Un’analisi critica del pamphlet più controverso del dopoguerra francese sulle vaccinazioni obbligatorie

1. La Francia del Dopoguerra e la Questione Vaccinale
Per comprendere la portata del documento Tissot, occorre immergersi nella Francia degli anni Quaranta. Il paese usciva devastato dalla Seconda Guerra Mondiale: infrastrutture sanitarie compromesse, sistema ospedaliero al collasso, carenze alimentari diffuse e, conseguentemente, una popolazione con difese immunitarie debilitate. In questo contesto, le malattie infettive rappresentavano una minaccia concreta alla ricostruzione nazionale.

La difterite, in particolare, aveva conosciuto un’impennata drammatica durante gli anni dell’occupazione. Secondo i dati citati nel documento, i casi erano passati da 13.795 nel 1940 a 46.750 nel 1943, raggiungendo un picco di 47.000 casi nel 1945. Questi numeri riflettevano non solo la virulenza del bacillo difterico, ma anche il degrado delle condizioni igienico-sanitarie e nutrizionali della popolazione francese sotto l’occupazione nazista.
In questo scenario, la vaccinazione obbligatoria appariva alle autorità sanitarie come l’unico strumento efficace per contenere l’epidemia. La legge del 25 giugno 1938, votata negli ultimi mesi prima della guerra, aveva reso obbligatoria la vaccinazione antidifterica per tutti i bambini francesi. Una decisione che Tissot avrebbe definito “odiosa” e che rappresenta il fulcro della sua denuncia.
| IL PROFESSOR JULES TISSOT: Una Voce Contro il Mainstream – Jules Tissot (1870-1950) fu un medico e ricercatore francese specializzato in anatomia microscopica e microbiologia. Professore di Fisiologia generale al Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi, Tissot sviluppò teorie alternative sull’origine delle malattie infettive, contestando alcuni principi della microbiologia pastoriana. Le sue posizioni eterodosse lo posero ai margini della comunità scientifica ufficiale, ma gli garantirono un seguito tra coloro che si opponevano alle politiche vaccinali obbligatorie. Il documento del 1948 rappresenta il culmine della sua battaglia contro quella che definiva “la commercializzazione della medicina”. È importante sottolineare che Tissot non era un medico privo di credenziali: la sua formazione accademica era solida, le sue pubblicazioni scientifiche numerose. Tuttavia, le sue conclusioni sulle vaccinazioni divergevano radicalmente dal consenso scientifico dell’epoca, posizionandolo come figura controversa e polarizzante. |

2. L’Esperimento di Zœller del 1925: Pietra Angolare dell’Accusa
Il cuore dell’argomentazione di Tissot si concentra su un episodio avvenuto nel 1925, quasi vent’anni prima della pubblicazione del pamphlet. L’esperimento condotto dal medico militare Zœller a Magonza, nell’esercito del Reno, viene presentato come prova inconfutabile della pericolosità del vaccino antidifterico.
Secondo il resoconto di Tissot, Zœller vaccinò 305 reclute con due iniezioni di anatossina difterica a tre settimane di distanza, mentre circa 700 reclute non vaccinate servivano da gruppo di controllo. I risultati furono, a suo dire, catastrofici: undici casi di difterite si manifestarono tra i vaccinati nelle tre settimane tra le due iniezioni, contro un solo caso tra i non vaccinati.
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“Undici casi di difterite si dichiararono tra i 305 vaccinati durante le tre settimane che separavano le due iniezioni: un solo caso sopravvenne su circa 700 reclute non vaccinate. La conclusione era dunque che la vaccinazione aveva l’effetto inatteso, ma formale, di provocare undici volte più casi di difterite tra i vaccinati che tra i non vaccinati.”
Tissot sostiene che le autorità sanitarie, di fronte a questi dati, avrebbero dovuto immediatamente sospendere l’uso del vaccino. Invece, secondo la sua ricostruzione, si sarebbe verificata una “denaturazione” della statistica: i casi di difterite manifestatisi nei vaccinati sarebbero stati classificati come soggetti “incompletamente immunizzati” e quindi ricollocati statisticamente nel gruppo dei non vaccinati.

Questa operazione avrebbe trasformato radicalmente i risultati: da un rapporto di 11 a 1 a sfavore del vaccino, si sarebbe passati a meno di 1 caso tra i vaccinati contro 11 tra i non vaccinati. Una manipolazione che Tissot definisce senza mezzi termini: “Mai, nel corso dei secoli, si è vista, nella scienza, una tale denaturazione di una statistica.”
L’accusa è pesantissima: non si tratterebbe di un errore metodologico, ma di una deliberata falsificazione dei dati scientifici per proteggere gli interessi commerciali legati alla produzione del vaccino.
Tissot individua qui il peccato originale della vaccinazione obbligatoria francese: la decisione di proseguire con un programma che avrebbe dovuto essere abbandonato già nel 1925.
| Dati dell’Esperimento di Zœller (1925) secondo Tissot | |||
| Gruppo | Numero soggetti | Casi di difterite | Percentuale |
| Vaccinati | 305 | 11 | 3,6% |
| Non vaccinati | ~700 | 1 | 0,14% |
| Rapporto di rischio | 11:1 | ||

3. La Legge del 25 Giugno 1938: “Un Attacco ai Diritti Fondamentali”
Il documento Tissot dedica particolare attenzione alla genesi della legge che rese obbligatoria la vaccinazione antidifterica. La narrazione che emerge è quella di un Parlamento ingannato, di una classe politica tratta in errore da informazioni deliberatamente false fornite dagli ambienti medici e commerciali interessati alla diffusione del vaccino.
Tissot cita testualmente la relazione presentata al Senato, che affermava: “Le spese saranno certamente compensate dalla soppressione di 3.000 decessi annuali e del trattamento di 40.000 malati.” Secondo l’autore, queste cifre erano completamente inventate, in quanto la mortalità per difterite in Francia non aveva mai raggiunto tali livelli prima dell’introduzione della vaccinazione obbligatoria.
Ma l’aspetto più controverso della denuncia di Tissot riguarda la dimensione giuridica e costituzionale della legge. Il professore sostiene che la vaccinazione obbligatoria rappresentasse una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, in particolare il diritto di “disporre liberamente del proprio corpo” e, per i genitori, il diritto “inviolabile” di proteggere la salute dei propri figli.
“Una legge odiosa è stata votata il 25 giugno 1938, che priva i francesi del più essenziale dei diritti che la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 ha loro riconosciuto: il diritto di disporre liberamente della propria persona.”
Questa argomentazione solleva questioni tuttora dibattute nel diritto sanitario: fino a che punto lo Stato può imporre trattamenti medici obbligatori? Dove si colloca il confine tra interesse collettivo e libertà individuale? Nel 1938, in un’Europa che si avviava verso la catastrofe bellica, queste domande assumevano una risonanza particolare, intrecciandosi con i timori legati all’autoritarismo crescente.
4. I Numeri della “Catastrofe”: 150.000 Casi e 15.000 Morti
Le cifre che Tissot presenta sono sconvolgenti nella loro drammaticità: dal 1941, anno in cui la vaccinazione obbligatoria sarebbe entrata pienamente a regime dopo l’interruzione bellica, il vaccino avrebbe causato l’inoculazione di difterite grave in circa 150.000 bambini e la morte di oltre 15.000 di essi. Si tratta di numeri che, se verificati, costituirebbero uno dei più gravi disastri sanitari della storia francese.
Il documento riporta l’andamento dei casi di difterite negli anni cruciali: 13.795 casi nel 1940, un’esplosione a 46.750 nel 1943, quindi 41.500 nel 1944 e 47.000 nel 1945. Secondo Tissot, questi dati dimostravano inequivocabilmente il fallimento del programma vaccinale: non solo il vaccino non aveva protetto la popolazione, ma aveva contribuito alla diffusione della malattia.
L’interpretazione di questi numeri è tuttavia complessa e richiede contestualizzazione. Gli anni 1940-1945 coincidono con l’occupazione tedesca, un periodo di gravissimo deterioramento delle condizioni igienico-sanitarie, di malnutrizione diffusa e di collasso dei servizi sanitari. L’aumento dei casi di difterite poteva essere attribuito a molteplici fattori: sovraffollamento, carenza di riscaldamento, alimentazione insufficiente, impossibilità di isolare i malati, riduzione del personale medico.
Tissot, tuttavia, respinge questa interpretazione. La sua tesi è che il vaccino stesso avrebbe provocato la malattia, creando quello che definisce “difteriti post-vaccinali”. Sostiene che le autorità sanitarie avrebbero deliberatamente nascosto questa connessione causale, classificando erroneamente questi casi come “naturali” anziché come reazioni avverse al vaccino.
| Andamento dei Casi di Difterite in Francia (1940-1945) | ||
| Anno | Numero di casi | Note contestuali |
| 1940 | 13.795 | Inizio occupazione tedesca |
| 1943 | 46.750 | Picco bellico, carestia |
| 1944 | 41.500 | Continuazione guerra |
| 1945 | 47.000 | Fine guerra, devastazione |
5. Il Ruolo dell’Accademia di Medicina: Complicità o Errore?
Uno degli aspetti più dirompenti del documento riguarda le accuse mosse all’Accademia di Medicina francese, la più prestigiosa istituzione scientifica del paese. Tissot riporta il voto emesso dall’Accademia il 6 dicembre 1927, nel quale si affermava che la vaccinazione antidifterica “ha dato prova della sua efficacia e della sua innocuità” e si chiedeva ai poteri pubblici di istituirla sistematicamente tra i bambini.
Secondo Tissot, questa affermazione veniva formulata appena due anni dopo l’esperimento di Zœller, che avrebbe invece dimostrato la pericolosità del vaccino. L’Accademia avrebbe quindi mentito consapevolmente, attestando l’innocuità di un prodotto di cui non aveva verificato personalmente la sicurezza e di cui non aveva richiesto alcuna prova al fabbricante.
“Due anni dopo l’esperienza di Zœller che provava l’azione catastrofica dell’anatossina, l’Accademia di Medicina affermava comunque l’efficacia e l’innocuità di questa che non aveva verificato ella stessa e di cui non aveva esatto la minima prova da parte del fabbricante.”
Questa accusa è particolarmente grave perché coinvolge non singoli medici o funzionari, ma l’istituzione scientifica più autorevole della nazione. Tissot suggerisce che l’Accademia fosse compromessa da interessi commerciali, che la sua indipendenza scientifica fosse stata sacrificata sull’altare del profitto derivante dalla vendita dei vaccini.

Il documento pone quindi una domanda inquietante: come può il pubblico fidarsi delle istituzioni scientifiche se queste sono sospettate di collusione con interessi privati? È una questione che risuona ben oltre il contesto specifico della Francia del 1948, toccando il tema universale dell’indipendenza della ricerca scientifica e della trasparenza nei processi di approvazione dei farmaci.
| L’ANATOSSINA DIFTERICA: Cenni Scientifici L’anatossina difterica, o tossoide difterico, è una tossina batterica inattivata chimicamente (generalmente con formaldeide) che mantiene la capacità di stimolare la risposta immunitaria senza causare la malattia. Sviluppata negli anni ’20, rappresentava un’evoluzione rispetto ai sieri antidifterici utilizzati in precedenza. Il principio era semplice: esponendo il sistema immunitario a una forma neutralizzata della tossina prodotta dal Corynebacterium diphtheriae, si induceva la produzione di anticorpi specifici che avrebbero protetto contro l’infezione naturale. I primi vaccini con anatossina richiedevano cicli di più iniezioni (tipicamente tre dosi iniziali seguite da richiami) per raggiungere livelli protettivi di anticorpi. Il periodo tra le iniezioni era critico: troppo breve e la risposta immunitaria poteva essere inadeguata; troppo lungo e si rischiava l’esposizione alla malattia prima del completamento del ciclo vaccinale. |

6. L’Attacco alle Altre Vaccinazioni: BCG, Antitetanica, Antirabbica
Sebbene la vaccinazione antidifterica costituisca il focus principale del documento, Tissot estende la sua critica a praticamente tutti i vaccini in uso nell’epoca. Il BCG (Bacillo di Calmette-Guérin) contro la tubercolosi viene definito “un errore tanto considerevole quanto quello del vaccino antirabbico”, accusato di essere contemporaneamente virulento e inefficace.
Particolarmente aspra è la critica al trattamento antirabbico e al siero antitetanico, definiti entrambi “giganteschi inganni”. Per l’antitetanica, Tissot avanza un’argomentazione biologica: poiché la malattia stessa (il tetano) non conferisce immunità contro successive infezioni, sarebbe biologicamente impossibile che un siero o un vaccino possano fornire protezione. Si tratta, sostiene, di un “falso dogma pastoriano”.
Anche la vaccinazione antivaiolosa jenneriana, praticata da oltre un secolo, non sfugge alle critiche. Tissot cita casi di medici vaccinatori che avrebbero contratto il vaiolo nonostante le ripetute vaccinazioni, sostenendo che in Germania e Giappone si sarebbero osservati fenomeni simili. La conclusione è netta: “la vaccinazione jenneriana non protegge contro il vaiolo e accresce persino fortemente la mortalità.”
Questa estensione della critica a tutti i vaccini disponibili trasforma il documento da denuncia specifica su un singolo programma vaccinale in un attacco sistematico all’intero paradigma della vaccinologia. Tissot non si limita a contestare l’efficacia o la sicurezza di singoli prodotti, ma mette in discussione i principi scientifici fondamentali su cui si basa l’immunizzazione artificiale.

7. La Teoria del Complotto Commerciale: Profitti vs. Salute Pubblica
Un filo rosso percorre l’intero documento: la convinzione che dietro la promozione delle vaccinazioni obbligatorie non vi sia una genuina preoccupazione per la salute pubblica, ma piuttosto interessi economici legati alla produzione e commercializzazione dei vaccini. Tissot descrive un sistema in cui i francesi svolgono “solo il ruolo di cavie” per assicurare “la prosperità finanziaria di un’attività commerciale”.
Il documento traccia una genealogia di questo “commercio dei vaccini”, che sarebbe iniziato nel 1881 con Pasteur e il vaccino contro il carbonchio (scoperto, precisa Tissot, non da Pasteur ma da Toussaint nel 1880). Segue poi, nel 1885, quella che viene definita “la mistificazione” del trattamento antirabbico del giovane Meister, presentato come guarigione miracolosa ma che in realtà, sostiene l’autore, avrebbe causato 11 morti per rabbia paralitica nel solo 1886.
Tissot menziona esplicitamente la creazione, nel 1886, di una società anonima da parte di Pasteur per il trattamento della rabbia, con un capitale di 27.000 franchi, che avrebbe poi messo in commercio il siero antitetanico. Questa narrazione costruisce l’immagine di un sistema in cui la scienza è stata progressivamente subordinata al profitto, con conseguenze catastrofiche per la popolazione.
Il documento accenna anche a progetti futuri che allarmano l’autore: il Consiglio Superiore d’Igiene avrebbe preparato una legge per rendere obbligatoria anche la vaccinazione antitifica, un progetto che Tissot stima potrebbe “far cadere più di un miliardo di beneficio nella cassa del commercio dei vaccini” considerando 30 milioni di soggetti a 50 franchi di guadagno ciascuno.

8. L’Appello alla Resistenza: Verso una Lega di Difesa
La parte conclusiva del documento assume toni da manifesto politico. Tissot non si limita a denunciare, ma chiama esplicitamente all’azione. Invoca la creazione di una “lega nazionale di protezione contro le vaccinazioni omicide” con sezioni in ogni dipartimento o regione francese, dotata di un comitato centrale, un segretariato generale e un organo di pubblicità finanziato da modeste quote associative.
L’appello è rivolto specificamente a: “tutti i genitori dei bambini assassinati, o paralizzati, o resi malati dall’anatossina difterica, che tutti i genitori delle vittime dei sieri e vaccinazioni antirabbica, antitetanica, del B.C.G., antivaiolosa, antitifica” che Tissot stima essere “almeno 250.000-300.000” persone. È un tentativo di mobilitazione di massa, di costruzione di un movimento sociale contro le politiche vaccinali obbligatorie.
Sul piano giuridico, Tissot sostiene che la legge del 1938 sia divenuta “caduca” perché la “catastrofe attuale è contraria all’intenzione del legislatore”. Argomenta che i francesi si trovino in “stato di legittima difesa” e quindi nel pieno diritto di rifiutare le vaccinazioni, poiché la legge li obbligherebbe a ricevere un vaccino inoffensivo e protettivo, non uno che causa la malattia e provoca morti.
“I pericolosi vaccini tifico e B.C.G. vi attendono. Agite.”

9. Analisi Critica: Elementi di Valutazione Storica
Osservando il documento Tissot con la distanza degli anni, emergono alcuni elementi che meritano considerazione critica, mantenendo l’approccio storico-analitico che caratterizza questo articolo.
9.1. Il Contesto Epidemiologico
L’aumento drammatico dei casi di difterite durante gli anni 1940-1945 è un dato storicamente verificabile. Tuttavia, l’interpretazione causale proposta da Tissot (il vaccino come causa dell’epidemia) si scontra con una considerazione: questi anni coincidono esattamente con il periodo di maggiore devastazione sociale e sanitaria della Francia moderna. Attribuire l’impennata epidemiologica esclusivamente al vaccino, ignorando il collasso delle condizioni di vita, appare metodologicamente discutibile.
È documentato che, negli anni successivi al 1948, con il miglioramento delle condizioni generali e il proseguimento dei programmi vaccinali, la difterite conobbe un declino costante e drammatico in Francia come nel resto d’Europa. Questo andamento epidemiologico post-bellico contraddice la tesi di Tissot secondo cui il vaccino sarebbe la causa principale della diffusione della malattia.

9.2. La Questione Metodologica
L’esperimento di Zœller, pietra angolare dell’argomentazione di Tissot, presenta alcune criticità metodologiche che il documento non affronta. I casi di difterite manifestatisi tra i vaccinati nelle tre settimane tra le due iniezioni potrebbero riflettere infezioni contratte prima della vaccinazione, dato che il periodo di incubazione della difterite può arrivare fino a 10 giorni. La definizione di questi casi come “causati dal vaccino” richiede prove più solide di quelle fornite.
Inoltre, la pratica di escludere dai “vaccinati” i soggetti che si ammalano prima del completamento del ciclo vaccinale non è necessariamente una “falsificazione”, ma una convenzione epidemiologica standard per valutare l’efficacia di un intervento che richiede tempo per sviluppare l’immunità. La questione è se questa esclusione fosse metodologicamente giustificata nel contesto specifico dell’esperimento di Zœller.
9.3. Le Cifre della “Catastrofe”
Le cifre di 150.000 difteriti inoculate e 15.000 morti attribuite da Tissot al vaccino sono particolarmente problematiche. Il documento non fornisce una metodologia chiara per come questi numeri siano stati calcolati. Non vengono citati registri ospedalieri, statistiche ufficiali o studi specifici che correlino temporalmente la vaccinazione con lo sviluppo della malattia in questi casi specifici.
La distinzione tra “difterite post-vaccinale” (causata dal vaccino) e difterite naturale contratta da soggetti vaccinati richiede criteri diagnostici chiari e una catena causale documentata. Il documento Tissot sembra assumere che qualunque caso di difterite in un soggetto vaccinato sia automaticamente attribuibile al vaccino, un’assunzione logicamente insostenibile.

9.4. Il Meccanismo Biologico
Tissot non spiega chiaramente attraverso quale meccanismo biologico l’anatossina difterica (una tossina inattivata chimicamente) potrebbe causare la difterite clinica. La malattia è causata dall’infezione con il batterio Corynebacterium diphtheriae e dalla produzione di tossina attiva da parte del batterio. Un’anatossina inattivata non contiene batteri vivi né tossina attiva, rendendo difficile comprendere come potrebbe causare la malattia vera e propria.
È possibile che Tissot si riferisse a reazioni avverse locali o sistemiche al vaccino, che potrebbero essere state erroneamente diagnosticate come difterite, o che contestasse la purezza e la qualità del vaccino prodotto in quegli anni. Tuttavia, il documento non entra in questi dettagli tecnici, limitandosi ad affermazioni generali sulla pericolosità del prodotto.

10. L’Eredità del Documento: Riflessioni per il Presente
Il documento Tissot del 1948 rappresenta un momento significativo nella storia delle controversie vaccinali, un precedente storico che continua a risuonare in dibattiti contemporanei. Analizzarlo criticamente non significa né riabilitarlo né demonizzarlo, ma comprenderne il contesto e le dinamiche che lo hanno prodotto.
Diversi elementi del pamphlet di Tissot anticipano argomentazioni che si ripresenteranno ciclicamente nei decenni successivi: il conflitto tra libertà individuale e salute collettiva, il sospetto di conflitti di interesse tra istituzioni scientifiche e industria farmaceutica, la denuncia di opacità nei processi decisionali sanitari, la richiesta di maggiore trasparenza sui dati di sicurezza.
Alcune delle preoccupazioni sollevate da Tissot hanno trovato, negli anni successivi, parziale riconoscimento istituzionale.
I sistemi di farmacovigilanza moderni, nati proprio dall’esperienza storica di reazioni avverse non adeguatamente monitorate, rappresentano una risposta alla necessità di sorveglianza continua degli effetti dei farmaci e dei vaccini.
La richiesta di trasparenza nei trial clinici, di indipendenza della ricerca, di gestione dei conflitti di interesse sono oggi temi centrali nel dibattito sulla regolamentazione sanitaria.
Tuttavia, il documento presenta anche limiti evidenti che ne minano la credibilità scientifica: assenza di metodologia rigorosa nell’analisi dei dati, tendenza alla generalizzazione eccessiva da casi singoli, mancanza di considerazione di spiegazioni alternative per i fenomeni osservati, tono apertamente polemico che sacrifica l’obiettività alla retorica accusatoria.
Il contesto del 1948 è cruciale per comprendere il documento: una Francia appena uscita dalla guerra, con istituzioni scientifiche e sanitarie profondamente screditate dalla collaborazione con Vichy, con una popolazione diffidente verso le autorità, con un sistema sanitario in ricostruzione. In questo clima, un documento come quello di Tissot poteva trovare terreno fertile, intercettando ansie e sospetti diffusi.
Ciò che rende il documento particolarmente interessante dal punto di vista storico è proprio questa capacità di cristallizzare le tensioni di un’epoca: tra autorità e libertà, tra scienza e commercio, tra collettività e individuo, tra progresso e tradizione. Tensioni che, lungi dall’essere risolte, continuano a caratterizzare il dibattito pubblico su salute, medicina e politiche sanitarie.
Conclusioni
“La Catastrofe delle Vaccinazioni Obbligatorie” rimane un documento controverso e polarizzante. Le sue affermazioni più estreme – dalle cifre di 15.000 bambini “assassinati” all’accusa di cospirazione commerciale sistematica – non reggono un esame critico rigoroso alla luce delle evidenze storiche ed epidemiologiche disponibili. La teoria secondo cui l’anatossina difterica avrebbe causato 150.000 casi di difterite contraddice le conoscenze biologiche sulla natura del vaccino e l’andamento epidemiologico successivo della malattia.
Tuttavia, il documento solleva questioni legittime che meritano considerazione: la necessità di trasparenza nei processi di approvazione dei vaccini, l’importanza di sistemi di farmacovigilanza indipendenti, il difficile equilibrio tra obblighi vaccinali e libertà individuale, il problema dei conflitti di interesse nella ricerca medica. Queste questioni rimangono rilevanti e richiedono risposte istituzionali solide.

Il documento Tissot rappresenta anche un monito storico sui pericoli della polarizzazione del dibattito scientifico. Quando il dialogo si trasforma in scontro ideologico, quando le posizioni si irrigidiscono in certezze assolute, la ricerca della verità lascia spazio alla retorica e alla propaganda. Né l’adesione acritica all’autorità scientifica, né il rifiuto pregiudiziale delle innovazioni mediche servono il bene pubblico.
La lezione più importante che possiamo trarre da questo documento storico è forse la necessità di un approccio equilibrato: riconoscere i benefici dimostrati delle vaccinazioni nella riduzione della mortalità e morbilità per malattie infettive, pur mantenendo vigilanza critica sulla sicurezza, trasparenza nei processi decisionali e rispetto per le preoccupazioni legittime dei cittadini.
Il pamphlet di Jules Tissot, letto oggi, appare più come sintomo di un’epoca tormentata che come contributo scientifico duraturo. Ma proprio per questo mantiene valore storico: testimonia le paure, i conflitti e le contraddizioni di una società che cercava di ricostruirsi sulle macerie della guerra, affidandosi a una scienza medica ancora imperfetta e a istituzioni la cui credibilità era stata gravemente compromessa. Una storia che ci ricorda quanto sia fragile il patto di fiducia tra cittadini, scienza e istituzioni, e quanto sia essenziale nutrire quella fiducia attraverso trasparenza, rigore e dialogo aperto.
Bibliografia e Fonti
Fonte Primaria
• Tissot, J. (1948). La Catastrofe delle Vaccinazioni Obbligatorie. Documento originale, Francia.
Contesto Storico e Sanitario della Francia (1938-1948)
• Berche, P. (2012). “Life and death of smallpox”. Presse Médicale, 41(12), 1327-1338.
• Moulin, A.M. (1991). “Le dernier langage de la médecine: histoire de l’immunologie de Pasteur au SIDA”. Presses Universitaires de France, Paris.
• Hardy, A. (1993). “The Epidemic Streets: Infectious Disease and the Rise of Preventive Medicine”. Oxford University Press.
Storia della Vaccinazione Antidifterica
• Galambos, L. (1995). “Networks of innovation: vaccine development at Merck, Sharp & Dohme”. Cambridge University Press.
• Plotkin, S.A., Orenstein, W.A., Offit, P.A. (2018). “Vaccines (7th ed.)”. Elsevier.
• Galazka, A. (1985). “The changing epidemiology of diphtheria in the vaccine era”. Journal of Infectious Diseases, 151(4), 626-632.
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• Seligman, S.J. (2012). “Diphtheria”. In: Roush, S.W., Baldy, L.M. (Eds.), Manual for the Surveillance of Vaccine-Preventable Diseases. Centers for Disease Control and Prevention.
Louis Pasteur e le Origini della Vaccinologia
• Debré, P. (1998). “Louis Pasteur”. Johns Hopkins University Press.
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Legislazione Sanitaria e Vaccinazioni Obbligatorie
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• Colgrove, J. (2006). “State of Immunity: The Politics of Vaccination in Twentieth-Century America”. University of California Press.
Sicurezza Vaccinale e Farmacovigilanza
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• Salisbury, D., Ramsay, M., Noakes, K. (2006). “Immunisation against infectious disease”. Department of Health, UK.
Movimenti Anti-Vaccinali: Storia e Sociologia
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• Wolfe, R.M., Sharp, L.K. (2002). “Anti-vaccinationists past and present”. BMJ, 325(7361), 430-432.
Risorse Online e Banche Dati
• World Health Organization – Vaccines and Immunization
• Centers for Disease Control and Prevention – Vaccine Safety
• European Centre for Disease Prevention and Control
• PubMed – National Library of Medicine
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