Il Paradosso dell’Epidemia di New York e la Nascita di una Coscienza Critica

Nel panorama della storia della medicina, esistono voci che nel corso del tempo sono state sistematicamente marginalizzate, dimenticate o deliberatamente cancellate dal discorso ufficiale. Una di queste voci è quella di Robert A. Gunn, medico statunitense che alla fine del XIX secolo pubblicò un pamphlet intitolato “La Vaccinazione: Le Sue Falsità e i Suoi Mali”, un testo che rappresenta uno dei più articolati e documentati attacchi alla pratica vaccinale dell’epoca. Questo documento, ripubblicato in diverse edizioni fino al 1907, costituisce un testimone straordinario di un dibattito medico e sociale che ha attraversato i secoli e che ancora oggi riveste una rilevanza inattesa.

CLICCA QUI PER LE SLIDE COMPLETE DELLA PRESENTAZIONE

ACQUISTA LA TRADUZIONE IN ITALIANO E SOSTIENI IL NOSTRO LAVORO

Nel 1871, le autorità sanitarie di New York rassicurarono la cittadinanza con una solennità quasi sacerdotale: la metropoli era “completamente protetta” dal vaiolo grazie a una meticolosa campagna di vaccinazione. Eppure, la storia non tardò a smentire l’arroganza del dogma.

Nel 1872, un’epidemia devastante si abbatté sulla città, ridicolizzando i proclami ufficiali e lasciando una scia di morte che la profilassi avrebbe dovuto impedire. Fu questo paradosso a innescare la trasformazione del Dr. Robert A. Gunn. Inizialmente un medico convenzionale, Gunn fu incaricato da una società medica di indagare sulle radici di tale fallimento. Quella che doveva essere una convalida scientifica divenne un’autopsia critica della dottrina di Edward Jenner. Gunn realizzò che la professione medica stava difendendo una “pratica barbara” con la stessa ostinazione con cui, decenni prima, aveva difeso il salasso. Per Gunn, il momento della verità arrivò con una chiarezza spietata: la “lancetta del vaccinatore” non era che la gemella di quella del flebotomo, una “mostruosità” destinata, come il salasso, a essere consegnata alla ruggine della storia.

Per comprendere appieno la portata delle critiche di Gunn, è necessario situarle nel contesto storico in cui maturarono. Il periodo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo fu caratterizzato da una serie di epidemie devastanti che colsero l’Europa e l’America impreparate. Il vaiolo, in particolare, rappresentava una minaccia costante, capace di mietere vittime a migliaia e di lasciare sui sopravvissuti i segni indelebili della sua furia. In questo scenario di terrore collettivo, l’introduzione della vaccinazione da parte di Edward Jenner alla fine del Settecento fu accolta con un entusiasmo che rasentava la religiosa reverenza. La possibilità di prevenire una malattia così terribile appariva come un miracolo della scienza medica, e chi osava mettere in dubbio tale “miracolo” rischiava di essere etichettato come ignorante, superstizioso o peggio ancora, come nemico del progresso umano.

Tuttavia, sin dai primi anni di applicazione della vaccinazione, emersero voci dissidenti che segnalavano problemi, contraddizioni e pericoli. Robert A. Gunn fu uno dei protagonisti di questa corrente critica, e il suo pamphlet rappresenta un documento prezioso per comprendere le radici storiche dello scetticismo vaccinale. Il presente articolo si propone di analizzare in profondità le argomentazioni di Gunn, contestualizzandole storicamente e valutandone la rilevanza. Si tratta di un esercizio di storia della medicina che intende dare voce a una prospettiva critica troppo a lungo ignorata.

La Teoria delle “Porte Girevoli”: L’Incoerenza di Edward Jenner

Gunn, con la precisione di un filologo, smontò la flessibilità teologica della dottrina jenneriana. Egli osservò come Jenner avesse l’abitudine di mutare rivelazione ogni volta che la realtà smentiva le sue promesse, agendo come un opportunista che adatta la fede alle esigenze del momento. La definizione di “vaccinazione efficace” mutò nel tempo seguendo una traiettoria di continui ripiegamenti che Gunn documentò meticolosamente.

La promessa originale della vaccinazione jenneriana sosteneva che una singola inoculazione garantisse protezione assoluta per tutta la vita. Questa affermazione, presentata come verità scientifica indiscussa, cominciò a sgretolarsi quando i casi di vaiolo si verificarono anche in persone vaccinate. Il primo ripensamento portò a sostenere che la protezione fosse garantita fino alla pubertà, rendendo necessaria una seconda dose. Ma nemmeno questa modifica bastò a spiegare i fallimenti osservati. Si postulò então che il vaccino “scadesse” ogni sette anni, richiedendo richiami periodici. Infine, il dogma del 1882 sosteneva che la protezione fosse tale solo se rinnovata ogni due o tre anni.

Gunn non risparmiò il sarcasmo verso questa deriva dottrinale, affermando con lucidità: “Così come il profeta arabo riceveva nuove rivelazioni per far fronte a ogni imprevista emergenza, Jenner avanzava una nuova teoria ogni volta che la vaccinazione si dimostrava un fallimento.” Questa comparazione, per quanto provocatoria, colpisce nel segno: la dottrina vaccinale sembrava adattarsi continuamente ai fatti, anziché essere confermata da essi.

La teoria originale di Jenner si basava sul “grease” (grasella), un’eruzione pustolosa che colpiva i garretti dei cavalli. Secondo Jenner, solo il virus equino filtrato dalla vacca costituiva il “vero vaiolo vaccino” protettivo. Tuttavia, di fronte all’evidenza dei fallimenti sperimentali, Jenner operò continui aggiustamenti dottrinali: come il profeta arabo che riceveva “nuove rivelazioni per rispondere a ogni imprevista esigenza”, egli inventò nuove distinzioni tra virus vero e falso per schermare la sua teoria dal collasso empirico.

Il passaggio alla vaccinazione “umanizzata” rappresentò un tradimento del dogma originale di Jenner, trasformando l’atto medico in un veicolo di malattie croniche e invalidanti. L’evoluzione della praticajenneriana può essere sintetizzata in una tabella che evidenzia le contraddizioni:

La dimensione dell’origine del virus passò dal derivato del “grease” equino (malattia dei garretti) trasmesso alla vacca, alla linfa prelevata “da braccio a braccio” tra esseri umani. La natura del virus, inizialmente consideratasolo il virus equino come “vero”, si trasformò nell’utilizzo di linfa umana accumulata in decenni di passaggi. La protezione dichiarata come “per tutta la vita” con una sola dose divenne l’ammissione della necessità di richiami (ogni 7, 3 o 2 anni). L’esito clinico,originariamente una singola pustola locale, si trasformò nella trasmissione di patologie costituzionali quali sifilide e scrofola.

Il Paradosso Statistico: Quando i Vaccinati superano i Non Vaccinati

Per il Dr. Gunn, l’idea che il vaccino “mitigasse” la malattia era una menzogna statistica. Egli citò i dati dell’epidemia di Colonia del 1870-72 come prova inconfutabile. Su 2.400 casi registrati, ben 2.351 erano individui vaccinati (molti dei quali re-vaccinati), mentre solo 49 non avevano ricevuto il trattamento. L’analisi di Gunn fu chirurgica: con una popolazione di 125.000 abitanti, di cui 8.000 non vaccinati, il rapporto era di un caso ogni 53 vaccinati contro uno ogni 161 non vaccinati.

Il punto focale della polemica di Gunn riguardava la severità della malattia: tra i non vaccinati prevaleva spesso la forma “spuria” o lieve (varicella/vaiolo minore), mentre i vaccinati venivano colpiti dal “vaiolo genuino” in forma confluente e maligna. Questo dato smentiva radicalmente la tesi secondo cui l’inoculazione rendesse il decorso meno severo. La varioloide e il vaiolo, secondo Gunn, erano la stessa malattia che variava in gravità in individui diversi, e questa variazione non dipendeva dalla vaccinazione.

A sostegno della propria tesi, Gunn cita le testimonianze di eminenti professionisti medici dell’epoca. Il Dr. Charles E. Page di Boston, al congresso dei medici dissidenti tenuto a Colonia nel 1881, dimostrò tramite statistiche compilate dai registri ospedalieri che il tasso di mortalità del vaiolo tra le persone vaccinate era più alto che tra le persone non vaccinate. Questa conclusione, che contraddiceva frontalmente le affermazioni dei sostenitori della vaccinazione, fu presentata a un consesso di medici che, pur essendo una minoranza, rappresentava una voce critica importante nel panorama medico dell’epoca.

La “Guerra dei Dati”: La Manipolazione delle Statistiche di Morte

Gunn denunciò quella che oggi definiremmo una deliberata operazione di disinformazione istituzionale. Al centro della sua critica c’era il National Vaccine Establishment inglese, un’istituzione pagata dall’Atto del Parlamento e quindi, secondo Gunn, finanziariamente interessata a perpetuare il dogma per mantenere i propri privilegi. Il Dr. Gunn mise a confronto i rapporti propagandistici con i dati ufficiali.

I Rapporti del Board of Managers dichiaravano cifre gonfiate, parlando di 2.000-5.000 morti annuali a Londra prima di Jenner e alimentando il mito di 40.000 decessi annuali in tutta Inghilterra per spaventare il pubblico. I Dati del Dr. Farr, invece, mostravano che le statistiche del Registrar-General indicavano che tra il 1780 e il 1794 — prima che la scoperta di Jenner fosse promulgata — la mortalità era già scesa da una media di 2.323 a 1.740 decessi. Gunn concluse che il declino della mortalità fosse iniziato indipendentemente dal vaccino, di pari passo con la diminuzione generale delle febbri e il miglioramento della salute pubblica, smascherando quella che definì una “delusione popolare” alimentata da un’aristocrazia medica stipendiata dallo Stato.

L’imposizione delle leggi sulla vaccinazione obbligatoria in Inghilterra (1853, 1867, 1871) trasformò la nazione in un laboratorio per un esperimento di coercizione sanitaria su vasta scala. Tuttavia, i dati forniti dal Registrar-General non solo non supportano l’efficacia dell’obbligo, ma documentano un’esplosione della mortalità proprio in concomitanza con il rafforzamento delle misure legislative. L’inefficacia della profilassi è cristallizzata nel confronto tra le tre grandi epidemie nazionali: l’epidemia del 1857-59 registrò 14.244 decessi; l’epidemia del 1863-65 registrò 20.059 decessi (un incremento del 50% a fronte di una crescita demografica di appena il 7%); l’epidemia del 1870-72 registrò 44.840 decessi. In questo arco temporale, mentre la popolazione cresceva di un modesto 10%, la mortalità esplodeva di uno sbalorditivo 120%.

Se analizziamo la mortalità media annuale a Londra, il fallimento epidemiologico è totale: nel periodo pre-obbligo (1838-1853) la media era di 1.032 decessi; nel decennio 1871-1880, con oltre il 90% della popolazione ufficialmente “protetta”, la media annuale è salita drasticamente a 1.554. L’obbligatorietà non ha arrestato il virus, ma ha coinciso con la sua massima recrudescenza, dimostrando che la narrazione del successo istituzionale era una costruzione statistica priva di fondamento empirico.

L’Analisi Comparativa Internazionale: Svezia e Prussia

La Svezia e la Prussia sono state a lungo utilizzate dai sostenitori del XIX secolo come modelli esemplari di successo vaccinale. Eppure, un’analisi critica dei loro dati interni rivela una “correlazione paradossale” che ribalta completamente la narrativa ufficiale.

In Svezia, tra il 1825 e il 1874, si osserva una progressione lineare del fallimento. Nel 1825, a fronte di 250 vaccinati ogni 1.000 abitanti, si registravano 400 decessi per milione. Nel 1874, quando il tasso di vaccinazione raggiunse il 97% della popolazione (970 su 1.000), la mortalità non diminuì, ma balzò a 960 decessi per milione. In Prussia, il quadro è altrettanto desolante. Dalla mortalità contenuta del 1820 (10 decessi ogni 100.000 abitanti), si è giunti, attraverso decenni di rigida disciplina vaccinale, al picco catastrofico del 1872, con 262 decessi ogni 100.000 abitanti. Questi dati internazionali dimostrano che la vaccinazione di massa non ha agito come barriera epidemiologica, ma è coincisa con una vulnerabilità crescente delle popolazioni.

In America, la vaccinazione non è stata praticata così universalmente come in Europa; di conseguenza, si è avuto relativamente meno vaiolo. Nell’epidemia del 1872, Brooklyn, che allora era nota come la Città delle Chiese, essendo religiosa e osservante della legge, fu vaccinata quasi completamente. New York, la città delle ingiustizie, era meno vaccinata. A Brooklyn ci furono 3.576 casi di vaiolo, con 1.180 morti. A New York, con una popolazione doppia rispetto a Brooklyn, ci furono solo 2.844 casi, con 823 morti. Queste cifre dimostrano che la vaccinazione non solo non protegge dal vaiolo, ma aumenta la sua mortalità.

Nel 1885 ci fu un’epidemia di vaiolo a Montreal. I francesi, essendo cattolici, rifiutarono in gran parte di essere vaccinati. Gli inglesi, essendo protestanti, furono vaccinati molto generalmente. Il risultato fu che ci furono molti più casi e molte più morti tra gli inglesi vaccinati che tra i francesi non vaccinati.

Metodologie di Manipolazione e Falsificazione dei Registri Medici

L’offuscamento dei dati emerse come uno strumento politico essenziale per il National Vaccine Establishment, necessario a giustificare i finanziamenti pubblici e proteggere gli interessi di una corporazione medica sempre più arroccata. L’istituzione non esitò a utilizzare la falsificazione retroattiva: nei rapporti tra il 1811 e il 1836, il numero di morti annuali stimati per l’era pre-vaccinale a Londra fu gonfiato arbitrariamente da 2.000 a oltre 5.000, nel tentativo disperato di far apparire i dati contemporanei come un trionfo.

Ancora più perniciosa fu la corruzione dei registri ospedalieri, come dimostrato dall’indagine di Mr. John Pickering presso l’ospedale per il vaiolo di Leeds (1872-1875). Pickering smascherò una frode sistematica: i pazienti vaccinati venivano regolarmente registrati come “non vaccinati” nei casi fatali. La giustificazione addotta dai funzionari era tecnicamente fraudolenta: si sosteneva che le “pustole confluenti” coprissero i segni della vaccinazione, rendendo impossibile provarne lo stato di protezione, o più semplicemente si rifiutava di registrare lo status di “protetto” in caso di decesso per non danneggiare la reputazione del vaccino.

Come prova che tale fosse la pratica dei vaccinatori, Gunn cita il Decimo Censimento degli Stati Uniti, che dichiara che su 1.155 casi di varioloide, 894 casi si verificarono in persone che erano state vaccinate. Poiché i vaccinatori asserivano che la varioloide è il risultato della vaccinazione, non può essere contratta da persone non vaccinate; come spiegano questi 261 casi? La verità è che la varioloide e il vaiolo sono la stessa malattia, variando in gravità in individui diversi, e questa variazione non dipende dalla vaccinazione. Questo fatto spiega come le persone non vaccinate possano contrarre la varioloide, e come le persone vaccinate possano morire di vaiolo.

7. L’Eredità Invisibile: Il Rischio di Contagio Secondario

L’indignazione di Gunn raggiunse l’apice discutendo la sicurezza dei materiali impiegati. All’epoca, l’uso del “linfonodo umanizzato” (passato da braccio a braccio) era una pratica che egli descriveva con orrore clinico, temendo per la “vitalità della razza”. La trasmissione della sifilide tramite linfa vaccinale rappresenta una realtà clinica inconfutabile, riconosciuta persino da autorità un tempo scettiche come il Prof. Ricord, il quale ha infine proclamato la realtà di tale contaminazione. Il rischio clinico è aggravato dall’osservazione tecnica del Dr. Ballard, il quale ammonisce che una “vera vescicola Jenneriana” è visivamente indistinguibile da una vescicola contenente il virus sifilitico, rendendo la selezione della linfa un’operazione intrinsecamente fallace.

Il caso di studio più eclatante fu il “Caso Rivalta” in Italia (1861). Gunn riportò con precisione i dati: 46 bambini furono vaccinati in una prima serie, e 17 nella seconda a partire da uno dei primi. Di questi, ben 44 contrassero la sifilide, trasmettendola poi a madri e nutrici. Il London Lancet, 1877, registra undici casi di sifilide risultanti dalla vaccinazione a Rivalta, Italia. Tebb, nelle sue Note sulla Vaccinazione, p. 50, afferma: Nel 1883, più di venti bambini furono vaccinati in Rehme, Vestfalia, dal braccio di un bambino sifilitico. Sedici si ammalarono di sifilide, e due morirono.

Gunn citò inoltre le testimonianze del Dr. Collins sulla trasmissione di scrofola ed erisipela, e le osservazioni del Dr. Bakewell sulla lebbra nelle Indie Occidentali. Il Dr. Collins (Londra) documentò l’inoculazione da un bambino apparentemente sano (il cui padre era infetto) a un secondo soggetto sano. Entrambi i bambini presentarono sintomi sifilitici conclamati dopo tre settimane. In Spagna, l’analisi statistica della contaminazione sifilitica su larga scala documentò 221 infezioni sifilitiche su un totale di 311 vaccinazioni eseguite. Il Dr. Pearce (Northampton) riportò 20-24 casi accertati in quattro anni, dove genitori di provata salute precedentemente immuni a tiri videro i propri figli infettarsi.

Gunn sollevò inoltre un velo su uno scandalo di natura commerciale: mentre il Board of Health promuoveva il “puro virus bovino”, i suoi ufficiali raccoglievano segretamente le croste dai bracci dei bambini per rivenderle a due dollari l’una nei mercati di Cuba e del Sud America. Per Gunn, questa non era scienza, ma un lucroso commercio di veleni organici.

Manifestazioni Acute: Erisipela, Ulcere Phagedenic e Morti Infantili

Le complicanze acute non dovevano essere derubricate a incidenti di percorso. L’erisipela e le ulcere necrotizzanti sono manifestazioni dirette della decomposizione del virus o della natura intrinsecamente tossica della linfa. Il London Lancet, 1879, registra nove casi di erisipela risultanti dalla vaccinazione nella città di Wittingen. Tebb, p. 20, afferma: Nella primavera del 1884, il Dr. Dehaut vaccinò quarantasei bambini a Liegi. Di questi, trentadue soffrirono di gravi attacchi di erisipela, undici rimasero permanentemente disabilitati, e due morirono. Ballard, nel suo rapporto al Privy Council, Inghilterra, 1868, afferma che furono riportati 349 casi di erisipela dopo la vaccinazione in quell’anno.

Erisipela settica: casi fatali sono stati documentati dal Dr. Seljestrom, includendo decessi simultanei di bambini vaccinati e delle loro madri infermiere. Ulcere fagedeniche: lo stesso Edward Jenner ammise che le piaghe potevano diventare “fagedeniche” (corrosive), descrivendole come “simili a quelle da cui scaturirono” (riferendosi alla grease del cavallo). A Rochdale, sono stati documentati casi in cui la carne dei bambini è letteralmente “marcìta” a seguito di una semplice scalfittura vaccinale.

In alcuni casi, la vaccinazione termina in morte immediata. Nel numero di gennaio del Medical and Surgical Reporter, Dr. Atkinson di Baltimora registra un caso di una bambina perfettamente sana che morì trenta ore dopo essere stata vaccinata. Nel numero di febbraio dello stesso giornale, il Dr. Carpenter registra un caso di un bambino perfettamente sano che morì all’undicesimo giorno dopo la vaccinazione. Nel numero di maggio dello stesso giornale, il Dr. Everhard di Filadelfia registra il caso di due bambini perfettamente sani che morirono il nono giorno dopo la vaccinazione.

Alexander Wilder, M.D., afferma: Ho visto bambini morire di vaccinazione all’età di due e tre settimane, il cui unico malanno era il vaccino nel loro sangue. Ho visto la vaccina causare tubercolosi in bambini che prima erano perfettamente sani.

La Trasmissione della Lebbra e della Consunzione

L’incremento delle malattie degenerative post-vaccinali suggerisce un’alterazione del profilo di rischio verso quello che i clinici definiscono “carattere strumoso” o “scrofoloso”. La contaminazione linfatica non si limita a patogeni acuti, ma introduce caratteri patologici in stirpi precedentemente vigorose.

L’eziologia iatrogena della lebbra: il Dr. Bakewell e Sir Ranald Martin hanno documentato casi in India e Trinidad dove la vaccinazione è l’unica spiegazione clinica razionale per l’insorgenza della lebbra, specialmente in bambini nati da genitori inglesi privi di qualsiasi familiarità con la malattia. L’incremento della consunzione (tubercolosi): il Dr. Pearce sottolinea una correlazione statistica tra l’obbligatorietà vaccinale e l’aumento della mortalità per tisi. Significativo è il caso di una famiglia in cui otto figli vaccinati morirono di consunzione, mentre gli unici sopravvissuti furono i figli non vaccinati. Trattandosi di “persone di campagna sane”, non esposte all’”aria respirata delle officine” (re-breathed air), l’unica variabile patogena identificabile rimane l’inoculazione.

Il deterioramento della vitalità pediatrica: l’introduzione di veleni zymotici in soggetti in tenera età sembra gettare le fondamenta per future patologie tubercolari, compromettendo la capacità reattiva del sistema linfatico.

Il Fallimento della Transizione alla Linfa Bovina

Il passaggio dal virus “umanizzato” alla linfa bovina è stato presentato come la soluzione definitiva al rischio sifilitico, ma l’analisi clinica rivela che si tratta di un tentativo disperato di recuperare il prestigio perduto della professione. Il Dr. G.H. Merkell (Boston) riporta casi con “tutte le caratteristiche della sifilide” dopo l’uso di virus bovino. La rivista The Lancet (1879) ha definito “fallace” l’idea che la linfa animale sia esente da rischi.

Il problema principale era che il virus bovino promosso nell’Ottocento derivava proprio da quel “vaiolo vaccino spontaneo” che Jenner aveva categoricamente rigettato come inefficace. I motivi del rifiuto di questa tecnica includono l’incoerenza dottrinale (si utilizzava un virus che il fondatore del metodo aveva dichiarato privo di potenziale profilattico), l’impurità organica (il virus veniva spesso generato inoculando vacche con vaiolo umano, producendo un materiale impuro che rischiava di diffondere la malattia originaria), il commercio delle croste (la raccolta indiscriminata di croste e linfa, spesso vendute a prezzi elevati per l’esportazione, divenne un business per la burocrazia sanitaria, ignorando lo stato di salute dei donatori), e l’assenza di standard (la professione medica non riusciva a concordare su cosa costituisse una vaccinazione “di successo”, rendendo la procedura un atto puramente arbitrario).

Igiene contro Lancetta: La Vera Ragione del Declino delle Epidemie

La visione di Gunn non era meramente oppositiva, ma profondamente radicata nella medicina sociale. Egli sosteneva che il declino delle malattie “zimotiche” (colera, peste, tifo) fosse il trionfo della civiltà e dell’igiene, non della lancetta. Il vaiolo è una malattia di condizione, non di mancata inoculazione. Esso ha seguito la medesima parabola della peste, che scomparve dall’Europa senza alcun intervento vaccinale, unicamente grazie alla gestione dei rifiuti, al drenaggio, alla ventilazione e alla riduzione del sovraffollamento nei distretti poveri.

Il vero baluardo contro il vaiolo non risiedeva nell’inoculazione di virus, ma nell’isolamento rigoroso dei malati (quarantena), nel miglioramento del drenaggio urbano e della ventilazione delle abitazioni, e nella bonifica dei quartieri poveri e sovraffollati. Le malattie contagiose prosperano laddove mancano aria pura e igiene. L’analisi economica del XIX secolo rivela l’esistenza di un’ “aristocrazia vaccinale” che ha drenato ingenti fondi pubblici per una pratica fallimentare.

Con un afflato polemico tipicamente vittoriano, Gunn propose di smantellare la “aristocrazia della vaccinazione” e di investire i milioni di dollari sottratti al tesoro pubblico per migliorare le condizioni di vita dei poveri. La sua tesi era netta: l’igiene senza vaccino avrebbe garantito la salute, mentre il vaccino senza igiene non avrebbe fatto altro che moltiplicare i decessi.

Le Deduzioni Finali del Dr. Gunn

Il Dr. Gunn sintetizzò la sua crociata del 1882 in otto deduzioni che ancora oggi suonano come un manifesto dello scetticismo metodico. La vaccinazione jenneriana originale non è più né praticata né creduta: Jenner non ha “scoperto” nulla di duraturo. La pratica è un “arrogante imbroglio” e una forma di ciarlataneria, data l’assenza di consenso scientifico su cosa sia un marchio “efficace”. La mortalità proporzionale del vaiolo rimane identica a quella dell’era pre-Jenner. Il vaiolo è aumentato nonostante la diffusione capillare dei vaccini. Mali gravissimi seguono l’inoculazione, sia essa di origine umana o bovina. La profilassi non è mai stata testata isolandola dai miglioramenti sanitari e dalla quarantena. L’igiene e l’isolamento sono gli unici veri baluardi contro il contagio. L’interesse economico è il motore primario dei sostenitori della pratica, un sistema di “dispotismo medico” atto a proteggere rendite di posizione.

Oltre il dato clinico, Gunn lasciò ai suoi posteri un interrogativo che colpisce il cuore della logica sociale: “Se la vaccinazione è davvero una protezione assoluta, perché coloro che sono vaccinati provano un timore così profondo verso i non vaccinati?” Questa domanda, formulata più di un secolo fa, continua a risuonare con una sorprendente attualità nel dibattito contemporaneo.

Le deduzioni tecniche finali del Dr. Robert A. Gunn possono essere così distillate: l’inconsistenza della scoperta (la vaccinazione Jenneriana originale non è né praticata né creduta oggi; pertanto, non esiste una “scoperta” scientificamente stabile), l’assenza di standard scientifico (non esiste accordo su cosa costituisca una “vaccinazione efficace”, rendendo la pratica puramente empirica e arbitraria), l’invariabilità della mortalità (la percentuale di decessi per vaiolo nei casi ospedalizzati è rimasta circa del 18%, identica a quella dell’epoca pre-vaccinale), l’aumento del contagio (il vaiolo è aumentato negli ultimi anni nonostante l’intensificazione delle campagne vaccinali), i rischi universali (mali gravi seguono l’inoculazione sia che si utilizzi virus umano sia bovino), l’assenza di test profilattici (la profilassi vaccinale non è mai stata testata isolatamente dalle rigorose misure di quarantena e igiene), il primato dei fattori sanitari (il miglioramento delle condizioni di vita e l’isolamento sono gli unici veri baluardi contro le malattie zimotiche), e l’interesse di categoria (la maggioranza della professione sostiene la pratica per interessi pecuniari legati al mantenimento dei “Vaccination Boards”).

Chi Sosteneva e Chi Opponeva la Vaccinazione

Coloro che sostengono la vaccinazione possono essere divisi in tre classi secondo l’analisi di Gunn. Primo, coloro che credono in essa senza investigazione, accettando le affermazioni dei libri di testo come autorità finale. Questa classe include la grande maggioranza della professione medica, che hanno accettato la pratica senza investigazione. Secondo, coloro che hanno interessi pecuniari nella pratica. Questa classe include coloro che fabbricano e vendono la linfa vaccinica, e coloro che ricevono compensi dalla vaccinazione pubblica. Terzo, coloro che desiderano esercitare il potere governativo per costringere le persone ad accettare la procedura. Questa classe include coloro che credono nell’interferenza paternalistica del governo negli affari privati dei cittadini.

Gli oppositori della vaccinazione includono alcuni dei più illustri membri della professione medica, che hanno investigato l’argomento accuratamente e che hanno raggiunto la conclusione che la pratica è sia inutile che dannosa. Questi includono Alfred Russel Wallace, LL.D., F.R.S., il grande naturalista, che ha pubblicato un libro intitolato “La Vaccinazione Dimostrata Inutile e Pericolosa”. Il Professor Crookshank, M.D., del King’s College, Londra, autore di “Storia e Patologia della Vaccinazione”. Il Dr. Charles E. Page, di Boston. Il Dr. Alexander Wilder, di New York. E centinaia di altri medici eminenti in Europa e America. Tutti questi hanno raggiunto la stessa conclusione, ovvero che la vaccinazione è una pratica barbara e pericolosa che dovrebbe essere abolita.

Conclusione: Una Questione di Fede o di Scienza?

Il pamphlet di Robert A. Gunn rappresenta un documento prezioso per comprendere la storia del dibattito sulla vaccinazione. Le sue argomentazioni, formulate più di un secolo fa, continuano a rivestire una rilevanza inattesa nel dibattito contemporaneo. L’invito che emerge dalle pagine di Gunn è quello di mantenere un approccio critico verso qualsiasi pratica medica, per quanto universalmente accetta, e di non abdicare mai al diritto di interrogare le evidenze e di chiedere conto delle presupposizioni su cui si fondano le nostre certezze.

La storia della medicina è piena di esempi di pratiche un giorno considerate benefiche e successivamente abbandonate o modificate alla luce di nuove evidenze. La flebotomia, la lobotomia, l’uso del mercurio: tutte queste pratiche erano un tempo considerate valide prima di essere riconosciute come dannose. Non c’è ragione di pensare che la medicina attuale sia immune da errori futuri, e le voci critiche come quella di Gunn ci ricordano l’importanza del dubbio metodico.

La sintesi finale che Gunn offre ai suoi lettori è netta: la riduzione della mortalità non è merito del vaccino, ma della civiltà. Il progresso nelle conoscenze igieniche e nelle misure di quarantena ha fatto per la salute pubblica ciò che la medicina empirica non è riuscita a fare. La vera prevenzione mira ad aumentare la vitalità e la resistenza dell’individuo, non a inoculare veleni organici. I tre pilastri della salute secondo il Dr. Gunn sono l’isolamento e la quarantena (rimozione dei malati prima della fase contagiosa), l’igiene personale e ambientale (uso di antisettici, pulizia domestica e ventilazione), e il miglioramento delle condizioni di vita (nutrizione e condizioni abitative dignitose per eliminare i focolai nei quartieri poveri).

Il dibattito sulla vaccinazione non è finito, e forse non finirà mai. Ciò che possiamo fare è affrontarlo con la consapevolezza della complessità storica e scientifica delle questioni coinvolte. Le critiche di Gunn devono essere comprese nel loro contesto storico e utilizzate come spunto per una riflessione più ampia sul rapporto tra scienza, medicina e libertà individuale. In ultima istanza, la realtà dei dati statistici polverizza ogni delusoria fallacia teorica: la salute pubblica non si garantisce attraverso l’inoculazione del morbo, ma attraverso la rigorosa applicazione delle leggi dell’igiene e della civiltà.

Una tantum
Mensile
Annuale

EFFETTA UNA DONAZIONE UNA TANTUM

EFFETTUA UNA DONAZIONE MENSILE

EFFETTUA UNA DONAZIONE ANNUALE

Scegli un importo

€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Il Vostro Contributo e’ molto apprezzato e ci consente di sviluppare sempre nuovi approfondimenti

Your contribution is appreciated.

Your contribution is appreciated.

Dona ORADona ORADona ORA

Bibliografia e Fonti

Opere Storiche Citate nel Testo

1.Gunn, Robert A. – “La Vaccinazione: Le Sue Falsità e i Suoi Mali” (1882)
Testo originale disponibile su Archive.org

2.Wallace, Alfred Russel – “La Vaccinazione Dimostrata Inutile e Pericolosa”
Ricerca su Archive.org

3.Crookshank, Professor – “Storia e Patologia della Vaccinazione”
Testo disponibile su Archive.org

4.Tebb, William – “Note sulla Vaccinazione”
Ricerca su Archive.org

Studi Storici e Analisi

1.“The Leicester Method: A Historical Case Study in Public Health”
Articolo accademico su PubMed Central

2.“History of Smallpox Vaccination and Its Alternatives”
Review storica su PubMed Central

3.“The Anti-Vaccination Movement in 19th Century America”
Articolo su Oxford Academic

4.“Edward Jenner and the Eradication of Smallpox”
Articolo su PubMed Central

Risorse sulla Storia della Medicina

1.“Timeline of Vaccination History” – WHO
Sito web dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

2.“History of Vaccine Safety” – CDC
Centers for Disease Control and Prevention

3.“The Brighton Collaboration – Vaccine Safety”
Sito web sulla sicurezza dei vaccini

Contesti Scientifici Moderni

1.“Hygiene and Public Health in Historical Perspective”
Articolo su PubMed Central

2.“The Social History of Smallpox and Its Control”
Review su PubMed Central

3.“Debunking Vaccine Myths: A Historical Perspective”
Articolo scientifico su PubMed Central

Fonti Giornalistiche dell’Epoca Citate

1.The Lancet – Archivo storico
Sito web della rivista medica

2.Medical and Surgical Reporter – Archivio storico
Ricerca su PubMed Central

3.British Medical Journal – Archivio storico
Sito web del BMJ

Studi Aggiuntivi sul Dibattito Storico

1.“Smallpox and Its Control in Europe”
Articolo su PubMed Central

2.“Public Health in the 19th Century”
Review storica su PubMed Central

3.“The History of Infectious Diseases”
Articolo su PubMed Central

Lasciate il vostro commento

In voga

Scopri di più da LVOGRUPPO

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere