Introduzione: Un Framework Concettuale per Comprendere la Tesi di Katherine Watt

L’opera di analisi legale e storica di Katherine Watt presenta una tesi tanto complessa quanto radicale: l’intero edificio normativo, scientifico e industriale che governa i prodotti biologici e i vaccini negli Stati Uniti non è un sistema di sanità pubblica, bensì un’architettura giuridica meticolosamente costruita per consentire lo sviluppo, la produzione e l’impiego di armi biologiche e chimiche contro la popolazione, mascherate da “contromisure mediche”.

Questa analisi si propone di esaminare in modo rigoroso e dettagliato le argomentazioni di Watt, presentate in una serie di articoli, decostruendo il suo ragionamento punto per punto.

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Il framework concettuale di Watt si basa su un’idea centrale: la dualità funzionale. Secondo l’autrice, gli stessi composti fisici possono essere classificati legalmente in due modi diametralmente opposti.

Se un agente biologico o una tossina vienedesignato per “uso ostile”, rientra nelle proscrizioni delle leggi sulle armi biologiche, tuttavia, se quello stesso, identico agente viene designato per “scopi profilattici, protettivi o altri scopi pacifici”, viene riclassificato come “prodotto biologico” o “vaccino”, godendo non solo di legalità, ma anche di promozione, finanziamento pubblico e immunità legale.

Questa analisi approfondita si articola in cinque sezioni principali per sezionare questa tesi:

  1. Il Paradosso Legale: Un esame minuzioso delle leggi e delle scappatoie che creano questa dualità.
  2. I Fondamenti Scientifici: Un’analisi delle argomentazioni scientifiche, in particolare quelle di Sasha Latypova, che Watt utilizza per sostenere che i vaccini sono intrinsecamente tossici e che la narrativa patogenica convenzionale è fraudolenta.
  3. L’Architettura Storica: La ricostruzione cronologica di come questa struttura legale sia stata eretta nel corso di oltre un secolo.
  4. I Meccanismi di Implementazione: L’analisi degli strumenti pratici – come lo Strategic National Stockpile e il concetto di “arma binaria” – che rendono  operativo il sistema.
  5. Implicazioni e Conseguenze: Una riflessione critica sulle implicazioni di vasta portata del modello descritto da Watt.

L’obiettivo non è avallare o confutare la tesi di Watt, ma di presentarla nella sua interezza e complessità, fornendo al lettore gli strumenti per una valutazione critica informata.

Sezione I: Il Paradosso Legale – Le Scappatoie della Normativa Americana

Il cuore dell’argomentazione di Watt risiede in un’analisi forense della legislazione statunitense.

Ella sostiene che le leggi, apparentemente create per proteggere i cittadini, contengono in realtà delle eccezioni e delle definizioni ambigue che ne sovvertono lo scopo.

La Distinzione Fondamentale: “Biological Agent” vs. “Biological Product”

La chiave di volta del sistema descritto da Watt è la distinzione puramente semantica tra due termini legali che, a suo avviso, descrivono la stessa materia fisica.

“Biological Agent” (Agente Biologico): Definito nel 18 U.S. Code § 178 (Crimes and Criminal Procedure, Biological Weapons), il termine si riferisce a “qualsiasi microrganismo, virus, o sostanza infettiva… capace di causare morte, malattia, o altra disfunzione biologica in un essere umano, un animale, una pianta o un altro organismo vivente”.

Questa è la definizione utilizzata nel contesto delle armi biologiche, la cui produzione e possesso per scopi bellici sono illegali.

“Biological Product” (Prodotto Biologico): Definito nel 42 U.S. Code § 262 (Public Health Service Act), il termine include “qualsiasi virus, siero terapeutico, tossina, antitossina, vaccino, sangue, componente o derivato del sangue, prodotto allergenico, o prodotto analogo… applicabile alla  prevenzione, trattamento o cura di malattie o lesioni dell’uomo”.

Watt sottolinea che non esiste alcuna distinzione fisica o chimica oggettiva tra un “agente” e un prodotto”.

Un virus o una tossina sono fisicamente gli stessi, indipendentemente dall’etichetta apposta sul contenitore. La differenza è interamente basata sull’intento dichiarato.

La Scappatoia dell’”Intento Pacifico”: 18 U.S. Code § 175

La legge che dovrebbe proibire le armi biologiche, 18 U.S.C. § 175, contiene quella che Watt definisce la “scappatoia madre” di tutto il sistema. Mentre la sezione (a) proibisce di “sviluppare, produrre, stoccare, trasferire, acquisire, ritenere o possedere consapevolmente qualsiasi agente biologico, tossina o sistema di somministrazione per l’uso come arma”, la sezione (b) neutralizza immediatamente questa proibizione:

(b) Definition. — For purposes of this section, the term ‘for use as a weapon’ does not include the development, production, transfer, acquisition, retention, or possession of any biological agent, toxin, or delivery system for prophylactic, protective, or other peaceful purposes.

Tecnicamente, questa clausola funziona come una difesa affermativa.

Chiunque sia accusato di produrre un’arma biologica può semplicemente affermare che il suo scopo fosse “profilattico” (preventivo), “protettivo” o genericamente “pacifico”.

La legge non stabilisce alcun criterio oggettivo o standard probatorio per verificare la veridicità di tale affermazione. L’intento dichiarato dal produttore e avallato dalle agenzie governative (come la FDA) è sufficiente a trasformare un’arma illegale in un prodotto legale.

L’Evoluzione delle Definizioni: L’Inclusione della Biotecnologia

L’analisi di Watt evidenzia come la legislazione si sia adattata per includere le nuove tecnologie. Gli emendamenti del 1996 (PL 104-132) alla legge sulle armi biologiche sono cruciali. Essi hanno ampliato le definizioni per includere esplicitamente i frutti dell’ingegneria genetica:

La definizione di “biological agent” è stata estesa per includere “prodotto biologico che può essere ingegnerizzato come risultato della biotecnologia”.

La definizione di “toxin” è stata ampliata per includere “materiale tossico di piante, animali, microrganismi, virus, funghi, o sostanze infettive, o una molecola ricombinante”.

La definizione di “vector” è stata modificata per includere “una molecola, inclusa una molecola ricombinante o un prodotto biologico che può essere ingegnerizzato come risultato della biotecnologia”.

Questi cambiamenti, secondo Watt, hanno assicurato che anche i prodotti più moderni, come i vaccini a mRNA o a vettore virale, potessero rientrare nella scappatoia degli “scopi pacifici”, precludendo la loro classificazione come armi biologiche nonostante la loro natura artificiale e potenzialmente tossica.

Il Ruolo della Convenzione sulle Armi Chimiche (CWC) e l’Esclusione delle Macromolecole

Un altro pilastro dell’architettura legale è la Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche (CWC), recepita negli USA tramite il Chemical Weapons Convention

Implementation Act del 1998 (22 U.S.C. § 6701). Watt evidenzia una decisione cruciale presa dall’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW) il 16 maggio 1997. Questa decisione ha esentato una categoria di sostanze denominate “unscheduled discrete organic chemicals” (UDOCs) da alcune delle restrizioni più severe della convenzione.

In modo critico, questa categoria include esplicitamente oligomeri e polimeri, comprese proteine e acidi nucleici. Questa, secondo Watt, è una mossa deliberata per escludere legalmente i componenti fondamentali dei vaccini (specialmente quelli moderni) dalla definizione di arma chimica. Anche se una proteina spike prodotta tramite mRNA dovesse avere effetti tossici sistemici (agendo come una tossina chimica), essa è pre-esonerata dalla CWC perché è una macromolecola biologica.

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Sezione II: Fondamenti Scientifici – Decostruire la Narrativa Patogenica

Watt basa gran parte della sua tesi legale su un insieme di argomentazioni scientifiche, attingendo pesantemente al lavoro di Sasha Latypova, ex dirigente dell’industria farmaceutica.

Queste argomentazioni sfidano i dogmi fondamentali della virologia e della vaccinologia.

L’Anafilassi e l’Iniezione di Proteine Non-Self: La Lezione di Charles Richet

Watt e Latypova citano il lavoro del premio Nobel Charles Richet, che nel 1913 coniò il termine anafilassi” (il contrario della “profilassi”). Richet scoprì che iniettando una proteina (anche se di per sé innocua come l’albumina dell’uovo) in un animale, una seconda iniezione della stessa proteina, anche a distanza di tempo, poteva causare una reazione sistemica violenta e spesso letale.

L’interpretazione di Latypova è che l’atto stesso di iniettare una proteina estranea (non-self) bypassando il tratto digestivo è intrinsecamente tossico.

Il sistema immunitario è progettato per attaccare ed eliminare le proteine non-self che entrano direttamente nel flusso sanguigno. Pertanto, qualsiasi vaccino che contenga o induca la produzione di proteine estranee (come le proteine virali, l’adiuvante proteico, o la proteina spike prodotta dall’mRNA) è, per sua natura, un attivatore di una potenziale reazione anafilattica o autoimmune. La tossicità non risiede (solo) nella presunta virulenza del patogeno, ma nell’atto stesso dell’iniezione e nella natura estranea della proteina.

L’Impossibilità del “Gain-of-Function” Stabile e la Finzione dei Patogeni da Laboratorio

Latypova contesta radicalmente la narrativa del “gain-of-function” (GoF) e dei “supervirus” creati in laboratorio. La sua argomentazione è la seguente:

I virus non sono entità stabili e determinate come si crede. Sono intrinsecamente instabili e soggetti a mutazioni costanti.

Il lavoro di laboratorio non è “ingegneria” precisa, ma piuttosto “selective breeding” (allevamento selettivo) in condizioni artificiali. Gli scienziati possono “addomesticare” i microrganismi per mostrare determinate caratteristiche in un ambiente di laboratorio controllato.

Tuttavia, queste creazioni sono estremamente fragili. Se rilasciate nell’ambiente (“lab leak”), non possono competere con i tipi selvatici, che sono molto più robusti e adattati. La natura li eliminerebbe rapidamente, facendoli regredire alla loro forma originale o semplicemente distruggendoli.

Pertanto, l’idea di un patogeno da GoF che possa “sfuggire” e causare una pandemia è, secondo Latypova, una finzione scientifica. Le strutture di Biosafety Level (BSL) non servono a proteggere il mondo esterno dal virus, ma a proteggere il fragile virus artificiale dall’ambiente esterno, che lo distruggerebbe.

Questa argomentazione è fondamentale per Watt, perché se i patogeni pandemici non possono essere creati in laboratorio, l’intera giustificazione per i programmi di “biodifesa”, le contromisure e i vaccini pandemici crolla.

Il Problema Irrisolto del ‘Protein Folding’: L’Imprevedibilità come Norma

Un ulteriore livello di critica scientifica, evidenziato da Latypova, riguarda il cosiddetto “problema del ripiegamento delle proteine” (protein folding). Le proteine sono lunghe catene di amminoacidi che, per funzionare correttamente, devono ripiegarsi in una specifica struttura tridimensionale. Il modo in cui una proteina si ripiega determina la sua funzione biologica.

Latypova sottolinea che, nonostante decenni di ricerca e l’uso di supercomputer e intelligenza artificiale (come AlphaFold, citato in uno degli articoli), la scienza non ha ancora risolto questo problema. È ancora largamente impossibile prevedere con esattezza come una data sequenza di amminoacidi si ripiegherà in un ambiente biologico complesso, né quali saranno tutte le sue interazioni e i suoi effetti.

Questa incertezza fondamentale ha implicazioni devastanti per la sicurezza dei farmaci biologici e dei vaccini a mRNA/vettore virale:

  1. Imprevedibilità della Proteina Prodotta: Quando un vaccino a mRNA istruisce le cellule umane a produrre una proteina estranea (come la proteina Spike), non c’è alcuna garanzia che questa proteina si ripieghi sempre nel modo previsto e desiderato. Errori di ripiegamento (mis-folding) possono creare proteine disfunzionali o, peggio, con funzioni tossiche impreviste (ad esempio, agendo come prioni).
  2. Impossibilità di Garanzia di Sicurezza: Se non si può prevedere la forma e la funzione esatta della proteina che verrà prodotta in vivo nel corpo di milioni di persone diverse, è scientificamente impossibile garantirne la sicurezza. La pretesa di aver creato un prodotto sicuro e standardizzato è, secondo questa visione, infondata.
  3. La Frode della “Biologia Sintetica”: L’idea di “progettare” o “ingegnerizzare” organismi e proteine a piacimento (il campo della biologia sintetica) è presentata come una finzione. Se non si riesce a padroneggiare nemmeno il passaggio fondamentale del ripiegamento di una singola proteina, l’idea di poter ingegnerizzare interi sistemi biologici in modo sicuro e prevedibile è, per Latypova e Watt, un’arrogante illusione scientifica.

Questo argomento rafforza ulteriormente la tesi che i prodotti biologici moderni non sono farmaci di precisione, ma agenti intrinsecamente instabili e imprevedibili, la cui somministrazione su larga scala è un esperimento incontrollato.

L’Inattuabilità Strutturale delle Sperimentazioni Cliniche

Sulla base delle premesse scientifiche di cui sopra, Watt conclude che le sperimentazioni cliniche per i vaccini, come sono attualmente concepite, sono una frode scientifica e normativa.

  1. Mancanza di un Agente Patogeno Stabile: Se non esiste un virus stabile e isolato che causa una malattia specifica, non si può creare un vaccino contro di esso, né testarne l’efficacia.
  2. Mancanza di Endpoint Clinici Validi: Non è possibile dimostrare la “prevenzione dell’infezione” se l’infezione stessa non è un evento chiaramente definibile e attribuibile a un singolo agente. L’uso di “surrogate endpoints” (endpoint surrogati), come la misurazione dei livelli di anticorpi, è visto come un inganno per evitare di dover dimostrare una reale efficacia clinica.
  3. Composizione Instabile del Prodotto: Le leggi stesse (come il 42 USC 262) non richiedono che i prodotti biologici abbiano una composizione stabile o pura. Consentono legalmente l’adulterazione e il misbranding. È quindi impossibile testare un prodotto che non ha standard di identità fissi.

In sintesi, i test clinici sono impossibili perché mancano sia un punto di partenza valido (un patogeno definito) sia un punto di arrivo misurabile (prevenzione di una malattia specifica), e il prodotto stesso è legalmente autorizzato ad essere inconsistente.

Sezione III: Architettura Storica – La Cronologia dell’Edificio Normativo

Watt traccia un percorso storico che mostra come questa architettura sia stata costruita pezzo per pezzo, spesso in risposta a crisi reali o percepite.

1902 – Biologics Control Act: La prima legge federale sui biologici. Stabilisce un precedente di “non-regolamentazione” basata sulla licenza dello stabilimento piuttosto che su standard di prodotto oggettivi.

1944 – Public Health Service Act: Consolida e rafforza il modello del 1902, introducendo la terminologia di “sicurezza, purezza e potenza” senza però definirle in termini fisici o richiedere test validi per verificarle.

1969 – L’Era Nixon/Kissinger e la Svolta della “Difesa”: Questo è un momento cardine. Il 19 novembre 1969, il Defense Authorization Act (PL 91-121) impone al Dipartimento della Difesa (DoD) di rendicontare le spese per la guerra chimica e biologica. Solo una settimana dopo, il 25 novembre 1969, il Presidente Nixon annuncia la rinuncia degli USA alle armi biologiche. Tuttavia, i National Security Decision Memoranda (NSDM) 35 e 44, redatti da Henry Kissinger, introducono le eccezioni fatali: la ricerca biologica sarà confinata a “misure difensive come l’immunizzazione”. Watt interpreta questo non come una rinuncia, ma come un rebranding: la ricerca sulle armi biologiche non si è fermata, è stata semplicemente riclassificata come ricerca “difensiva” sui vaccini.

1972-1975 – La Convenzione sulle Armi Biologiche (BWC): La convenzione internazionale codifica la scappatoia di Kissinger a livello globale, proibendo gli agenti biologici tranne quelli per “scopi profilattici, protettivi o altri scopi pacifici”.

Anni ’80 – La Crisi dell’AIDS e la Nascita del Bioterrorismo Moderno: L’era Reagan vede un’espansione della retorica sul bioterrorismo. Le leggi iniziano a riflettere questa nuova paura.

Anni ’90 – La Fine della Guerra Fredda e la Transizione: Con il crollo dell’Unione Sovietica, il complesso militare-industriale necessita di un nuovo nemico. Watt sostiene che il nemico diventa il “patogeno” e la guerra si sposta sul fronte della “biomedicina”. Le leggi degli anni ’90 (come gli emendamenti alla legge sulle armi biologiche del 1996 e l’implementazione della CWC nel 1998) preparano il terreno legale per questa nuova guerra.

1998 – L’Atto Chiave: Lo Strategic National Stockpile: L’Omnibus Consolidated and Emergency Supplemental Appropriations Act del 1998 compie due azioni simultanee e, secondo Watt, collegate: implementa la Convenzione sulle Armi Chimiche e istituisce la National Pharmaceutical Stockpile (ora Strategic National Stockpile). Watt legge questo come una mossa di “lavaggio legale”: lo stock di armi chimiche e biologiche del DoD, ora illegale secondo le convenzioni, viene “riciclato” e reso legale come scorta di “farmaci e vaccini” per emergenze. Stessa materia, etichetta diversa.

Post-2001 – L’Era della “Preparedness”: Dopo l’11 settembre e le lettere all’antrace, vengono approvate una serie di leggi che consolidano il potere esecutivo e l’infrastruttura della bi-sicurezza, tra cui l’Homeland Security Act (2002), il Project Bioshield Act (2004) e il PREP Act (2005). Quest’ultimo è particolarmente importante perché fornisce un’ampia immunità dalla responsabilità ai produttori di “contromisure” designate, eliminando quasi ogni possibilità di ricorso legale per i danneggiati.

Sezione IV: Meccanismi di Implementazione – Come Funziona il Sistema

Watt descrive un sistema che si auto-giustifica e si auto-perpetua attraverso meccanismi specifici.

I “Theatrical Props”: Laboratori BSL e la Creazione della Paura

Watt usa la metafora del teatro per descrivere l’apparato della biosicurezza. I laboratori ad alta contenzione (BSL-3, BSL-4), le normative sugli Agenti e Tossine Biologiche Selezionate (BSATs, regolate da 42 CFR Part 73) e la ricerca sul “gain-of- function” non sono, a suo avviso, misure di sicurezza reali. Sono “oggetti di scena” (theatrical props) e “scenografie” (stage sets). Il loro scopo è proiettare nell’immaginario collettivo l’idea che:

  1. Esistono patogeni terribili e stabili.
  2. Questi patogeni possono essere resi ancora più pericolosi in laboratorio.
  3. Possono “sfuggire” e causare pandemie devastanti.

Questa paura, creata artificialmente, genera a sua volta la domanda pubblica per la “soluzione”: vaccini e contromisure mediche, che il sistema è già pronto a fornire.

Il Concetto di “Sistema d’Arma Binario”

Watt propone che i vaccini funzionino come un sistema d’arma a due stadi:

Stadio 1: Arma Cognitiva e Legale. Questo è il software. Comprende l’intera architettura legale, la propaganda mediatica, le dichiarazioni di emergenza e la pressione sociale. Il suo scopo è sconfiggere le difese cognitive e psicologiche del bersaglio, convincendolo a credere nella minaccia e ad accettare volontariamente la “soluzione”.

    • Stadio 2: Arma Fisica. Questo è l’hardware. È il sistema di somministrazione fisica: la fiala, il siringa, l’ago e l’operatore sanitario. Il suo scopo è sconfiggere le barriere fisiche del corpo (pelle, mucose, tratto digestivo) per consegnare il carico utile biologico direttamente nel flusso sanguigno, dove può esplicare i suoi effetti tossici.

    Senza il primo stadio, il secondo non potrebbe mai essere implementato su larga scala.

    Il Ruolo del PREP Act e dell’Immunità Legale

    Il Public Readiness and Emergency Preparedness (PREP) Act del 2005 è il meccanismo che blinda il sistema. Con una dichiarazione di emergenza sanitaria, il Segretario della Salute e dei Servizi Umani può concedere un’immunità quasi totale da azioni legali civili ai produttori, distributori e somministratori di contromisure mediche coperte (come i vaccini COVID-19). Questo rimuove il principale deterrente contro la commercializzazione di prodotti pericolosi e inefficaci, ovvero la minaccia di cause legali per danni.

    Sezione V: Implicazioni e Conseguenze – L’Analisi Critica Finale

    L’analisi di Watt, se considerata valida, porta a conclusioni profonde e inquietanti.

    Sovversione della Legge e della Scienza: Implica che le istituzioni preposte alla protezione della salute (FDA, CDC, NIH) e alla difesa nazionale (DoD, DHS) siano state cooptate per eseguire un programma dannoso. La legge è stata trasformata da scudo a spada, e la scienza da strumento di scoperta a strumento di inganno.

    La Fine del Consenso Informato: Se i prodotti sono, per loro natura, armi mascherate e se i loro rischi sono sistematicamente occultati e legalmente protetti, allora il principio del consenso informato diventa una farsa.

    Un Sistema di Controllo Totalitario: L’architettura descritta da Watt non è  solo un programma di armamenti, ma un sistema di controllo sociale. La capacità di dichiarare emergenze sanitarie, imporre mandati e somministrare sostanze biologiche con immunità legale conferisce allo Stato un potere senza precedenti sul corpo e sulla vita dei cittadini.

    Conclusioni Analitiche

    L’analisi di Katherine Watt è un’imponente opera di sintesi legale e storica che presenta un modello coerente, anche se allarmante, della realtà normativa americana in materia di prodotti biologici. La sua forza risiede nella capacità di collegare decenni di legislazione, memorandum governativi, convenzioni internazionali e dibattiti scientifici in un’unica narrazione coesa. La tesi centrale – che la distinzione tra un vaccino e un’arma biologica sia una finzione legale basata sull’intento dichiarato – è supportata da un’analisi testuale rigorosa delle leggi stesse.

    Le argomentazioni scientifiche che utilizza, in particolare quelle di Latypova, sono più controverse e sfidano i paradigmi consolidati della medicina. Tuttavia, all’interno della logica di Watt, esse forniscono il fondamento necessario per la sua tesi legale: se i vaccini sono intrinsecamente tossici e la teoria del germe contagioso è errata, allora l’unica spiegazione razionale per l’esistenza dell’enorme apparato vaccinale è quella di un programma con finalità diverse da quelle dichiarate.

    Indipendentemente dal fatto che si accettino o meno le sue conclusioni finali, l’analisi di Watt costringe a un riesame critico delle leggi che governano la nostra salute e sicurezza. Evidenzia la plasticità e l’ambiguità del linguaggio legale e dimostra come eccezioni apparentemente minori possano, nel tempo, diventare la regola, sovvertendo lo scopo apparente di una legge. La sua opera rimane un contributo significativo e provocatorio al dibattito sulla sovranità corporea, il potere dello Stato e la vera natura della “bio-sicurezza” nel XXI secolo.

    Riferimenti e Link Originali

    Articolo 1: Are vaccines biological and chemical weapons?

    Articolo 2: On the infeasibility of clinical trials for vaccines…

    Articolo 3: Understanding how vaccines are chemical and biological weapons…

    Libri di Katherine Watt:

     Book 1 – Biological product non-regulation

     Book 2 – PREP Act, public health emergency , and EUA countermeasure law  

    Book 3 – Communicable disease control, quarantine, habeas corpus law

     Book 4 – Chemical and biological weapons, biological agents, BSATs, vaccines

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