di Piero Angelo de Ruvo

C’è un dolore sottile e profondo che attraversa il cuore di tantissime famiglie milanesi: la sensazione lancinante di essere state abbandonate proprio da chi avrebbe dovuto rappresentare una porta aperta, un rifugio e una voce di verità. Di fronte ai dubbi angustianti e alle richieste d’aiuto di padri e madri che cercano solo di tutelare la salute e il futuro dei propri piccoli nell’accedere agli asili nido e alle scuole dell’infanzia, la Diocesi di Milano ha risposto con una freddezza che lascia sgomenti: “È un obbligo di legge”.

Quattro parole scagliate come una sentenza burocratica, capaci di gelare ogni speranza e di spazzare via, in un istante, qualsiasi briciolo di empatia pastorale. Com’è possibile che la Chiesa di Sant’Ambrogio — storicamente baluardo a difesa della dignità umana — scelga di trincerarsi dietro al comodo paravento del codice civile, voltando le spalle alle famiglie?

Come si può rimanere silenti ed evirare ogni giudizio etico di fronte alla richiesta sacrosanta di un consenso informato libero, trasparente e affrancato da evidenti condizionamenti commerciali e da dinamiche di mercato?

L’incolumità dei minori e il futuro della nostra nazione non possono essere sacrificati sull’altare di un cieco conformismo normativo, ignorare la necessità di una valutazione rigorosa e trasparente sul reale rapporto rischi-benefici dei trattamenti pediatrici significa dimenticare che la vita e il corpo dei bambini non appartengono né allo Stato né alle aziende farmaceutiche. Un’istituzione spirituale ha il dovere morale, prima ancora che pastorale, di pretendere la verità sui dati sanitari e di ergersi a tutela dei più deboli, applicando fino in fondo il principio della cura e del primum non nuocere.

C’è un’ombra inquietante nel ripetere acriticamente che “è la legge”. La storia, con il suo carico di sofferenza, ci ha insegnato a carissimo prezzo che il marchio della legalità statale non è mai stato garanzia di giustizia o di verità. Anche le leggi razziali del 1938 erano leggi dello Stato, vigenti, firmate ed eseguite nell’indifferenza di chi preferiva conformarsi piuttosto che ribellarsi. Eppure erano norme abominevoli, nemiche dell’uomo e radicalmente contrarie ai principi del Vangelo. Rispondere oggi “lo impone la legge” per sottrarsi alla responsabilità del discernimento è un atto di resa morale, la coscienza cristiana non è nata per servire i decreti dei potenti, ma per difendere la sacralità della persona umana di fronte a ogni sopruso.

Nonostante la profonda ferita e l’amarezza per questa chiusura, non si vuole rinunciare alla speranza. Il Comitato 2CS si rivolge alla Diocesi di Milano con il cuore in mano, chiedendo ai suoi pastori di ritrovare il coraggio dell’ascolto e la profezia del Vangelo, l’auspicio accorato è che la Curia accolga il loro appello e quello delle migliaia di famiglie che rappresenta, aprendo finalmente le porte a un dialogo libero, sincero e costruttivo. Mettere al centro il benessere viscerale, la salute e i diritti fondamentali dei minori è l’unico modo per restituire senso alla parola “accoglienza” e per dimostrare che la Chiesa sa ancora essere madre e non fredda esecutrice di norme.

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