di Piero Angelo De Ruvo

C’è un clima di profonda apprensione e forte indignazione tra i circa 53.000 abitanti di Manfredonia. La paventata soppressione della seconda ambulanza del 118 (la cosiddetta “Postazione 2”) presso l’ospedale San Camillo de’ Lellis ha trasformato una questione gestionale in una vera e propria emergenza civile e democratica.

Mentre in Piazza del Popolo i cittadini e le forze politiche si sono radunati per un accorato sit-in di protesta, la vertenza si arricchisce di contorni opachi che aumentano il senso di insicurezza della popolazione.

L’illusione del ripristino e il rischio del “palliativo”

Fino alle ore immediatamente precedenti la mobilitazione, la soppressione del secondo mezzo di soccorso avanzato pareva ormai definita. Poi, improvvisamente e a margine delle prime dichiarazioni del Sindaco, è giunto un comunicato informale che ventilava il ripristino dell’ambulanza. Un annuncio che, tuttavia, non convince i rappresentanti locali.

Come denunciato dal consigliere comunale Ugo Galli proprio durante la manifestazione di piazza, “mancano del tutto provvedimenti formali e coordinate temporali certe da parte della ASL Foggia o della Regione Puglia. Il timore concreto è che si tratti soltanto di un palliativo per placare gli animi, pronto a essere riassorbito non appena i riflettori della protesta si saranno spenti”.

La trappola dei numeri e il paradosso delle tasse

I dati operativi fotografano una realtà drammatica che non permette tagli superficiali, la seconda ambulanza di Manfredonia esegue circa 2.500 interventi all’anno, un volume di uscite identico a quello della prima ambulanza. Insieme, i due mezzi fronteggiano oltre 5.000 chiamate di emergenza all’anno, distribuite su un territorio geograficamente complesso di 354 km² tra zone montuose, tratti costieri e frazioni isolate. A questo si aggiungono quasi 2.000 interventi a supporto di comuni vicini come Monte Sant’Angelo, Mattinata e Zapponeta. In questo contesto si inserisce un paradosso fiscale e sociale inaccettabile, evidenzia Ugo Galli, “a fronte dell’incremento dell’addizionale regionale IRPEF, deciso dalla Presidenza della Regione per coprire il disavanzo sanitario, i cittadini si trovano a pagare più tasse ricevendo in cambio un drastico ridimensionamento dei servizi essenziali di salvavita”.

Quando un solo mezzo diventa “un minus assoluto”

Cosa accadrebbe se la città rimanesse con una sola ambulanza? Le conseguenze sarebbero devastanti. Quando l’unico mezzo è impegnato nel trasporto d’urgenza di un paziente grave verso i nosocomi di Foggia o San Giovanni Rotondo, la vettura rimane bloccata per ore. In quel lasso di tempo, l’intero bacino di Manfredonia resta del tutto sguarnito.

Come sottolineato da Galli, la sovrapposizione di due emergenze contemporanee — come un anziano con una frattura e un giovane colpito da un malore cardiaco improvviso — o la semplice manutenzione ordinaria del mezzo trasformerebbero la presenza di un’unica ambulanza in un “minus assoluto”, mettendo a repentaglio la vita stessa delle persone.

Oltre la propaganda: la salute non si negozia

A chi tenta di derubricare la battaglia politica a mera propaganda elettorale o ricerca di visibilità personale, la risposta delle forze d’opposizione è netta, di fronte al diritto fondamentale alla salute, ogni insinuazione di parte deve cedere il passo.

Tutti quelli che sono presenti qui oggi non hanno un colore politico, Sulla sicurezza dei cittadini non sono ammessi passi indietro o promesse verbali, ma chiedono atti scritti e definitivi.

Video intervista:

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