Il sangue, quindi, non solo è l’elemento più importante per la nostra sopravvivenza fisica, ma, come diceva anche Voeikof è anche sede di qualcosa di misterioso e magico e del flusso vitale che ci rende parte del tutto, pervaso dalla stessa forza creativa.

Praticando trapianti o trasfusioni, la scienza accademica non tiene conto di dover, anche, fare i conti una parte fondamentale della nostra dimensione energetica e spirituale che ad occhio nudo è invisibile; oltre al fatto che gli organi, quando vengono espiantati, sono ancora vivi, e che, come dimostrato dalle ricerche di K. Korotkov, professore di Biofisica all’Università di San Pietroburgo: “l’aura o la parte sottile ed energetica che investe i nostri elementi vitali, se ne allontana solo dopo qualche tempo…”
Si potrebbe dedurne che, se si priva un corpo ancora vivente di un organo, lo si uccide e lo si espropria di una parte del suo corpo energetico che gli è necessaria come strumento di conoscenze, acquisita attraverso l’esperienza compiuta dall’organo durante la vita.
Nello stesso modo, impiantando nel corpo di un’altra persona, un organo che porta la vibrazione e l’esperienza di un altro essere umano, s’interferisce nel cammino karmico, energetico ed informativo della persona mutandone parimenti il destino evolutivo.
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