Gli adepti della setta dell’ordine degli psicologi attendono in modo febbricitante la quarta dose, eppure gli sfugge sotto il naso che le persone che indossano la museruola sono gravemente disturbate da un punto di vista psicologico.

1) MUSERUOLA COME ADDICTION

Una addiction è una condizione psicologica in cui un determinato oggetto viene continuamente ricercato dalla persona perché senza di questo la sua vita non ha alcun significato.
Il covidiota si tiene ben stretto alla museruola perché è tutto ciò che gli rimane della fiction narrativa del covid. Esso è come un oggetto di scena che ricorda all’attore in pensione i bei tempi in cui era al centro dell’attenzione della società. Che la museruola sia un addiction e di tipo principalmente sociale è dimostrato dal fatto che essa viene utilizzata in pubblico, quando ci sono le altre persone. Essa è simile agli alcolici: poche persone bevono da sole, ma quasi tutti bevono quando sono con gli altri, per rituale sociale.

2) MUSERUOLA COME RITUALE SOCIALE DI SOTTOMISSIONE

Dietro il “la indosso per educazione” di questi subumani si nasconde un universo di ritualità psicotica. La museruola è quella cosa che secondo la loro mente perversa se la indossi ti rende innocuo nei confronti degli altri. È un atto di sottomissione, un atto con cui si dichiara di voler essere sottomessi e impotenti. Per cui colui che non indossa la museruola infligge una ferita narcisistica a questi abomini, in quanto è come se dichiarasse di non voler essere impotente e di non voler essere innocuo. Soprattutto la museruola è il gesto collettivista per eccellenza perché si nasconde il proprio volto con il preciso scopo di dichiarare la propria inferiorità nei confronti della collettività: è quest’ultima che decide, secondo il covidiota, se puoi mostrare il volto o no. Ovviamente tutto questo è ridicolo pensiero magico, per questo i covidioti sono uomini primitivi che vivono in una civiltà tecnologica e usano la tecnologia per scopi primitivi come la sorveglianza.

3) LA RESPONSABILITÀ È IL CANCRO DELL’ETICA

Come in ogni setta che si rispetti, anche chi fa parte di quella del covid vuole sentirsi meglio dei non adepti, e lo fa secondo il senso di responsabilità.

La distinzione tra etica della responsabilità e etica della convinzione è stata proposta da Max Weber, secondo cui l’agente politico deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Questo concetto è stato poi stravolto nella seconda metà del ‘900 da Levinas che sostiene che noi esistiamo solo per essere responsabili verso gli altri.
Per cui l’etica del covidiota del senso di responsabilità è l’etica dello schiavo, di colui che viene determinato dall’alterità del padrone e che si sente vivo quando il padrone gli comanda qualcosa. Vive nella completa passività e alienazione, dove per sconfiggere la paranoia di fondo dell’essere umano, ha pensato, con il QI di criceto che si ritrova, che se lui vive per gli altri e si trasforma in merce per il prossimo allora potrà essere sicuro che tutti gli altri si trasformeranno in merce per lui.

Il motto del covidiota è:
rinuncia a te stesso per avere tutti gli altri e quando trova davanti a sé qualcuno che non rinuncia a se stesso il covidiota impazzisce, e si appella alla responsabilità. Ma l’appello alla responsabilità è un appello alla schiavitù. Dirti “sii responsabile” significa “sii il mio schiavo” e niente di più.


CONCLUSIONI

Il covidiota ha quindi alterato completamente le relazioni sociali sotto il peso del suo narcisismo. Egli non è capace di concepire le relazioni sociali come una interazione tra due individui, ma poiché è narcisista e crede che il mondo sia ai suoi piedi, concepisce le relazioni solo in una dialettica servo-padrone in cui ognuno è lo schiavo degli altri. La museruola è un sintomo di questo profondo disturbo di personalità, quello narcisista, che è incurabile. Curabile è però l’uso della museruola, che si guarisce con una terapia di estinzione comportamentale.

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