Quando parliamo di cambiamento climatico e transizione green, occorre aver ben chiare alcune verità oggettive, che la maggioranza delle persone non conosce. Più le persone hanno le idee confuse su determinati temi, più si affideranno alle istituzioni, che hanno sempre obbiettivi economici e sociali specifici, dettati da interessi sovranazionali. Più le persone si affideranno alle istituzioni, più saranno da esse manipolate. Lo abbiamo potuto constatare con la vicenda pandemica. I temi in questione sono di importanza vitale, perché riguardano il benessere futuro in termini economici e sociali di centinaia di milioni se non miliardi di persone. Cerchiamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza con domande e risposte, sulla base dei dati in nostro possesso e di ciò che possiamo osservare.

1. Stiamo assistendo ad un cambiamento climatico? Certamente, perché il clima non è mai stabile ma cambia continuamente, da sempre. Lo dimostrano i periodi di freddo estremo (glaciazioni) e caldo estremo (periodo romano, periodo medioevale, tra i più recenti) che si sono verificati, anche in modo repentino, nel corso dei millenni passati, per molteplici fattori naturali che la scienza fa ancora fatica a comprendere (e non certamente per le emissioni umane).

2. Il cambiamento climatico può essere un problema per la sopravvivenza della vita animale e vegetale? Si e no, dipende dalle cause, dall’intensità e dal tipo di cambiamento. Se un grande asteroide colpisse la Terra, la vita come la conosciamo cesserebbe di esistere in pochi anni. Se si verificassero eruzioni supervulcaniche in vari luoghi del pianeta, i mutamenti sarebbero drastici e veloci, al punto da costituire un pericolo per la nostra sopravvivenza. Se, per motivi naturali, il pianeta si raffreddasse o si riscaldasse di qualche grado, come è avvenuto molte volte in passato, ciò potrebbe determinare la necessità di un adattamento da parte delle specie viventi, ma non costituirebbe certamente un pericolo per la loro sopravvivenza. Infatti, nonostante i grandi mutamenti del passato, la vita è andata avanti e le società umane si sono adattate, come quelle animali. Dove adesso la terra è coperta dai ghiacci, un tempo era possibile vivere e coltivare. E viceversa.

3. L’aumento della CO2 è un problema per la salute umana e la vita sulla Terra? No, almeno entro certi limiti, perché non è un inquinante, ma un gas serra naturale essenziale per la vita. Come mostrano i marcatori geologici, oltre 400 milioni di anni fa la vita vegetale e animale prosperava quando la CO2 raggiungeva 7.000 parti per milione (ppm), contro l’attuale quasi minimo storico di 421 ppm. Non esistono osservabili prove scientifiche geologiche che l’aumento di CO2 abbia mai causato una “catastrofe climatica globale”. Tutt’altro. Se le concentrazioni di CO2 scendessero drammaticamente sotto i livelli attuali, la vita cesserebbe di esistere. La CO2 è un gas serra essenziale per la crescita delle piante: maggiori concentrazioni di CO2 nell’atmosfera produrrebbero un inverdimento del pianeta e costituirebbero un vantaggio per l’agricoltura, perché, negli stessi spazi coltivati, sarebbe possibile aumentare la produzione e garantire cibo per una crescente popolazione umana senza devastare l’habitat. Da studi effettuati sui militari della marina americana, la CO2 nei sottomarini si attesta mediamente tra 3.000 e 4.000 ppm, senza effetti negativi sulla salute dei passeggeri. Paradossalmente, l’aumento recente della CO2 dovuto alle attività umane può aver scongiurato una catastrofe alimentare a fronte dell’enorme aumento della popolazione a partire dalla Rivoluzione Industriale.

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4. L’aumento della CO2 umana ha causato e sta causando un surriscaldamento del pianeta? No, quantomeno non ai livelli di cui parlano le istituzioni. Sulla base delle osservazioni climatiche e geologiche, il rapporto tra i due dati non sussiste. Nel periodo iniziale di aumento delle emissioni di CO2 umana (1850, Rivoluzione Industriale) si è verificato un periodo di raffreddamento (dal 1850 al 1908), mentre il lungo periodo di riscaldamento (dal 1910 al 2018) è stato interrotto da un periodo di raffreddamento di 24 anni (dal 1942 al 1966), nonostante l’aumento costante di emissioni umane di CO2. Dopo questo periodo di raffreddamento, il riscaldamento dal 1966 al 2021 è stato perfettamente lineare nonostante l’accelerato aumento di emissioni umane, che oggi si attestano a quasi 40 gigatonnellate all’anno (contro più di 300 prodotte dagli oceani). In realtà, dalle osservazioni climatiche e geologiche, risulterebbe che il riscaldamento o il raffreddamento del clima siano le cause dell’aumento o della diminuzione di CO2, non le conseguenze, per meccanismi complessi che ora tralasciamo di discutere.

5. Esiste una prova inconfutabile che il cambiamento climatico non sia dovuto alle attività umane e non costituisca un pericolo? Si. Per citarne una sola: il periodo caldo Romano, quando le alpi erano prive di ghiacci e Annibale il cartaginese le attraversava con gli elefanti. Le temperature globali in quel periodo erano almeno due gradi più elevate rispetto ad oggi.

Più che parlare di CO2 e cambiamento climatico, su cui non abbiamo il minimo controllo, dovremmo preoccuparci dei danni che il nostro stile di vita scellerato sta causando all’ambiente e a noi stessi. Quelli che, per profitto, ci hanno educati a questo stile di vita, ci hanno trasformati in viziosi consumatori stupidi e oggi ci fanno cambiare auto ogni quattro anni, sono gli stessi che oggi ci fanno la paternale sul green e sull’importanza di una vita semplice e a basso impatto ecologico. Per un secolo se ne sono fottuti della CO2, ma adesso, improvvisamente, il problema è la CO2. Una volta, una singola automobile bastava per la vita di un uomo; oggi, non si tiene il conto di quante automobili cambiamo nel corso della nostra vita. Un tempo, le cose si aggiustavano; oggi, si buttano e si comprano nuove. Ma non sentiamo nessuno di questi signori green preoccuparsi per la distruzione dell’ambiente e il consumo di risorse che le attività estrattive, necessarie per produrre le loro tecnologie e le loro armi, causano. Non li sentiamo preoccuparsi del fatto che, per mantenere l’attuale livello di produzione energetica rinunciando ai carboni fossili, sarebbe necessario deforestare l’intero pianeta e coprirlo di pannelli solari e pale eoliche, prodotte sempre grazie ai carboni fossili e alle attività estrattive; impongono il cambiamento e basta, con punizioni severe per chi non si conforma, senza preoccuparsi delle disastrose conseguenze sulla popolazione. Non li sentiamo preoccuparsi dei liquami tossici che, per un secolo, loro hanno sversato nell’ambiente e continuano a sversare alla zitta. Li sentiamo predicare, invece, come noi dovremo comperare tre capi di vestiti all’anno, che non potremo viaggiare in aereo più di una volta ogni tre anni, che dovremo rinunciare alla carne e nutrirci di bistecche sintetiche (da loro prodotte) e di insetti (da loro prodotti) e a possedere un’auto e vivere confinati in prigioni di 15 minuti, affittando tutto e non possedendo nulla (vedi qui). E ci assicurano pure che saremo felici. Loro, invece, non rinunceranno ai privilegi della vita moderna e continueranno a mangiare ciò che vogliono (prodotto nei loro possedimenti), a viaggiare dove vogliono con i mezzi che vogliono e a consumare quanto vogliono, alla faccia nostra (vedi qui).

Qualcosa non torna. Se ci sforziamo un momento, forse riusciremo a capire quali sono i veri motivi dietro la spinta green. Meditate, gente, meditate.


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