di Piero Angelo de Ruvo

Dall’esposto del 1987 alle bonifiche ancora attese:
Premessa storica e contestuale: Il 26 settembre 1976, lo stabilimento petrolchimico ANIC (poi Enichem Agricoltura) fu teatro di uno dei più gravi disastri chimico-industriali d’Italia, causato dall’esplosione della colonna di lavaggio dell’ammoniaca e dalla conseguente dispersione di decine di tonnellate di triossido di arsenico soprattutto sul territorio di Manfredonia e sfiorando quello di Monte Sant’Angelo. Quell’evento segnò l’inizio di una drammatica vertenza ambientale e sanitaria. La presente ricostruzione ripercorre la tappa fondamentale del 1987, quando l’esposto depositato dalla guardia ambientale Giuseppe Marasco aprì la strada alle inchieste della magistratura sulle responsabilità dei vertici aziendali, ai successivi sequestri degli impianti di smaltimento e alla progressiva presa di coscienza collettiva, fino al tema ancora oggi aperta della bonifica integrale del Sito di Interesse Nazionale (SIN).
Era il 1987 quando Giuseppe Marasco, allora giovane guardia ambientale volontaria, presentò un esposto alla Pretura di Monte Sant’Angelo sulle presunte criticità ambientali nell’area dello stabilimento Enichem Agricoltura di Macchia. Un atto che, secondo la ricostruzione dello stesso Marasco, contribuì ad aprire un percorso giudiziario destinato a inserirsi in una delle pagine più controverse della storia industriale e ambientale di Manfredonia. Oggi consigliere comunale e capogruppo del Comune di Manfredonia, Marasco ha deciso di ripercorrere quella esperienza, collocandola nel lungo percorso che ha accompagnato la trasformazione del territorio dopo la stagione del petrolchimico. Nel 1987, racconta, l’esposto nasceva dall’attività svolta sul campo e dalla raccolta di elementi e testimonianze riguardanti presunti scarichi di sostanze tossiche e inquinanti nel sottosuolo e nelle falde acquifere circostanti lo stabilimento. «Nel quadro delle memorie politiche e cittadine che sto raccogliendo, ritengo doveroso ricordare uno degli atti che ha segnato una svolta nella battaglia ecologista del nostro territorio», afferma Marasco. Secondo la sua ricostruzione, l’inchiesta scaturita dall’esposto avrebbe portato alla condanna dell’allora amministratore responsabile dello stabilimento e di sei componenti del Consiglio di amministrazione della società. Un passaggio che, nella lettura proposta da Marasco, avrebbe contribuito a portare l’attenzione della magistratura anche sulle responsabilità dei livelli decisionali dell’azienda. Si tratta di circostanze di particolare rilevanza storica e giudiziaria che, per essere ricostruite con piena precisione, richiederebbero tuttavia l’esame delle sentenze e degli altri provvedimenti adottati all’epoca dalla magistratura. Quell’esposto si colloca in una fase già segnata da una crescente attenzione per gli effetti dell’attività industriale sul territorio. Nel 1976, nello stabilimento allora denominato ANIC, si era verificato un incidente con la dispersione nell’ambiente di una nube contenente arsenico. Negli anni successivi, il problema della gestione dei rifiuti industriali e delle condizioni del suolo e delle falde acquifere sarebbe diventato uno dei temi centrali del confronto tra cittadini, associazioni, istituzioni e mondo industriale.
Marasco richiama inoltre i successivi interventi della magistratura tra il 1988 e il 1989, con provvedimenti di sequestro preventivo riguardanti impianti e aree destinate allo smaltimento dei rifiuti, tra cui l’inceneritore in costruzione e le discariche dell’Isola 12. È all’interno di questo contesto che, secondo il consigliere, maturò una crescente consapevolezza collettiva sui problemi ambientali legati al polo industriale. Una mobilitazione che negli anni avrebbe accompagnato il progressivo superamento della presenza petrolchimica a Manfredonia. Ma il passato, sostiene Marasco, non appartiene soltanto agli archivi.
«Il ricordo di quelle battaglie non è un semplice esercizio di nostalgia, ma rappresenta la radice profonda del mio attuale mandato istituzionale», dichiara, e aggiunge: «La questione delle bonifiche e dello stato ambientale delle aree comprese nel Sito di Interesse Nazionale continua a ricordarci che la tutela dell’ambiente e della salute pubblica richiede attenzione costante». È proprio il SIN a riportare la discussione al presente, le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica delle aree interessate dall’eredità industriale rappresentano infatti una partita ancora aperta, rendendo attuale il tema della vigilanza sul territorio e della trasparenza sulle attività di risanamento. «Il nostro impegno per la trasparenza, per la salute dei cittadini e per la valorizzazione ecologica di Manfredonia prosegue oggi nelle sedi istituzionali con lo stesso spirito che animò quelle battaglie», conclude Marasco. Dal 1987 al presente, dunque, il filo conduttore individuato da Marasco è quello della responsabilità verso il territorio, prima attraverso un esposto presentato da una giovane guardia ambientale, oggi attraverso l’attività istituzionale CIVILIS Ispettori Ambientali Forestali Territoriali. Una storia che, al di là delle ricostruzioni personali e che meriterebbe di essere ulteriormente approfondita attraverso gli atti giudiziari dell’epoca, riporta al centro una domanda ancora attuale: quanto del passato industriale di Manfredonia è stato realmente risanato e quanto, invece, resta ancora da fare?
Interrogativi che tornano con forza proprio nei giorni dedicati alla memoria e alle commemorazioni del 50° anniversario dell’incidente Enichem del 26 settembre 1976. Nel dibattito pubblico, infatti, l’attenzione tende spesso a concentrarsi sulle responsabilità del passato, sulle scelte politico-industriali rivelatesi controverse e sul delicato equilibrio tra tutela dell’occupazione e salvaguardia dell’ambiente. Meno chiaro appare, invece, il quadro relativo allo stato attuale delle bonifiche, agli interventi effettivamente realizzati e ai tempi necessari per il completamento delle attività ancora previste.
È su questi aspetti che molti cittadini continuano a chiedere risposte puntuali e verificabili da parte delle istituzioni coinvolte, a livello comunale, regionale e nazionale, nella convinzione che la memoria del passato possa avere un valore concreto solo se accompagnata da trasparenza sul presente e da una chiara prospettiva per il futuro.




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