La pandemenza si basa su ben due falsità anti-biologiche: “tutti gli uomini sono malati” e “la malattia deve essere abolita”. Vediamo perché la vera malattia è pensare queste scemenze.

1) L’ANOMALIA NON È MALATTIA
Canguilhem distingue attentamente l’anomalia dalla malattia. L’essere umano è un vivente che, come tutti gli organismi pluricellulari, presenta un determinato corredo genetico che può presentare anomalie sia a livello germinale – ossia connaturate in noi da ben prima della nostra nascita – sia a livello somatico, ossia a seguito della costante riproduzione cellulare che ci tiene in vita . L’anomalia è dunque naturale in quanto è naturale che vi siano variazioni tra gli individui di una specie! “Anormale” però non equivale a “malato”: l’eterocromia oculare è anormale ma non inficia la nostra esistenza.
Caguilhem afferma che la malattia è un’anormalità nel funzionamento naturale delle nostre parti (ad es. un organo che smette di svolgere il suo compito) o un impedimento concreto nelle nostre vite (as es. la perdita di udito per un musicista), nient’altro.

2) ANNIENTARE LA MALATTIA VUOL DIRE ANNIENTARE L’UOMO

Il “Siamo tutti malati” di Freud l’hanno diffuso ben prima anche le religioni tramite il peccato originale, ma ricorda il buon Canguilhem che la malattia è normale che faccia parte della vita, ma non è la vita stessa, altrimenti sarebbe una contraddizione e sarebbe sinonimo di salute! L’essere umano la cui vita non è inficiata da disturbi non è malato, né lo sarà mai.
È normale che vi siano influenze ed è normale che si muoia, non è normale cercare di evitarlo né è normale che la malattia diventi un socialismo sanitario: siamo tutti uguali perché siamo tutti malati.
Le conseguenze sono infatti tragiche: se tutti si sentono malati, il sano verrà visto con invidia, una creatura che non si può permettere né di esistere in quanto sano né sentirsi tale.

3) PSICOANALISI DEL COVIDIOTA

Il covidiota, affetto dalla fobia di contagiarsi, subisce una regressione della personalità che si esprime nel meccanismo di difesa chiamato identificazione proiettiva .
L’identificazione proiettiva consiste nel cercare di far acquisire ad un’altra persona le proprie caratteristiche negative e nell’instillarle le proprie stesse paure in modo da renderla uguale a se stessi.

Il covidiota deve affrontare due problemi:
1) La paura del contagio.
2) La ferita narcisistica scaturita dall’esistenza di persone che non hanno paura, verso le quali il covidiota si sente in difetto.

L’identificazione proiettiva risolve entrambi i problemi: il primo viene risolto automaticamente perché se tutti hanno paura del covid questa paura non è più una fobia soggettiva: se la paura non è più la mia paura, allora è la norma. Il secondo viene risolto perché venendo meno i sani, nessuno ricorda al covidiota di essere in torto. Questo “doppio problema” indica che per il covidiota la relazione con l’altro è scissa: da un lato l’altro è cattivo perché può contagiare, dall’altro lato l’altro è buono perché anch’esso teme il Covid come me. Questa scissione dell’oggetto psicologico viene ultimata attraverso meccanismi di psicologia sociale trasferendola in due gruppi: i non vaccinati e i vaccinati. L’oggetto psicologico è scisso in due oggetti sociali distinti, e la separazione netta della coppia vaccinato-buono vs non vaccinato-cattivo indica che il covidiota è espressione di una fase della società schizoparanoide. Schizoide perché tende a dividere, paranoide perché tende ad attribuire i propri fallimenti agli altri

1 (https://www.edizioni-psiconline.it/catalogo/strumenti/manuale-di-psicologia-dinamica.html), 2 (https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/glen-o-gabbard/psichiatria-psicodinamica-9788860307347-1609.html),

3 (https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788842091134), 4 (https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788842062288)).

CONCLUSIONE

Non bisogna giustificare né compatire persone come i covidioti poiché sono persone che agiscono guidate dalla paura e dalla malattia quella vera.

La loro è una questione patologica, non la nostra, e dovrebbero vedere di risolversela nel privato senza coinvolgere altre persone pretendendo un cambio radicale nella vita altrui.
Benvenuti nel bipensiero sanitario dove il sano è malato, e dove il malato è sano ma solo perché si riconosce come malato.

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