IL LABIRINTO DEI NUMERI

Come AIFA ha occultato 15.891 reazioni avverse gravi mentre dichiarava “stabilità” dei dati

Un’inchiesta su manipolazione statistica, conflitti d’interesse e il tradimento della farmacovigilanza

Nel settembre 2021, mentre la percentuale di reazioni avverse gravi raddoppiava dal 7,3% al 14,4%, l’Agenzia Italiana del Farmaco decise di diradare i rapporti di sorveglianza da mensili a trimestrali, giustificando la scelta con una presunta “stabilità”. Un anno dopo, l’agenzia ANSA pubblicò dati obsoleti di 12 mesi, cancellando dalla percezione pubblica 15.891 reazioni gravi già registrate. Dietro questa operazione: esclusioni statistiche arbitrarie, l’attribuzione del 64% delle reazioni all’“effetto nocebo”, e un conflitto d’interesse al vertice dell’agenzia regolatrice. Questa inchiesta ricostruisce, documento per documento, il sistema che ha trasformato la farmacovigilanza in propaganda.

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Prologo: L’Uomo che Lesse i PDF

Silvio Marsaglia non è un epidemiologo. Non lavora per nessuna agenzia governativa, non ha un dottorato in biostatistica. È un regista, un autore, un cittadino che nell’autunno del 2021 ha visto persone a lui vicine soffrire di reazioni inspiegabili dopo la vaccinazione. Mentre la comunicazione ufficiale ripeteva il mantra della “sicurezza ed efficacia”, Marsaglia ha fatto quello che pochi giornalisti hanno osato: ha scaricato i rapporti tecnici dell’AIFA, tutti, uno per uno. Oltre 200 pagine di tabelle, percentuali, note metodologiche. Ha iniziato a copiare e incollare dati, a confrontare i numeri tra un rapporto e l’altro. Quello che ha scoperto lo ha spinto a scrivere un libro: Paura e Profitto.

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Non un pamphlet ideologico, ma un prontuario: una mappa per navigare i labirinti della burocrazia sanitaria, dove i dati vengono sepolti sotto strati di tecnicismi e le contraddizioni si nascondono tra le righe dei rapporti ufficiali. Il suo obiettivo era semplice: permettere a chiunque di verificare, con fonti primarie alla mano, se la narrazione ufficiale reggesse il confronto con i numeri che le stesse istituzioni erano obbligate a pubblicare.

Quello che emerge da questa indagine documentale è un sistema di manipolazione statistica sofisticato, dove la trasparenza formale — la pubblicazione dei dati — si trasforma in opacità sostanziale attraverso tre meccanismi: la diluizione temporale (ridurre la frequenza dei rapporti mentre il rischio aumenta), l’esclusione metodologica (eliminare migliaia di segnalazioni per “vizi di forma”), e la psicologizzazione del danno fisico (attribuire reazioni organiche a suggestione mentale).

I. La Falsa Stabilità: Quando Raddoppia è “Stabile”

Il Momento Cruciale: Settembre 2021

Nel settembre 2021, l’AIFA pubblica il Rapporto n. 9 sulla farmacovigilanza. Alle pagine 5 e 27, compare un’affermazione destinata a cambiare radicalmente il sistema di monitoraggio: “Considerata la stabilità dell’andamento delle segnalazioni, la cadenza dei rapporti passerà da mensile a trimestrale.” La giustificazione è tecnica, quasi burocratica. Il messaggio implicito è rassicurante: tutto sotto controllo, nessuna novità, i dati si sono stabilizzati.

C’è solo un problema: i numeri dicono esattamente il contrario.

La percentuale di segnalazioni classificate come “gravi” — ossia eventi che hanno comportato ospedalizzazione, invalidità, pericolo di vita o decesso — non era affatto stabile. Era in costante e drammatica ascesa. Il Rapporto 1, pubblicato a gennaio 2021, attestava il 7,3% di reazioni gravi. Il Rapporto 9, quello che dichiarava la stabilità, mostrava il 14,4%. In otto mesi, la gravità delle segnalazioni era quasi raddoppiata.

Tabella 1: Escalation delle Reazioni Gravi (Rapporti AIFA 1-14)

Rapporto AIFA% Reazioni GraviNota
Rapporto 17,3%Gennaio 2021 – Baseline
Rapporto 48,6%Prima escalation
Rapporto 611,9%Giugno 2021
Rapporto 914,4%Dichiarazione di “stabilità”
Rapporto 1016,2%Primo rapporto trimestrale
Rapporto 1418,7%Endpoint: +156% rispetto a R1

Questa progressione non è statistica accademica. Ogni punto percentuale rappresenta centinaia di vite: ospedalizzazioni, invalidità permanenti, decessi.

La decisione di ridurre la frequenza di monitoraggio proprio mentre la gravità stava accelerando equivale a spegnere l’allarme antincendio mentre la casa brucia.

Ma c’è di più. L’analisi disaggregata per marchio, contenuta nel Rapporto 13, rivela differenze drammatiche: Comirnaty (Pfizer) al 16,8%, Nuvaxovid al 20,4%, e Spikevax (Moderna) al 22,5%. Quest’ultimo dato significa che più di una segnalazione su cinque per il vaccino Moderna riguardava eventi gravi. Eppure, la narrativa pubblica continuava a parlare di “reazioni lievi e transitorie”.

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II. L’Arte dell’Esclusione: Come Cancellare Migliaia di Casi

Il Paradosso del Green Pass

Uno dei passaggi più surreali dell’intera vicenda riguarda le esclusioni per “dati mancanti”. Migliaia di segnalazioni di eventi avversi gravi sono state eliminate dalle statistiche ufficiali perché prive di informazioni considerate essenziali: sesso, età, data esatta di somministrazione.

Il paradosso è feroce. Nel 2021, l’Italia aveva implementato il sistema più capillare di tracciamento digitale della storia repubblicana: il Green Pass. Ogni cittadino vaccinato veniva registrato in un database nazionale che conteneva nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di somministrazione, lotto del vaccino, numero di dose. Lo stesso sistema che controllava l’accesso a bar, ristoranti, mezzi di trasporto e luoghi di lavoro sosteneva poi, attraverso l’AIFA, di non poter risalire alla data di somministrazione per migliaia di segnalazioni.

Questa incongruenza tecnologica tradisce la vera natura del sistema: l’infrastruttura digitale era efficientissima per il controllo sociale, ma diventava improvvisamente “incapace” di recuperare i dati necessari alla farmacovigilanza. L’onere della prova veniva così scaricato interamente sul segnalatore — spesso un cittadino o un medico sopraffatto dalla burocrazia — trasformando la sorveglianza passiva in un sistema progettato per sottostimare il danno.

Casi Specifici: La Scomparsa dei Neonati

Alcuni esempi rendono tangibile l’entità del problema. Nel monitoraggio delle miocarditi e pericarditi, patologie cardiache infiammatorie riconosciute come eventi avversi correlati, 15 segnalazioni su 645 per pericardite e 20 su 318 per miocardite sono state escluse solo perché la data di insorgenza era incerta o non riportata con precisione. Non si trattava di casi dubbi dal punto di vista clinico: la diagnosi era certa. Il problema era puramente formale.

Ma il caso più inquietante riguarda i neonati. Il Rapporto 6 documentava 11 segnalazioni relative a bambini allattati al seno, con età comprese tra 20 giorni e 18 mesi, che avevano manifestato reazioni avverse dopo la vaccinazione della madre. Questi dati comparivano nelle tabelle analitiche ma sparivano completamente dai riassunti esecutivi e dalle comunicazioni pubbliche. L’evidenza che i componenti vaccinali potessero transitare attraverso il latte materno — un’informazione cruciale per migliaia di madri — veniva sistematicamente omessa.

III. La Finestra Temporale che si Allunga

Da 12 Giorni a 189 Giorni: Il Nesso di Causalità si Dissolve

Uno degli elementi più critici per stabilire la correlazione tra vaccino ed evento avverso è la finestra temporale. In medicina legale, più è breve l’intervallo tra somministrazione ed evento, più forte è la presunzione di nesso causale. Viceversa, un intervallo troppo lungo rende difficile distinguere tra causa ed effetto coincidentale.

I rapporti AIFA hanno registrato un’espansione progressiva del range temporale tra somministrazione e decesso:

• Rapporto 1 (gennaio 2021): 12 giorni

• Marzo 2021: 28 giorni

• Maggio 2021: 55 giorni

• Agosto 2021: 133 giorni

• Settembre 2021 (Rapporto 9): 189 giorni

Centoottantanove giorni equivalgono a oltre sei mesi. Come osserva sarcasticamente Marsaglia nel suo libro: “Chi si vaccina a Natale potrebbe andarsene in vacanza all’altro mondo ad agosto, ma per le statistiche rischia di essere un evento non correlato.”

Nonostante questa evidenza documentale, la valutazione del nesso causale continuava a privilegiare una finestra arbitraria di 14-15 giorni. Eventi avversi gravi manifestatisi dopo questo periodo venivano sistematicamente esclusi dalla correlazione, anche quando clinicamente plausibili. Questo approccio aveva un effetto deflazionistico enorme: migliaia di casi venivano derubricati come “non correlati” semplicemente perché il calendario non combaciava con i criteri arbitrari dell’agenzia.

Il Problema della Vaccinazione Eterologa

A complicare ulteriormente il quadro, l’introduzione della vaccinazione eterologa — la possibilità di mescolare vaccini di marchi diversi tra prima e seconda dose — ha reso praticamente impossibile isolare il prodotto responsabile in caso di evento avverso. Se un paziente riceveva AstraZeneca come prima dose e Pfizer come seconda, e manifestava una reazione grave a distanza di settimane, quale vaccino aveva causato il danno? L’intreccio dei prodotti creava una nebbia statistica che favoriva sistematicamente l’esclusione della correlazione.

IV. L’Effetto Nocebo: Quando il Dolore è “Nella Tua Testa”

Il 64% delle Reazioni? Colpa della Psiche

Il Rapporto 10 introduce quello che potrebbe essere definito il colpo di grazia metodologico: l’attribuzione di una parte massiccia delle reazioni avverse all’“effetto nocebo”. Citando studi condotti su 45.380 pazienti, il rapporto suggerisce che fino al 64% delle reazioni avverse potrebbe essere riconducibile a suggestione psicologica.

Questa tesi opera uno spostamento radicale di responsabilità: dal farmaco alla psiche del paziente. In pratica, l’AIFA sostiene che decine di migliaia di persone abbiano “immaginato” o “prodotto psicologicamente” patologie gravi. Miocarditi, pericarditi, trombosi, paralisi facciali: tutte potenzialmente riconducibili all’ansia, alla paura, all’autosuggestione negativa.

Il problema di questa categorizzazione è triplice. Primo, non viene fornita alcuna metodologia per distinguere tra una reazione organica reale e una presunta manifestazione psicosomatica. Secondo, invalida sistematicamente il dolore e la sofferenza del paziente, trasformando la farmacovigilanza in una diagnosi psichiatrica di massa. Terzo, e più grave, opera una deflazione artificiale dei segnali di sicurezza, rendendo i numeri ufficiali ancora più sottostimati di quanto non siano già per natura (la sorveglianza passiva cattura solo una frazione degli eventi reali).

Come sottolinea uno dei documenti analizzati: “Sostenere che decine di migliaia di persone abbiano immaginato patologie gravi non è solo un esercizio di deresponsabilizzazione del produttore, ma rappresenta una forma di colpevolizzazione del segnalatore che invalida sistematicamente il dolore reale dei pazienti.”

V. Il Caso ANSA: 15.891 Reazioni Gravi Scomparse nel Nulla

Il Viaggio nel Tempo dell’Informazione

Il 20 luglio 2022, l’agenzia ANSA pubblica un articolo sulla sicurezza dei vaccini COVID-19. I numeri riportati: 49,5 milioni di dosi somministrate, con l’11,9% di reazioni gravi. L’articolo non specifica la fonte temporale del dato, lasciando intendere che si tratti di informazioni aggiornate. Ma una verifica incrociata rivela una discrepanza temporale drammatica.

Quella percentuale dell’11,9% apparteneva al Rapporto 6 dell’AIFA, pubblicato a giugno 2021, esattamente un anno prima. Al momento della pubblicazione dell’articolo ANSA, la realtà documentata nei rapporti ufficiali era radicalmente diversa:

DATI ANSA (Luglio 2022) Fonte: Rapporto 6 (Giugno 2021) 49,5 milioni di dosi 11,9% reazioni gravi ≈ 9.068 casi graviDATI AIFA REALI (Luglio 2022) Fonte: Rapporti aggiornati 138,2 milioni di dosi 18,1% reazioni gravi ≈ 24.959 casi gravi

Il gap tra i due dataset è sbalorditivo. Utilizzando dati obsoleti di un anno, l’agenzia di stampa più autorevole d’Italia presentava una situazione statistica inferiore alla realtà del 34%. In termini assoluti, 15.891 reazioni gravi già verificate e registrate nei rapporti AIFA venivano rese invisibili alla percezione pubblica.

Un Errore o una Strategia?

Classificare questa distorsione come un semplice “errore giornalistico” appare ingenuo se si considera il contesto. Durante l’emergenza, i governi Conte e Draghi hanno erogato ingenti finanziamenti pubblici a televisioni, radio e quotidiani per sostenere la campagna vaccinale. Questo incentivo economico — definito sarcasticamente “i soldini” nei documenti analizzati — ha inevitabilmente condizionato l’indipendenza dell’informazione.

In questo clima di informazione prezzolata, i media mainstream hanno mostrato una marcata inerzia nel recepire le evidenze dei rapporti AIFA, ignorando per mesi i segnali di peggioramento delle statistiche. Il giornalismo si è trasformato da cane da guardia in megafono della narrativa governativa, favorendo la creazione di quella che uno dei documenti definisce “teatralizzazione della scienza”: un paradigma comunicativo dogmatico dove testimonial di alto profilo venivano utilizzati per veicolare messaggi semplificati e aprioristici, eludendo sistematicamente il confronto con i dati ufficiali di farmacovigilanza.

VI. Il Controllore che Compra: Il Conflitto d’Interesse di Nicola Magrini

Due Ruoli, Un Solo Uomo

La sicurezza del cittadino esige una netta separazione tra le funzioni di acquisto e quelle di vigilanza. Quando queste cariche si sovrappongono, si configura quello che i documenti analizzati definiscono un “conflitto di interesse strutturale”. Nel caso dell’AIFA, questa sovrapposizione ha raggiunto livelli inaccettabili.

Nell’aprile 2022, Nicola Magrini ricopriva simultaneamente il ruolo di Direttore Generale dell’AIFA — l’ente preposto al controllo della sicurezza dei farmaci — e di membro dello Steering Board europeo, l’organismo deputato alla negoziazione commerciale e all’acquisto dei vaccini. In quest’ultima veste, Magrini era direttamente coinvolto nella gestione di opzioni di acquisto per importi oscillanti tra 260 e 520 milioni di euro.

Questa concentrazione di potere decisionale ha creato un cortocircuito istituzionale: la necessità di giustificare investimenti economici massicci ha inevitabilmente compromesso la terzietà dell’Agenzia nel monitoraggio della sicurezza dei medesimi prodotti acquistati. Come può un’agenzia segnalare criticità su prodotti per i quali ha appena negoziato contratti da centinaia di milioni di euro?

Il Caso AstraZeneca: Oscillazioni e Rebranding

Il deficit di indipendenza è emerso chiaramente nella gestione del vaccino AstraZeneca. La comunicazione ufficiale ha oscillato drammaticamente nel giro di 24 ore:

• 14 marzo 2021: Dichiarazione di “allarme ingiustificato”

• 15 marzo 2021: Sospensione precauzionale del vaccino

Ma c’è di più. In un’operazione di marketing puro, nel marzo 2021 AstraZeneca ha cambiato il nome commerciale del suo vaccino in “Vaxzevria”. Non si trattava di una nuova formulazione o di un miglioramento del prodotto: era semplicemente un rebranding necessario per aggirare lo stigma di un farmaco che veniva continuamente sospeso e reimmesso in commercio. Questa manovra, passata sotto silenzio dai media, rivela la priorità del sistema: salvare la campagna vaccinale, non informare correttamente i cittadini.

Il conflitto d’interesse di Magrini non è un dettaglio tecnico. È la chiave per comprendere perché l’AIFA ha sistematicamente minimizzato i segnali di rischio: riconoscere apertamente problemi di sicurezza avrebbe significato mettere in discussione decisioni di acquisto già prese e compromettere la credibilità dell’intera operazione.

VII. Epilogo: Il Tradimento della Trasparenza

Un Sistema Progettato per Fallire

L’analisi dei Rapporti AIFA 1-14 rivela un sistema di farmacovigilanza compromesso su tre livelli: metodologico, comunicativo e istituzionale. Le discrepanze documentate non sono errori isolati, ma manifestazioni di una strategia coordinata per minimizzare la percezione del rischio.

Sul piano metodologico, l’adozione di criteri di esclusione basati su carenze formali ha generato un “bias di invisibilità” che ha cancellato migliaia di segnalazioni gravi. L’attribuzione del 64% delle reazioni all’effetto nocebo ha operato una deflazione artificiale dei segnali di sicurezza, psicologizzando patologie organiche e trasferendo la colpa dal farmaco al paziente.

Sul piano comunicativo, la decisione di passare da rapporti mensili a trimestrali proprio mentre la gravità raddoppiava ha diluito la percezione del rischio. La diffusione di dati obsoleti da parte dei media — come nel caso ANSA — ha reso invisibili 15.891 reazioni gravi, creando un gap informativo che ha impedito ai cittadini di valutare correttamente il profilo rischio-beneficio.

Sul piano istituzionale, la sovrapposizione tra funzione di vigilanza e funzione di acquisto nella figura del Direttore Generale AIFA ha creato un conflitto d’interesse strutturale che ha minato l’indipendenza dell’ente regolatore.

Il Costo della Verità Negata

Dietro ogni percentuale ci sono vite reali: persone che hanno subito invalidità, famiglie distrutte, decessi che potevano essere evitati con un sistema di sorveglianza onesto. Il tradimento della trasparenza non è un concetto astratto: è la somma di tutte le decisioni che hanno anteposto la propaganda alla protezione della salute pubblica.

Il lavoro di Silvio Marsaglia non pretende di essere un trattato medico. È, nelle sue parole, un “Tutto Città” dei dati ufficiali: un prontuario che permette al lettore di navigare tra le citazioni testuali dell’AIFA e del Ministero della Salute. Paura e Profitto è uno strumento di difesa democratica che mette a nudo una gestione dell’informazione opaca, dove il segreto militare sui prezzi e la sovrapposizione tra controllori e controllati sono diventati la norma.

La trasparenza non è la semplice pubblicazione di un file in fondo a un sito web. È la comunicazione onesta del rischio. È la capacità di dire la verità anche quando questa verità è scomoda, anche quando mette in discussione decisioni già prese, anche quando costa denaro e credibilità.

La Domanda che Resta

Se i dati ufficiali dell’AIFA contengono queste percentuali di gravità, queste ammissioni di esclusione, queste finestre temporali sempre più ampie, perché la comunicazione pubblica ha raccontato un’altra storia?

La risposta è nelle pagine dei rapporti che quasi nessuno ha letto, nei numeri che i media hanno sistematicamente ignorato, nei conflitti d’interesse che nessuno ha voluto vedere. La risposta è che il sistema non ha fallito: ha funzionato esattamente come era stato progettato. Non per proteggere i cittadini, ma per proteggere la campagna.

Fino a che punto può spingersi la dissonanza tra la realtà dei dati tecnici e la narrazione politica prima che il contratto di fiducia tra cittadino e istituzioni si incrini definitivamente? Forse abbiamo già superato quel punto. E forse, proprio per questo, il lavoro di documentazione e di denuncia diventa l’unico antidoto possibile contro l’amnesia collettiva che le istituzioni sperano di imporre.

FONTI DOCUMENTALI

Questa articolo- inchiesta si basa esclusivamente su documenti ufficiali pubblici:

• Rapporti di Farmacovigilanza AIFA n. 1-14 (2021-2022)

• Circolari del Ministero della Salute

• Articoli di stampa (ANSA e altri media mainstream)

Silvio Marsaglia, Paura e Profitto – Prefazione del Prof. Ugo Mattei – Postfazione del Dott. Massimo Citro (analisi documentale)

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