di Piero Angelo de Ruvo
Lo scopo della mobilitazione: contro la guerra e il carovita
La piazza di Novara è stata teatro della mobilitazione generale indetta dalla sigla sindacale USB (Unione Sindacale di Base), che ha richiamato studenti e lavoratori per esprimere un forte dissenso verso le recenti politiche economiche e sociali. Fin dal ritrovo iniziale in Piazza Cavour, il corteo si è strutturato attorno a parole d’ordine ben precise, declinate sia negli striscioni principali — tra cui spicca lo striscione d’apertura “Contro guerra e carovita organizzati si vince” — sia nei cori intonati lungo le vie centrali della città.
Le motivazioni fondamentali della protesta hanno toccato nodi cruciali del dibattito pubblico: la contrarietà al riarmo e alle spese militari a discapito dei servizi essenziali, la richiesta di maggiori risorse per la scuola pubblica e la sanità, la tutela dei salari di fronte al carovita e la difesa della sicurezza sui luoghi di lavoro e di studio. Non sono mancati i richiami ai valori costituzionali e alla memoria antifascista locale, legati anche alle vicende del consiglio comunale cittadino sui monumenti ai partigiani.
Le ragioni della protesta nelle voci dei protagonisti
Le testimonianze raccolte direttamente dai manifestanti durante la manifestazione, restituiscono un quadro articolato delle motivazioni che hanno spinto diverse generazioni a scendere in piazza. Riconversione della spesa pubblica verso il welfare, un manifestante, mostrando il cartello “Meno soldati, più soluzioni”, ha spiegato come la spesa pubblica debba essere celermente riorientata verso il benessere dei cittadini, le retribuzioni e le infrastrutture sociali, anziché destinare risorse al riarmo e alla guerra. Commentando le prime misure della legge di bilancio, l’intervistato ha evidenziato la necessità di interventi strutturali e non di semplici trovate congiunturali.
Precarietà, retribuzioni e la piaga della “fuga dei cervelli”: Particolarmente incisiva è stata la testimonianza di un gruppo di studentesse delle scuole superiori di Novara. Portando uno striscione con la citazione musicale di Ernia (“perché chi studia anni all’università uscito deve chiedersi se basterà”), le giovani hanno denunciato l’impossibilità di trovare un’occupazione stabile e adeguatamente retribuita in Italia. Questo fenomeno spinge molti giovani all’emigrazione all’estero, a causa di retribuzioni insufficienti e di un mercato del lavoro bloccato. La richiesta diretta al governo è quella di garantire un futuro dignitoso nel Paese attraverso investimenti massicci nell’istruzione e nella salute.
Superamento delle risposte di pancia e dialogo istituzionale: Un altro partecipante ha evidenziato come gli ultimi vent’anni di scelte politiche — trasversalmente a diversi schieramenti — abbiano spesso allontanato le istituzioni dai bisogni quotidiani della popolazione. È stata sottolineata l’esigenza di pianificare riforme a lungo termine ed evitare misure tampone, auspicando l’apertura di un vero e proprio tavolo di confronto tra partiti, sindacati e cittadini.
I giovani protagonisti: la linfa del corteo
Il dato che è emerso con maggiore evidenza durante l’intera manifestazione è stato il ruolo centrale e maggioritario giocato dagli studenti. I giovani hanno guidato la protesta ponendosi in testa al corteo, portando energia e rivendicazioni concrete per il mondo della scuola e dell’università, in coda alla sfilata hanno poi trovato spazio i lavoratori e le rappresentanze sindacali, creando un ponte intergenerazionale sulle tematiche del lavoro e dei diritti. I ragazzi hanno dimostrato una profonda consapevolezza politica e civica, spazzando via qualsiasi stereotipo sul disinteresse giovanile o sul pretesto di “saltare la scuola”. Le studentesse intervistate hanno infatti ricordato di aver partecipato attivamente anche a manifestazioni nel fine settimana a Milano, sottolineando come la presenza in piazza rappresenti un diritto e un dovere democratico, vissuto con la piena responsabilità delle eventuali conseguenze scolastiche. Nonostante la determinazione dei cori e la veemenza degli slogan contro le politiche governative, il corteo si è svolto in un clima di totale compostezza e senso civico. I partecipanti hanno attraversato il centro cittadino con ordine, trasformando le vie di Novara in un laboratorio a cielo aperto di cittadinanza attiva, la passione dello scontro politico e sociale si è tradotta in argomentazioni puntuali, cartelli creativi e momenti di confronto aperto con i cronisti, a dimostrazione di come la protesta di piazza possa essere uno strumento pacifico, civile e democratico per dare voce a chi chiede di essere ascoltato.
VIDEO





Lasciate il vostro commento