di Piero Angelo de Ruvo

Il Procuratore Generale della Florida, James Uthmeier, ha avviato una dura azione legale contro il colosso farmaceutico Pfizer e il suo Amministratore Delegato Albert Bourla, accusandoli di gravi pratiche commerciali ingannevoli. Secondo la citazione presentata in tribunale, la multinazionale e le autorità sanitarie erano a conoscenza della pericolosità dei vaccini COVID-19, ma avrebbero deliberatamente nascosto i rischi al pubblico, promuovendo il prodotto come sicuro ed efficace al solo scopo di incassare miliardi di dollari.

(Qui sotto l’intervento del Procuratore Generale della Florida , doppiato italiano by LVOGRUPPO)

Durante la campagna vaccinale, la narrazione ufficiale sostenuta da Pfizer dipingeva la vaccinazione di massa come l’unico strumento indispensabile per arrestare il contagio, garantendo che fosse priva di qualsiasi rischio sostanziale per la salute. Mentre l’AD Albert Bourla arrivava a definire “criminali” coloro che ponevano domande e dichiarava pubblicamente di non aver riscontrato alcun segnale di pericolo, Pfizer incassava oltre 80 miliardi di dollari con il solo vaccino contro il COVID-19, reinvestendone circa 10 miliardi in aggressive campagne pubblicitarie.

L’accusa presentata dalla Florida rivela come siano stati deliberatamente occultati dati fondamentali riguardanti reazioni avverse gravi. Tra questi figurano l’insorgenza di miocarditi ed attacchi cardiaci tra adolescenti e giovani adulti, ictus, decessi e casi di aborti spontanei in donne in gravidanza nel primo trimestre. L’atto d’accusa evidenzia inoltre un punto cruciale: Pfizer non aveva mai testato se il farmaco fermasse effettivamente la trasmissione del virus, smentendo le basi stesse su cui sono state fondate le restrizioni e gli obblighi sanitari. Per questi motivi, lo Stato della Florida ha deciso di trascinare la società e i suoi vertici davanti alla giustizia.

L’intervento del Procuratore Generale sul proprio profilo di X

L’iniziativa giudiziaria intrapresa negli Stati Uniti segna un punto di svolta fondamentale nella ricerca della verità e della trasparenza. L’auspicio è che anche in Italia possano presto avviarsi azioni legali e d’inchiesta analoghe: l’obiettivo non deve essere quello di cercare un colpevole a tutti i costi, ma di fare piena luce su quanto avvenuto in quegli anni. È doveroso dare risposte e giustizia a tutti quei cittadini che, riponendo la massima fiducia nelle istituzioni e nelle autorità sanitarie, si sono sottoposti alle somministrazioni per poi affrontare gravi effetti avversi, ritrovandosi successivamente abbandonati a se stessi da quelle medesime istituzioni.

A questo punto sorge spontanea una considerazione nei confronti delle cosiddette “virostar” e non solo, che, in quel periodo, hanno occupato stabilmente tutti i salotti televisivi erigendosi a paladini incontrastati della sicurezza e dell’efficacia assoluta del preparato. Ora che un’azione giudiziaria formale mette a nudo contestazioni su omissioni e dati di sicurezza, come accoglieranno questa notizia? Saranno ancora disposte a presentarsi davanti alle telecamere per confermare con la stessa granitica spavalderia la presunta inoffensività dei cosiddetti vaccini, o assisteremo ad un improvviso e imbarazzato ridimensionamento delle loro certezze?

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