Introduzione: Un Nuovo Capitolo nella Discussione sulla Sicurezza dei Vaccini

La pandemia di COVID-19 ha segnato un punto di svolta nella storia della medicina, introducendo su scala globale una categoria di vaccini completamente nuova: i vaccini a mRNA sintetico. Sviluppati in tempi record e distribuiti a miliardi di persone, questi vaccini hanno rappresentato una svolta tecnologica senza precedenti nella lotta contro le malattie infettive. Tuttavia, come ogni innovazione medica, la loro rapida introduzione ha sollevato questioni legittime sulla comprensione completa dei meccanismi biologici che li sottendono e sulle loro implicazioni a lungo termine per la salute umana.

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Un recente studio pubblicato nel dicembre 2025 sul World Journal of Experimental Medicine ha gettato nuova luce su questo dibattito, fornendo evidenze trascrittomiche che meritano un’attenta considerazione da parte di tutti gli stakeholder coinvolti: dai professionisti sanitari ai decisori politici, fino ai cittadini che hanno scelto o stanno considerando di vaccinarsi.

Lo studio, condotto da un team di ricercatori provenienti da istituzioni accademiche e di ricerca statunitensi, ha esaminato le alterazioni molecolari nel sangue di individui che hanno sviluppato eventi avversi di nuova insorgenza o diagnosi di cancro dopo la vaccinazione con i vaccini mRNA di Pfizer-BioNTech e Moderna [Von Ranke NL et al., 2025].

Questo articolo si propone di tradurre i complessi risultati di questa ricerca in un linguaggio accessibile, mantenendo rigore scientifico e offrendo al lettore gli strumenti necessari per formarsi un’opinione informata su una questione che tocca la salute pubblica globale.

Non si tratta di demonizzare o difendere acriticamente una posizione, ma di comprendere cosa la scienza ci sta dicendo e quali domande rimangono ancora senza risposta.

I Vaccini mRNA: Una Tecnologia Rivoluzionaria con Questioni Aperte

Prima di addentrarci nei risultati dello studio, è fondamentale comprendere cosa sono i vaccini mRNA e come differiscono dai vaccini tradizionali con cui la maggior parte di noi è cresciuta. I vaccini convenzionali, come quelli contro morbillo, rosolia o influenza, introducono nel corpo proteine virali inattivate o attenuate, che stimolano il sistema immunitario a sviluppare una risposta protettiva.

I vaccini mRNA, invece, funzionano in modo radicalmente diverso: non introducono il patogeno né sue componenti proteiche, ma istruiscono le nostre stesse cellule a produrre la proteina spike del SARS-CoV-2, che diventa poi il bersaglio della risposta immunitaria.

La tecnologia mRNA presenta indubbi vantaggi che ne hanno giustificato l’adozione accelerata durante la pandemia. La rapidità di sviluppo e produzione, la possibilità di adattare rapidamente i vaccini alle varianti emergenti e la mancanza di componenti virali vivi nel preparato rappresentano benefici significativi. Tuttavia, questa stessa innovatività comporta che alcune questioni biologiche fondamentali non avessero ancora risposta definitive quando i vaccini hanno iniziato a essere somministrati su larga scala [Acevedo-Whitehouse K, Bruno R., 2023].

Tra le preoccupazioni sollevate dalla comunità scientifica vi è la persistenza dell’espressione della proteina spike, l’attivazione immunitaria prolungata e i potenziali effetti off-target.

Diversi studi hanno documentato una gamma di eventi avversi associati a questi vaccini, tra cui miocardite, trombosi, ictus, amiloidosi, artralgia, disturbi mestruali, preoccupazioni riproduttive e nuove insorgenze di patologie maligne [Yoon D. et al., 2023; Yasmin F. et al., 2023]. Queste osservazioni cliniche hanno motivato una scrutinio più approfondito dei meccanismi molecolari innescati dai costrutti di mRNA sintetico e del loro destino intracellulare.

Lo Studio: Metodologia e Popolazione Esaminata

Lo studio oggetto della nostra analisi rappresenta un contributo significativo alla comprensione degli effetti biologici dei vaccini mRNA a livello molecolare. I ricercatori hanno condotto un’analisi comparativa del trascrittoma, ovvero l’insieme completo delle molecole di RNA espresse dalle cellule, utilizzando tecniche di sequenziamento dell’RNA su campioni di sangue periferico.

Questo approccio permette di osservare quali geni sono attivi o silenziati in una determinata condizione, offrendo una sorta di “fotografia” dell’attività genica cellulare.

La popolazione dello studio comprendeva due gruppi distinti di pazienti. Il primo gruppo era costituito da tre individui che avevano sviluppato eventi avversi non maligni di nuova insorgenza dopo la vaccinazione mRNA COVID-19, con sintomi emersi entro un mese dalla vaccinazione. Il secondo gruppo comprendeva sette individui diagnosticati con nuove patologie maligne entro un anno dalla vaccinazione. È importante sottolineare che nessun partecipante in entrambi i gruppi aveva una storia precedente di malattie croniche o predisposizione genetica nota prima della vaccinazione [Von Ranke NL et al., 2025].

Per il confronto, i ricercatori hanno utilizzato dati di sequenziamento provenienti da 803 individui non vaccinati, estratti dal database GTEx (Genotype-Tissue Expression), che raccoglie profili trascrittomici di donatori sani. Questo gruppo di controllo, essendo stato raccolto prima dello sviluppo dei vaccini COVID-19, garantisce che tutti i controlli fossero effettivamente non vaccinati, eliminando potenziali fonti di bias nell’interpretazione dei risultati.

L’analisi è stata condotta attraverso due approcci complementari: l’analisi dell’espressione genica differenziale, che identifica i singoli geni con espressione alterata, e il Gene Set Enrichment Analysis (GSEA), che permette di identificare vie biologiche e processi cellulari complessivamente attivati o soppressi.

Questa combinazione fornisce sia una visione dettagliata dei singoli cambiamenti molecolari sia una comprensione sistemica delle loro interazioni.

Disfunzione Mitocondriale: Il Cuore Energetico delle Cellule Sotto Stress

Uno dei risultati più significativi emersi dallo studio riguarda la disfunzione mitocondriale osservata in entrambi i gruppi di pazienti. I mitocondri sono comunemente noti come le “centrali energetiche” delle cellule, poiché sono responsabili della produzione di adenosina trifosfato (ATP), la molecola che fornisce energia a praticamente tutti i processi cellulari. Tuttavia, le loro funzioni vanno ben oltre la produzione energetica: regolano il metabolismo, la segnalazione cellulare, l’apoptosi (morte cellulare programmata) e persino la risposta immunitaria.

L’analisi trascrittomica ha rivelato alterazioni significative nei geni coinvolti nel trasporto di elettroni attraverso la catena respiratoria mitocondriale, con particolare enfasi sul complesso I, il primo e più grande complesso enzimatico della catena respiratoria. L’arricchimento di set di geni associati alla disfunzione del complesso I suggerisce una compromissione nella capacità delle cellule di trasformare i nutrienti in energia utilizzabile. Questo deficit energetico può avere conseguenze sistemiche significative, poiché praticamente ogni tessuto dell’organismo dipende dalla funzione mitocondriale ottimale [Von Ranke NL et al., 2025].

Particolarmente interessante è l’arricchimento di varianti associate a PTEN-induced putative kinase 1 (PINK1), una proteina chiave nella regolazione della mitofagia, il processo attraverso cui i mitocondri danneggiati vengono eliminati e riciclati. Quando la mitofagia è compromessa, mitocondri disfunzionali si accumulano nelle cellule, generando un circolo vizioso di stress ossidativo e produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS). L’accumulo di ROS può causare danni ossidativi a lipidi, proteine e DNA, contribuendo all’invecchiamento cellulare e allo sviluppo di patologie degenerative.

Le implicazioni di questi risultati sono molteplici. La disfunzione mitocondriale è stata identificata come un marcatore distintivo del “long COVID”, la condizione caratterizzata da sintomi persistenti dopo l’infezione da SARS-CoV-2 [Molnar T. et al., 2024; Rurek M., 2024]. Il fatto che pattern simili siano stati osservati anche dopo la vaccinazione suggerisce che la proteina spike, sia essa prodotta in risposta all’infezione virale o alla vaccinazione, può interferire con la funzione mitocondriale attraverso meccanismi comuni [Chang X. et al., 2023].

Lo studio ha inoltre identificato connessioni tra la disfunzione mitocondriale e marcatori associati ad amiloide-beta e alfa-sinucleina, proteine coinvolte rispettivamente nel morbo di Alzheimer e nel morbo di Parkinson. Questa osservazione solleva interrogativi sulla possibile relazione tra l’esposizione alla proteina spike e il rischio di patologie neurodegenerative, un’area che richiede sicuramente ulteriori indagini.

Stress Proteasomiale e Proteostasi: Quando il Sistema di Smaltimento Cellulare è Sovraccarico

Un secondo filone di alterazioni molecolari identificato dallo studio riguarda il sistema proteasomiale, il meccanismo attraverso cui le cellule degradano le proteine danneggiate, mal ripiegate o non più necessarie. Il proteasoma 26S è un complesso multiproteico che riconosce le proteine contrassegnate con catene di ubiquitina, una piccola proteina che funzette da “etichetta di smaltimento”. Questo sistema di controllo qualità è essenziale per mantenere la proteostasi, ovvero l’equilibrio proteico cellulare.

L’analisi trascrittomica ha mostrato un’attivazione significativa dei componenti del sistema ubiquitin-proteasoma in entrambi i gruppi di pazienti. In particolare, sono risultati sovraespressi geni come RPS27A (proteina ribosomiale S27a legata all’ubiquitina), UBB (poliubiquitina-B), UBA52 (proteina ribosomiale L40 legata all’ubiquitina) e diverse subunità del proteasoma 26S, tra cui PSMA2-5, PSMA8, PSMC1 e PSMD7. Questa risposta trascrizionale indica un aumento della domanda di macchinari per la degradazione proteica, presumibilmente in risposta all’accumulo di proteine mal ripiegate o aggregate [Von Ranke NL et al., 2025].

Le cause di questo stress proteotossico sono probabilmente molteplici e interconnesse.

In primo luogo, la persistenza dell’mRNA vaccinale e della proteina spike nel circolo sanguigno e nei tessuti può comportare una produzione continua di proteine che impegna i sistemi di sintesi e degradazione. Studi indipendenti hanno documentato la presenza di mRNA vaccinale nel plasma fino a 28 giorni dopo la vaccinazione [Castruita JAS et al., 2023] e nel tessuto cardiaco fino a 30 giorni [Krauson AJ et al., 2023]. Ancora più preoccupante, una ricerca recente ha rilevato la presenza di mRNA nelle arterie cerebrali fino a 17 mesi dalla vaccinazione [Ota N. et al., 2025].

In secondo luogo, evidenze crescenti suggeriscono che la proteina spike possiede proprietà prion-like, ovvero la capacità di misfaltarsi e aggregarsi in modo patologico [Nyström S., Hammarström P., 2022]. Questa tendenza all’aggregazione può sovraccaricare i meccanismi di degradazione proteica e contribuire allo sviluppo di patologie simili a quelle osservate nelle malattie neurodegenerative.

Il sistema proteasomiale è inoltre interconnesso con il sistema immunitario: le proteine processate dal proteasoma vengono presentate sulle molecole MHC di classe I, attivando le cellule T citotossiche. Un’attivazione cronica del proteasoma può quindi contribuire a uno stato di infiammazione sistemica persistente, con potenziali implicazioni per l’autoimmunità e la tolleranza immunologica.

Instabilità Trascrittomica e Stress Traduttivo: Quando la Macchina Cellulare Lavora in Modo Anomalo

L’analisi trascrittomica ha rivelato segnature coerenti di instabilità trascrittomica e stress traduttivo in entrambi i gruppi di pazienti.

Il processo di traduzione, attraverso cui l’informazione contenuta nell’mRNA viene convertita in proteine, è finemente regolato e sensibile a perturbazioni. Le alterazioni osservate suggeriscono che l’esposizione all’mRNA vaccinale e alla proteina spike può interferire con la normale programmazione della sintesi proteica.

In particolare, lo studio ha identificato l’arricchimento di set di geni associati all’inizio della traduzione, alla biogenesi dei ribosomi (i complessi molecolari che sintetizzano le proteine) e alla traduzione citoplasmatica. Questi dati indicano un’attivazione persistente dell’apparato di sintesi proteica, coerentemente con la produzione continua di proteina spike da parte delle cellule che hanno assunto l’mRNA vaccinale. L’mRNA vaccinale è progettato per essere più stabile dell’mRNA endogeno, grazie a modifiche come la sostituzione con N1-metilpseudouridina (m1Ψ) e l’ottimizzazione delle regioni non tradotte, caratteristiche che ne aumentano la durata e l’efficienza traduttiva ma che possono anche prolungare la produzione di proteine oltre il desiderato [Von Ranke NL et al., 2025].

Un’osservazione particolarmente interessante riguarda l’attivazione del meccanismo di decay mediato dalla nonsenso (NMD), un sistema di sorveglianza cellulare che degrada gli mRNA contenenti errori di traduzione o codoni di stop prematuri. L’arricchimento dei geni correlati all’NMD nei pazienti con eventi avversi post-vaccinali suggerisce che il sistema sta rispondendo ad anomalie nel processamento dell’mRNA, forse legate alla produzione di proteine frameshift (spostate di un nucleotide) o di prodotti traduttivi aberranti [Von Ranke NL et al., 2025].

Ricercatori hanno ipotizzato che la modificazione con m1Ψ dell’mRNA vaccinale possa indurre errori di frameshift durante la traduzione, portando alla produzione di proteine non previste che potrebbero elicitare risposte immunitarie atipiche [Seneff S. et al., 2023]. Questa possibilità è supportata da studi che hanno dimostrato la produzione di proteine anomale e frameshift in risposta all’mRNA vaccinale [Stiving AQ et al., 2025].

Infiammazione Sistemica e Attivazione Immunitaria: Il Sistema Immunitario in Stato di Allerta

Le alterazioni del sistema immunitario rappresentano uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio. L’analisi trascrittomica ha rivelato pattern di attivazione infiammatoria sistemica in entrambi i gruppi di pazienti, sebbene con caratteristiche distintive.

Nel gruppo con eventi avversi non maligni, l’analisi delle reti di interazione proteina-proteina (PPI) ha identificato geni altamente connessi coinvolti nella risposta immunitaria, tra cui LOX (lisil ossidasi), CD28 (molecola di costimolazione per i linfociti T), CCR7 (recettore per chemochine coinvolto nel traffico linfocitario) e SELL (selectina L, coinvolta nel reclutamento leucocitario). Questi geni sono centrali nella regolazione delle risposte immunitarie e la loro alterazione riflette uno stato di attivazione immune aberrante [Von Ranke NL et al., 2025].

Le possibili cause di questa attivazione immunitaria sono molteplici. Innanzitutto, i nanoparticelle lipidiche (LNP) utilizzate come vettori per l’mRNA vaccinale sono note per possedere proprietà immunostimolatorie intrinseche [Sharma P. et al., 2024]. Questi lipidi possono attivare i recettori dell’immunità innata, in particolare i toll-like receptors (TLR), scatenando risposte infiammatorie. In secondo luogo, i frammenti di mRNA vaccinale possono generare sequenze corte con proprietà simili ai microRNA, capaci di ibridarsi con trascritti dell’ospite e interferire con la regolazione genica normale [Demongeot J., Fougère C., 2022].

Il gruppo con diagnosi di cancro ha mostrato un pattern di attivazione immunitaria distintivo, caratterizzato dall’arricchimento delle vie di segnalazione dell’interferone di tipo I, dei toll-like receptors e del fattore nucleare kappa B (NF-κB). In particolare, sono risultate attivate le vie RIG-I/MDA5-IRF7, TLR3/7/8/9-IRF5/7 e la cascata JAK-STAT, tutte centrali nella risposta antivirale. Sebbene queste risposte siano appropriate in contesti di infezione virale, la loro attivazione cronica può contribuire all’esaurimento immunitario e all’editing tumorale, facilitando la progressione neoplastica [Von Ranke NL et al., 2025].

È interessante notare che uno studio longitudinale sulla vaccinazione mRNA in pazienti anziani ha dimostrato che la somministrazione di BNT162b2 elicitava l’attivazione della via cGAS-STING insieme a robuste risposte immunitarie e anticorpali [Lee HK et al., 2022], confermando che l’attivazione di queste vie è un effetto coerente dell’esposizione all’mRNA vaccinale.

Disfunzione Endoteliale: La Barriera Vascolare Sotto Stress

Un altro ambito di alterazione identificato dallo studio riguarda la funzione endoteliale.

L’endotelio, lo strato di cellule che riveste l’interno dei vasi sanguigni, non è una semplice barriera passiva ma un tessuto metabolicamente attivo che regola il tono vascolare, la coagulazione, l’infiammazione e il passaggio di sostanze tra il sangue e i tessuti. La disfunzione endoteliale è coinvolta in numerose patologie cardiovascolari e rappresenta un fattore di rischio per l’aterosclerosi, la trombosi e la progressione tumorale.

Nel gruppo con eventi avversi non maligni, lo studio ha identificato una regolazione negativa dell’arricchimento per il set genico “Hallmark Angiogenesis”, indicando una soppressione dei mediatori chiave dell’angiogenesi, il processo di formazione di nuovi vasi sanguigni. Questa soppressione potrebbe essere collegata all’ipotesi della frammentazione dell’mRNA proposta da Demongeot e Fougère, secondo cui frammenti di mRNA vaccinale con proprietà simili ai microRNA potrebbero ibridarsi con trascritti endoteliali, sopprimendone la traduzione e contribuendo alla disfunzione vascolare [Von Ranke NL et al., 2025].

Nel gruppo con diagnosi di cancro, l’analisi ha rivelato una significativa regolazione negativa dei geni coinvolti nella regolazione negativa della proliferazione delle cellule endoteliali e nella regolazione negativa della coagulazione. Questi dati suggeriscono uno stato di attivazione endoteliale non controllato o uno shift pro-trombotico vascolare, condizioni che possono essere collegate sia agli eventi avversi indotti dalla proteina spike sia alla progressione tumorale [Von Ranke NL et al., 2025].

La proteina spike è stata oggetto di numerosi studi che ne hanno documentato gli effetti sulla coagulazione. Ricercatori hanno dimostrato che la proteina spike del SARS-CoV-2 può promuovere la coagulazione sanguigna e la trombosi attraverso il legame competitivo con l’eparan solfato, un glicosaminoglicano presente sulla superficie cellulare che normalmente previene l’attivazione della coagulazione [Zheng Y. et al., 2021]. Questo meccanismo potrebbe spiegare l’aumento di eventi trombotici osservati dopo la vaccinazione.

Segnali Oncogenici e Controllo Tumorale Soppresso: Preoccupazioni per la Sicurezza a Lungo Termine

Una delle scoperte più significative e potenzialmente preoccupanti dello studio riguarda le alterazioni nelle vie di segnalazione proliferativa e nel controllo tumorale. L’analisi trascrittomica ha rivelato pattern coerenti con un ambiente molecolare favorevole alla proliferazione cellulare incontrollata e alla soppressione dei meccanismi di sorveglianza tumorale.

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In entrambi i gruppi di pazienti, è stato osservato un arricchimento positivo per i set genici regolati da MYC (myelocytomatosis oncogene), un oncogene master che promuove la crescita e la proliferazione cellulare. Parallelamente, sono state rilevate regolazioni negative delle vie soppressive del tumore, incluse la via KRAS-inibita, la via p53 e gli inibitori della via Wnt. Questi dati indicano uno spostamento dell’equilibrio verso programmi trascrizionali che favoriscono l’espansione cellulare e riducono la sensibilità ai segnali antiproliferativi [Von Ranke NL et al., 2025].

La proteina spike è stata implicata in meccanismi che possono contribuire a questo stato pro-oncogenico. Studi hanno dimostrato che la spike può attivare la via dell’angiotensina II di tipo 1 (AT1R), che promuove la segnalazione NF-κB e activator protein 1 (AP-1) attraverso l’attivazione delle MAP chinasi [Patra T. et al., 2020; Suzuki YJ, Gychka SG, 2021]. Questa attivazione può guidare la proliferazione cellulare e l’infiammazione cronica, fattori noti per contribuire alla cancerogenesi.

È particolarmente rilevante che l’espressione di ACE2 (enzima di conversione dell’angiotensina 2), il recettore attraverso cui la proteina spike entra nelle cellule, risulti significativamente ridotta nei pazienti studiati rispetto ai controlli (log-fold change di -4.3 e -4.8 rispettivamente nel gruppo eventi avversi e nel gruppo cancro). La downregolazione di ACE2 è stata associata a vari effetti patologici, inclusa la promozione della segnalazione pro-infiammatoria attraverso l’asse angiotensina II/AT1R.

Nel gruppo con diagnosi di cancro, sono stati identificati segnali aggiuntivi di instabilità genomica e riprogrammazione epigenetica, vie biologiche classicamente associate alla trasformazione maligna. L’arricchimento delle vie di metilazione del DNA, condensazione dei cromosomi in profase e organizzazione dei nucleosomi indica alterazioni nell’architettura cromatinica e nella regolazione epigenetica che possono predisporre all’accumulo di mutazioni e all’instabilità genomica [Von Ranke NL et al., 2025].

La Via cGAS-STING: Il Sistema di Rilevamento del DNA Citoplasmatico

Un aspetto particolarmente interessante emerso dall’analisi riguarda l’arricchimento della via cGAS-STING (cyclic GMP-AMP synthase – stimulator of interferon genes) nel gruppo con diagnosi di cancro. Questa via è un sistema di rilevamento dell’immunità innata che riconosce il DNA citoplasmatico, un marcatore ben stabilito di danno al DNA e instabilità cromosomica. Quando cGAS rileva DNA nel citoplasma, attiva STING, che a sua volta promuova la produzione di interferoni di tipo I e l’infiammazione [Kwon J., Bakhoum SF, 2020].

L’attivazione di questa via può derivare dalla presenza di frammenti di DNA citoplasmatico, derivanti da danni al DNA o da eventi di reverse trascrizione. È particolarmente rilevante in questo contesto che studi precedenti abbiano dimostrato la capacità dell’mRNA vaccinale BNT162b2 di essere trascritto inversamente in DNA attraverso elementi LINE-1 endogeni, un processo che potrebbe generare frammenti di DNA con potenziale integrazione genomica [Aldén M. et al., 2022].

Recenti analisi hanno inoltre identificato la presenza di frammenti di DNA vettoriale nei vaccini mRNA, inclusi sequenze del promotore/enhancer SV40 e geni di resistenza agli antibiotici [Kämmerer U. et al., 2024]. Sebbene le quantità rilevate siano piccole, la loro presenza solleva interrogativi sulla potenziale esposizione genomica a sequenze con potenziale attività biologica, inclusa quella oncogenica.

L’attivazione cronica della via cGAS-STING è associata all’infiammazione promuovente il tumore e all’editing immunitario, processi che possono facilitare la progressione neoplastica [Maiorino L. et al., 2022; Yi M. et al., 2023]. Nel contesto dello studio, l’attivazione di questa via nel gruppo con diagnosi di cancro potrebbe riflettere uno stato di instabilità genomica sottostante o contribuire ad esso attraverso l’infiammazione cronica.

Integrità del Genoma e Rischi di Integrazione: Questioni Aperte

La possibilità che l’mRNA vaccinale o i suoi derivati possano integrarsi nel genoma umano o causare danni al DNA rappresenta una delle preoccupazioni più significative sollevate dalla comunità scientifica. Lo studio in esame ha identificato segnature trascrittomiche coerenti con l’instabilità genomica, ma non ha direttamente esaminato eventi di integrazione genomica.

Tuttavia, le evidenze scientifiche accumulatesi nel tempo supportano la plausibilità biologica di questi meccanismi. Studi hanno dimostrato che la trasfezione di DNA lineare end-modificata nelle cellule mammifere può portare a tassi elevati di integrazione spontanea [Lim S. et al., 2023]. Inoltre, la presenza di sequenze enhancer SV40 nei vaccini mRNA è particolarmente rilevante, poiché il virus SV40 è storicamente associato a tumori e le sue sequenze enhancer sono note per possedere attività promotrice e potenziale tumorigenica [Šenigl F. et al., 2024].

Il promotore/enhancer SV40 è stato utilizzato nella tecnologia del DNA ricombinante per la sua potente capacità di guidare l’espressione genica. Tuttavia, le stesse proprietà che lo rendono utile per la produzione proteica potrebbero potenzialmente causare effetti indesiderati se sequenze contenenti questo elemento dovessero entrare nel nucleo cellulare e integrarsi nel genoma dell’ospite. Studi sul gene therapy con vettori derivati da SV40 hanno documentato la durabilità dell’espressione transgenica e l’integrazione vettoriale, sollevando interrogativi sulla sicurezza a lungo termine [Strayer D. et al., 2002].

La questione della trascrizione inversa dell’mRNA vaccinale in DNA è particolarmente controversa.

Mentre alcuni studi hanno riportato evidenze di questo processo in vitro [Aldén M. et al., 2022], altri non sono riusciti a replicare questi risultati.

È importante sottolineare che la metodica utilizzata nello studio in esame (RNA-seq su sangue periferico) non è progettata per rilevare eventi di integrazione genomica, che richiederebbero approcci come la DNA-seq o tecniche specifiche per la rilevazione di sequenze integrate.

Limitazioni dello Studio e Prospettive Future

Come ogni ricerca scientifica, lo studio presenta limitazioni che devono essere considerate nell’interpretazione dei risultati. La dimensione campionaria è relativamente piccola, con solo tre pazienti nel gruppo con eventi avversi non maligni e sette nel gruppo con diagnosi di cancro. Questo limite è riconosciuto dagli stessi autori, che lo attribuiscono a vincoli di risorse e alla difficoltà di reclutare pazienti con le caratteristiche specifiche dello studio [Von Ranke NL et al., 2025].

Il confronto con un gruppo di controllo di 803 individui non vaccinati offre una base solida per l’analisi statistica, ma introduce anche uno squilibrio di classe significativo che potrebbe influenzare i risultati. Per mitigare questo problema, i ricercatori hanno utilizzato il Gene Set Enrichment Analysis in modalità preranked, un approccio che migliora la stabilità e l’interpretabilità dei risultati in presenza di squilibri campionari.

Un’altra limitazione riguarda la natura osservazionale dello studio: i ricercatori non possono stabilire con certezza una relazione causale tra la vaccinazione mRNA e le alterazioni trascrittomiche osservate. Potrebbero esistere fattori confondenti non identificati, o le alterazioni potrebbero rappresentare risposte compensatorie a condizioni preesistenti non rilevate. È inoltre possibile che le alterazioni trascrittomiche siano una conseguenza delle patologie sviluppate piuttosto che della vaccinazione stessa.

Gli autori dello studio sono trasparenti riguardo ai conflitti di interesse, che includono finanziamenti da Neo7Bioscience (azienda privata di biotecnologia) e affiliazioni con la McCullough Foundation. Questa trasparenza è apprezzabile, ma i lettori dovrebbero considerare queste affiliazioni nel valutare i risultati.

Nonostante queste limitazioni, lo studio offre contributi significativi alla comprensione degli effetti biologici dei vaccini mRNA. I risultati sono coerenti con meccanismi proposti teoricamente e supportati da studi indipendenti, rafforzando la plausibilità biologica delle osservazioni. Le segnature trascrittomiche identificate sono biologicamente interpretabili e coerenti con i quadri clinici osservati.

Implicazioni per la Sanità Pubblica e la Pratica Clinica

I risultati di questo studio sollevano questioni importanti per la sanità pubblica e la pratica clinica. È fondamentale sottolineare che la presenza di alterazioni trascrittomiche non implica necessariamente che tutti i vaccinati svilupperanno eventi avversi o cancro. I meccanismi identificati potrebbero manifestarsi clinicamente solo in individui geneticamente o immunologicamente suscettibili, e la frequenza di tali eventi rimane da determinare con studi su larga scala.

Per i professionisti sanitari, questi risultati suggeriscono l’importanza di mantenere un approccio vigile alla sorveglianza post-vaccinale e di considerare le potenziali implicazioni sistemiche della vaccinazione mRNA nella valutazione di pazienti con sintomi inspiegati o nuove diagnosi di patologie. La consapevolezza dei meccanismi biologici sottostanti può guidare approcci diagnostici e terapeutici più informati.

Per i decisori politici, i risultati sottolineano la necessità di investire in ricerca sulla sicurezza a lungo termine dei vaccini mRNA, incluse studi di coorte prospettici con follow-up estesi e analisi trascrittomiche su larga scala. La comprensione dei fattori di suscettibilità individuale potrebbe permettere di sviluppare strategie di vaccinazione personalizzate che minimizzino i rischi per i soggetti più vulnerabili.

Per i cittadini e i genitori che stanno considerando la vaccinazione o che l’hanno già effettuata, le informazioni presentate in questo articolo non devono essere interpretate come un invito a rifiutare la vaccinazione. La vaccinazione rimane uno degli interventi di salute pubblica più efficaci nella storia della medicina. Tuttavia, il diritto a un consenso informato include la consapevolezza sia dei benefici sia dei potenziali rischi, e questi risultati contribuiscono a una comprensione più completa del profilo di sicurezza dei vaccini mRNA.

Considerazioni sulla Comunicazione del Rischio

La comunicazione relativa alla sicurezza dei vaccini mRNA è un esercizio delicato che richiede bilanciamento tra trasparenza scientifica e responsabilità sociale. I risultati di questo studio sono scientificamente validi e pubblicati su una rivista peer-reviewed, ma la loro interpretazione richiede cautela.

Le alterazioni trascrittomiche identificate rappresentano cambiamenti misurabili a livello molecolare, ma non forniscono informazioni dirette sulla frequenza di eventi clinici avversi nella popolazione generale vaccinata. Studi epidemiologici su larga scala sono necessari per determinare se le alterazioni molecolari descritte si traducono in aumenti statisticamente significativi di specifiche patologie. I dati attualmente disponibili da sistemi di sorveglianza post-marketing non hanno evidenziato aumenti sostanziali di mortalità o incidenza di patologie croniche nella popolazione vaccinata rispetto alle attese, sebbene i sistemi di farmacovigilanza passiva siano intrinsecamente limitati nel rilevare eventi rari o con latenza prolungata.

È inoltre importante riconoscere che la comunità scientifica è divisà su molte delle questioni sollevate da questo studio. Ricercatori con diverse prospettive hanno offerto interpretazioni alternative dei dati e critiche metodologiche. Il dibattito scientifico è un processo sano e necessario, e le controversie non sono ancora risolte. Le evidenze presentate in questo articolo rappresentano un contributo a questo dibattito, non una sentenza definitiva.

Conclusioni: Verso una Comprensione Più Completa

Lo studio trascrittomico esaminato in questo articolo rappresenta un contributo significativo alla comprensione degli effetti biologici dei vaccini mRNA COVID-19 a livello molecolare. Le alterazioni identificate, inclusa la disfunzione mitocondriale, lo stress proteasomiale, l’instabilità trascrittomica, l’infiammazione sistemica, la disfunzione endoteliale e le segnature pro-oncogeniche, offrono una base meccanicistica per comprendere le segnalazioni di eventi avversi post-vaccinali.

I risultati non dimostrano che i vaccini mRNA causano cancro o altri eventi avversi gravi nella popolazione generale vaccinata, ma forniscono evidenze biologiche plausibili per i meccanismi attraverso cui tali eventi potrebbero verificarsi in individui suscettibili. La variabilità individuale nella risposta ai vaccini, influenzata da fattori genetici, epigenetici e immunologici, potrebbe determinare chi sviluppa alterazioni patologiche e chi no.

Le implicazioni di questo studio si estendono oltre la pandemia di COVID-19. I vaccini mRNA rappresentano una piattaforma tecnologica con potenziali applicazioni future nella vaccinazione contro altre malattie infettive, nel trattamento del cancro e nelle malattie genetiche. La comprensione approfondita dei loro effetti biologici è quindi rilevante non solo per il presente ma anche per le decisioni future sulla politica sanitaria e lo sviluppo di nuove terapie.

In ultima analisi, questo studio ci ricorda che la scienza è un processo in continua evoluzione e che le risposte definitive richiedono tempo, rigore metodologico e apertura a nuove evidenze. La trasparenza nella comunicazione dei risultati, incluse le incertezze e le limitazioni, è essenziale per costruire una fiducia duratura nelle istituzioni scientifiche e sanitarie. Solo attraverso un dialogo aperto e informato tra scienziati, professionisti sanitari, decisori politici e cittadini sarà possibile navigare le complessità della medicina moderna e prendere decisioni informate sulla propria salute.

Riferimenti Bibliografici

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