di Piero Angelo de Ruvo

Dalla reale efficacia dei vaccini al percorso dei componenti nell’organismo: una sintesi chiara e accessibile dei temi presentati in Parlamento dall’endocrinologo.

L’aula di Palazzo San Macuto ha ospitato un momento centrale nei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid-19: l’audizione del Prof. Giovanni Frajese, medico endocrinologo e docente presso l’Università di Roma “Foro Italico”.

Attraverso un richiamo costante a pubblicazioni scientifiche internazionali e dati ufficiali, l’intervento ha ripercorso alcuni dei punti più discussi degli ultimi anni, offrendo una chiave di lettura basata sulla distinzione tra norme giuridiche, comunicazione pubblica e riscontri della ricerca clinica.

Il nodo dell’obbligo vaccinale e il blocco del contagio

Il primo tema affrontato riguarda il meccanismo normativo che ha guidato l’introduzione dell’obbligo di vaccinazione per categorie come il personale sanitario. Nel 2021, la scelta di imporre la somministrazione poggiava sull’idea che il vaccino potesse bloccare la trasmissione interpersonale del virus, proteggendo così colleghi e pazienti. Tuttavia, come confermato successivamente dalle dichiarazioni ufficiali dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e dai rappresentanti delle stesse case farmaceutiche, i vaccini non erano stati autorizzati né testati per impedire la circolazione del virus, bensì per proteggere il singolo individuo dalle forme cliniche più gravi della malattia. Secondo la ricostruzione presentata in Commissione, aver richiesto per legge a un farmaco un’azione diversa da quella per cui era stato validato ha generato una forte criticità sul piano sia legale che sanitario.

Efficacia relativa ed efficacia assoluta: cosa dicono i numeri

Durante i mesi principali della campagna vaccinale si è parlato a lungo di un’“efficacia del 95%”. Frajese ha spiegato come vada interpretato questo dato per evitare fraintendimenti:

  • L’efficacia relativa (95%): Indica il confronto percentuale tra il gruppo che ha ricevuto il vaccino e quello che ha ricevuto il placebo durante la fase di sperimentazione iniziale.
  • L’efficacia assoluta (sotto l’1%): Rappresenta il beneficio reale e concreto che la vaccinazione apporta nell’abbassare il rischio complessivo di contrarre l’infezione nella vita di tutti i giorni. Analisi pubblicate su riviste scientifiche come The Lancet Microbe mostrano che questa riduzione si attestava su valori molto più contenuti.

L’intervento si è poi soffermato sulla durata della protezione nel tempo: studi di campo condotti su ampi campioni di personale sanitario (tra cui il noto studio della Cleveland Clinic) indicano che la capacità di prevenire l’infezione tendeva ad attenuarsi in modo rapido già a pochi mesi di distanza dalla somministrazione delle dosi e dei relativi booster.

Cosa succede nell’organismo dopo l’iniezione?

All’inizio della campagna si riteneva che i componenti del vaccino rimanessero confinati nell’area del muscolo deltoide e nei linfonodi ascellari più vicini. Gli studi di biodistribuzione analizzati durante l’audizione tracciano invece un quadro differente. Le nanoparticelle lipidiche — le piccolissime bolle di grasso utilizzate per trasportare l’mRNA sinteticamente modificato — si diffondono attraverso il circolo sanguigno e possono raggiungere vari organi del corpo, tra cui il fegato, il cuore e il tessuto vascolare.

La presenza sia dell’mRNA che della proteina spike nei tessuti biologici per periodi di tempo superiori rispetto a quanto ipotizzato nelle fasi iniziali aiuta, secondo il docente, a comprendere meglio l’origine di specifici segnali di farmacovigilanza, come le infiammazioni cardiache (miocarditi e pericarditi).

I più giovani e il principio di prudenza

Un capitolo di particolare rilievo ha riguardato l’opportunità di estendere la vaccinazione a bambini e adolescenti. I dati epidemiologici mostrano che nelle fasce d’età pediatrica e giovanile il rischio di sviluppare complicazioni severe da Covid-19 è sempre stato estremamente limitato. Di fronte a un rischio legato alla malattia così basso, l’applicazione del principio di prudenza avrebbe dovuto richiedere — secondo il relatore — una valutazione ancora più rigorosa e approfondita del rapporto tra benefici attesi e potenziali eventi avversi a lungo termine.

Guardare al futuro con il metodo scientifico

L’audizione del Prof. Giovanni Frajese si è conclusa con un invito alla Commissione e alle istituzioni sanitarie a rimettere al centro il metodo scientifico basato sull’evidenza e sul confronto aperto. Riconoscere i limiti delle misure adottate e analizzare con trasparenza i dati disponibili non significa alimentare polemiche, ma creare le basi per una gestione della salute pubblica più consapevole, equa e rispettosa delle garanzie di ogni cittadino.

Video audizione Frajese.

https://rumble.com/v7h8xhc-commissione-covid-cosa-c-da-sapere-sullaudizione-del-prof.-giovanni-frajese.html

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