Epidemie, contagi, infezioni: cosa è cambiato davvero negli ultimi due secoli in Occidente

Articolo ispirato dalla lettura del volume di Suzanne Humphries, MD e Roman Bystrianyk  •  Il Leone Verde Edizioni

La riduzione della mortalità per le principali malattie infettive — morbillo, pertosse, vaiolo, difterite, poliomielite — era già in corso da decenni prima dell’introduzione dei vaccini specifici. I dati statistici ufficiali di Gran Bretagna e Stati Uniti, raccolti dal XIX secolo, mostrano con inequivocabile chiarezza che i vaccini non furono i principali responsabili del declino epidemico. I veri motori del cambiamento furono il miglioramento delle condizioni igieniche e abitative, la qualità dell’alimentazione, la costruzione di acquedotti e fognature. Questo articolo ripercorre le testimonianze, le biografie e i dati documentari presentati nel volume «Malattie, vaccini e la storia dimenticata» di Suzanne Humphries e Roman Bystrianyk, aprendo una riflessione critica e documentata sulle fondamenta storiche della vaccinologia contemporanea.

1. Introduzione: Una Storia Che Non Ci È Stata Raccontata

Da oltre un secolo la narrativa dominante della medicina occidentale attribuisce ai vaccini uno dei meriti più straordinari della storia sanitaria: aver sconfitto o drasticamente ridotto le malattie infettive più temibili, salvando decine di milioni di vite umane.

Questa convinzione è così profondamente radicata nell’immaginario collettivo e nell’istruzione medica da essere ormai assunta come un assioma indiscutibile, un fatto talmente ovvio da non richiedere nemmeno verifica.

Eppure, dietro questa certezza apparentemente granitica, si nasconde una storia molto più complessa, articolata e — per molti aspetti — profondamente diversa da quella che viene insegnata nelle università, comunicata nelle campagne di salute pubblica e divulgata dai mass media. È questa la premessa centrale di «Malattie, vaccini e la storia dimenticata» (titolo originale inglese: «Dissolving Illusions: Disease, Vaccines, and the Forgotten History»), scritto dalla nefrologa americana Suzanne Humphries, MD, in collaborazione con il ricercatore indipendente Roman Bystrianyk, e pubblicato in Italia da Il Leone Verde.

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Il volume non è un pamphlet ideologico né un testo di militanza anti-scientifica.

È, al contrario, un’opera di ricerca storica rigorosa, fondata su oltre cinquanta grafici originali costruiti a partire da fonti primarie (registri di mortalità ufficiali, atti parlamentari britannici, bollettini del Census Bureau americano, pubblicazioni mediche dell’Ottocento e del primo Novecento), centinaia di citazioni dirette da riviste mediche coeve, fotografie d’epoca con didascalie originali, e un apparato bibliografico di rara ampiezza.

L’obiettivo degli autori non è convincere il lettore a non vaccinarsi. L’obiettivo dichiarato è molto più ambizioso e, a ben vedere, molto più scientifico: restituire la verità storica, documentare ciò che i dati dicono realmente, e invitare a una riflessione critica su come e perché la medicina istituzionale abbia costruito — e mantenga tuttora — un mito che non regge all’esame dei numeri.

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2. La Voce dei Medici che Hanno Osato Dubitare

2.1 La testimonianza della Dr.ssa Jayne Donegan

La prefazione del volume è affidata alla Dr.ssa Jayne L. M. Donegan, medico di medicina generale britannico con laurea in medicina, ostetricia, ginecologia e omeopatia clinica. La sua testimonianza è uno dei documenti più significativi dell’intero libro perché proviene dall’interno stesso dell’establishment medico e descrive, con rara onestà intellettuale, il percorso di revisione critica compiuto da una professionista pienamente formata all’interno del sistema.

«Per me e i miei contemporanei il fatto che i vaccini fossero, per la salute umana, l’intervento medico in assoluto più utile mai introdotto è stato come un vero e proprio ‘articolo di fede’. Mi è stato insegnato, insieme a tutti i miei colleghi medici e infermieri, che i vaccini erano il motivo per cui adulti e bambini avevano smesso di morire a causa di quelle malattie per le quali appunto esistono i vaccini.»

Questa confessione apre una domanda apparentemente semplice, ma di importanza storica e scientifica fondamentale.

La Dr.ssa Donegan descrive come nel curriculum medico venga insegnato che le malattie per cui non esistono vaccini — scarlattina, febbre reumatica, tifo, colera — siano diminuite grazie al miglioramento delle condizioni sociali. Tuttavia, per le malattie vaccinabili, la diminuzione viene invece attribuita esclusivamente ai vaccini. La domanda logica che nessuno degli studenti di medicina ha mai posto — e che la Donegan ha impiegato anni a formulare — è: «Se le malattie non vaccinabili sono diminuite per ragioni sociali, perché non potrebbe essere lo stesso anche per le malattie vaccinabili?»

La risposta è tanto semplice quanto scomoda: il curriculum medico è strutturato in modo tale da impedire questa domanda. Il sovraccarico informativo della formazione medica — che deve essere ingurgitata e ripetuta agli esami senza possibilità di critica — crea compartimenti stagni mentali che separano i dati invece di integrarli in una visione coerente.

2.2 La campagna vaccinale del 1994 e le contraddizioni istituzionali

Il punto di svolta personale della Dr.ssa Donegan arriva nel 1994, durante una massiccia campagna vaccinale britannica contro morbillo e rosolia che coinvolse sette milioni di bambini.

L’obiettivo dichiarato era prevenire un’epidemia di morbillo «imminente». Ma le contraddizioni interne alla campagna erano già evidenti: il vaccino veniva definito «a dose singola», con immunità «per tutta la vita», eppure l’ufficiale sanitario responsabile ammetteva che anche due dosi potevano non proteggere, e che sarebbe servita una terza dose (Vi ricorda qualcosa??).

Questa incoerenza fu per la Donegan il primo segnale di qualcosa di profondamente sbagliato nella comunicazione istituzionale sui vaccini. Come poteva un medico continuare a raccomandare un trattamento i cui promotori stessi contraddicevano le proprie affermazioni di base? Come poteva il «rapporto rischi-benefici» essere positivo se i bambini venivano esposti ripetutamente sia ai rischi del vaccino che a quelli della malattia?

Iniziò così quello che la Donegan definisce «il mio lungo e lento viaggio di ricerca», che la portò a passare ore nelle biblioteche mediche, negli archivi dell’Office for National Statistics britannico, a sfogliare volumi polverosi dell’Ottocento per costruire grafici sui tassi di mortalità che nessun organismo sanitario aveva mai reso pubblicamente disponibili. Ciò che scoprì fu esattamente quello che il volume di Humphries e Bystrianyk documenta in modo sistematico: le malattie stavano già declinando precipitosamente prima dell’introduzione dei vaccini.

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2.3 Il processo disciplinare: quando la scienza scomoda diventa «scienza spazzatura»

La vicenda professionale della Donegan raggiunge il suo punto più drammatico nel 2002, quando viene chiamata a fornire una testimonianza tecnica in un procedimento giudiziario riguardante la vaccinazione obbligatoria di due bambini, i cui padri si erano rivolti al tribunale. La Donegan presenta una relazione medico-scientifica basata sulla sua ricerca, con tutti i riferimenti bibliografici, con metodi verificabili. Gli esperti di parte opposta erano membri del Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI), il comitato governativo che formula le raccomandazioni vaccinali — e che aveva quindi un evidente conflitto di interessi nella causa.

Il giudice di primo grado ritiene la relazione della Donegan meno autorevole di quella del JCVI. In appello, uno dei giudici definisce le sue prove «scienza spazzatura». Su questa base, la Donegan viene accusata di grave negligenza professionale dal General Medical Council (GMC), l’organo di controllo della professione medica britannica, rischiando la radiazione dall’albo.

«Malgrado l’esito favorevole, i miei figli, la mia famiglia e la mia vita professionale hanno inevitabilmente dovuto pagare un prezzo molto alto per via di questa vicenda.»

Nel 2007, dopo tre anni e mezzo di procedimento, la giuria del GMC la assolve completamente, affermando di essere «certa che nella relazione da lei fornita non ha mancato di essere oggettiva, indipendente e imparziale.» Ma il danno era fatto. Questa vicenda non è un incidente isolato: è la norma per chiunque osi mettere in discussione l’ortodossia vaccinale dall’interno del sistema medico. Come scrive con acutezza Bernard Shaw nella citazione con cui la Donegan chiude la sua prefazione: «I medici sono proprio come ogni altro inglese: la gran parte è senza onore né coscienza: quello che di norma scambiano per onore e coscienza è sentimentalismo e un’intensa paura di fare qualcosa che gli altri non fanno.»

3. La Testimonianza di Suzanne Humphries, MD

3.1 Diciannove anni di medicina convenzionale

Suzanne Humphries è una nefrologa americana con quasi vent’anni di esperienza clinica. Il suo percorso di revisione critica inizia non da una posizione ideologica, ma da un’osservazione clinica precisa e ripetuta: una serie di pazienti con insufficienza renale acuta che compaiono in rapida successione dopo la vaccinazione antinfluenzale H1N1 del 2009.

In quell’inverno, tre pazienti vengono trasportati al pronto soccorso con blocco renale completo. Ciascuno di loro, indipendentemente dagli altri, riferisce spontaneamente: «Stavo bene finché non ho fatto quel vaccino.» Tutti e tre avevano una funzionalità renale normale prima del ricovero. Due sopravvivono, il terzo muore per complicanze. La correlazione temporale è inequivocabile. Ciò che colpisce la Humphries non è solo la correlazione, ma la reazione dei colleghi: negazione sistematica, rifiuto di esaminare i dati, pressioni istituzionali a «non interferire con il protocollo vaccinale.»

«In ogni altra situazione in cui mi era capitato di suggerire che un farmaco potesse essere responsabile di un danno renale, quello stesso farmaco era stato subito sospeso, senza fare domande. […] Ma ora, nel caso dei vaccini somministrati in ospedale, ero impotente e incapace di proteggere i miei pazienti.»

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3.2 L’assenza di studi di sicurezza sui pazienti nefropatici

La scoperta che scuote più profondamente la Humphries non è la negazione dei colleghi — comprensibile psicologicamente, anche se inaccettabile professionalmente. È qualcosa di più fondamentale: quando cerca nella letteratura medica gli studi sulla sicurezza dei vaccini nei pazienti con insufficienza renale cronica, scopre che non esistono. I vaccini vengono somministrati a pazienti gravemente malati — con insufficienza renale, scompenso cardiaco, sepsi, cancro, patologie autoimmuni — sulla base di un’assunzione non verificata: che siano «sicuri ed efficaci» per tutti.

Questa lacuna è scientificamente scandalosa. In medicina, il principio del «prima non nuocere» impone che qualsiasi intervento terapeutico venga valutato nella specifica popolazione a cui viene somministrato. I trial clinici sui vaccini escludono sistematicamente i pazienti più vulnerabili — proprio quelli che poi vengono vaccinati di routine nei reparti ospedalieri.

La risposta istituzionale alla Humphries è emblematica: se vuole dimostrare che i vaccini causano insufficienza renale, è lei a dover condurre uno studio approvato dall’IRB (Institutional Review Board), finanziarlo e portarlo a termine. L’onere della prova, in questo campo come in nessun altro della medicina, è invertito: non è chi afferma la sicurezza a doverla dimostrare, ma chi la mette in dubbio a doverla confutare.

3.3 Il vortice della ricerca storica

Da queste esperienze cliniche la Humphries intraprende un percorso di ricerca che la porta a ripercorrere la storia dei vaccini più celebrati — influenza, vaiolo, poliomielite — e a confrontare le affermazioni istituzionali con i dati storici reali. Quello che trova la trasforma in una ricercatrice a tempo pieno e la spinge infine a lasciare l’ospedale. Le basi su cui poggia la vaccinologia moderna, scopre, non sono solide come si pretende. Sono, in molti casi, costruzioni narrative che selezionano i dati favorevoli e ignorano quelli contrari.

4. Il Viaggio di Roman Bystrianyk: I Grafici che Cambiano Tutto

Roman Bystrianyk è la voce del padre che si interroga, del cittadino che non si fida delle rassicurazioni delle autorità. Il suo percorso inizia con la nascita dei figli e con la domanda apparentemente banale: «I vaccini sono davvero sicuri?» Non è una domanda ideologica. È la domanda elementare di un genitore responsabile che ha voglia di capire.

La risposta che trova, dopo centinaia di ore di ricerca nelle biblioteche mediche — inclusa la Yale Medical Library — è sconvolgente nella sua semplicità: i dati ci sono, sono pubblici, provengono da fonti ufficiali (CDC, Office for National Statistics britannico, Census Bureau americano), e dicono qualcosa di radicalmente diverso da quello che viene comunicato al pubblico.

4.1 Il dato che cambia tutto: la mortalità per morbillo

La scoperta iniziale di Bystrianyk avviene leggendo un libro di Neil Z. Miller, in cui viene mostrato un grafico dei tassi di mortalità per morbillo negli Stati Uniti. Il dato è dirompente: il tasso di mortalità per morbillo era già sceso del 95% prima che il vaccino fosse introdotto e diffuso nella popolazione generale. Questa cifra non è contestabile — proviene dai registri ufficiali del CDC. Eppure non è mai stata comunicata nelle campagne di salute pubblica, non viene insegnata nelle scuole di medicina, non compare nei libri di testo pediatrici.

Incuriosito, Bystrianyk amplia la ricerca. Raccoglie i dati sulla mortalità per pertosse negli stessi anni. Il risultato è ancora più netto: il tasso di mortalità per pertosse era sceso di oltre il 90% prima dell’introduzione del vaccino DTP (difterite-tetano-pertosse). Il declino era già avvenuto. Il vaccino è arrivato dopo.

Questo non significa, in senso stretto, che i vaccini siano stati inutili. Significa qualcosa di molto più fondamentale: che il presupposto su cui si basa l’intera narrazione istituzionale della vaccinologia — «i vaccini hanno sconfitto le malattie infettive» — è storicamente falso. I vaccini sono intervenuti in un processo già avviato e già in buona parte completato da altre cause.

4.2 La reazione alla sua ricerca e il dramma familiare

Bystrianyk tenta di condividere le sue scoperte con la madre dei suoi figli, un’infermiera. La risposta è il rifiuto. La dissonanza cognitiva è troppo forte per chi è stato formato dentro quel sistema di credenze. Più tardi, in un fine settimana in cui i bambini erano con la madre, questi vengono vaccinati senza il suo consenso — difterite, tetano, pertosse, morbillo, parotite, rosolia e polio tutti contemporaneamente. I bambini si ammalano gravemente per tutto il weekend. Uno di essi sviluppa disturbi oculari intermittenti per circa due mesi.

Anni dopo, uno dei figli crolla. Gli elettroencefalogrammi mostrano onde cerebrali anomale compatibili con crisi epilettiche. Il neurologo dice che la nutrizione non può fare nulla. Bystrianyk, sulla base delle sue ricerche, implementa un protocollo nutrizionale: acidi grassi omega-3, vitamine del gruppo B, magnesio, dieta biologica. Dopo pochi mesi, le anomalie elettroencefalografiche scompaiono. Le riviste mediche convenzionali contenevano studi su questi nutrienti — ma nessuno le usava.

5. Il Mito della Vaccinazione Come Salvezza: L’Analisi dei Dati Storici

5.1 Cosa mostrano i grafici di mortalità ufficiali

Il cuore dell’argomentazione di Humphries e Bystrianyk si trova nei oltre cinquanta grafici inclusi nel volume, costruiti a partire dai dati ufficiali dell’Office for National Statistics del Regno Unito e del Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti. Questi grafici mostrano, con dati che si estendono dalla metà del XIX secolo fino ai decenni successivi all’introduzione dei vaccini, una curva di mortalità già in netto declino prima di ogni campagna vaccinale.

Per il morbillo nel Regno Unito: quando nel 1968 viene introdotto il vaccino antimorbillo, i tassi di mortalità erano già scesi di oltre il 99% rispetto ai picchi ottocenteschi. La copertura vaccinale iniziale era solo del 30% e non superava il 50% fino agli anni Ottanta — eppure il declino continuava inesorabile. Per la pertosse: quando negli anni Cinquanta viene introdotto il vaccino, la malattia uccideva solo l’1% di quante persone uccideva cinquant’anni prima in Inghilterra e nel Galles.

Ancora più clamoroso è il caso del vaiolo. La legge sulla vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo, approvata in Gran Bretagna nel 1867, interviene in un momento in cui il tasso di mortalità era già in discesa. Paradossalmente, dopo l’introduzione della vaccinazione obbligatoria, si registra un aumento della mortalità, con picchi che vanno da 100 a 400 morti per milione.

5.2 I fattori reali del declino: igiene, alimentazione, urbanistica

Se non furono i vaccini a determinare il grande declino delle malattie infettive, cosa lo fu?

La risposta è documentata in modo inequivocabile dalla storia della sanità pubblica: la costruzione di acquedotti e sistemi fognari, il miglioramento delle abitazioni e della densità urbana, l’eliminazione della adulterazione alimentare, il progresso nutrizionale, la riduzione dell’orario di lavoro, la diffusione dell’igiene personale.

Queste trasformazioni, avviate nel XIX secolo dai grandi riformatori urbani — ingegneri sanitari, medici igienisti, filantropici — produssero una rivoluzione silenziosa nelle condizioni di vita delle classi popolari europee e nordamericane che precedette di decenni l’era vaccinale. Malattie come la scarlattina, il tifo, il colera, la febbre reumatica — per le quali non esistono vaccini — declinarono esattamente nello stesso periodo e con le stesse traiettorie delle malattie vaccinabili. È questa la prova più semplice e più inconfutabile che il fattore determinante non era il vaccino, ma la condizione di vita.

5.3 La poliomielite: un caso emblematico

Il caso della poliomielite merita un’attenzione particolare perché è forse l’esempio più potente nella narrativa vaccinale. Le immagini dei bambini paralizzati nei polmoni d’acciaio sono impresse nell’immaginario collettivo mondiale. Jonas Salk è celebrato come un eroe della medicina.

Ma anche qui, la storia è più complessa.

Humphries e Bystrianyk documentano come l’epidemia di polio del XX secolo sia in realtà un fenomeno storico peculiare, legato a una serie di fattori ambientali e biologici specifici dell’era moderna — incluso l’uso di pesticidi organoclorurati come il DDT — che non erano presenti nelle epoche precedenti. La paralisi che veniva diagnosticamente attribuita alla polio scomparve in gran parte con i cambiamenti delle definizioni diagnostiche introdotti proprio con l’arrivo del vaccino, rendendo statisticamente impossibile valutare il reale effetto della vaccinazione.

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6. Il Sistema di Credenze Che Resiste ai Dati

6.1 Perché i medici non fanno queste domande

Una delle questioni più inquietanti sollevate dal volume è quella della complicità silenziosa del corpo medico. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di una complicità consapevole o maliziosa. È qualcosa di più sottile e di più pervasivo: la normalizzazione cognitiva prodotta da un sistema di formazione e di incentivi professionali che rende impossibile — o comunque pericoloso — mettere in discussione i postulati fondamentali.

Come mostra la vicenda della Donegan, mettere in discussione l’efficacia o la sicurezza di un vaccino espone il medico a conseguenze professionali potenzialmente devastanti: segnalazione all’ordine professionale, procedimento disciplinare, perdita del lavoro, distruzione della reputazione. In questo contesto, la maggior parte dei medici sceglie il silenzio. Alcuni vedono, capiscono, si rendono conto delle correlazioni — e tacciono. Come scrive Humphries: «La maggior parte dei medici continua a esercitare con beata indifferenza. Alcuni si rendono conto degli errori, dei danni, dei limiti del loro esercizio, ma continuano a camminare fianco a fianco con la massa, e a proteggere la categoria.»

6.2 Il problema dell’onere della prova invertito

Un aspetto particolarmente grave, messo in luce dalla Humphries, riguarda l’inversione dell’onere della prova nella valutazione della sicurezza dei vaccini. In ogni altro settore della farmacologia, è il produttore a dover dimostrare la sicurezza di un farmaco per ogni categoria di pazienti prima della commercializzazione. Nel caso dei vaccini, chi segnala una correlazione avversa è chiamato a «dimostrarlo» attraverso uno studio controllato, finanziato di tasca propria, approvato dall’IRB, e statisticamente significativo. È un requisito assurdo e deliberatamente insormontabile.

Questo problema è sistemico. I trial clinici sui vaccini vengono effettuati su popolazioni sane e selezionate. I pazienti con insufficienza renale cronica, scompenso cardiaco, immunodepressione, patologie autoimmuni — i soggetti più vulnerabili — vengono sistematicamente esclusi dai trial e poi vaccinati di routine nella pratica clinica, sulla base di un’estrapolazione non validata. È una violazione dei principi fondamentali della medicina basata sull’evidenza.

6.3 Il conflitto di interessi come struttura permanente

Il volume documenta anche come il sistema di controllo e raccomandazione sui vaccini sia strutturalmente compromesso da conflitti di interessi. Il caso citato dalla Donegan — esperti del JCVI chiamati a testimoniare in un processo sulla vaccinazione obbligatoria, essendo lo stesso organo che aveva formulato le politiche vaccinali in questione — è solo l’esempio più evidente di una distorsione che permea l’intero sistema.

I membri dei comitati consultivi nazionali e internazionali sui vaccini hanno spesso legami finanziari con le case farmaceutiche produttrici. Le riviste mediche che pubblicano gli studi sui vaccini dipendono in larga misura dalla pubblicità delle stesse industrie farmaceutiche. I ricercatori indipendenti che producono risultati non graditi faticano a pubblicare. Il peer review, in questo campo più che in altri, funziona spesso come gatekeeping ideologico più che come filtro scientifico.

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7. Implicazioni per la Salute Pubblica Contemporanea

7.1 Il dogma vaccinale e l’immunità di gregge

Una delle conseguenze più rilevanti del mito vaccinale riguarda il concetto di immunità di gregge. Questo concetto, originariamente sviluppato per descrivere la protezione naturale che si sviluppa in una comunità quando una percentuale sufficiente di individui è immune a una malattia (per averla contratta), è stato negli anni novanta riformulato per giustificare la copertura vaccinale universale. Ma i due fenomeni — immunità naturale e immunità vaccinale — hanno caratteristiche biologiche profondamente diverse, con durate, meccanismi e livelli di protezione non equivalenti.

La promessa di eliminare definitivamente le malattie infettive attraverso la vaccinazione universale si scontra con evidenze epidemiologiche crescenti: epidemie di morbillo in popolazioni con coperture vaccinali superiori al 95%, pertosse nelle popolazioni vaccinate, ritorno di malattie considerate eradicate. Questi fallimenti vengono regolarmente attribuiti ai «non vaccinati», invisibilizzando le prove che indicano problemi intrinseci ai vaccini stessi.

7.2 Le condizioni di vita come fattore determinante ignorato

Se la lezione più importante di «Malattie, vaccini e la storia dimenticata» dovesse essere sintetizzata in una sola affermazione, sarebbe questa: le condizioni di vita — igiene, alimentazione, abitazione, povertà — sono il fattore determinante nella suscettibilità alle malattie infettive, e questo fattore è sistematicamente ignorato dalla sanità pubblica contemporanea che continua a concentrare risorse e attenzione sulle campagne vaccinali.

Nei paesi in cui le condizioni di vita restano precarie, i vaccini hanno effetti molto limitati e parziali. Dove le condizioni di vita sono buone, le malattie infettive sono scomparse comunque, con o senza vaccini.

Questa dinamica — documentata dal volume con dati storici inconfutabili — dovrebbe essere al centro di qualsiasi politica di salute pubblica seria. Invece, è quasi completamente assente dal dibattito pubblico.

7.3 La scienza come questione di fede

Uno degli aspetti più perturbanti del libro è la riflessione — presente tanto nella prefazione della Donegan quanto nelle introduzioni di Humphries e Bystrianyk — sulla natura del sistema di credenze scientifico-medico contemporaneo. La scienza, in teoria, è un processo di indagine aperta, basato sulla falsificabilità delle ipotesi e sulla revisione continua delle credenze alla luce dei dati. In pratica, in molti settori della medicina — e nel campo della vaccinologia in modo particolare — funziona come un sistema dogmatico, con verità rivelate, autorità inappellabili e meccanismi di esclusione per chi dissente.

Quando Bystrianyk scrive «quanto spesso crediamo a qualcosa, non perché abbiamo fatto ricerche approfondite, ma solo perché l’autorità ci dice che è la verità?», pone una domanda che ogni cittadino e ogni professionista sanitario dovrebbe essere in grado di sostenere senza angoscia. La scienza non ha paura delle domande. È il dogma che le teme.

8. Conclusioni: Per una Medicina della Verità

«Malattie, vaccini e la storia dimenticata» è un libro scomodo. Lo è perché sfida una delle narrative più consolidate e potenti della medicina moderna. Lo è perché obbliga chi lo legge a mettere in discussione certezze che sembravano inattaccabili. Lo è soprattutto perché fa quello che la buona scienza dovrebbe sempre fare: presenta i dati, cita le fonti, mostra i grafici, e lascia che il lettore tiri le proprie conclusioni.

La tesi centrale — che il declino delle malattie infettive nel XIX e XX secolo sia stato determinato principalmente dal miglioramento delle condizioni di vita e non dai vaccini — non è un’invenzione di medici ribelli o di ricercatori marginali. È documentata dai registri ufficiali di mortalità dei governi britannico e americano, pubblicata sulle riviste mediche dell’epoca, nota a generazioni di igienisti e epidemiologi storici. È semplicemente scomparsa dalla memoria istituzionale.

Questo non significa che i vaccini siano inutili per definizione, o che non abbiano mai contribuito a ridurre la diffusione di specifiche malattie in specifici contesti. Significa che la narrativa semplificata e trionfale con cui vengono presentati al pubblico — come la più grande conquista della medicina moderna, come la principale causa del declino epidemico, come interventi talmente sicuri da non richiedere ulteriori indagini — è storicamente falsa e scientificamente infondata.

Una medicina seria, fondata davvero sull’evidenza e sull’etica, dovrebbe essere in grado di sostenere questa conversazione senza ricorrere all’intimidazione professionale, alla scomunica accademica o alla demonizzazione di chi pone domande. Il fatto che sistematicamente non lo faccia dice qualcosa di molto inquietante non sulla scienza, ma sul potere che si esercita in suo nome.

Fino a poco tempo fa, le infezioni mortali erano temute in

Occidente. Da allora, molti paesi sviluppati si sono

trasformati: da fogne dove prosperavano malattie di ogni tipo

sono diventati habitat molto più sicuri e salubri.

Le malattie infettive sono diminuite costantemente

dalla metà del XIX secolo e all’inizio del XX secolo hanno raggiunto

livelli relativamente bassi.

La storia di questa trasformazione include la fame, la povertà,

la sporcizia, le cure dimenticate, le idee eugenetiche, le libertà

personali di fronte al potere dello Stato, le proteste e gli arresti

per il rifiuto dei vaccini e molto altro ancora.

Oggi ci viene detto che gli interventi medici, ed esclusivamente

questi, hanno prolungato l’aspettativa di vita ed evitato morti di massa.

Ma è stato davvero così?

Il libro oggetto dell’articolo espone in dettaglio fatti e cifre apparsi

su riviste, libri, giornali e altre fonti mediche ormai

da tempo dimenticate. Attraverso grafici che smentiscono molti miti,

questo libro dimostra che il calo della mortalità dovuta

alle malattie infettive non è stato causato dai vaccini, dagli antibiotici

e da altri interventi. Se la professione medica è stata in grado di

interpretare male e ignorare sistematicamente informazioni storiche

fondamentali, è lecito chiedersi: quali altre cose

vengono dimenticate e fraintese oggi?

Il motivo principale per conoscere la nostra storia è forse quello di impedire

che la sua parte peggiore possa ripetersi.

NOTE BIBLIOGRAFICHE E RIFERIMENTI

Le seguenti fonti comprendono sia le opere citate o menzionate nel volume di Humphries e Bystrianyk, sia i principali riferimenti storici e scientifici che costituiscono la base documentaria dell’opera.

Le fonti digitalmente accessibili sono fornite con collegamento ipertestuale cliccabile.

Opera principale

[1] Humphries S., Bystrianyk R. – Dissolving Illusions: Disease, Vaccines, and the Forgotten History (edizione italiana: Malattie, vaccini e la storia dimenticata) – Skyhorse Publishing / Il Leone Verde, 2013/2023 — Sito ufficiale degli autori con grafici, fotografie e materiali supplementari.

Fonti citate nella prefazione della Dr.ssa Jayne Donegan

[2] Donegan J.L.M. – Sito ufficiale della Dr.ssa Jayne Donegan, medico di medicina generale britannico

[3] Shaw G.B. – Preface to The Doctor’s Dilemma (Il Dilemma del Dottore), 1906 – Project Gutenberg, testo integrale

[4] Office for National Statistics (ONS) – Historic mortality data, England and Wales, 1837–present

[5] Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI) – Archivio storico dei rapporti e delle raccomandazioni, GOV.UK

Dati storici sulla mortalità per malattie infettive

[6] Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – Historical Summary of Notifiable Diseases, United States, 1900–2000

[7] Mortality Statistics, England and Wales – Registrar General’s Annual Reports, 1837–1970 – digitised by the Wellcome Library

[8] U.S. Bureau of the Census – Historical Statistics of the United States: Colonial Times to 1970, Part 1, Chapter B: Vital Statistics

[9] McKeown T. – The Role of Medicine: Dream, Mirage, or Nemesis? Blackwell, 1979 – analisi storica fondamentale sul declino delle malattie infettive

[10] McKinlay J.B., McKinlay S.M. – The Questionable Contribution of Medical Measures to the Decline of Mortality in the United States in the Twentieth Century – Milbank Memorial Fund Quarterly, 1977

Studi sulla storia della vaccinazione

[11] Miller N.Z. – Vaccines: Are They Really Safe and Effective? – New Atlantean Press, 2002 (opera citata da Bystrianyk come punto di partenza della sua ricerca)

[12] Farr W. – Vital Statistics: A Memorial Volume of Selections from the Reports and Writings of William Farr, 1885 – Sanitary Institute of Great Britain (fonte storica primaria sui tassi di mortalità)

[13] Leicester: Sanitation versus Vaccination. Its vital statistics compared with those of other towns, the army, navy, Japan, and England and Wales – Leicester Board of Health Reports, 1892–1910

[14] Smallpox and Its Eradication – World Health Organization, Geneva, 1988 – rapporto ufficiale sulla storia del vaiolo

Sicurezza dei vaccini e segnalazioni di eventi avversi

[15] Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) – Database ufficiale CDC/FDA delle segnalazioni di eventi avversi post-vaccinali, USA

[16] Brighton Collaboration – Standardizzazione delle definizioni di casi avversi post-vaccinali – WHO Vaccine Safety

[17] Institute of Medicine (IOM) / National Academy of Medicine – Adverse Effects of Vaccines: Evidence and Causality, 2011

[18] Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Rapporti nazionali sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19, 2021–2023

Studi scientifici citati o compatibili con le tesi del volume

[19] Odent M.R. et al. – Pertussis vaccination and asthma: is there a link? – JAMA 1994;272(8):592-3

[20] Moulden A. – Tolerance Lost: The Theory of Why Vaccines Are Causing an Epidemic of Autism Spectrum, Sudden Infant Death and Auto-Immune Diseases – CNPEG, 2010

[21] Tomljenovic L., Shaw C.A. – Aluminum Vaccine Adjuvants: Are They Safe? – Current Medicinal Chemistry, 2011;18(17):2630-7

[22] Wakefield A.J. et al. – Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children – The Lancet, 1998 (nota per le controversie successive, ma rilevante per il dibattito storico)

Storia sociale e igiene pubblica

[23] Engels F. – La situazione della classe operaia in Inghilterra (1845) – fonte primaria sulle condizioni abitative nelle città industriali britanniche

[24] Chadwick E. – Report on the Sanitary Condition of the Labouring Population of Great Britain, 1842

[25] Snow J. – On the Mode of Communication of Cholera, 2nd ed., 1855 – classico della epidemiologia storica

[26] Porter D. – Health, Civilization and the State: A History of Public Health from Ancient to Modern Times – Routledge, 1999

Poliomielite: storia e controversie

[27] Biskind M.S. – Public Health Aspects of the New Insecticides – American Journal of Digestive Diseases, 1953;20(11):331-341 (studio sulle correlazioni tra DDT e polio)

[28] Scobey R.R. – The poison cause of poliomyelitis and obstructions to its investigation – Archives of Pediatrics, 1952

[29] Salk J.E. – Studies in human subjects on active immunization against poliomyelitis – Journal of the American Medical Association, 1953;151(13):1081-1098

Nutrizione, immunità e malattia infettiva

[30] Calder P.C. et al. – Optimal Nutritional Status for a Well-Functioning Immune System Is an Important Factor to Protect against Viral Infections – Nutrients, 2020;12(4):1181

[31] Semba R.D., Bloem M.W. – Nutrition and Health in Developing Countries, 2nd ed. – Humana Press, 2008

[32] Price W.A. – Nutrition and Physical Degeneration (1939) – Price-Pottenger Nutrition Foundation – opera classica sull’alimentazione tradizionale e salute

Conflitti di interesse nella ricerca medica e vaccinale

[33] Angell M. – The Truth About the Drug Companies: How They Deceive Us and What to Do About It – Random House, 2004

[34] Gøtzsche P.C. – Deadly Medicines and Organised Crime: How Big Pharma Has Corrupted Healthcare – Radcliffe Publishing, 2013

[35] Horton R. – The Dawn of McScience – New York Review of Books, 2004 (saggio sulla corruzione della scienza medica)

Normativa e politiche vaccinali

[36] Legge sulla vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo, Gran Bretagna, 1867 – Vaccination Act 1867

[37] Ministero della Salute italiano – Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2023-2025

[38] Comitato Europeo per la Standardizzazione dei Vaccini (European Medicines Agency) – Archivio delle valutazioni scientifiche

Letteratura critica recente

[39] Kennedy R.F. Jr. – The Real Anthony Fauci: Bill Gates, Big Pharma, and the Global War on Democracy and Public Health – Skyhorse Publishing, 2021

[40] Bhakdi S., Reiss K. – Corona Unmasked: New Facts and Figures – Goldegg Verlag, 2021

Redazione LVOGRUPPO— Salute & Società –

| Articolo divulgativo basato su fonte documentaria
Le opinioni espresse nell’articolo riflettono la prospettiva critica degli autori del volume analizzato.

Si invita il lettore a consultare le fonti primarie e a formarsi un’opinione autonoma e documentata.

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