua Opera : “Medical Assault on the American Brain: Vaccination, Social Violence, and Criminality

Harris L. Coulter rappresenta una figura singolare nella storia del dibattito sulla sanità pubblica americana.

Nato nel 1932, questo storico della medicina e scrittore scientifico dedicò la sua carriera all’analisi critica delle pratiche mediche contemporanee, con particolare attenzione alle conseguenze non intenzionali degli interventi sanitari di massa.

La sua opera più controversa, “Vaccination, Social Violence, and Criminality: The Medical Assault on the American Brain”, pubblicata nel 1990, costituisce il culmine di decenni di ricerca e rappresenta un tentativo audace di tracciare una linea causale diretta tra i programmi di vaccinazione infantile e una serie di fenomeni sociali che l’autore considerava correlati: l’aumento dell’autismo, del danno cerebrale minimo e, infine, della criminalità violenta nella società americana.

Per comprendere appieno la portata dell’argomentazione di Coulter, è necessario situare la sua opera nel contesto storico appropriato. Il ventesimo secolo fu, secondo le parole stesse dell’autore, “l’età della vaccinazione”. La scoperta di Edward Jenner nel 1798, relativa all’efficacia dell’inoculazione del vaiolo bovino nella prevenzione del vaiolo umano, aveva segnato l’inizio di una nuova era nella medicina preventiva. Nel corso del secolo, questa metodologia fu estesa a numerose altre malattie: il vaccino contro la rabbia nel 1885, quello contro il tifo nel 1911, contro la tubercolosi nel 1921, contro la difterite e il tetano nel 1925, contro la febbre gialla nel 1937, contro l’influenza nel 1943, e infine contro la poliomielite nel 1954 e 1956.

I trionfi dell’immunologia nel debellare le grandi epidemie che avevano afflitto l’umanità per secoli erano innegabili e, come sottolinea lo stesso Coulter, nessuna critica mossa nel suo libro intende mettere in discussione questi risultati storici.

Tuttavia, l’autore osservava che “come spesso accade nelle vicende umane, il successo ha portato all’eccesso”. Dopo aver domato quelle che definiva “piaghe ancestrali”, i medici avrebbero esteso la pratica vaccinale alle malattie comuni dell’infanzia, senza adeguata considerazione delle differenze fondamentali tra l’adulto e il neonato. Il primo vaccino di questo tipo fu quello contro la pertosse nel 1925, seguito da quello contro il morbillo nel 1960, la rosolia nel 1966 e la parotite nel 1967.

In questo nuovo paradigma, la vaccinazione di massa divenne una pratica standardizzata, con il calendario immunologico americano che prevedeva l’inizio delle somministrazioni già a due mesi di vita.

Coulter identificava proprio in questa precocità e intensificazione del programma vaccinale il germe di quella che definiva una “catastrofe sanitaria” di proporzioni inedite.

L’obiettivo di questo articolo è analizzare in modo rigoroso e neutrale le argomentazioni presentate da Coulter nella sua opera, senza avallare né confutare le sue conclusioni, ma piuttosto ricostruendo fedelmente la struttura logica del suo ragionamento e le evidenze su cui lo fondava. Si tratta di un esercizio di comprensione storica e critica che permette di esplorare le radici intellettuali di un dibattito che, pur essendo stato ampiamente superato dalla comunità scientifica, continua a influenzare il discorso pubblico sulle vaccinazioni e sulla salute neurologica infantile.

La Tesi Centrale: La Sindrome Post-Encefalitica come Concetto Unificante

Il cuore dell’edificio teorico costruito da Coulter è il concetto di “sindrome post-encefalitica”, un’entità nosologica che l’autore utilizza come ombrello diagnostico sotto cui raggruppare una pluralità di condizioni apparentemente distinte.

Questa mossa concettuale rappresenta l’aspetto più ambizioso e controverso della sua argomentazione, poiché mira a riunificare decine di diagnosi separate — dall’autismo all’iperattività, dalla dislessia ai disturbi del comportamento — sotto un’unica causa sottostante.

Secondo la definizione fornita nel testo, la sindrome post-encefalitica è la conseguenza di un attacco di encefalite, ovvero di un’infiammazione del cervello, che si manifesta nel corso dell’infanzia. L’aspetto cruciale della tesi di Coulter è l’identificazione della vaccinazione infantile come la causa primaria di questa encefalite nella popolazione dei paesi industrializzati. L’autore sosteneva che “le disabilità dello sviluppo sono quasi sempre generate da encefalite.

E la causa principale dell’encefalite negli Stati Uniti e in altri paesi industrializzati è il programma di vaccinazione infantile”.

La logica di questa argomentazione si articola su diversi livelli: in primo luogo, Coulter osservava che le reazioni acute ai vaccini — febbre alta, pianto persistente e inconsolabile, sonnolenza eccessiva, convulsioni — presentavano sintomi “identici a quelli dell’encefalite acuta di qualsiasi altra causa”.

Questa osservazione lo portava a concludere che la vaccinazione poteva effettivamente causare un’infiammazione cerebrale, sebbene spesso in forma sub-clinica, ovvero senza manifestazioni evidenti immediate. L’autore era consapevole che questa affermazione sfidava il consenso medico dell’epoca, che tendeva a considerare le reazioni avverse ai vaccini come eventi rari e ben distinti dall’encefalite di origine infettiva.

Un elemento particolarmente significativo dell’argomentazione era l’affermazione che il danno neurologico grave poteva verificarsi anche in assenza di una reazione acuta marcata.

Coulter sosteneva che “qualsiasi ricercatore che ignori o respinga la possibilità che i più gravi disturbi neurologici si verifichino in assenza di una reazione acuta marcata non avrà alcun fondamento per distinguere l’encefalite post-vaccinica da altre cause”.

Questa tesi aveva implicazioni profonde per l’epidemiologia del problema, poiché suggeriva che un vasto numero di casi di danno potesse essere sistematicamente trascurato proprio perché non associato temporalmente a un evento drammatico riconoscibile.

La sindrome post-encefalitica, secondo la descrizione di Coulter, si manifestava lungo uno spettro di gravità.

All’estremo più grave di questo spettro si collocava l’autismo, caratterizzato da un’alienazione profonda e da gravi deficit nello sviluppo del linguaggio e delle funzioni sociali. In posizione intermedia si trovava il danno cerebrale minimo, che l’autore considerava una forma più lieve ma più diffusa della stessa condizione di base, caratterizzata da iperattività, deficit di attenzione e disturbi dell’apprendimento. Infine, alle estremità più sfumate dello spettro, Coulter identificava una popolazione di individui con lievi deficit neurologici e comportamentali che, pur non ricevendo una diagnosi formale, presentavano comunque le caratteristiche fondamentali della sindrome post-encefalitica.

L’unificazione di queste condizioni sotto un’unica entità patologica permetteva a Coulter di costruire una narrativa coerente che collegava la vaccinazione di massa a un’ampia gamma di esiti negativi.

Come sintetizzava l’autore: “Ogni giorno che questo programma continua, centinaia di normali bambini sani vengono trasformati in merci difettose: ritardati mentali, ciechi, sordi, autistici, epilettici, con disabilità dell’apprendimento, emotivamente instabili, futuri delinquenti giovanili e criminali di professione”.

Questa affermazione, per quanto radicale, rappresentava la conclusione logica di una catena argomentativa che partiva dall’osservazione delle reazioni ai vaccini e arrivava fino alle conseguenze sociali della diffusione del danno neurologico nella popolazione.

Il Crollo della Teoria della Madre Frigorifero: Da un Paradigma Colpevolizzante a Uno Neurologico

Prima di poter consolidare la propria teoria sulla causa vaccinica del danno neurologico, Coulter doveva affrontare e smantellare un’ipotesi che per decenni aveva dominato la psichiatria infantile: la teoria della “madre frigorifero”. Questa cornice teorica, di chiara matrice psicoanalitica, attribuiva la responsabilità dell’autismo a un fallimento emotivo della madre, percepita come fredda, distaccata e incapace di stabilire un legame affettivo adeguato con il proprio figlio. La demolizione di questa teoria costituiva un passaggio obbligato per Coulter, poiché solo rimoso l’ostacolo rappresentato dalla spiegazione psicogenetica poteva essere piantato il seme dell’ipotesi organica.

Le radici della teoria psicogenetica risalgono alle osservazioni originarie di Leo Kanner, lo psichiatra infantile che per primo descrisse l’autismo nel 1943. Nel suo studio del 1944, Kanner descrisse i genitori dei bambini autistici come “raramente affettuosi” (“rarely warmhearted”), osservando che erano “persone fortemente preoccupate da astrazioni di natura scientifica, letteraria o artistica e limitate nel genuino interesse per le persone”.

Sebbene questa fosse solo un’osservazione clinica, essa divenne il seme da cui germogliò un’intera sovrastruttura di speculazioni psicologiche. Frustrati dalla loro incapacità di aiutare o comprendere questi bambini, psichiatri e psicoanalisti conclusero che la colpa dovesse risiedere nei genitori, e in particolare nella madre.

La teoria raggiunse il suo apice con le opere di Bruno Bettelheim, il cui libro del 1967, “The Empty Fortress”, rimase influente per un decennio o più e, secondo Coulter, ritardò la comprensione corretta dell’autismo per la stessa durata di tempo. Bettelheim operava sulla base di un’assunzione a priori: i genitori erano colpevoli.

Presso la sua Scuola Orto genica dell’Università di Chicago, stabilì la regola secondo cui “il paziente ha sempre ragione”. Di conseguenza, qualsiasi conflitto tra un bambino autistico e un membro del personale veniva interpretato come una colpa del personale stesso. Estendendo questa logica, qualsiasi problema del bambino era, per definizione, causato dai genitori.

L’impatto di queste teorie sulle famiglie fu, secondo la descrizione di Coulter, catastrofico.

L’autore non esitava a definire la teoria della “madre frigorifero” come “una macchia nera nella storia della medicina”, paragonandola a una vera e propria calamità che aveva inflitto “vergogna, senso di colpa, inconvenienti, spese finanziarie e discordia coniugale incommensurabili” alle famiglie di bambini autistici.

Le conseguenze negative si estendevano su molteplici dimensioni: i genitori venivano portati a credere di essere la causa diretta della sofferenza del proprio figlio; le terapie richiedevano un impegno enorme, spesso allontanando il bambino dalla famiglia; milioni di ore di consulenza psichiatrica e psicoanalitica si rivelavano non solo inefficaci, ma anche economicamente rovinose; e lo stress dell’attribuzione di colpa portava a tensioni e rotture familiari.

La confutazione definitiva della teoria psicogenetica arrivò da diverse direzioni simultaneamente. Un colpo decisivo fu inferto nel 1964 dal lavoro di Bernard Rimland, la cui ricerca demolì la tesi di Bettelheim dimostrando che non esisteva alcuna prova a sostegno dell’idea che una grave deprivazione materna, o qualsiasi altra forma di rifiuto parentale, potesse causare una forma grave di autism. Al contrario, i bambini che subivano gravi deprivazioni potevano sì ritirarsi e presentare alcuni sintomi, ma il loro quadro clinico non corrispondeva all’autismo classico e, soprattutto, tendevano a riprendersi una volta inseriti in un ambiente favorevole.

Parallelamente, il fallimento degli interventi terapeutici divenne palese. Coulter osservava che “milioni di ore di consulenza psichiatrica e psicoanalitica” per bambini autistici e i loro genitori avevano prodotto “pochi o nessun beneficio”. L’osservazione più paradossale e significativa venne dallo stesso Kanner, il quale notò che i bambini che ricevevano le cure psichiatriche più intensive mostravano i tassi di recupero più bassi, mentre quelli che si riprendevano sufficientemente da poter frequentare la scuola erano spesso quelli che non avevano ricevuto “nessuna terapia o psicoterapia di rilievo”.

La prova finale del fallimento di questo modello arrivò dal suo stesso iniziatore. Nel corso degli anni, Leo Kanner iniziò a mitigare progressivamente la sua teoria. Già nel 1954 sollevò la possibilità di un’anomalia biologica nei bambini autistici e nel 1955 notò che circa il dieci per cento dei genitori non rientrava affatto nello stereotipo da lui descritto. L’ammissione definitiva arrivò nel 1971, quando Kanner riconobbe che l’intera teoria della madre “frigorifero” o “psicotossica” era stata un “abbaglio” (“a blunder”).

Il crollo del paradigma psicologico non fu solo una demolizione, ma anche il catalizzatore di un deliberato perno scientifico verso una causa organica dell’autismo. Quando le “palesi e trasparenti dimensioni neurologiche dell’autismo” divennero evidenti, anche gli analisti più convinti non poterono più in buona coscienza attribuire la condizione a un deficit “emotivo”. Questa transizione epistemologica aprì la strada all’ipotesi che sarebbe stata successivamente sviluppata da Coulter: l’autismo come manifestazione di un danno neurologico di origine organica, specificamente dell’encefalite post-vaccinica.

L’Autismo come Danno Neurologico: Evidenze e Manifestazioni Cliniche

Nel quadro teorico costruito da Coulter, l’autismo è posizionato come la manifestazione più grave dello spettro della sindrome post-encefalitica. L’autore lo definisce categoricamente come una condizione neurologica poliedrica, strettamente legata ad altre patologie riconoscibili come il ritardo mentale e l’epilessia, rifiutando recisamente le interpretazioni di natura psicologica o emotiva che avevano dominato il campo per decenni. Questa sezione esamina in dettaglio le argomentazioni attraverso cui Coulter costruisce la sua interpretazione neurologica dell’autismo.

La caratteristica fondamentale e più evidente del bambino autistico, secondo la descrizione di Coulter, è un’alienazione profondamente auto-assorbita, definita nei termini di “un’incapacità di relazionarsi con le persone e le situazioni in modo ordinario fin dall’inizio della vita”. Il testo parla di una condizione di “extreme autistic aloneness”, un isolamento estremo che si manifesta fin dalla più tenera età. Questi bambini non “si protendevano” verso i genitori quando venivano presi in braccio e non si adattavano alle braccia della madre. Giocavano da soli senza richiedere attenzione, come se vivessero “in un mondo proprio dove non possono essere raggiunti”. Erano “distaccati” e “inaccessibili”, incapaci o non disposti a sorridere, rifiutavano di essere toccati anche dai genitori e mostravano un’ostilità nervosa verso gli estranei.

Questa alienazione, secondo l’interpretazione di Coulter, derivava da un’incapacità fondamentale di empatizzare con gli altri, di percepire cosa gli altri stessero pensando e sentendo. Un gruppo di ricercatori britannici che aveva cercato di definire l’autismo identificò “un deterioramento grave e sostenuto delle relazioni emotive con le persone”, includendo la più usuale aloofness e il vuoto attaccamento cosiddetto simbiotico; anche un comportamento anormale verso altre persone come individui, come l’uso impersonale di esse o di parti di esse. La difficoltà nel mescolarsi e nel giocare con altri bambini era spesso evidente e di lunga durata.

Accanto all’alienazione, Coulter identificava un secondo sintomo fondamentale: la “debolezza dell’Io” (“Ego Weakness”).

A livello più basilare, il bambino autistico si sentiva vulnerabile, inetto e inferiore agli altri; nei casi estremi esisteva una “apparente inconsapevolezza dell’identità personale a un grado inappropriato per la sua età”. Questa condizione poteva manifestarsi in comportamenti anormali verso se stessi, come il mettersi in posa o l’esplorazione e l’esame di parti del proprio corpo.

La debolezza dell’Io si manifestava in modi specifici e osservabili. Il bambino non possedeva un senso chiaro di sé, non percepiva dove finisse il proprio corpo e dove iniziasse il mondo esterno, arrivando talvolta a identificarsi con l’intero universo. A causa di questa fragile consapevolezza di sé, il bambino era estremamente sensibile anche a una critica lieve o a un rimprovero garbato, reagendo in modo sproporzionato.

La difficoltà a dire “sì” o a prendere iniziative non derivava da negatività, ma da una mancanza di consapevolezza di sé necessaria per esprimere un’offerta o una proposta.

Una conseguenza diretta della debolezza dell’Io era una paura e un’ansia diffuse e pervasive. Il testo descrive questi bambini come avvolti in “una tensione ansiosa, probabilmente a causa dell’aspettativa inquieta di possibili interferenze”. Avevano paura di tutto: cani e altri animali, rumori forti, pistole, il frigorifero, un forno, luci lampeggianti, una macchia sul muro e specialmente del buio, con “terrori notturni” ricorrenti. Un giovane autistico descrisse la sua esperienza in questi termini: “Vivevo in un mondo di sogni a occhi aperti e paura che ruotava intorno a me stesso. Non mi importava dei sentimenti umani o delle altre persone. Avevo paura di tutto! Ero terrorizzato dall’acqua nuotando, e dai rumori forti; nel buio avevo incubi ripetitivi severi e occasionalmente sentivo rumori elettronici con gli incubi”.

Coulter forniva anche una spiegazione neurologica per i sintomi comportamentali osservati, incentrata sul concetto di paralisi dei nervi cranici. Secondo questa teoria, l’isolamento caratteristico dell’autismo non era una scelta psicologica, ma la conseguenza diretta di un’alterazione di uno o più nervi cranici, responsabili della trasmissione delle informazioni dagli organi di senso al cervello. Se questi nervi erano danneggiati, il cervello non poteva ricevere o processare correttamente gli stimoli sensoriali, e l’individuo risultava di fatto isolato dal mondo esterno.

La tabella seguente illustra come, secondo l’argomentazione di Coulter, la disfunzione dei nervi cranici potesse spiegare molti dei sintomi tipici dell’autismo:

Area Sensoriale/FunzionaleSintomi Correlati secondo Coulter
VistaProblemi nel controllo del movimento oculare, strabismo, sguardo fisso, iperlessia
UditoIpoacusia funzionale, iperacusia, incapacità di filtrare il rumore di fondo
LinguaggioLinguaggio ritardato o assente, ecolalia, tono di voce innaturale, balbuzie
Alimentazione/DigestioneAnoressia, bulimia, disturbi gastrointestinali cronici

Un elemento cruciale dell’argomentazione di Coulter era il parallelismo cronologico tra l’espansione dei programmi di vaccinazione e l’aumento dei casi di autismo. L’autore sottolineava che i primi casi di autismo erano stati descritti da Kanner nel 1943, precisamente nel periodo in cui la vaccinazione contro la pertosse stava diventando sempre più diffusa. La prevalenza dell’autismo negli anni ’50 e ’60 rifletteva, secondo questa lettura, l’espansione dei programmi di vaccinazione obbligatoria durante gli stessi decenni. Prima del 1943, l’autismo era virtualmente inesistente; negli anni ’50 e ’60, con l’inizio dei programmi di massa, si osservò un’ondata crescente di casi; al momento della stesura del libro, nel 1990, Coulter stimava che negli Stati Uniti ci fossero oltre 200.000 casi.

Coulter offriva anche una spiegazione per quella che definiva una “caratteristica sconcertante” dei primi casi di autismo: la loro concentrazione quasi esclusiva tra le famiglie di ceto sociale alto e con un elevato livello di istruzione. Secondo la sua ipotesi, ciò non dipendeva da fattori genetici o psicologici, ma dal fatto che questi genitori “prosperi ed educati” erano i primi ad avere accesso a medici privati e, quindi, ai nuovi vaccini, come quello per la pertosse, che venivano offerti come un’avanguardia medica. Con l’espansione dei programmi vaccinali a tutta la popolazione, la distribuzione dei casi di autismo si sarebbe uniformata tra tutte le classi sociali.

Il Danno Cerebrale Minimo: Parallelismi con l’Autismo e Manifestazioni Cliniche

Se l’autismo rappresentava, nella teoria di Coulter, la manifestazione più grave della sindrome post-encefalitica, il Danno Cerebrale Minimo (Minimal Brain Damage – MBD) ne costituiva la forma più comune e subdola. Questa condizione, che divenne nota al pubblico a partire dalla metà degli anni ’50 con il termine “iperattività”, era descritta da Coulter come un disturbo di vasta prevalenza che affliggeva una percentuale significativa della popolazione infantile americana. L’autore stimava che circa il venti per cento dei bambini americani — un bambino su cinque — soffrisse di una “disabilità dello sviluppo”, con il danno cerebrale minimo che rappresentava la componente più numerosa di questa popolazione.

La sindrome del MBD era definita nel testo attraverso i suoi sintomi caratteristici, che delineavano un quadro di disfunzione neurologica più lieve ma pervasiva. I tratti distintivi includevano un’involontaria e costante iperattività che superava di gran lunga la normale vivacità di un bambino, un grave deficit di attenzione che impediva di completare i compiti, e disturbi specifici dell’apprendimento come la dislessia (difficoltà a leggere), la discalculia (difficoltà con i numeri) e la disgrafia (difficoltà a scrivere). Il testo identificava tre sintomi chiave come fondamentali per la definizione della sindrome: l’iperattività e ipoattività, i disturbi dell’attenzione e la frammentazione intellettuale.

L’iperattività rappresentava il sintomo più comune, descritta come un’attività motoria incessante, involontaria e disordinata che distingueva questi bambini dai loro coetanei normodotati. Meno comune era il suo opposto, l’ipoattività, uno stato di letargia e lentezza che poteva alternarsi o coesistere con l’iperattività. I disturbi dell’attenzione si manifestavano come una marcata difficoltà a mantenere la concentrazione e una facile distraibilità, sebbene potessero anche presentarsi come un’attenzione eccessivamente prolungata e rigida su un singolo compito, da cui il bambino non riusciva a distogliersi. La frammentazione intellettuale si manifestava nella difficoltà a elaborare concetti astratti e a organizzare il pensiero in modo coerente; la memoria era debole e, soprattutto, era presente un’incapacità di apprendere dall’esperienza, che portava il bambino a dover “reinventare la ruota ogni volta” che affrontava una situazione simile.

Coulter sottolineava ripetutamente che il MBD e l’autismo non erano entità separate, ma punti diversi lungo lo stesso continuum della sindrome post-encefalitica. Le sovrapposizioni sintomatiche tra le due condizioni erano presentate come prova della loro origine comune. Il testo evidenziava che entrambe le condizioni presentavano alterazioni della percezione sensoriale, problemi nel sonno, disturbi dell’alimentazione e una debolezza dell’Io che si manifestava in egocentrismo e difficoltà nelle relazioni sociali.

La seguente tabella comparativa riassume i parallelismi tra le due condizioni come descritti nel testo di Coulter:

Area SintomatologicaAutismoDanno Cerebrale Minimo (MBD)
Nucleo del DisturboAlienazione, isolamento, incapacità di relazionarsiIperattività, disturbi dell’attenzione, frammentazione del pensiero
Debolezza dell’IoPresente: mancanza di identità, vulnerabilità, passivitàPresente: bassa autostima, ansia, egocentrismo
Resistenza al CambiamentoPresente: ossessione per la routine, rituali, movimenti stereotipatiPresente: perseverazione, ostinazione, oppositività
Risposte AggressivePresenti: crisi di rabbia, violenza auto/etero-direttaPresenti: bassa tolleranza alla frustrazione, scatti d’ira, violenza
Disturbi NeurologiciPresenti: problemi sensoriali, motori, digestivi, del sonnoPresenti: problemi sensoriali, motori, di appetito, del sonno

L’argomentazione di Coulter identificava anche una serie di “meccanismi compensatori” che, secondo la sua analisi, rappresentavano tentativi disperati di compensare la debolezza interiore e di gestire un mondo percepito come ostile e confuso. Questi meccanismi si traducevano in comportamenti disfunzionali che, pur non essendo sintomi diretti del danno neurologico, ne rappresentavano conseguenze secondarie.

La resistenza al cambiamento si manifestava attraverso la perseverazione, ovvero la tendenza a ripetere la stessa azione o lo stesso comportamento più e più volte. Nell’autismo questo si traduceva in ossessioni per la ripetitività e l’immutabilità, con routine rigide, rituali complessi e movimenti stereotipati come il dondolarsi, battere le mani o girare su se stessi. Nel MBD, la stessa tendenza assumeva le forme dell’ostinazione, della testardaggine e di un atteggiamento oppositivo e disobbediente verso genitori e figure di autorità. In entrambi i casi, qualsiasi cambiamento nell’ambiente o nella routine rappresentava una minaccia che poteva scatenare reazioni catastrofiche.

L’aggressività rappresentava un altro meccanismo compensatore centrale. La perdita di controllo, i capricci violenti e l’aggressività verso sé stessi o verso gli altri emergevano come reazione alla frustrazione, a un cambiamento nella routine o come tentativo di controllare un ambiente che sfuggiva alla loro comprensione. Si trattava di risposte a un’intolleranza molto bassa alla frustrazione, radicata in un Io immaturo. Nel MBD, questa caratteristica assumeva particolare rilevanza, con una bassa tolleranza alla frustrazione che portava a reazioni esplosive, irritabilità, scatti d’ira e, nei casi più gravi, a comportamenti violenti e distruttivi verso persone, animali o proprietà.

L’ipersessualità era descritta come un ulteriore modo per compensare i sentimenti di inadeguatezza, debolezza e insicurezza.

Nel contesto dell’autismo, questo poteva manifestarsi in comportamenti sessualmente disinibiti; nel MBD, la sessualità precoce e disinibita poteva estendersi fino a forme di aggressività sessuale e una ricerca di gratificazione puramente fisica, contribuendo a un’ulteriore alienazione dal tessuto sociale.

Coulter dedicava attenzione anche al fenomeno della depressione e del suicidio come conseguenze della debolezza dell’Io in entrambe le condizioni. L’incapacità di stabilire relazioni significative, unita alla costante sensazione di inadeguatezza e all’impossibilità di competere con successo nella società, creava un terreno fertile per lo sviluppo di ideazione depressiva e, nei casi più gravi, di comportamenti autolesionistici e suicidari.

Il Meccanismo Biologico Proposto: Demielinizzazione, Reazioni Allergiche e il Ruolo del Vaccino Antipertosse

Per dare un fondamento biologico alla sua tesi, Harris Coulter spostava l’analisi dal “cosa” — i sintomi osservati — al “come” — il meccanismo patologico sottostante. L’argomentazione proposta era che il danno neurologico post-vaccinico fosse il risultato di una reazione immunitaria anomala che attaccava il sistema nervoso in via di sviluppo. Questa sezione esamina nel dettaglio il meccanismo biologico delineato nel testo.

L’argomentazione centrale di Coulter era che la vaccinazione, specialmente nei bambini molto piccoli, potesse indurre uno stato di “sensibilizzazione” allergica o una vera e propria malattia autoimmune. Il testo affermava che un’encefalite, in particolare quella che segue una vaccinazione, poteva scatenare una condizione allergica, e viceversa, una predisposizione allergica poteva aumentare il rischio di sviluppare un’encefalite dopo un vaccino. Questa interdipendenza tra allergia e danno neurologico rappresentava, secondo l’autore, un elemento cruciale per comprendere la patogenesi della sindrome post-encefalitica.

Per illustrare questo processo, Coulter faceva riferimento all’Encefalomielite Allergica Sperimentale (Experimental Allergic Encephalomyelitis – EAE). Questo veniva descritto come il principale modello di ricerca utilizzato in laboratorio per studiare le malattie autoimmuni del sistema nervoso. L’EAE veniva indotta negli animali da laboratorio per simulare condizioni come la sclerosi multipla. Secondo Coulter, il processo patologico dell’EAE era “identico” a quello dell’encefalite post-vaccinica. In questa prospettiva, l’encefalite non era più vista come il risultato di un’infezione diretta del cervello, ma come un “fenomeno allergico” o autoimmune.

Il concetto chiave per comprendere il danno neurologico proposto da Coulter era la mielina e il processo di mielinizzazione. La mielina è la guaina grassa e bianca che riveste e isola le fibre nervose, permettendo una trasmissione rapida ed efficiente degli impulsi nervosi. Il processo di mielinizzazione è fondamentale per lo sviluppo neurologico e matura progressivamente durante i primi anni di vita. La mielinizzazione del sistema nervoso centrale inizia durante la vita fetale e continua fino all’età adulta, ma i primi anni di vita rappresentano un periodo di particolare intensità per questo processo.

Secondo l’ipotesi delineata nel testo, un’encefalite associata alla vaccinazione, manifestandosi durante questo periodo critico dello sviluppo, poteva interrompere il processo di mielinizzazione o distruggere la mielina già depositata. Questo processo di demielinizzazione causava un “cortocircuito” permanente nella comunicazione neurale, con conseguenze che l’autore paragonava a quelle di un filo elettrico privo del suo rivestimento isolante. Il risultato era un danno neurologico permanente che si manifestava clinicamente come un ritardo dello sviluppo, poiché il sistema nervoso rimaneva immaturo e incapace di funzionare in modo ottimale.

Un ruolo cruciale nell’argomentazione di Coulter era attribuito al vaccino antipertosse, identificato come un potente “adiuvante”. Gli adiuvanti sono sostanze che intensificano la risposta immunitaria e vengono aggiunte ai vaccini per potenziare la loro efficacia. Tuttavia, secondo l’analisi di Coulter, questa capacità di intensificare la risposta immunitaria rendeva il vaccino antipertosse particolarmente pericoloso nel contesto del sistema nervoso in via di sviluppo.

Il testo sottolineava che proprio il vaccino antipertosse veniva utilizzato negli esperimenti di laboratorio per indurre l’EAE negli animali, in quanto la sua capacità di generare una reazione allergica era ben documentata nella letteratura scientifica. Coulter citava questa evidenza per sostenere che l’inclusione del vaccino antipertosse nei vaccini infantili combinati (come il DPT) rappresentava un fattore di rischio primario per l’innesco del processo autoimmune nel cervello dei bambini. L’autore descriveva il vaccino come capace di trasformare il sistema immunitario in un “soldato ipersensibile e paranoico, pronto a sparare su amici e nemici”, generando una reazione autoimmune in cui il sistema immunitario attaccava erroneamente i tessuti del proprio corpo.

L’argomentazione di Coulter includeva anche una riflessione sull’aumento delle allergie e delle malattie autoimmuni nella popolazione generale, che veniva posto in correlazione temporale con l’espansione dei programmi vaccinali. Il testo suggeriva che la crescente “ipersensibilità allergica dell’uomo moderno” fosse una conseguenza diretta dell’esposizione ripetuta a stimoli immunologici intensi come i vaccini, e che questa ipersensibilità costituisse il terreno fertile su cui poteva svilupparsi l’encefalite autoimmune post-vaccinica.

Un aspetto particolarmente insidioso del meccanismo proposto era la possibilità che il danno si manifestasse anche in assenza di sintomi acuti evidenti. Coulter sosteneva che la medicina tendeva a cercare un nesso causale solo in presenza di reazioni acute e severe, come convulsioni o febbre altissima subito dopo l’iniezione, ignorando tutto il resto. Tuttavia, secondo la sua analisi, le sequele più gravi potevano manifestarsi anche in assenza di una reazione acuta marcata, con cambiamenti graduali nel comportamento, nel sonno o nello sviluppo che emergevano settimane o mesi dopo una vaccinazione. Poiché mancava un evento drammatico e immediato, né i genitori né i medici collegavano i due eventi, permettendo così che un vasto numero di casi di danno rimanesse sistematicamente non riconosciuto.

Le Conseguenze Sociali: Dalla Sindrome Post-Encefalitica alla Criminalità Violenta

L’argomentazione di Harris Coulter raggiungeva il suo apice e la sua conclusione più radicale nell’affermazione dell’esistenza di un legame causale diretto tra il danno neurologico indotto dai vaccini e il deterioramento del tessuto sociale, manifestatosi attraverso un’ondata di violenza e criminalità senza precedenti nella storia americana. Questa sezione analizza la struttura logica e le evidenze addotte da Coulter per sostenere questa tesi controversa.

La premessa fondamentale dell’argomentazione era che l’individuo affetto dalla sindrome post-encefalitica, in particolare nelle sue forme più lievi riconducibili al Danno Cerebrale Minimo, fosse neurologicamente predisposto a sviluppare una personalità sociopatica. I sintomi fondamentali di questa condizione — la debolezza dell’Io, la mancanza di empatia, l’incapacità di comprendere le conseguenze delle proprie azioni, l’impulsività e una bassa tolleranza alla frustrazione — creavano, secondo Coulter, un individuo incapace di competere con successo nella società e incline a scivolare nella criminalità.

Il concetto di “personalità sociopatica” o “personalità sociopatica” era centrale nella costruzione teorica di Coulter. Il testo descriveva questa condizione come caratterizzata da un “vuoto morale ed emotivo”, una mancanza di sentimenti profondi e una limitata capacità di stabilire legami emotivi autentici con gli altri. Gli individui con questa caratteristica erano descritti come incapaci di comprendere le conseguenze delle proprie azioni sugli altri, di provare rimorso o senso di colpa, e di controllare i propri impulsi in risposta a frustrazioni o provocazioni.

Per supportare la sua tesi, Coulter citava dati statistici che indicavano un drammatico aumento dei tassi di criminalità violenta negli Stati Uniti durante il periodo di interesse. Il testo evidenziava come l’incidenza del “crimine violento” (omicidio, stupro, rapina e aggressione aggravata) fosse di 200 per 100.000 persone durante la Grande Depressione degli anni ’30. Negli anni ’40 era scesa a 100 per 100.000, ma nel 1963 era tornata al livello dell’era della Depressione. Da quel momento, secondo i dati citati da Coulter, aveva iniziato una scalata costante, raggiungendo 500 nel 1978 e superando 600 nel 1987.

L’interpretazione di questi dati da parte di Coulter era inequivocabile: l’epidemia di violenza iniziata negli anni ’60 era il diretto contributo delle generazioni “post-encefalitiche” vaccinate. La correlazione temporale tra l’introduzione e l’espansione dei programmi di vaccinazione di massa negli anni ’40 e ’50 e il successivo aumento della criminalità violenta negli anni ’60, ’70 e ’80 era presentata come prova di un nesso causale. L’autore sosteneva che i bambini vaccinati nei primi programmi di massa avrebbero raggiunto l’adolescenza e la prima età adulta proprio negli anni in cui si osservava l’impennata della criminalità, creando una corrispondenza temporale precisa tra le due variabili.

La connessione veniva ulteriormente rafforzata, secondo Coulter, da studi sulla popolazione carceraria. Il testo sosteneva che la caratteristica neurologica più comune tra i criminali violenti fosse l’iperattività e che, indipendentemente dallo studio esaminato, “un’ampia maggioranza dei soggetti sarà stata iperattiva durante l’infanzia”. Questa alta prevalenza di sintomi riconducibili al MBD nella popolazione criminale era presentata come la prova che il danno neurologico era un fattore primario nella predisposizione al comportamento criminale e violento.

L’argomentazione di Coulter includeva anche l’analisi di casi specifici di criminali violenti, utilizzati come illustrazioni delle caratteristiche della personalità sociopatica. Il caso di Ted Bundy veniva discusso in dettaglio, non per affermare che Bundy fosse stato danneggiato da un vaccino, ma per illustrare il concetto di “impulso irresistibile” e la dissociazione emotiva — il “vuoto morale” — che caratterizzavano la personalità sociopatica, collegandoli ai tratti psicologici descritti nei capitoli precedenti del libro.

Il ragionamento di Coulter si estendeva fino a includere una riflessione sulle conseguenze sociali più ampie del danno neurologico diffuso. L’autore sosteneva che la presenza di milioni di individui con deficit neurologici e incapacità di funzionare normalmente nella società avesse alterato il tessuto sociale in modi profondi e pervasivi. L’incapacità di una porzione significativa della popolazione di sviluppare empatia, di comprendere le conseguenze delle proprie azioni e di controllare i propri impulsi si traduceva, su scala collettiva, in un aumento della violenza, della criminalità e del decadimento sociale.

Un aspetto particolarmente significativo dell’argomentazione era l’identificazione di quelli che Coulter definiva “sottoclassi” — gruppi sociali caratterizzati da alti tassi di povertà, esclusione sociale e coinvolgimento in attività criminali — come le manifestazioni sociali più evidenti della sindrome post-encefalitica. L’autore suggeriva che le disuguaglianze sociali e la concentrazione della criminalità in determinate aree geografiche e gruppi demografici potessero essere interpretate, almeno in parte, come conseguenze della diffusione del danno neurologico nella popolazione.

In questo modo, Coulter chiudeva il cerchio della sua argomentazione: il “danno da vaccino” non solo creava disabilità individuali come l’autismo e il danno cerebrale minimo, ma generava anche un “problema di salute pubblica” che si manifestava come una crescente ondata di violenza che minava le fondamenta della società americana. La catena causale si estendeva così dalla singola iniezione nel braccio di un bambino fino alle strade delle città americane, trasformando quella che era iniziata come una pratica medica preventiva in quello che l’autore definiva un “assalto al cervello americano”.

L’Accusa alla Professione Medica: Medical Hubris e la Cospirazione del Silenzio

Una corrente che percorreva tutto il libro di Coulter era una profonda critica alla professione medica, accusata di arroganza, quella che l’autore definiva “medical hubris”, e di una “cospirazione del silenzio” riguardo ai danni causati dai vaccini. Questa sezione esamina le accuse rivolte da Coulter alla comunità medica e le argomentazioni con cui le sosteneva.

Il nucleo della critica di Coulter era che la professione medica avesse sistematicamente ignorato e soppresso le prove dei danni causati dai vaccini, preferendo preservare il proprio consenso interno e proteggere le proprie pratiche piuttosto che riconoscere e affrontare i rischi. L’autore scriveva che le prove del danno da vaccino erano state “ignorate” per decenni, mentre i genitori che riportavano reazioni avverse nei propri figli venivano ridicolizzati e trattati come “ipersansiosi” o “eccessivamente protettivi”.

La preferenza per spiegazioni psicologiche, come quella della “madre frigorifero”, veniva interpretata da Coulter come un esempio emblematico di questa tendenza a evitare conclusioni che avrebbero potuto mettere in discussione i programmi di vaccinazione. Invece di riconoscere che i bambini presentavano sintomi di danno neurologico organico, i medici avevano preferito attribuire la colpa alle madri, scaricando la responsabilità sulle famiglie e preservando così l’immagine della vaccinazione come pratica sicura e benefica.

Coulter riservava critiche particolarmente severe a quella che definiva la “medicina organizzata” — l’insieme delle associazioni professionali, delle istituzioni accademiche, delle riviste mediche e delle agenzie governative che regolavano e guidavano la pratica medica. L’autore citava specificamente l’American Medical Association, l’American Academy of Pediatrics, le principali riviste mediche, i professori di pediatria e immunologia nelle scuole di medicina del paese, e l’insieme delle aziende farmaceutiche e dei produttori di vaccini che costituivano quello che definiva il “nuovo complesso medico-industriale”.

L’accusa più grave era che questa “medicina organizzata” avesse sistematicamente soffocato le voci all’interno e all’esterno della professione che mettevano in guardia contro la catastrofe imminente. L’isolamento della professione medica dall’opinione pubblica e dalla pressione dei suoi stessi membri aveva impedito, secondo Coulter, che tale conoscenza diventasse nota e influenzasse le politiche sanitarie.

L’autore descriveva come, nel 1985, insieme a Barbara Fisher, avesse pubblicato “DPT: A Shot in the Dark” — la prima indagine critica approfondita sul vaccino DPT.

In quel libro, Coulter e Fisher avevano stimato che almeno 1.000 bambini morissero ogni anno a causa di questo vaccino, mentre 12.000 subivano danni permanenti.

L’autore sottolineava che queste cifre non erano mai state contestate dalla comunità medica, sebbene fossero molto più pessimistiche delle valutazioni precedenti.

Le conseguenze di questa critica, secondo l’argomentazione di Coulter, erano state significative. Il Congresso aveva adottato nel dicembre 1986 il National Childhood Vaccination Compensation Law, che autorizzava il pagamento di danni ai bambini danneggiati dalle vaccinazioni. Questo riconoscimento legale del danno da vaccino rappresentava, nella prospettiva di Coulter, una conferma indiretta delle sue argomentazioni, anche se la professione medica continuava a mantenere il silenzio sulle implicazioni più ampie del problema.

L’autore descriveva come, quando era accusato di partecipare a una “cospirazione del silenzio”, un medico eminente della Divisione Immunizzazione dei Centers for Disease Control avesse risposto: “Non è possibile rispondere a ogni documento che tratta di vaccini” — una risposta che Coulter interpretava come un rifiuto oltraggioso di esaminare le evidenze. Egli sosteneva che i funzionari dei Centers for Disease Control, del Public Health Service, della Food and Drug Administration e dei National Institutes of Health fossero dipendenti pubblici che lavoravano per i contribuenti che pagavano i loro stipendi, e che quando appariva una critica responsabile alla vaccinazione, fossero obbligati a darle un’onesta considerazione.

La conclusione di Coulter su questo punto era radicale: “Se calamità come il programma di vaccinazione non devono essere ripetute nauseam in futuro, la posizione giuridicamente privilegiata della professione medica deve essere modificata”. L’autore suggeriva che il monopolio legale concesso alla professione medica sulla “cura della salute” negli anni ’20 fosse stato sfruttato per proteggere pratiche dannose e per sopprimere il dibattito pubblico sui loro rischi.

L’argomentazione di Coulter sulla responsabilità della professione medica si estendeva fino a includere una riflessione sulla natura stessa dell’arroganza medica. L’autore riconosceva che non tutti i medici meritavano censura — “i medici sono umani come il resto di noi, con le stesse debolezze e forze. La maggior parte è entrata in medicina con l’intenzione di aiutare gli afflitti” — ma insisteva sul fatto che la “professione organizzata” nel suo complesso dovesse assumersi una grande parte della responsabilità per ciò che considerava una catastrofe inflitta al paese dai programmi di vaccinazione.

Conclusioni: L’Eredità Intellettuale di un’Opera Controversa

L’opera di Harris L. Coulter, “Vaccination, Social Violence, and Criminality: The Medical Assault on the American Brain”, rappresenta un documento singular nella storia del dibattito sulla sanità pubblica e sulla sicurezza delle vaccinazioni. Lungi dall’essere un semplice pamphlet contro i vaccini, il libro costituisce un tentativo ambizioso e sistematico di costruire una teoria onnicomprensiva che colleghi le pratiche mediche moderne a una vasta gamma di conseguenze sociali negative, dall’autismo alla criminalità violenta.

La struttura argomentativa di Coulter merita un’attenta analisi anche da parte di chi non condivide le sue conclusioni. L’autore costruisce una catena causale lineare e apparentemente coerente: i programmi di vaccinazione infantile di massa, in particolare a partire dalla metà del XX secolo, hanno scatenato un’epidemia non riconosciuta di encefalite, spesso in forma sub-clinica.

Questa encefalite post-vaccinica produce un’unica condizione di fondo, la “sindrome post-encefalitica”, che si manifesta lungo uno spettro di gravità. All’estremo più grave si trova l’autismo; nella sua forma più lieve e diffusa, il Danno Cerebrale Minimo, caratterizzato da iperattività e disturbi dell’apprendimento. I deficit neurologici, emotivi e comportamentali derivanti da queste condizioni — mancanza di empatia, impulsività, debolezza dell’Io — non solo causano disabilità dello sviluppo individuali, ma, su scala sociale, costituiscono un fattore determinante nell’aumento della violenza, della criminalità e del deterioramento sociale osservato a partire dagli anni ’60.

È importante sottolineare che le conclusioni di Coulter sono state ampiamente respinte dalla comunità scientifica e medica. La teoria che collega i vaccini all’autismo è stata oggetto di numerosi studi epidemiologici su larga scala che non hanno trovato alcuna evidenza di un’associazione. L’ipotesi della “sindrome post-encefalitica” come entità nosologica unificante non ha trovato accettazione nella letteratura medica. E il collegamento tra vaccinazioni e aumento della criminalità non è supportato da evidenze scientifiche.

Tuttavia, l’opera di Coulter rimane un documento storico significativo per diverse ragioni. In primo luogo, rappresenta un esempio emblematico di come teorie scientifiche possano essere costruite in modo sistematico pur mancando di fondamento empirico adeguato. L’analisi delle argomentazioni di Coulter permette di comprendere i meccanismi attraverso cui teorie prive di supporto scientifico possono guadagnare credibilità presso segmenti del pubblico. In secondo luogo, l’opera di Coulter ha avuto un’influenza duratura sul dibattito pubblico sulle vaccinazioni, alimentando movimenti di opposizione ai vaccini che persistono ancora oggi. Comprendere le radici intellettuali di queste posizioni è essenziale per sviluppare strategie efficaci di comunicazione scientifica.

In terzo luogo, l’analisi di Coulter della teoria della “madre frigorifero” offre una lezione importante sulla storia della psichiatria e sulla necessità di basare le teorie eziologiche su evidenze empiriche piuttosto che su speculazioni prive di fondamento. Il danno inflitto alle famiglie di bambini autistici da decenni di colpevolizzazione ingiustificata rappresenta un monito contro l’accettazione acritica di teorie che, pur apparendo plausibili, non sono supportate da evidenze scientifiche.

Infine, l’opera di Coulter solleva questioni legittime sul rapporto tra pratica medica e responsabilità sociale che meritano considerazione anche al di là delle conclusioni specifiche dell’autore. La questione del consenso informato sui rischi delle vaccinazioni, la necessità di sistemi robusti di sorveglianza post-marketing per i vaccini, e il bilanciamento tra benefici collettivi e rischi individuali sono tutti temi che la comunità medica continua ad affrontare. Sebbene le risposte di Coulter a queste domande siano state respinte, le domande stesse rimangono rilevanti.

L’eredità di Harris L. Coulter è dunque complessa e ambivalente. Da un lato, le sue teorie sono state definitivamente confutate dalla ricerca scientifica e la sua opera è utilizzata come esempio di disinformazione sulla sicurezza delle vaccinazioni. Dall’altro, il suo lavoro rimane un documento influente in alcuni circuiti critici verso la medicina e rappresenta un potente esempio storico di come le paure sulla medicina moderna possano essere articolate in una narrazione totalizzante. Comprendere questa eredità è essenziale per affrontare con efficacia le sfide contemporanee della comunicazione scientifica e della sanità pubblica.

Fonti e Riferimenti

Le argomentazioni presentate in questo articolo sono basate esclusivamente sul seguente testo di riferimento:

[1] Vaccination, Social Violence, and Criminality: The Medical Assault on the American Brain – Opera principale di Harris L. Coulter pubblicata nel 1990 – Nota: Questa fonte presenta teorie che sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica e sono incluse per scopi di analisi storica e critica.

Appendice: Tabelle Comparative

Tabella 1 – Autismo vs Danno Cerebrale Minimo (MBD)

Area SintomatologicaAutismoDanno Cerebrale Minimo (MBD)
Nucleo del DisturboAlienazione, isolamento, incapacità di relazionarsi con le personeIperattività involontaria, disturbi dell’attenzione, frammentazione del pensiero
Debolezza dell’IoPresente: mancanza di identità personale, vulnerabilità alla critica, passivitàPresente: bassa autostima, ansia pervasiva, egocentrismo marcato
Resistenza al CambiamentoPresente: ossessione per la routine, rituali complessi, movimenti stereotipati (dondolarsi, battere le mani)Presente: perseverazione, ostinazione, atteggiamento oppositivo verso l’autorità
Risposte AggressivePresenti: crisi di rabbia, comportamenti autolesionistici, violenza etero-direttaPresenti: bassa tolleranza alla frustrazione, scatti d’ira improvvisi, comportamenti distruttivi
Disturbi NeurologiciParalisi dei nervi cranici, problemi sensoriali (vista, udito), disturbi motori, digestivi e del sonnoProblemi sensoriali, disturbi motori, alterazioni dell’appetito, disturbi del sonno
LinguaggioMutismo selettivo o totale, ecolalia, verbalizzazione senza comunicazione realeDisturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disgrafia)
EmpatiaAssente o gravemente compromessaCompromessa, con difficoltà a stabilire relazioni significative
Comportamento CompensatorioRicerca ossessiva di struttura, fascinazione per la musicaIpersessualità precoce, uso di sostanze come fuga dalla realtà

Tabella 2 – Meccanismo del Danno Biologico Proposto

ComponenteDescrizione secondo Coulter
Encefalite Post-VaccinicaInfiammazione del cervello causata dalla reazione al vaccino, con sintomi identici all’encefalite di altre cause
Encefalomielite Allergica Sperimentale (EAE)Modello di ricerca per malattie autoimmuni del sistema nervoso, descritto come “identico” all’encefalite post-vaccinica
MielinizzazioneProcesso di formazione della guaina protettiva attorno alle fibre nervose, fondamentale per lo sviluppo neurologico
DemielinizzazioneDistruzione della mielina causata dall’encefalite, con conseguente “cortocircuito” nella comunicazione neurale
Vaccino AntipertosseIdentificato come “adiuvante” potente, utilizzato negli esperimenti di laboratorio per indurre EAE negli animali

Tabella 3 – Parallelismo Cronologico Vaccinazioni e Prevalenza Autismo

PeriodoEventi VaccinaliPrevalenza Autismo
Prima del 1943Vaccinazioni limitate, nessun vaccino per malattie infantili comuniVirtualmente inesistente
Anni ’40-50Introduzione vaccino antipertosse (1925), espansione programmi di vaccinazionePrima ondata di casi identificati da Kanner (1943)
Anni ’60-70Vaccino morbillo (1960), rosolia (1966), parotite (1967), vaccinazioni obbligatorie nella maggior parte degli statiAumento significativo dei casi
1990 (stesura del libro)Calendario vaccinale completo con vaccinazioni a partire dai 2 mesiOltre 200.000 casi stimati negli USA

Articolo redatto per scopi di analisi storica e critica. Le teorie presentate sono quelle dell’autore esaminato

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