Basato su «Thimerosal: Let the Science Speak» di Robert F. Kennedy Jr.
Scopo dell’articolo e’ far conoscere a piu’ genitori possibili, che vaccinare con il thimerosal puo’ nuocere gravemente alla salute del bambino

C’è una domanda semplice al centro di uno dei dibattiti scientifici più soffocati degli ultimi trent’anni. Non è “bisogna vaccinare i figli?”.
È un’altra: perché mettere il mercurio in un vaccino, se esistono alternative più sicure?
Chi la pone e’ Robert F. Kennedy JR e e il libro che ha curato è firmato da medici, ricercatori universitari, professori di farmacologia.
Eppure, quando questa domanda viene sollevata, si finisce quasi automaticamente nel binario sbagliato: quello dei “no-vax”, dei complottisti, degli irrazionali.

Questo articolo vuole portare avanti un tentativo di capire cosa dice davvero la scienza su un conservante chiamato thimerosal — e perché tante voci autorevoli chiedono da decenni di rimuoverlo, senza essere ascoltate.
Cos’è il timerosal e perché è nei vaccini
Il timerosal è un conservante a base di mercurio utilizzato nei vaccini fin dagli anni Trenta del Novecento. È composto per il 49,55% di mercurio in peso, nella forma chimica dell’etilmercurio.
È stato registrato nel 1928 dalla casa farmaceutica Eli Lilly con il nome commerciale Merthiolate, originariamente come antisettico topico.
Viene usato nelle fiale multidose per prevenire la contaminazione batterica: una pratica logistica che riduce i costi di produzione.
Non è un ingrediente attivo. Non rafforza il vaccino. La sua funzione è conservare il contenuto del flacone tra una dose e l’altra.
Il problema, come vedremo, è che questa scelta di convenienza produttiva ha un prezzo biologico che la scienza ha documentato in modo sempre più dettagliato.
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Il neonato e il mercurio: i numeri che fanno impressione
Per capire la portata del problema, occorre guardare ai numeri concreti.
Prima del 1989, un bambino americano riceveva circa 100 microgrammi di mercurio nei primi diciotto mesi di vita, attraverso il vaccino DTP. Poi, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, il calendario vaccinale si è espanso rapidamente: sono stati aggiunti il vaccino contro l’Haemophilus b (1989), quello contro l’epatite B (1991) e altri ancora, molti dei quali conservati con timerosal.
Il risultato? Entro il 1999, un bambino di due anni poteva avere ricevuto fino a 237,5 microgrammi di mercurio dai soli vaccini.
Un neonato di due mesi, durante una singola visita medica, poteva riceverne 62,5 microgrammi da tre iniezioni contemporanee.
L’Agenzia per la Protezione Ambientale americana (EPA) ha fissato una dose di riferimento (RfD) sicura per il metilmercurio pari a 0,1 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Applicando questo parametro a un neonato di 5 chili, quei 62,5 microgrammi equivalgono a 125 volte la dose giornaliera considerata sicura.
Un singolo vaccino antinfluenzale multidose contiene ancora oggi 25 microgrammi di mercurio. Per considerare sicura quella dose, secondo le linee guida EPA, il ricevente dovrebbe pesare oltre 250 chilogrammi.

L’etilmercurio è davvero più sicuro?
La difesa ufficiale del timerosal si basa su un argomento: l’etilmercurio (quello nei vaccini) è diverso dal metilmercurio (quello nel pesce), si elimina più rapidamente dal sangue, ed è quindi meno pericoloso.
La letteratura scientifica racconta una storia più complicata.
Nel 2005, il ricercatore Thomas Burbacher dell’Università di Washington ha confrontato i livelli di mercurio nel sangue e nel cervello di macachi neonati esposti a vaccini contenenti timerosal con quelli di scimmie che avevano ingerito metilmercurio. Il risultato è stato sorprendente: le scimmie esposte al timerosal mostravano nel cervello il doppio del mercurio inorganico — il prodotto di degradazione tossico — rispetto a quelle esposte al metilmercurio. L’etilmercurio scompariva prima dal sangue, sì, ma non dall’organismo: migrava più rapidamente verso il cervello, dove persisteva per mesi.
Studi su topi condotti da G. Jean Harry del National Institute of Environmental Health Sciences (2004) hanno confermato: entro sette giorni dall’iniezione, i livelli di mercurio nel sangue dei topi calano, ma quelli nel cervello rimangono invariati rispetto alle prime 24 ore.
Come ha scritto Burbacher in sintesi: «Il metilmercurio non è un riferimento adatto per la valutazione del rischio derivante dall’esposizione al timerosal.»
Uno studio italiano del 2012 ha aggiunto un dato ancora più preoccupante: il timerosal riduceva la vitalità di cellule umane in laboratorio a una concentrazione pari a un decimo di quella necessaria al metilmercurio per produrre lo stesso effetto.
La coincidenza che non si può ignorare
Nessuno studio può provare con certezza assoluta che il timerosal causi l’autismo. Kennedy e i co-curatori del libro lo riconoscono esplicitamente. Ma i dati epidemiologici tracciano una correlazione che è difficile liquidare.
Negli anni Settanta e Ottanta, la prevalenza dei disturbi dello spettro autistico (ASD) era stimata intorno a 1 bambino su 2.000. Con l’espansione del calendario vaccinale alla fine degli anni Ottanta — e il conseguente aumento dell’esposizione al timerosal — i dati hanno cominciato a cambiare.
Uno studio del 2010 pubblicato su Environmental Science & Technology da ricercatori dell’EPA ha identificato il biennio 1988-1989 come il «punto di svolta» a partire dal quale i casi di autismo hanno iniziato a crescere drasticamente, sia in California che in Danimarca, Giappone e a livello globale — esattamente nel periodo in cui il programma vaccinale si espandeva.

I numeri successivi, tutti dal CDC americano:
- 1 su 166 nel 2004 (dati anno 2000)
- 1 su 110 nel 2009 (dati anno 2006)
- 1 su 88 nel 2012 (dati anno 2008)
- 1 su 68 nel 2014 (dati anno 2010)
- 1 su 31 nel 2022 (dati anno 2025)
Nello stesso arco di tempo, i disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) sono passati dall’1,4% dei bambini nel 1979 al 9,2% nel 1996. I dati CDC del 2011-2012 indicavano che l’11% dei bambini in età scolare aveva ricevuto una diagnosi di ADHD.
Lo studio di Boyle et al. (2011) su Pediatrics ha documentato che la prevalenza di qualsiasi disabilità dello sviluppo nei bambini americani è aumentata dal 12,84% al 15,04% tra il 1997 e il 2008.
L’autismo è certamente multifattoriale. Ma ignorare questa coincidenza temporale — questa sovrapposizione precisa tra espansione delle vaccinazioni contenenti timerosal e impennata dei disturbi neurologici — significherebbe applicare alla scienza uno standard di prova che non si applica a nessun altro campo della medicina.
Lo studio che cambiò forma: il caso Verstraeten
Nel 1999, il ricercatore del CDC Thomas Verstraeten analizzò i dati del Vaccine Safety Datalink per cercare eventuali correlazioni tra esposizione al timerosal e disturbi neurologici. I risultati iniziali erano inequivocabili.
I bambini che avevano ricevuto la dose più alta di mercurio (oltre 25 microgrammi) entro il primo mese di vita mostravano, rispetto ai bambini meno esposti:
- Doppio rischio di ritardi nel linguaggio
- Cinque volte e mezzo più probabilità di sviluppare tic
- Da 4 a 6 volte più probabilità di sviluppare ADD
- Da 7,5 a 11 volte più probabilità di sviluppare autismo
Verstraeten scrisse in una email ai colleghi: «Non riesce proprio ad andare via» — riferendosi al segnale statistico.
Poi cominciarono le revisioni. Lo studio fu sottoposto a più rielaborazioni: vennero esclusi sottogruppi di bambini, cambiati i criteri di inclusione. Con ogni revisione, i rischi si abbassavano. Lo studio finale pubblicato nel 2003 su Pediatrics non mostrava più associazioni significative.
Verstraeten nel frattempo aveva lasciato il CDC per lavorare per GlaxoSmithKline, produttore di vaccini conservati con timerosal. Dichiarò personalmente che i risultati pubblicati non erano «negativi» ma «neutri», e che erano necessari ulteriori studi.
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I conflitti d’interesse e il whistleblower
La storia dello studio Verstraeten non è un caso isolato. Il libro di Kennedy documenta in dettaglio una serie di intrecci tra le agenzie regolatorie americane (CDC, FDA, AAP) e l’industria farmaceutica che hanno sistematicamente orientato le conclusioni ufficiali verso la rassicurazione pubblica.
Il capitolo più clamoroso riguarda William Thompson, ricercatore senior del CDC, che nel 2014 si è fatto avanti come informatore denunciando casi di manipolazione dei dati in almeno uno studio-chiave del 2004 (Age at First MMR Vaccination in Children With Autism, pubblicato su Pediatrics).
Già nel 2003, il Comitato per la Riforma del Governo del Congresso americano aveva concluso che le agenzie di sanità pubblica avevano trovato prove che «il timerosal rappresentava un rischio» e che «la mancata azione delle nostre agenzie di sanità pubblica è indicativa di un illecito istituzionale per autoprotezione e di un protezionismo fuori luogo dell’industria farmaceutica».
Un problema che riguarda anche noi
“Ma in Italia e in Europa il timerosal è stato rimosso dai vaccini pediatrici” — è la risposta che si sente spesso. Ed è in parte vera.
In Europa, l’Agenzia Europea per i Medicinali ha raccomandato la riduzione del timerosal. In Italia, i vaccini del calendario obbligatorio per l’infanzia non contengono più timerosal come conservante. È un risultato importante.
Tuttavia, restano due zone d’ombra.
La prima riguarda i vaccini antinfluenzali in formulazione multidose: alcune preparazioni ancora in uso in diversi Paesi europei, inclusa l’Italia, contengono timerosal come conservante. Le donne in gravidanza vengono raccomandate alla vaccinazione antinfluenzale annuale. Uno studio del 2012 del ricercatore Gary Goldman ha documentato che, durante la stagione 2009-2010 (quando alle donne in gravidanza fu raccomandato sia il vaccino stagionale che quello H1N1), le segnalazioni di perdite fetali nel database VAERS aumentarono da 6,8 per milione di dosi vaccinate alla stagione precedente a 77,8 per milione di dosi — un incremento di oltre dieci volte.
La seconda zona d’ombra è più ampia: ogni anno, decine di milioni di bambini nei Paesi in via di sviluppo continuano a ricevere vaccini multidose conservati con timerosal. L’UNICEF nel 2010 ha distribuito 300 milioni di dosi di vaccini contenenti timerosal.
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Esistono alternative. Già adesso.
Una delle argomentazioni più usate per difendere il timerosal è che rimuoverlo sarebbe costoso e complicato. I dati smentiscono entrambi i punti.
Il conservante alternativo 2-fenossietanolo (2-PE) è già in uso nel vaccino antipolio inattivato. Uno studio del 2010 ha dimostrato che è 70 volte meno tossico del timerosal per le cellule umane, ed è risultato anche più efficace come conservante.
I vaccini monodose non richiedono conservanti. Il loro costo di produzione è superiore di circa 15 centesimi per dose rispetto alle fiale multidose, ma uno studio del 2003 ha rilevato che il 60% del contenuto delle fiale multidose viene sprecato — il che rende i due formati sostanzialmente comparabili in termini di costo reale.
Il costo globale stimato per eliminare il timerosal da tutti i vaccini è di 300 milioni di dollari all’anno. Il costo dell’autismo nei soli Stati Uniti supera i 137 miliardi di dollari l’anno.
Nel luglio 1999, due grandi produttori — Merck e SmithKline Beecham — scrissero al CDC dichiarando di poter soddisfare l’intera domanda di vaccini contro epatite B e DTaP con versioni prive di timerosal. Il CDC rifiutò l’offerta.
Una domanda per ogni genitore
Il Dottor Mark Hyman, medico di famiglia e co-autore del libro, ha posto la domanda che conta davvero:
«Esporresti il nascituro o il neonato di una persona cara a un vaccino contenente mercurio, una nota neurotossina, se esistessero alternative più sicure?»
Questa non è una domanda contro i vaccini. È una domanda sulla qualità dei vaccini. È la stessa domanda che i medici dovrebbero potersi fare liberamente, senza essere messi alla gogna.
Vaccinare è importante. Proteggere i bambini dalle malattie infettive è una conquista della medicina che va difesa. Ma proteggere i bambini significa anche chiedersi perché una neurotossina riconosciuta — vietata dalla FDA come antisettico topico già nel 1982, classificata dall’EPA come rifiuto pericoloso se smaltita — debba ancora trovarsi in fiale che vengono iniettate nelle donne in gravidanza e nei neonati.
Cosa fare: informarsi, chiedere, scegliere
Se sei un genitore, o lo stai per diventare, ecco tre cose concrete che puoi fare:
- Chiedi sempre la composizione del vaccino. Prima di ogni vaccinazione, hai il diritto di chiedere al medico o al pediatra se il vaccino contiene timerosal. Per i vaccini antinfluenzali in particolare, esistono formulazioni monodose prive di mercurio: chiedile esplicitamente.
- Leggi il libro. «Thimerosal: Let the Science Speak» di Robert F. Kennedy Jr. è un testo pro-vaccino scritto da un avvocato ambientalista che per trent’anni ha combattuto le aziende chimiche. Non è un manifesto antivaccinista: è una raccolta di circa 500 studi scientifici peer-reviewed che chiedono una sola cosa — rimuovere il mercurio da un prodotto medico vitale, visto che esistono alternative sicure ed efficaci.
- Sostieni la trasparenza nella scienza. Il vero rischio per la salute pubblica non è chi fa domande sui vaccini: è l’opacità che impedisce alle domande legittime di ricevere risposte oneste.

Fonti e riferimenti
I dati e le citazioni presenti in questo articolo sono tratti dagli studi peer-reviewed documentati in: Kennedy R.F. Jr. et al., «Thimerosal: Let the Science Speak» (Skyhorse Publishing, 2015). Di seguito i link diretti ai principali studi citati.
[1] Burbacher T.M. et al. (2005). Comparison of Blood and Brain Mercury Levels in Infant Monkeys Exposed to Methylmercury or Vaccines Containing Thimerosal. Environmental Health Perspectives, 113(8):1015–1021. PubMed: 16079072
[2] Goldman G.S. (2013). Comparison of VAERS fetal-loss reports during three consecutive influenza seasons: was there a synergistic fetal toxicity associated with the two-vaccine 2009/2010 season? Human & Experimental Toxicology, 32(5):464–475. PubMed: 23023030
[3] Verstraeten T. et al. (2003). Safety of Thimerosal-Containing Vaccines: A Two-Phased Study of Computerized Health Maintenance Organization Databases. Pediatrics, 112(5):1039–1048. PubMed: 14595043
[4] Grandjean P. et al. (1997). Cognitive deficit in 7-year-old children with prenatal exposure to methylmercury. Neurotoxicology and Teratology, 19(6):417–428. PubMed: 9392777
[5] Harry G.J., Harris M.W., Burka L.T. (2004). Mercury concentrations in brain and kidney following ethylmercury, methylmercury and thimerosal administration to neonatal mice. Toxicology Letters, 154(3):183–189. PubMed: 15543944
[6] Trasande L., Landrigan P.J., Schechter C. (2005). Public health and economic consequences of methyl mercury toxicity to the developing brain. Environmental Health Perspectives, 113(5):590–596. PubMed: 15866768
[7] Boyle C.A. et al. (2011). Trends in the Prevalence of Developmental Disabilities in US Children, 1997–2008. Pediatrics, 127(6):1034–1042. PubMed: 21606152
[8] McDonald M.E., Paul J.F. (2010). Timing of Increased Autistic Disorder Cumulative Incidence. Environmental Science & Technology, 44(6):2112–2118. PubMed: 20158232 | doi:10.1021/es902057k
[9] Guzzi G. et al. (2012). Effect of thimerosal, methylmercury, and mercury chloride in Jurkat T cell line. Interdisciplinary Toxicology, 5(3):159–161. PMC3512763
[10] Kelleher K.J. et al. (2000). Increasing Identification of Psychosocial Problems: 1979–1996. Pediatrics, 105(6):1313–1321. PubMed: 10835074
[11] Kennedy R.F. Jr. (Ed.) (2015). Thimerosal: Let the Science Speak. Skyhorse Publishing, New York. Amazon.it — pagina libro
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