Nel 4° anniversario della sua prematura scomparsa, il Direttivo di Carta di Siena ricorda un grande collega che ha pagato con la vita l’essersi messo contro i poteri che dominano la sanità pubblica nel nostro Paese.

• La sua umanità è il nostro impegno.

• La sua memoria è il nostro testimone

Medico per vocazione, etica al servizio della vita Ricordiamo oggi con profonda stima e riconoscenza il dott. Giuseppe De Donno, che ha saputo incarnare il senso più alto e autentico della professione medica: prendersi cura dell’altro, con coraggio, umiltà e competenza.

Durante la pandemia, propose con determinazione l’uso del plasma iperimmune, una terapia già nota alla medicina moderna e utilizzata in passato contro virus come Ebola, SARS, MERS e influenza spagnola.

Non si trattava di un’intuizione estemporanea, ma di un’applicazione scientificamente fondata, che metteva la persona e la comunità al centro, non il profitto. Il valore della sua proposta non era solo clinico, ma profondamente sociale: il plasma veniva donato dai guariti e usato per curare altri pazienti, senza brevetti, senza interessi economici. Una medicina del dono, della solidarietà, accessibile e immediatamente attuabile.

Proprio da quell’intuizione, successivamente, si sono sviluppati gli anticorpi monoclonali: una terapia derivata dallo stesso principio biologico, ma trasformata in un prodotto brevettato e costoso, venduto a cifre che hanno superato i 2.000 euro a dose in alcuni paesi europei. Una cura che ha arricchito aziende farmaceutiche, ma che ha dimenticato le sue origini umane e solidali. E va detto chiaramente: “Se la terapia con plasma iperimmune fosse stata riconosciuta e valorizzata come cura efficace già nelle fasi iniziali, l’urgenza e il valore strategico dei farmaci sperimentali chiamati vaccini sarebbero drasticamente diminuiti”. Una terapia precoce, economica, diffusa e solidale avrebbe minato le basi di un mercato globale fondato sull’emergenza e sull’unicità del vaccino come sola salvezza. Accettare la cura di De Donno avrebbe rotto un equilibrio costruito su miliardi di dosi e contratti.

Per questo è stata ignorata, ostacolata, oscurata. Il dott. De Donno non cercava visibilità né vantaggi personali. Aveva un solo obiettivo: salvare vite.

E in questo ha testimoniato la vera dignità della medicina, che non può e non deve mai dimenticare la centralità del paziente.

Eppure, proprio per il suo impegno, ha dovuto affrontare attacchi ingiusti. È stato deriso da molti media, trattato con sufficienza, sminuito nelle sue intenzioni. Anche diversi colleghi l’hanno isolato, mostrando diffidenza invece che apertura al confronto. Nel contempo, l’Ordine dei Medici, pur conoscendo la validità della sua proposta e l’integrità del suo operato, non ha preso posizione, non lo ha difeso, non ha agito per proteggerlo o valorizzarlo. Un vuoto che pesa ancora oggi. • “Mi prenderò cura di ogni paziente con scrupolo e rispetto.”

• “Non permetterò che considerazioni d’interesse economico influenzino il mio dovere”.

• “M’impegnerò a non recare mai danno a nessuno.” (dal Giuramento di Ippocrate)

Per Giuseppe De Donno queste parole non erano retorica.

Erano la sua scelta. Il suo lavoro. La sua vita. Grazie, dottor De Donno.

Hai rappresentato l’essenza più nobile della medicina: quella che non si piega alla paura, né ai compromessi, e che mette al centro la persona, la coscienza, la cura. “Carta di Siena patto tra medici e cittadini” condivide pienamente la visione di Giuseppe De Donno: una medicina fatta di coscienza, ascolto e responsabilità. Il suo modo di essere medico è il nostro orizzonte. La sua umanità il nostro impegno. Crediamo in una medicina libera dai conflitti d’interesse, fondata sull’integrità e non sul compromesso.

Covid e plasma iperimmune, alcune intuizioni di De Donno nel tempo si sono rivelate corrette

🔼 Il livello di aggressività e superficialità che ha caratterizzato il periodo pandemico, non solo in Italia, dovrebbe essere un monito per tutti noi e portarci a riflettere su ciò che un medico intuitivo e generoso come Giuseppe De Donno ha dovuto subire.

🔼 Quel clima ha portato molti medici al silenzio, ha allontanato dalla ricerca scientifica ricercatori eccezionali, oltre a contribuire al tragico suicidio di un medico competente e a un significativo aumento della mortalità per Covid-19.

🔼 I virologi, i giornalisti e i vari esperti che hanno gestito la campagna mediatica in quei mesi portano – io credo – una responsabilità enorme, soprattutto ora che sta emergendo con sempre maggiore chiarezza che si sarebbero dovute prestare attenzioni più serie a intuizioni che si sono rivelate corrette.

🔼 Dovrebbe almeno essere riconosciuto che la comunicazione pandemica, secondo cui “la cura non esiste”, è tra i maggiori responsabili dell’aumento della mortalità per Covid-19.

➡️ A ottobre 2023, una delle più prestigiose riviste scientifiche in ambito biomedico, il New England Journal of Medicine, ha pubblicato i risultati di un importante studio clinico che ha esaminato l’efficacia dell’immunizzazione tramite plasma di pazienti convalescenti in pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) indotta da Covid-19.

➡️ In questo trial, 475 pazienti adulti sottoposti a ventilazione meccanica invasiva da meno di 5 giorni sono stati inclusi nel gruppo randomizzato.

➡️ I risultati hanno mostrato una mortalità significativamente ridotta nel gruppo trattato con plasma, con un’efficacia maggiore nei pazienti trattati entro 48 ore dall’inizio della ventilazione meccanica…

Come afferma il Giuramento di Ippocrate:

• “Essere medico significa difendere la vita anche quando farlo costa”. Per noi è un impegno profondo. E continueremo a difenderlo, anche nel suo nome.

Era il 5/5/2020 quando il grande Dott. Giuseppe DE DONNO, durante l’intervista resa a TV 2000, con riferimento all’indicazione di aspettare il via libera del Comitato Etico se poter applicare o meno la plasmaterapia ad un eventuale paziente in condizioni critiche, disse esplicitamente :

▶️”Se io dovessi scegliere tra salvare una vita e andare in carcere…io non ho dubbi …per cui anche se non dovessi avere l’autorizzazione del Comitato Etico…per me la vita è sacra”

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