
di Piero Angelo de RUVO
La protesta scoppiata il 12 ottobre lungo l’autostrada A14, nei pressi dello svincolo di Lesina al chilometro 508 in direzione nord, ha riacceso i riflettori su una delle criticità economiche più gravi del momento, l’impennata vertiginosa dei prezzi dell’energia e dei combustibili.
A promuovere il presidio sono stati autotrasportatori ed agricoltori, scesi in strada per far sentire la propria voce di fronte a una situazione d’emergenza ormai insostenibile per le categorie produttive.
La mobilitazione non ha interessato soltanto l’autostrada A14, ma anche la strada statale SS16, dove autotrasportatori e agricoltori hanno manifestato pacificamente per richiamare l’attenzione sulle difficoltà economiche determinate dal rincaro dei carburanti. Anche lungo questa arteria, la protesta si è svolta in modo corretto e composto, senza che la volontà di far valere le proprie ragioni venisse meno al rispetto delle persone e della sicurezza stradale. La presenza dei manifestanti sulla SS16 conferma l’ampiezza del malessere che attraversa il mondo del trasporto e dell’agricoltura, comparti essenziali per l’economia nazionale, oggi chiamati a sostenere costi operativi sempre più gravosi. Una mobilitazione che, al di là delle singole modalità organizzative, pone al centro una questione concreta, la necessità di risposte istituzionali efficaci per tutelare il lavoro, la sostenibilità delle imprese e il potere d’acquisto dei cittadini.
L’impatto devastante del caro carburante sull’economia reale
Alla radice della mobilitazione c’è l’esplosione dei prezzi dei carburanti, con il costo del gasolio che ha raggiunto e a volte superato la soglia critica di 2,30 euro al litro nei punti di rifornimento. Per chi lavora sui mezzi pesanti e nelle campagne, il carburante non rappresenta un bene di consumo superfluo, ma il vero e proprio “pane quotidiano” operativo, indispensabile per garantire la produzione agricola e la distribuzione delle merci su scala nazionale.
In una fase storica già segnata da una profonda crisi industriale e dall’inflazione generale, pagare il gasolio a cifre simili mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese di trasporto e delle aziende agricole. Questo rincaro incontrollato genera un inevitabile effetto domino lungo tutta la filiera, fa impennare i costi di spedizione di qualsiasi bene e si scarica direttamente sui prezzi finali dei prodotti di prima necessità, pesando gravemente sui bilanci quotidiani di ogni singola famiglia e di tutti i lavoratori. Di fronte all’assenza di interventi risolutivi da parte della politica, promuovere una mobilitazione pacifica è stato ritenuto un atto fondamentale ed inevitabile per difendere il diritto stesso di lavorare ed evitare la paralisi del settore.
Solidarietà diffusa e pieno appoggio
Il blocco temporaneo della carreggiata ha formato code di circa 9-10 chilometri, fermando la circolazione dei veicoli per diverse ore. Ciononostante, le opinioni raccolte direttamente tra le persone rimaste bloccate evidenziano un altissimo livello di empatico sostegno nei confronti delle motivazioni della protesta. Vi è un sostegno convinto dal mondo del lavoro e dei trasporti. Tra gli autisti fermi lungo il percorso è emerso un pieno ed irremovibile appoggio all’iniziativa, molti hanno sottolineato come la battaglia sul prezzo dei carburanti riguardi indistintamente sia i professionisti della logistica sia gli automobilisti privati, affermando che solo con un’azione collettiva si possa spingere il Governo ad adottare misure di sostegno idonee ed efficaci. Anche da parte degli automobilisti e dei pendolari coinvolti nell’attesa, il consenso nei confronti della protesta è stato diffuso e profondo. Le riserve sollevate da alcuni cittadini non hanno riguardato il merito della causa — giudicato da tutti sacrosanto e condivisibile —, ma si sono concentrate unicamente sull’opportunità di gestire i blocchi in modo da garantire il passaggio prioritario a chi debba raggiungere visite mediche indifferibili. Si tratta di un rilievo puramente organizzativo che non scalfisce minimamente la totale condivisione dell’allarme sociale lanciato dai manifestanti.
Durante lo svolgimento del presidio sono giunte sul posto le pattuglie della Polizia per monitorare la situazione e garantire la sicurezza. Gli agenti hanno interloquito con i partecipanti chiedendo di liberare la sede stradale e la corsia di emergenza per consentire il transito e ripristinare il flusso veicolare, a seguito dell’intervento delle forze dell’ordine, l’arteria autostradale è stata riaperta e la circolazione ha ripreso a scorrere regolarmente.
Smentita delle notizie false e plauso alla condotta dei manifestanti
Nel corso delle ore della manifestazione non è mancato lo sciacallaggio comunicativo; infatti, tra gli automobilisti si erano diffuse alcune voci inquietanti — fatte circolare impropriamente come indicazioni della polizia —, secondo le quali i manifestanti avrebbero cosparso le corsie di chiodi e pietre. Si è trattato di notizie del tutto false, pretestuose e destituite di ogni fondamento, nate esclusivamente al fine di screditare e criminalizzare i lavoratori onesti che stavano esercitando un proprio diritto. La realtà documentata dai fatti sul campo ha mostrato tutt’altro scenario, i manifestanti si sono distinti per estrema compostezza, spiccato senso civico e rispetto per le persone. I camionisti hanno disposto i propri mezzi pesanti in modo rigido ma disciplinato lungo una sola corsia, assicurando in ogni momento la fruibilità della corsia di emergenza per i casi di necessità ed evitando qualsiasi forma di scontro o provocazione. Ai lavoratori e agli agricoltori va dunque espresso un sincero ed aperto plauso per la maturità democratica dimostrata, per aver difeso le proprie ragioni nel pieno rispetto della libertà altrui e per aver condotto una battaglia a tutela del futuro di tutta la collettività.




Lasciate il vostro commento