Ciclicamente si è fatto credere di avere tra le mani – loro esseri superiori ed evoluti – la soluzione alla pandemia: la prima è stata chiudersi in casa e rimanere a stretto contatto per contagiarsi per benino in famiglia, salvo l’obbligo di usare le mascherine all’aperto nell’attesa dell’arrivo dei banchi a rotelle per poter riaprire in sicurezza.

A queste misure all’avanguardia, la tecnologia ha permesso al governo l’introduzione del coprifuoco e dell’autocertificazione, cui è seguita l’innovativo trattamento vaccinale, promesso come un portento medicamentoso efficace al 96% delle volte, che già ad aprile del 2021 avrebbe accorciato in un “ultimo miglio” la strada verso la libertà.
Il miglio è un’unità di misura che diventa sterminata per un essere microscopico, ed allora per semplificare la fatica del percorso si è introdotto il green pass, una scorciatoia verso l’obiettivo di rendere la popolazione interamente omologata al totalitarismo governativo.
Visto che queste misure hanno funzionato, ora si pensa a programmare il prossimo futuro ipotizzando scenari catastrofici per l’inevitabile stagione influenzale 2022-2023 che, parafransando un simpatico meme che gira in rete, per i coglioni si chiamerà Omicron 2.0.
Dunque con grande anticipo si annuncia quello che sicuramente sarà il successo della quarta dose universale per tutti, in modo da non fare distinzioni e non privilegiare nessuno, e visto che siamo un popolo che, oltre alla capacità divinatoria, ha una enorme memoria storica, i talebani pro vax auspicano l’imposizione tenendo bene a mente i dati dimostrativi di una inequivocabile efficienza e sicurezza dei sieri vaccinali.
Allora si mettano a confronto i primi 15 giorni di giugno del 2020 con quelli del 2022, prendendo a riferimento i dati ufficiali dell’ISS (raccolti e pubblicati su http://epicentro.iss.it):
📌dal 1 al 14 giugno 2020 venivano registrati3⃣6⃣4⃣0⃣ nuovi contagi (media di2⃣5⃣8⃣ nuovi casi al giorno)
📌dal 30 maggio al 12 giugno 2022 si sono registrati2⃣6⃣5⃣4⃣8⃣3⃣ nuovi contagi (media di 1⃣8⃣9⃣6⃣3⃣nuovi casi al giorno).
Un acuto osservatore obietterà che la differenza per il rilievo dei nuovi contagi la fa il numero dei tamponi effettuati, senza dubbio di gran lunga superiore nel 2022, quindi più tamponi=più contagi, che è un assioma assolutamente valido se non fosse che le percentuali di incidenza sono passate da 6⃣ persone su 100.000 abitanti nel 2020 ai ben 4⃣5⃣0⃣ su 100.000 abitanti del 2022.
La conferma della incoerenza empirica tra il 2020 ed il 2022 non l’ha di certo fornita il numero dei contagi, però, quanto piuttosto il numero dei ricoverati e dei decessi da covid-19, perché siamo di fronte a dati non percentuali o variabili, bensì assoluti.
Allora vediamo nel 2020 cosa accadeva nei primi 20 giorni di giugno (dal 1 al 22):
📌1⃣2⃣4⃣3⃣ persone erano ricoverate (5⃣0⃣ i nuovi ricoveri il 21 giugno 2020)
📌9⃣2⃣5⃣ decessi per covid nel periodo in osservazione (2⃣5⃣ i decessi il 21 giugno 2020).
Nei primi 20 giorni di giugno 2022 (dal 1 al 22), invece:
📌6⃣7⃣1⃣4⃣ persone erano ricoverate (1⃣8⃣2⃣ i nuovi ricoveri il 21 giugno 2022)
📌8⃣2⃣9⃣ i decessi per covid (2⃣4⃣ i decessi il 21 giugno 2022).
Dunque nel 2020, prima della terapia vaccinale, i ricoveri in ospedale erano inferiori di ben sei volte rispetto al 2022: ma se così è, ci vuole coraggio a dire che il vaccino serve ridurre le forme gravi della malattia per non stressare il sistema sanitario nazionale.
E si deve essere veramente ciechi e sordi se non lo si capisce da soli.
Quanto ai decessi, seppure il numero delle morti è rimasto pressochè invariato – dunque i vaccini non servono a nulla, nemmeno a ridurre le morti -, ai rilievi del 2020 dovranno aggiungersi quanti hanno perso la vita o subiti forti menomazioni a causa dell’assunzione dei farmaci vaccinali.
Ma questi dati non vengono raccolti, non conviene per chi è in mala fede, e chi è in buona fede non vuole crederci.
Si autoesorcizza.




