Sommario Esecutivo

Il presente articolo, analizza l’evoluzione delle politiche vaccinali pediatriche in Italia nel periodo compreso tra il secondo dopoguerra e il 2025, con particolare attenzione alla traiettoria che ha condotto il Paese da un sistema fondato su pochi vaccini obbligatori a un modello caratterizzato da un crescente numero di imposizioni obbligatorie.

L’analisi si propone di esaminare criticamente questa evoluzione, evidenziando le tensioni emerse tra l’obiettivo di garantire l’immunità di gregge e la tutela dei diritti individuali, con particolare riferimento all’autonomia decisionale delle famiglie e al principio del consenso informato.

La ricostruzione storica evidenzia come l’Italia rappresenti un caso peculiare nel panorama europeo, distinguendosi per il ricorso prolungato e incrementale allo strumento dell’obbligo legale. Se durante il periodo post-bellico la scelta di rendere obbligatori alcuni vaccini fondamentali appariva giustificata da gravi emergenze epidemiologiche, a partire dagli anni Novanta si è assistito a un’espansione progressiva del novero delle vaccinazioni imposte che ha sollevato crescenti interrogativi sotto il profilo della proporzionalità e della necessità dell’intervento coercitivo. Il passaggio dalle iniziali quattro vaccinazioni obbligatorie alle dieci introdotte con la legge 119/2017 rappresenta un punto di svolta emblematico di questa tendenza, che ha generato un acceso dibattito pubblico e stimolato la formazione di un movimento di cittadini organizzati che rivendica il diritto alla libera scelta in materia di prevenzione vaccinale.

Questo articolo dedica particolare attenzione all’analisi sociologica del movimento scettico, trattandolo non come fenomeno irrazionale da stigmatizzare, ma come espressione di una cittadinanza attiva e consapevole che esige trasparenza, partecipazione alle decisioni e tutela dei diritti fondamentali. L’esperienza del Veneto, che tra il 2007 e il 2017 ha sospeso l’obbligo vaccinale dimostrando come elevati tassi di copertura possano essere raggiunti anche attraverso strategie di offerta attiva e persuasione, offre spunti di riflessione significativi per ripensare le politiche future. L’analisi comparativa europea conferma che numerosi Paesi con eccellenti risultati in termini di coperture vaccinali non ricorrono allo strumento dell’obbligo, privilegiando approcci basati sulla comunicazione, l’educazione sanitaria e il rapporto fiduciario tra medico e paziente.


1. Introduzione: Contesto Storico e Obiettivi dell’Analisi

1.1 La Sanità Pubblica nel Secondo Dopoguerra

La ricostruzione del sistema sanitario italiano nel secondo dopoguerra avviene in un contesto caratterizzato da gravi carenze infrastrutturali e da una diffusione ancora significativa di malattie infettive che nei decenni precedenti avevano mietuto numerose vittime, soprattutto tra la popolazione infantile. L’attenzione delle autorità sanitarie si concentra sulla necessità di contrastare patologie come la poliomielite, la difterite e il tetano, che rappresentano vere e proprie emergenze per la salute pubblica. In questo quadro, la vaccinazione emerge come strumento prioritario di prevenzione, e lo Stato assume un ruolo centrale nell’organizzazione e nella promozione delle campagne vaccinali, ricorrendo frequentemente allo strumento dell’obbligo legale per garantire coperture elevate in tempi brevi.

L’approccio adottato in questo periodo riflette una concezione paternalistica del rapporto tra istituzioni sanitarie e cittadini, nella quale il decisore pubblico dispone di un’autonomia pressoché illimitata nella determinazione delle misure necessarie alla tutela della salute collettiva. Il consenso informato e la partecipazione del paziente alle scelte terapeutiche costituiscono concetti estranei al paradigma dominante, che privilegia l’efficacia collettiva dell’intervento rispetto alle preferenze individuali. Questo modello, funzionale al raggiungimento di obiettivi di salute pubblica in un contesto di emergenza, lascerà tracce profonde nella legislazione successiva e influenzerà il dibattito sulle vaccinazioni per decenni.

1.2 Obiettivi e Metodologia

Ci proponiamo di analizzare criticamente l’evoluzione delle politiche vaccinali pediatriche in Italia, evidenziando le ragioni storiche, scientifiche e politiche che hanno condotto all’attuale sistema di obblighi e le criticità che tale sistema solleva sotto molteplici profili. L’analisi muove dalla constatazione che il ricorso all’obbligo vaccinale rappresenta una limitazione di diritti fondamentali della persona, che deve essere giustificata dalla dimostrazione della necessità, della proporzionalità e dell’efficacia della misura coercitiva. Quando tali condizioni vengono meno, l’obbligo rischia di trasformarsi da strumento di tutela della salute pubblica a imposizione arbitraria, con conseguente erosione del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

La metodologia adottata combina l’analisi storico-legislativa con la prospettiva sociologica, considerando le vaccinazioni non solo come interventi tecnico-sanitari, ma come fenomeni complessi che coinvolgono dimensioni giuridiche, etiche, politiche e sociali. Particolare attenzione viene dedicata all’esame delle posizioni critiche verso l’obbligo vaccinale, trattate come espressione legittima del pluralismo democratico e come stimolo al miglioramento delle politiche pubbliche attraverso il confronto dialettico. L’obiettivo non è quello di fornire giudizi aprioristici sull’utilità o meno delle vaccinazioni, bensì di analizzare le modalità con cui le istituzioni italiane hanno gestito il rapporto tra prevenzione collettiva e libertà individuali, evidenziando successi, fallimenti e aree di possibile miglioramento.


2. Il Contesto Pre-Bellico: Le Radici dell’Obbligo Vaccinale in Italia

2.1 La Vaccinazione Antivaiolosa: Il Primo Obbligo (1888)

Prima di analizzare il periodo del dopoguerra, è necessario comprendere le radici storiche dell’obbligo vaccinale in Italia, che affondano nel XIX secolo. La vaccinazione antivaiolosa rappresenta il prototipo di tutti gli obblighi vaccinali successivi e stabilisce un precedente giuridico e culturale che influenzerà profondamente la legislazione italiana per oltre un secolo.

L’obbligo di vaccinazione antivaiolosa fu introdotto progressivamente negli Stati pre-unitari italiani:

AnnoTerritorioProvvedimento
1806Ducato di PiombinoPrimo obbligo vaccinale in territorio italiano
1812Regno d’Italia napoleonicoEstensione dell’obbligo
1859Regno di SardegnaObbligo di vaccinazione antivaiolosa
1888Regno d’ItaliaLegge sanitaria n. 5849 del 22 dicembre: obbligo esteso a tutti i nuovi nati

La Legge sanitaria del 1888, emanata a Unità d’Italia avvenuta, rappresentò il primo intervento organico dello Stato unitario in materia di vaccinazioni obbligatorie. La scelta di rendere obbligatoria la vaccinazione antivaiolosa si inseriva nel filone di pensiero di matrice tedesca, secondo il quale lo Stato deve mantenere i sudditi in salute per disporre di soldati e contribuenti sani. I medici dell’epoca avevano osservato che, proteggendo il singolo individuo, si evitava la diffusione epidemica della malattia, ma era necessaria un’adesione massiccia alla vaccinazione per ottenere questo risultato: da qui la scelta di interventi coattivi.

L’obbligo antivaioloso rimase in vigore per quasi un secolo, fino alla sua sospensione nel 1977 e alla definitiva abolizione nel 1981, in seguito all’eradicazione mondiale della malattia certificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1980. Per i nati tra il 1888 e il 1977, la vaccinazione antivaiolosa rappresentò dunque un’esperienza universale e obbligatoria, parte integrante del percorso sanitario dell’infanzia italiana.

2.2 La Vaccinazione Antidifterica: L’Obbligo del 1939

La difterite rappresentava una delle malattie infettive più temute dell’infanzia, con tassi di mortalità che potevano raggiungere il 60-70% dei casi prima dell’introduzione della sieroterapia. Le scoperte scientifiche della fine del XIX secolo avevano aperto la strada alla prevenzione:

  • 1883: Edwin Klebs identifica l’agente causale della difterite
  • 1884: Friedrich Loeffler coltiva il batterio in laboratorio
  • 1888: Emile Roux e Alexandre Yersin scoprono l’esotossina difterica
  • 1890: Emil von Behring scopre il siero antidifterico (Premio Nobel 1901)
  • 1894: Primi utilizzi del siero antidifterico a Parigi, con riduzione della mortalità dal 60% al 24%
  • 1923-1925: Léon Gaston Ramon sviluppa l’anatossina difterica, base del vaccino moderno

In Italia, l’introduzione della vaccinazione antidifterica seguì un percorso graduale:

  • 1929: Il Ministero dell’Interno incoraggia la vaccinazione infantile su base volontaria
  • 1930: Il Podestà di Genova rende la vaccinazione obbligatoria nel comprensorio genovese, primo esempio di obbligo locale
  • 6 giugno 1939: Il Decreto Legge n. 891 rende la vaccinazione antidifterica obbligatoria in tutto il Regno, in associazione alla vaccinazione antivaiolosa

La scelta del 1939 di rendere obbligatoria la vaccinazione antidifterica si inseriva nel contesto del regime fascista, che attribuiva grande importanza alla salute della popolazione come risorsa nazionale. L’obbligo fu imposto senza particolare dibattito pubblico, in un contesto politico che non ammetteva opposizioni alle decisioni dello Stato in materia sanitaria. Per i nati a partire dal 1939, la vaccinazione antidifterica divenne dunque obbligatoria accanto a quella antivaiolosa.

Dati epidemiologici sulla difterite: – All’inizio del ’900 si registravano in Italia migliaia di casi annui con elevata mortalità – Durante la Seconda Guerra Mondiale: circa 1 milione di casi con 50.000 morti in Europa (Russia esclusa) – Dopo la ripresa delle campagne vaccinali negli anni ’50: drastica riduzione – 1952: Solo 30 casi in Italia – 1989: Zero casi – Ultimo caso in Italia: 1996


3. Il Dopoguerra e l’Emergenza Sanitaria: La Situazione dei Nati tra il 1945 e il 1979

3.1 Il Quadro Epidemiologico dell’Italia Post-Bellica

L’Italia del secondo dopoguerra si trovava ad affrontare una situazione sanitaria critica, aggravata dalle distruzioni belliche e dalla disorganizzazione dei servizi. Le malattie infettive rappresentavano ancora una minaccia significativa per la popolazione, soprattutto per l’infanzia. I nati negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto (1945-1950) si trovarono esposti a rischi sanitari che le generazioni successive non avrebbero più conosciuto.

Situazione vaccinale per i nati nel periodo 1945-1950:

VaccinazioneStatusNote
AntivaiolosaObbligatoria (dal 1888)Somministrata a tutti i nuovi nati
AntidiftericaObbligatoria (dal 1939)Somministrata in associazione all’antivaiolosa
AntipoliomieliticaNon disponibileVaccino Salk introdotto solo nel 1955 negli USA
AntitetanicaNon obbligatoriaDisponibile ma non sistematicamente offerta
Anti-pertosseNon disponibileVaccino introdotto in Italia negli anni ’60

I bambini nati in questo periodo ricevevano dunque soltanto due vaccinazioni obbligatorie (vaiolo e difterite), ed erano esposti al rischio di contrarre malattie oggi prevenibili, in particolare la poliomielite, che proprio in questi anni iniziava la sua fase epidemica più grave.

3.2 L’Epidemia di Poliomielite: Il Terrore degli Anni Cinquanta e Sessanta

La poliomielite, nota anche come “paralisi infantile” o “malattia di Heine-Medin”, rappresenta uno dei capitoli più drammatici della storia sanitaria italiana del dopoguerra. La malattia colpisce le corna anteriori del midollo spinale, causando paralisi flaccida con atrofia muscolare, e nei casi più gravi compromette i muscoli respiratori, rendendo necessario il ricorso al “polmone d’acciaio”.

Il “Paradosso della Poliomielite”

Un aspetto particolarmente interessante della storia della poliomielite riguarda il cosiddetto “paradosso epidemiologico”. Prima del XIX secolo, i poliovirus erano endemici nella popolazione e infettavano i neonati ancora protetti dagli anticorpi materni, determinando infezioni generalmente asintomatiche che conferivano immunità permanente. Con l’industrializzazione e il miglioramento delle condizioni igieniche, l’età del primo contatto con il virus si alzò progressivamente, esponendo bambini più grandi e privi di protezione materna a forme clinicamente più gravi della malattia. Paradossalmente, il miglioramento delle condizioni igieniche contribuì alla gravità delle epidemie di poliomielite.

Cronologia dell’epidemia in Italia:

PeriodoCasi dichiaratiNote
Anni ’501.800-2.300 casi/semestreSituazione endemica grave
1958Oltre 8.000 casiPicco epidemico massimo
1964 (I semestre)~1.500 casiPrima dell’introduzione del Sabin
1964 (II semestre)212 casiDopo l’introduzione del Sabin
1966-1968Incidenza Sud 3x NordDisparità geografiche persistenti
1982Ultimo caso autoctono 
2002Italia “Polio-free”Certificazione OMS

Il picco del 1958, con oltre 8.000 casi dichiarati di poliomielite paralitica, rappresentò un momento di grave allarme per le famiglie italiane. Nel 5-10% dei casi più gravi (da 400 a 800 bambini nel solo anno 1958), la polio immobilizzava i muscoli del torace impedendo la respirazione autonoma. Questi bambini furono costretti a vivere all’interno dei “polmoni d’acciaio”, macchine che garantivano la respirazione artificiale, spesso per il resto della loro vita.

3.3 L’Introduzione del Vaccino Antipolio: Salk e Sabin

La lotta contro la poliomielite vide lo sviluppo di due vaccini fondamentali, frutto del lavoro di due scienziati americani: Jonas Salk e Albert Sabin.

Il Vaccino Salk (IPV – Inactivated Polio Vaccine): – Sviluppato da Jonas Salk nel 1953-1955 – Vaccino a virus inattivato (ucciso), somministrato per iniezione – Introdotto in Italia nel 1958 – Efficace ma costoso e di difficile somministrazione di massa

Il Vaccino Sabin (OPV – Oral Polio Vaccine): – Sviluppato da Albert Sabin nel 1957-1961 – Vaccino a virus vivo attenuato, somministrato per via orale (gocce su zolletta di zucchero) – Introdotto in Italia nella primavera del 1964 – Più economico, più facile da somministrare, capace di indurre immunità intestinale e di interrompere la trasmissione del virus

La campagna vaccinale del 1964

Nella primavera del 1964, sotto la direzione del Ministro della Sanità Giacomo Mancini, ebbe inizio la campagna di vaccinazione di massa con il vaccino Sabin. La campagna, rivolta ai bambini dai 4 mesi ai 6 anni, rappresentò uno sforzo organizzativo senza precedenti nella storia della sanità pubblica italiana. Le “giornate della vaccinazione” videro la partecipazione di milioni di famiglie, e i risultati furono immediati e spettacolari: nel secondo semestre del 1964, i casi di poliomielite scesero a soli 212, rispetto ai circa 1.500 del primo semestre.

L’obbligo vaccinale del 1966

Nonostante il successo della campagna, le autorità sanitarie rilevarono che l’adesione volontaria non era sufficiente a garantire coperture uniformi su tutto il territorio nazionale. In particolare, le regioni del Sud mostravano tassi di adesione significativamente inferiori a quelli del Centro-Nord, con un’incidenza della malattia tre volte superiore nel periodo 1966-1968. Per superare queste disparità, la Legge 4 febbraio 1966, n. 51 rese obbligatoria la vaccinazione antipoliomielitica per tutti i nuovi nati, da effettuarsi nel primo anno di vita con richiamo al terzo anno.

Situazione vaccinale per i nati nel periodo 1958-1966:

VaccinazioneStatusNote
AntivaiolosaObbligatoriaSomministrata a tutti i nuovi nati
AntidiftericaObbligatoriaIn associazione all’antivaiolosa
Antipoliomielitica (Salk)Raccomandata (dal 1958)Non obbligatoria, copertura disomogenea
Antipoliomielitica (Sabin)Raccomandata (dal 1964)Campagna di massa, ma non obbligatoria
AntitetanicaNon obbligatoriaDisponibile ma non sistematicamente offerta

I nati in questo periodo “di transizione” (1958-1966) si trovarono in una situazione particolare: la vaccinazione antipolio era disponibile e raccomandata, ma non obbligatoria. L’adesione dipendeva dalla consapevolezza delle famiglie e dalla capacità organizzativa dei servizi locali, con conseguenti disparità significative tra Nord e Sud, tra aree urbane e rurali.

3.4 La Vaccinazione Antitetanica: L’Obbligo del 1963-1968

Il tetano, sebbene non trasmissibile da persona a persona e quindi non suscettibile di causare epidemie, rappresentava una causa significativa di mortalità, soprattutto tra i lavoratori agricoli e i neonati (tetano neonatale). La vaccinazione antitetanica fu introdotta in Italia con un approccio graduale, inizialmente rivolto alle categorie professionali a rischio.

Cronologia dell’obbligo antitetanico:

  • Legge 5 marzo 1963, n. 292: Introduce l’obbligo della vaccinazione antitetanica per le seguenti categorie:
    • Lavoratori agricoli
    • Pastori e allevatori
    • Addetti alla manipolazione del letame
    • Conciatori di pelli
    • Operai addetti alla costruzione di strade
    • Minatori
    • Altre categorie esposte al rischio di infezione
  • Legge 20 marzo 1968, n. 419: Estende l’obbligo della vaccinazione antitetanica a tutti i nuovi nati, prevedendo la somministrazione combinata con la vaccinazione antidifterica (vaccino DT)

Situazione vaccinale per i nati nel periodo 1966-1977:

VaccinazioneStatusNote
AntivaiolosaObbligatoriaSospesa nel 1977
AntidiftericaObbligatoriaParte del vaccino combinato DT
AntipoliomieliticaObbligatoria (dal 1966)Vaccino Sabin orale
AntitetanicaObbligatoria (dal 1968)Parte del vaccino combinato DT

Con l’introduzione dell’obbligo antitetanico nel 1968, i nati a partire da quell’anno furono soggetti a quattro vaccinazioni obbligatorie: antivaiolosa, antidifterica, antipoliomielitica e antitetanica. Questo assetto rimase sostanzialmente stabile fino al 1977, quando l’obbligo antivaioloso fu sospeso.

3.5 La Fine dell’Era del Vaiolo: La Sospensione dell’Obbligo (1977)

L’8 maggio 1980, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò ufficialmente eradicato il vaiolo, primo caso nella storia di eliminazione completa di una malattia infettiva attraverso la vaccinazione. L’Italia aveva anticipato questa dichiarazione sospendendo l’obbligo vaccinale già nel 1977, in un contesto in cui la malattia era ormai assente dal territorio nazionale da decenni.

La Legge 4 febbraio 1977, n. 36 sospese l’obbligo della vaccinazione antivaiolosa, mantenendo tuttavia la possibilità di vaccinazione per i soggetti a rischio (personale sanitario, viaggiatori verso aree endemiche). La definitiva abolizione dell’obbligo fu sancita dalla Legge 23 gennaio 1981, n. 117.

Situazione vaccinale per i nati a partire dal 1977:

VaccinazioneStatusNote
AntivaiolosaSospesa (1977) / Abolita (1981)Non più somministrata
AntidiftericaObbligatoriaParte del vaccino combinato DT
AntipoliomieliticaObbligatoriaVaccino Sabin orale
AntitetanicaObbligatoriaParte del vaccino combinato DT

Con la sospensione dell’obbligo antivaioloso, i nati a partire dal 1977 furono soggetti a tre vaccinazioni obbligatorie: antidifterica, antipoliomielitica e antitetanica. Questo assetto rimase stabile fino al 1991, quando fu introdotto l’obbligo per la vaccinazione anti-epatite B.

3.6 Analisi Critica: L’Esperienza dei Nati nel Dopoguerra

L’analisi dell’esperienza vaccinale dei nati nel periodo 1945-1979 consente di formulare alcune considerazioni critiche che illuminano il dibattito contemporaneo sulle vaccinazioni obbligatorie.

Aspetti positivi dell’approccio adottato:

  1. Efficacia epidemiologica: Le vaccinazioni obbligatorie contribuirono in modo determinante alla riduzione drastica delle malattie prevenibili. La poliomielite, che nel 1958 aveva causato oltre 8.000 casi di paralisi, fu praticamente eliminata nel giro di un decennio. La difterite, che ancora negli anni ’40 causava migliaia di morti in Europa, divenne una malattia rarissima.
  2. Equità di accesso: L’obbligo vaccinale garantì che tutti i bambini, indipendentemente dalla condizione socioeconomica della famiglia, potessero accedere gratuitamente alla prevenzione. Questo aspetto era particolarmente rilevante in un’Italia ancora caratterizzata da forti disuguaglianze sociali e territoriali.
  3. Semplicità organizzativa: Un sistema basato sull’obbligo è più facile da gestire dal punto di vista amministrativo, non richiedendo sofisticate strategie di comunicazione e persuasione.

Aspetti critici dell’approccio adottato:

  1. Mancanza di consenso informato: I genitori dell’epoca non erano informati sui rischi e sui benefici delle vaccinazioni, né era prevista la possibilità di esprimere un consenso o un dissenso. La vaccinazione era un atto dovuto, non una scelta.
  2. Assenza di farmacovigilanza: Non esistevano sistemi strutturati per la rilevazione e l’analisi degli eventi avversi. I casi di reazioni gravi, pur documentati nella letteratura medica, non erano oggetto di monitoraggio sistematico.
  3. Mancanza di tutela per i danneggiati: Fino al 1992, non esisteva alcuna forma di indennizzo per i soggetti che subivano danni permanenti a causa delle vaccinazioni obbligatorie. Questa situazione fu considerata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, che più volte sollecitò il legislatore a intervenire.
  4. Uniformità senza personalizzazione: L’obbligo si applicava indifferentemente a tutti i bambini, senza considerazione per le condizioni individuali che potessero controindicare la vaccinazione. Le procedure per ottenere esenzioni erano farraginose e poco conosciute.

Il passaggio generazionale:

I nati nel dopoguerra, oggi anziani, hanno vissuto la transizione da un’Italia in cui le malattie infettive rappresentavano una minaccia concreta e quotidiana a un’Italia in cui tali malattie sono diventate rarità. Questa esperienza diretta del “prima” e del “dopo” le vaccinazioni ha plasmato una percezione generalmente favorevole verso la prevenzione vaccinale, che contrasta con lo scetticismo più diffuso tra le generazioni successive, cresciute in un contesto in cui le malattie prevenibili sono praticamente scomparse e i rischi dei vaccini appaiono più salienti dei benefici.


4. Gli Anni Ottanta e Novanta: Dall’Epatite B al Piano Nazionale Vaccini

4.1 L’Introduzione della Vaccinazione Anti-Epatite B (1991)

La Legge 27 maggio 1991, n. 165 introdusse l’obbligo della vaccinazione contro l’epatite B per tutti i nuovi nati e per gli adolescenti al compimento del dodicesimo anno di età. Questa scelta fu motivata dalla necessità di contrastare una patologia diffusa a livello globale, che in Italia colpiva centinaia di migliaia di persone e rappresentava una delle principali cause di cirrosi e tumori epatici.

L’introduzione dell’anti-epatite B rappresentò un cambio di paradigma rispetto ai precedenti obblighi vaccinali:

  • Non era una malattia pediatrica classica: L’epatite B si trasmette prevalentemente per via parenterale (sangue, rapporti sessuali) e non attraverso il contatto casuale tipico dell’infanzia
  • I bambini non erano la categoria più a rischio: Il rischio maggiore riguardava adulti con comportamenti a rischio, operatori sanitari, tossicodipendenti
  • La vaccinazione del neonato proteggeva per la vita adulta: L’obiettivo era creare coorti di adulti protetti, interrompendo la catena di trasmissione

Questa logica di “protezione anticipata” per rischi futuri aprì la strada all’estensione dell’obbligo a vaccinazioni che non rispondevano necessariamente a emergenze epidemiologiche immediate dell’infanzia.

Situazione vaccinale per i nati a partire dal 1991:

VaccinazioneStatusNote
AntidiftericaObbligatoriaParte del vaccino combinato
AntipoliomieliticaObbligatoriaPassaggio da OPV a IPV negli anni ’90
AntitetanicaObbligatoriaParte del vaccino combinato
Anti-epatite BObbligatoriaNuova introduzione

4.2 Il Primo Piano Nazionale Vaccini (1999-2000)

L’approvazione del primo Piano Nazionale Vaccini per il biennio 1999-2000 rappresentò un tentativo di sistematizzare e razionalizzare le politiche vaccinali italiane, introducendo elementi di novità significativi rispetto al passato. Il Piano definì obiettivi di copertura chiari e misurabili, fissando al 95% la soglia minima da raggiungere per le vaccinazioni dell’infanzia entro i due anni di età. Questo obiettivo, allineato alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, indicava la volontà di perseguire standard elevati di protezione della popolazione attraverso la prevenzione vaccinale.

Un aspetto particolarmente rilevante del Piano riguardava la tendenza a superare la rigida distinzione tra vaccini obbligatori e raccomandati, proponendo un approccio unitario basato sulla raccomandazione e sull’offerta attiva. Il documento sottolineava l’importanza di informare correttamente le famiglie sui benefici e sui rischi delle vaccinazioni, incentivando una scelta consapevole piuttosto che imponendo l’adesione attraverso la coercizione.

4.3 L’Esperienza del Veneto: La Sospensione dell’Obbligo Vaccinale (2007-2017)

La Regione Veneto rappresenta un caso unico nel panorama italiano per aver sperimentato, tra il 2007 e il 2017, la sospensione dell’obbligo vaccinale per i nati nel territorio regionale. La Legge Regionale 7/2007, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, dispose la sospensione dell’obbligo di vaccinazione per i nuovi nati, mantenendo l’offerta gratuita e attiva dei vaccini e intensificando le attività di informazione e persuasione.

I dati empirici disponibili mostrano che le coperture vaccinali nel Veneto, pur presentando fluttuazioni, sono rimaste nel complesso elevate durante il periodo di sospensione dell’obbligo, dimostrando che la fiducia delle famiglie nelle vaccinazioni può essere mantenuta anche in assenza di coercizione.


5. La Svolta Coercitiva: La Legge 119/2017 e l’Espansione dell’Obbligo

5.1 Il Contesto dell’Intervento Legislativo

L’approvazione della Legge 119/2017, nota come “Decreto Lorenzin”, rappresenta un punto di svolta nella storia delle politiche vaccinali italiane, configurando un significativo inasprimento del sistema di obblighi precedentemente in vigore. Il provvedimento fu adottato in un contesto caratterizzato da crescenti preoccupazioni per il calo delle coperture vaccinali e per i focolai di morbillo che avevano interessato diverse aree del Paese nei mesi precedenti.

5.2 Le Novità Contenute nella Legge 119/2017

La Legge 119/2017 dispose l’estensione delle vaccinazioni obbligatorie da quattro a dieci:

VaccinazioneStatus pre-2017Status post-2017
Anti-poliomieliticaObbligatoriaObbligatoria
Anti-diftericaObbligatoriaObbligatoria
Anti-tetanicaObbligatoriaObbligatoria
Anti-epatite BObbligatoriaObbligatoria
Anti-pertosseRaccomandataObbligatoria
Anti-Haemophilus influenzae bRaccomandataObbligatoria
Anti-morbilloRaccomandataObbligatoria
Anti-rosoliaRaccomandataObbligatoria
Anti-parotiteRaccomandataObbligatoria
Anti-varicellaRaccomandataObbligatoria

5.3 Analisi Critica del Provvedimento

L’analisi critica della Legge 119/2017 evidenzia molteplici profili di problematicità:

  1. Proporzionalità: L’estensione dell’obbligo a vaccinazioni come morbillo, parotite e rosolia, che non presentano la stessa pericolosità delle malattie per le quali l’obbligo era già previsto, solleva interrogativi sulla proporzionalità della misura.
  2. Diritto all’istruzione: La connessione tra obbligo vaccinale e accesso scolastico ha sollevato critiche sotto il profilo della tutela del diritto all’istruzione.
  3. Partecipazione democratica: La rapidità dell’iter legislativo e la mancanza di un confronto approfondito con le parti sociali hanno alimentato la percezione di un provvedimento calato dall’alto.

6. Le Battaglie Legali: La Giurisprudenza Costituzionale sull’Obbligo Vaccinale

6.1 Il Quadro Costituzionale di Riferimento

L’articolo 32, comma 2, della Costituzione stabilisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, configurando una riserva di legge rafforzata che subordina la possibilità di imporre trattamenti sanitari al rispetto di specifici requisiti di legalità, necessità e proporzionalità.

6.2 Le Principali Pronunce della Corte Costituzionale

SentenzaAnnoPrincipio affermato
307/19901990L’obbligo vaccinale richiede adeguata disciplina dell’indennizzo per i danni
258/19941994L’obbligo non può essere indifferenziato; deve tenere conto delle condizioni individuali
5/20182018Confermata la competenza statale in materia di obblighi vaccinali

6.3 La Legge 210/1992: L’Indennizzo per i Danneggiati

La Legge 25 febbraio 1992, n. 210 istituì un fondo per l’indennizzo dei soggetti danneggiati da complicanze irreversibili a causa di vaccinazioni obbligatorie. Questo provvedimento rappresentò un riconoscimento implicito da parte del legislatore della possibilità che i vaccini potessero causare danni, e rispose alle sollecitazioni della Corte Costituzionale che aveva ritenuto incostituzionale un sistema di obblighi senza adeguata tutela per i danneggiati.


7. Sociologia del Dissenso: Il Movimento per la Libera Scelta Vaccinale

7.1 Genesi e Sviluppo del Movimento

Il movimento critico verso l’obbligo vaccinale può essere più correttamente definito come movimento per la libera scelta vaccinale o movimento “free-vax”, per sottolineare come la sua rivendicazione principale non sia il rifiuto assoluto delle vaccinazioni, ma la libertà di scegliere se, quando e come vaccinarsi.

7.2 La Composizione Sociale del Movimento

Contrariamente allo stereotipo del genitore “no-vax” come soggetto marginale e poco istruito, numerose ricerche sociologiche evidenziano come il movimento attragga in larga misura genitori istruiti, con elevato capitale culturale e sociale, che hanno sviluppato una riflessione critica sulle vaccinazioni a partire dalla propria esperienza genitoriale.

7.3 Il Movimento come Espressione di Cittadinanza Attiva

La prospettiva sociologica consente di interpretare il movimento critico non come fenomeno patologico da stigmatizzare, ma come espressione di una forma matura di cittadinanza attiva che esige voce nelle decisioni che riguardano la salute pubblica.

7.4 La Questione della Farmacovigilanza

Il movimento contesta la percezione ufficiale secondo cui i vaccini sono “sicuri e efficaci”, evidenziando come qualsiasi intervento medico comporti rischi che devono essere valutati e comunicati in modo trasparente. Il sistema italiano di farmacovigilanza, basato prevalentemente sulla segnalazione spontanea, comporta inevitabilmente una sottostima significativa degli eventi avversi.


8. Analisi Comparativa Europea: Modelli a Confronto

8.1 Panorama degli Obblighi Vaccinali in Europa

PaeseVaccinazioni obbligatorieModello
Italia10Obbligo esteso
Francia11Obbligo esteso
Germania1 (morbillo)Obbligo limitato
Regno Unito0Raccomandazione
Svezia0Raccomandazione
Danimarca0Raccomandazione
Finlandia0Raccomandazione

8.2 Efficacia dei Modelli Basati sulla Raccomandazione

I dati empirici dimostrano che i Paesi che non prevedono obblighi vaccinali legali non necessariamente presentano coperture inferiori rispetto ai Paesi con sistemi coercitivi. La Danimarca raggiunge costantemente coperture vaccinali superiori al 90% senza alcun obbligo legale.


9. Il Ruolo della Pandemia da COVID-19 nel Dibattito sulle Vaccinazioni Pediatriche

La pandemia da COVID-19 ha profondamente influenzato il dibattito sulle vaccinazioni pediatriche in Italia, acuendo le tensioni preesistenti. Tuttavia, nel quadro del presente report dedicato alle vaccinazioni pediatriche obbligatorie, la pandemia va considerata come un fattore di contesto che non ha modificato sostanzialmente il quadro normativo delle vaccinazioni pediatriche tradizionali.


10. Conclusioni e Prospettive Future

10.1 Sintesi dell’Analisi

L’analisi dell’evoluzione delle politiche vaccinali pediatriche in Italia nel periodo 1945-2025 evidenzia una traiettoria caratterizzata da:

  1. Un progressivo ampliamento del novero delle vaccinazioni obbligatorie (da 2 nel 1945 a 10 nel 2017)
  2. La centralizzazione delle decisioni a livello statale
  3. Un crescente ricorso allo strumento coercitivo

10.2 Raccomandazioni per le Politiche Future

  1. Riduzione progressiva degli obblighi: Mantenere l’obbligo solo per le vaccinazioni con rapporto rischi-benefici particolarmente favorevole
  2. Rafforzamento della farmacovigilanza: Attivazione di registri indipendenti per la raccolta degli eventi avversi
  3. Formazione degli operatori sanitari: Investimento nella capacità di dialogo con le famiglie
  4. Valorizzazione delle autonomie regionali: Consentire alle Regioni di sperimentare modelli diversi

10.3 Considerazioni Finali

Il dibattito sulle vaccinazioni pediatriche richiede un approccio interdisciplinare che sappia tenere insieme le dimensioni sanitarie, giuridiche, etiche e politiche. Il movimento critico verso l’obbligo vaccinale rappresenta un’espressione di cittadinanza attiva che merita ascolto, non stigmatizzazione. Un sistema sanitario che dialoga con i cittadini è destinato a ottenere una fiducia più solida e duratura di un sistema che impone senza spiegare.


Riferimenti Bibliografici

Fonti Istituzionali e Documenti Ufficiali

[1] Istituto Superiore di Sanità. Obbligo vaccinale: un po’ di storia. Disponibile in: https://www.epicentro.iss.it/vaccini/obbligovaccinalestoria

[2] Istituto Superiore di Sanità. Copertura vaccinale in Italia. Disponibile in: https://www.epicentro.iss.it/vaccini/dati_ita

[3] Istituto Superiore di Sanità. Poliomielite. Disponibile in: https://www.epicentro.iss.it/polio/

[4] Ministero della Salute. Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025.

[5] Gazzetta Ufficiale. Legge 25 febbraio 1992, n. 210. Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie.

[6] Gazzetta Ufficiale. Legge 31 luglio 2017, n. 119. Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale.

[7] Gazzetta Ufficiale. Legge 4 febbraio 1966, n. 51. Obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica.

[8] Gazzetta Ufficiale. Legge 5 marzo 1963, n. 292. Vaccinazione antitetanica obbligatoria.

[9] Gazzetta Ufficiale. Legge 20 marzo 1968, n. 419. Modificazioni alla legge sulla vaccinazione antitetanica.

[10] Regione del Veneto. Legge regionale 23 marzo 2007, n. 7. Sospensione dell’obbligo vaccinale.

Letteratura Accademica e Studi Scientifici

[11] Signorelli, C., et al. (2018). Quarant’anni (1978-2018) di politiche vaccinali in Italia. Journal of Preventive Medicine and Hygiene, 59(2), E77-E86.

[12] The history of polio vaccination with “Sabin’s OPV” 60 years after its introduction in Italy. Journal of Preventive Medicine and Hygiene, 2024.

[13] Ferrara, M., et al. (2023). Learning from the Past to Improve the Future—Vaccine Hesitancy in Italy. Vaccines, 11(4).

[14] Giannattasio, A., et al. (2022). Vaccine Hesitancy and Trust in the Scientific Community in Italy. Vaccines, 9(10).

Fonti Storiche

[15] Società Italiana di Pediatria. Storia della poliomielite. Disponibile in: https://www.pediatria.it/storiapediatria/

[16] Società Italiana di Pediatria. Storia della difterite. Disponibile in: https://www.pediatria.it/storiapediatria/

[17] Università di Bari. Storia dell’obbligo vaccinale. Disponibile in: https://www.uniba.it/

[18] Regione Lombardia. Wikivaccini – Un po’ di storia. Disponibile in: https://www.wikivaccini.regione.lombardia.it/

Fonti Giuridiche

[19] Corte Costituzionale. Sentenza n. 307/1990.

[20] Corte Costituzionale. Sentenza n. 258/1994.

[21] Corte Costituzionale. Sentenza n. 5/2018.

[22] Forum Costituzionale. Articolo 32 della Costituzione e superamento delle vaccinazioni obbligatorie.

Fonti del Movimento per la Libera Scelta

[23] Comilva – Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà delle Vaccinazioni. https://www.comilva.org/

[24] Corvelva – Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni. https://www.corvelva.it/

Fonti Internazionali

[25] World Health Organization. History of polio vaccination.

[26] European Centre for Disease Prevention and Control. Vaccine hesitancy among healthcare workers.


Nota: Il presente report è stato redatto per professionisti della sanità pubblica, con l’obiettivo di fornire un’analisi critica ed equilibrata dell’evoluzione delle politiche vaccinali pediatriche in Italia. Le considerazioni qui contenute non intendono fornire indicazioni mediche, ma alimentare una riflessione informata sul complesso rapporto tra prevenzione vaccinale, libertà individuali e politiche pubbliche in una società democratica.

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