Tra la costante dedizione dei volontari e la discontinuità delle istituzioni, Mattinata affronta la piaga del vagantismo rurale di cani di proprietà non microchippati. Servono controlli anagrafici sul territorio e il rispetto delle leggi, è tempo che Comune, ASL e associazioni uniscano le forze in modo permanente.
di Piero Angelo de Ruvo
Nel territorio di Mattinata, in provincia di Foggia, la tutela del benessere animale e la cura delle anime a quattro zampe si muovono da tempo lungo un difficile filo d’equilibrio, tra la costante abnegazione del volontariato e l’azione, spesso discontinua, delle istituzioni locali. Il presidio principale e quotidiano fa riferimento all’associazione no-profit Bau Miao Amici, guidata dalla presidente Giusy Ciampi e dai volontari che da anni rappresentano il punto di riferimento per il recupero, la cura, lo stallo temporaneo e l’affidamento dei cani e gatti abbandonati, ma anche vaganti, sul territorio garganico. Unendo le dichiarazioni dell’associazione, le testimonianze dirette di Giusy Ciampi e quelle raccolte nel paese oltre al quadro normativo vigente, emerge una sintesi organica delle criticità strutturali che caratterizzano la gestione degli animali nel comune garganico. Tuttavia, l’impegno dell’associazionismo non può e non deve rimanere un’azione isolata. Per affrontare la piaga dell’abbandono in modo risolutivo, è indispensabile una vera sinergia istituzionale tra il volontariato, l’Amministrazione comunale di Mattinata ed i Servizi Veterinari dell’ASL. Oggi, più che nuove iniziative episodiche, appare necessaria una verifica concreta di quali strategie l’Amministrazione intenda adottare per affrontare strutturalmente una situazione che continua a incidere sul territorio e sulla comunità. Il vero ostacolo alla risoluzione del problema risiede infatti in una fondamentale distinzione spesso trascurata, la differenza tra il randagismo classico e il fenomeno del “vagantismo” di cani di proprietà. Come evidenziato dalle continue segnalazioni provenienti dalle aree rurali e dalle stalle del territorio, l’afflusso ininterrotto di cucciolate da guardiania non microchippate dimostra che sterilizzazioni e adozioni rischiano di trasformarsi in un lavoro infruttuoso se non accompagnate da severi controlli sulla riproduzione incontrollata e sull’anagrafe canina dei privati. Senza il rispetto rigoroso della normativa regionale e una vigilanza capillare nelle campagne da parte della Polizia Municipale di Mattinata, il sistema continua a gravare sul lavoro dei volontari, lasciando irrisolta la radice dell’emergenza.

Il Grande Lavoro Svolto dai Volontari.
L’attività dell’associazione si svolge all’interno di uno spazio su suolo comunale concesso in comodato d’uso e gestiscono un rifugio per animali abbandonati. Qui i volontari accolgono e si prendono cura attualmente di 36 cani, affrontando una pressione continua che negli anni passati ha toccato punte di oltre 50 presenze e che vede il recupero di oltre 120 cuccioli l’anno, ottimizzando lo spazio messo loro a disposizione in maniera encomiabile. L’obiettivo dell’associazione non è la contenzione a vita, bensì la riabilitazione e l’affido, per questo motivo è stato strutturato un rigido protocollo d’adozione: dopo i primi trattamenti sanitari e la microchippatura condotta tramite la ASL, l’iter prevede la somministrazione di un questionario conoscitivo, la verifica dell’abitazione condotta sul posto da volontari di rete (anche fuori regione), il trasporto tracciato tramite staffetta autorizzata e un costante contatto post-affido nel tempo. Tuttavia, sostenere questa macchina organizzativa comporta uno sforzo economico enorme. Se il Comune contribuisce mettendo a disposizione il terreno e rimborsando il 50% delle fatture per l’acquisto del cibo, l’altro 50%, i costi per i materiali di recinzione e soprattutto l’intero ed ingente carico economico delle spese veterinarie straordinarie rimangono a carico dei volontari e della generosità dei privati. “La quasi totalità dei cuccioli”, prosegue Giusy Ciampi, “e degli adulti soccorsi, proviene dalle aree rurali e dalle stalle della zona, nelle campagne permangono numerosi cani da lavoro lasciati liberi di riprodursi senza alcun controllo anagrafico o sanitario. Questo genera situazioni drammatiche, da cucciolate affette da patologie neurologiche dovute ad accoppiamenti tra consanguinei mai evitati, a cani ritrovati con le orecchie mutilate a crudo secondo pratiche arcaiche e violente. Poiché una femmina di grossa taglia può partorire fino a 24 cuccioli all’anno, ogni sforzo sostenuto dai volontari per trovare una famiglia a un cane rischia di trasformarsi in una fatica inutile se non si blocca la catena delle nascite alla radice”. Nel corso degli anni, l’associazione Bau Miao Amici ha promosso importanti momenti di aggregazione e sensibilizzazione, pensate per educare i cani alla condotta al guinzaglio, favorire la socializzazione con turisti e cittadini e prevenire maltrattamenti. Sul piano istituzionale, oltre dieci anni fa il Comune di Mattinata aveva aderito, insieme alla ASL Foggia e al Parco Nazionale del Gargano, al progetto “Zero cani in canile”, nato con l’ambizione di trasformare la gestione del randagismo in una risorsa sociale ed economica per la comunità e gli allevamenti. Tuttavia, dopo quella prima stagione di impegni e proclami, alcune voci in paese suggeriscono per scopi elettorali, è mancata nel tempo una vera continuità d’azione amministrativa. Le campagne di sensibilizzazione e le sterilizzazioni volontarie non sono state accompagnate da verifiche sistematiche sul campo, lasciando che l’emergenza tornasse gradualmente a gravare interamente sulle spalle dell’associazionismo. Eppure, proprio alla luce delle iniziative avviate oltre dieci anni fa, emerge una questione che non può essere elusa, quanto di quell’impegno sia stato realmente mantenuto nel tempo?
L’appello accorato: una presenza attiva e determinata dell’Amministrazione
La situazione attuale non è più sostenibile con il solo sforzo dei volontari, ormai giunti quasi al collasso. Per evitare che l’abnegazione del rifugio faccia involontariamente da comodo alibi all’inazione pubblica, si rende indispensabile una presenza forte, costante e collaborativa da parte dell’Amministrazione Comunale di Mattinata, a partire dall’ Applicazione della Legge Regionale n. 2/2020 e controlli nelle campagne, Il Comune e la Polizia Locale, in stretta collaborazione con i Servizi Veterinari dell’ASL, devono avviare controlli capillari presso le masserie e le strutture agricole del territorio, verificando la regolare iscrizione dei cani all’Anagrafe degli animali d’affezione e sanzionando, nei casi previsti dalla legge, chi detiene cani da lavoro privi di microchip o consente alle femmine in calore di vagare liberamente. È un’azione che l’Amministrazione deve avere il coraggio di intraprendere, senza lasciare spazio ad alibi o reticenze nell’applicazione delle norme. Il rispetto della legge non può essere subordinato al timore di creare malcontento o di entrare in contrasto con gli allevatori locali, i controlli devono essere condotti con equilibrio e nel rispetto delle attività agricole e zootecniche, ma con la necessaria fermezza quando emergano violazioni. Poiché la responsabilità giuridica dei cani randagi presenti sul territorio comunale ricade direttamente sul Sindaco, l’Amministrazione deve stipulare una convenzione con un medico veterinario per coprire i soccorsi urgenti e le terapie complesse, evitando che le fatture veterinarie debbano essere saldate dalle tasche dei singoli volontari. “Siamo certi, conclude Giusy Ciampi, che il sindaco e l’Amministrazione comunale siano sensibili a queste problematiche, considerata la loro rilevanza per il decoro urbano, la tutela degli animali e la salvaguardia dell’immagine turistica di Mattinata. Proprio per questo, auspichiamo che tale sensibilità si traduca in interventi concreti, risorse adeguate e controlli costanti, affinché la gestione del fenomeno non sia affidata a iniziative sporadiche, ma diventi parte integrante di una strategia amministrativa seria, strutturata e continuativa, nell’interesse dell’intera comunità”.




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