VPN, Restrizioni Normative e Conseguenze per gli Utenti



20 Giugno 2026

Nel corso del 2026, l’Unione Europea ha accelerato l’implementazione di sistemi obbligatori di verifica dell’età per l’accesso a contenuti riservati, con un focus particolare su protezione dei minori da contenuti dannosi, gambling e piattaforme di social media. Parallelamente, l’attenzione dei legislatori europei si è concentrata sui Virtual Private Network (VPN) come presunto “buco normativo” che consente ai minori di aggirare queste restrizioni.
Tuttavia, le proposte di limitazione o restrizione dei VPN sollevano questioni complesse riguardanti la privacy, i diritti fondamentali, la sicurezza dei dati e il diritto all’anonimato online. Questo articolo analizza le conseguenze concrete di tali politiche per diverse categorie di utenti europei, partendo da una ricerca empirica delle proposte normative attuali e dei dati disponibili sulla loro implementazione.
1. Il Contesto Normativo: Verifica d’Età e Identità Digitale in EU
1.1 Il Digital Services Act (DSA) e l’Articolo 28
Il Digital Services Act, entrato in piena applicazione nel 2024, richiede ai fornitori di piattaforme online accessibili ai minori di implementare misure appropriate e proporzionate per garantire un alto livello di privacy, sicurezza e protezione dei minori. L’Articolo 28 del DSA obbliga le piattaforme a valutare e mitigare i rischi sistematici nei confronti dei minori, inclusa l’esposizione a contenuti dannosi, la manipolazione tramite design dell’interfaccia e il trattamento dei dati personali in modo da sfruttare le vulnerabilità dei bambini.
Tuttavia, il DSA non specifica come i fornitori debbano determinare l’età di un utente. La Commissione europea ha chiarito che l’autodichiarazione, la stima dell’età e la verifica dell’età sono tre approcci possibili, ma non obbligatori in egual misura. La linea non vincolante della Commissione suggerisce comunque che la verifica dell’età costituisca un’opzione preferibile per le Very Large Online Platforms (VLOP).
1.2 La Proposta di Verifica d’Età della Commissione Europea
Nel luglio 2025, la Commissione europea ha reso disponibile una bozza di soluzione di verifica dell’età. Nel giugno 2026, ha annunciato una raccomandazione ufficiale per accelerare il deployment dell’applicativo di verifica dell’età e renderlo disponibile entro la fine dell’anno in tutti gli stati membri europei.
L’app è stata descritta come “privacy-preserving”, costruita su standard di “Zero-Knowledge Proofs” (ZKP) che teoricamente permettono agli utenti di provare di avere più di 18 anni senza rivelare altre informazioni personali. Tuttavia, nel mese di aprile 2026, il consulente di sicurezza Paul Moore ha identificato falle critiche nell’applicativo ufficiale: immagini facciali da documenti di identità memorizzate come file non crittografati e autenticazione biometrica bypassabile semplicemente attivando/disattivando un singolo valore booleano nel file di configurazione dell’app.
1.3 Le Iniziative Nazionali: UK, Francia e Australia
Nel Regno Unito, l’Online Safety Act ha iniziato il rollout nel 2025, introducendo l’obbligo per le piattaforme di verificare l’età degli utenti per accedere a contenuti dannosi. La Francia ha introdotto requisiti di verifica dell’età più severi nel 2025. L’Australia ha alzato il limite minimo di accesso ai social media a 16 anni, anche se con scarsa efficacia: due terzi dei ragazzi tra 12 e 15 anni che avrebbero perso l’accesso conservano comunque almeno un account attivo, spesso utilizzando VPN o credenziali di familiari.
2. VPN come “Buco Normativo”: le Proposte di Restrizione
2.1 Il Ruolo dei VPN nell’Aggirare le Restrizioni d’Età
I Virtual Private Network mascherano l’indirizzo IP dell’utente e instradano il traffico internet attraverso tunnel crittografati, facendo apparire la navigazione originaria da un server VPN in una localizzazione geografica diversa da quella reale. Questo meccanismo consente agli utenti di aggirare le restrizioni geografiche associate alle verifiche d’età.
Nel 2026, il Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo (EPRS) ha pubblicato un briefing che identifica i VPN come un “buco nella legislazione che necessita di essere chiuso”. Il rapporto segnala un aumento significativo nel numero di VPN utilizzati per aggirare le misure di verifica dell’età online nei paesi dove tali verifiche sono state implementate per legge.
2.2 L’Evidenza Empirica: Impennate nei Download di VPN
I dati mostrano aumenti drammatici nei download di applicazioni VPN in correlazione temporale con l’entrata in vigore delle normative di verifica dell’età:
• Regno Unito: aumento dell’1800% nei download di VPN nel mese successivo all’applicazione dell’Online Safety Act
• Florida (USA): aumento dell’1150% entro poche ore dal blocco di Pornhub
• Utah (USA): aumento del 967% dopo l’applicazione della legge SB 73 il 6 maggio 2026
2.3 Le Proposte di Restrizione dei VPN in EU
Tra le proposte più radicali emerge quella della House of Lords del Regno Unito, che ha votato a favore della proibizione dei servizi VPN per gli under 18 (207 voti a favore, 159 contrari, gennaio 2026). L’Unione Europea, tuttavia, non ha ancora formulato una proposta esplicita di ban dei VPN, sebbene le dichiarazioni di Henna Virkkunen, Vice Presidente Esecutivo della Commissione, suggeriscono che il tema sia già sotto esame. Virkkunen ha dichiarato che “è importante che [il sistema di verifica dell’età] non sia aggirato”, aggiungendo poi in un successivo chiarimento che l’obiettivo è rendere i sistemi di salvaguardia più difficili da aggirare, non di proibire i VPN.
Tuttavia, organizzazioni come Mozilla, Mullvad e Proton hanno inviato una lettera congiunta il 5 maggio 2026 opponendosi alle proposte del Regno Unito di obbligare i servizi VPN ad implementare verifiche dell’età per l’accesso, esortando i funzionari “a non compromettere l’open internet”.


3. Analisi degli Impatti per Categoria di Utente
3.1 Minori e Giovani Adulti (under 25)
Impatti Diretti e Limitazioni d’Accesso:
• I minori sperimenteranno blocchi di accesso sistematici a contenuti come adult websites, gambling, acquisti di alcolici online e, in alcuni paesi, alle piattaforme social media (come proposto in Australia e considerato in alcuni stati USA).
• L’implementazione di sistemi di verifica basati su documentazione d’identità (governo ID) o dati biometrici crea rischi concreti per minori privi di documenti d’identità standard (es. richiedenti asilo, figli di immigrati irregolari) che verrebbero totalmente esclusi da servizi online legittimi.
• La raccolta sistematica di documenti d’identità da parte di siti web espone i minori a rischi elevati di data breach, furto d’identità e frodi. Nel 2024-2025 abbiamo assistito a violazioni importanti di sistemi di verifica dell’età (es. AU10TIX), con esposizione massiccia di dati biometrici.
Sviluppo della Privacy e Autonomia Digitale:
• L’eliminazione dell’anonimato online per i minori comporta la perdita di spazi sicuri dove i giovani possono sviluppare un senso di sé online, fare ricerche su argomenti sensibili (salute riproduttiva, identità di genere, orientamento sessuale) senza sorveglianza parentale o istituzionale.
• La raccolta massiccia di dati sui minori (inclusi dati biometrici) non solo viola il GDPR e il principio europeo del “data minimization”, ma crea profili dettagliati utilizzabili per manipolazione, profiling comportamentale e targeting pubblicitario ulteriormente invasivo.
3.2 Vittime di Abuso Domestico e Violenza di Genere
Per le vittime di violenza domestica, l’anonimato online rappresenta spesso l’unico strumento di sicurezza disponibile per fuggire da abusanti che potrebbero tracciare la loro attività online. Una simile categorizzazione apre rischi specifici:
• Se l’accesso a risorse online (helplines, servizi di supporto, informazioni legali) richiede verifica d’identità, le vittime rischiano di essere rintracciate attraverso i dati della verifica stessa.
• I sistemi di verifica d’età centralizzati creano database di associazioni tra identità e attività online – esattamente quello che un abusante potrebbe sfruttare per il monitoraggio coercitivo.
• La dipendenza da VPN per mantenere l’anonimato, qualora i VPN venissero vietati o fortemente limitati, eliminerebbe uno strumento di protezione essenziale per questa categoria vulnerabile.
3.3 Giornalisti, Attivisti e Whistleblower
La libertà di stampa e la capacità di denunciare abusi dipendono fondamentalmente dall’anonimato online per giornalisti in paesi non democratici, attivisti per i diritti umani e whistleblower. Le conseguenze di una perdita dell’anonimato sono potenzialmente letali:
• I database centralizzati di verifica d’identità collegati all’attività online diventano immediatamente strumenti di repressione nelle mani di autorità autoritarie. I governi repressivi hanno storicamente abusato dei processi legali standard per richiedere dati utenti al fine di targeting di attivisti e critici.
• L’EU stessa ha documentato come le richieste di dati da parte di governi autoritari siano cresciute esponenzialmente. Una volta stabilito il collegamento tra identità e attività online, la persecuzione diventa quasi automatica.
• Restrizioni sui VPN riducono drasticamente la capacità di questi individui di operare in modo sicuro quando viaggiano o si trovano in giurisdizioni ostili.
3.4 Immigrati, Richiedenti Asilo e Persone Senza Documenti
Una larga parte della popolazione europea è costituita da migranti e richiedenti asilo. Per questi gruppi, l’accesso ai servizi online è spesso critico e i sistemi di verifica basati su documenti ufficiali creano barriere praticamente insuperabili:
• Molti immigrati non hanno documenti d’identità governativi validi nei paesi di residenza o dispongono di documentazione con indirizzi obsoleti. Saranno esclusi da servizi online finanziaria, di comunicazione e informativi.
• Gli eventuali link tra dati di verifica d’età e autorità di migrazione creano rischi reali di deportazione e persecuzione. In un contesto di aumento della xenofobia in EU, il consolidamento di database demografici è particolarmente rischioso.
• Persone senza documenti non potranno accedere a informazioni essenziali sulla salute, aiuti legali o risorse di emergenza online.
3.5 Professionisti, Remote Worker e Imprese
Per i lavoratori remoti e i professionisti, i VPN sono strumenti essenziali di sicurezza informatica e protezione della proprietà intellettuale. Restrizioni su questa tecnologia creano problemi concreti:
• I VPN sono critici per proteggere le connessioni da reti pubbliche WiFi, da snooping da parte di ISP e da attacchi man-in-the-middle. Limitarne l’uso compromette la sicurezza informatica di professionisti che operano in Europa.
• Le aziende internazionali utilizzano VPN per proteggere l’accesso a server e sistemi critici. Restrizioni causerebbero problemi di compliance normativa e sicurezza direttamente quantificabili.
• I giornalisti internazionali che viaggiano per lavoro e devono accedere a risorse geo-bloccate (database giornalistici, archivi, fonti) perderebbero uno strumento fondamentale di ricerca.
3.6 Adulti in General (Diritto alla Privacy e all’Anonimato)
Anche per adulti senza vulnerabilità particolari, i sistemi di verifica d’età centralizzati rappresentano una rottura fondamentale del diritto all’anonimato online e alla privacy:
• La creazione di database centrali che collegano identità a attività online (incluso acceso contenuti per adulti, ricerche di salute, etc.) rappresenta un’espansione senza precedenti della sorveglianza commerciale e statale.
• Una volta che questi database esistono, il rischio di abuso, hacking o re-purpose normativo è praticamente certo. I governi, storicamente, hanno ampliato l’uso di database di sorveglianza ben oltre l’intento originale.
• Il diritto a fare ricerche, leggere e accedere a informazioni senza tracciamento è un pilastro della democrazia liberale. La verifica dell’età sistemica lo compromette irrimediabilmente.


4. Questioni Tecniche: Efficacia, Sicurezza e Bypassamento
4.1 Il Fallimento della App Ufficiale della Commissione Europea
Quando la Commissione europea ha rilasciato il codice open-source della sua app di verifica dell’età per revisione da parte di esperti di sicurezza, i risultati sono stati immediati e desolanti:
• Immagini facciali da documenti di identità memorizzate come file non crittografati.
• Autenticazione biometrica bypassabile semplicemente attivando/disattivando un singolo booleano nel file di configurazione.
• La reazione della Commissione è stata di backtracking: il portavoce Thomas Regnier ha dichiarato che quando affermavano si trattasse della “versione finale”, intendevano in realtà una “versione demo”.
Questo fiasco tecnico espone un problema fondamentale: i sistemi di verifica d’età che pretendono di essere “privacy-preserving” in realtà raccolgono, elaborano e memorizzano dati biometrici e di identità altamente sensibili. Nessun sistema di questo tipo è stato dimostrato sicuro. Una volta implementato, il danno sarebbe irreversibile.
4.2 L’Impossibilità Tecnica di “Bloccare” i VPN
A livello tecnico, bloccare l’uso di VPN è praticamente impossibile senza infrastrutture di sorveglianza di livello dittatoriale. Solo i governi autoritari come la Russia hanno investito massicciamente nel tentativo di bloccare i VPN a livello ISP. Il risultato è stato un sostanziale fallimento: nel 2026 i VPN rimangono ampiamente utilizzati anche in Russia.
In Europa, qualunque tentativo di bloccare i VPN richiederebbe:
• Ispezionamento profondo del traffico (DPI) a livello ISP, con implicazioni massicce di privacy e sorveglianza.
• Blacklist continue di IP di VPN, con un gioco al gatto-e-topo infinito: i provider VPN cambiano IP continuamente.
• Blocchi di interi range di IP legittimi, che comprometterebbero servizi critici (cloud computing, CDN, etc.).
4.3 Alternative di Bypassamento e Limitazioni dei Sistemi Proposti
Anche se i VPN venissero teoricamente “proibiti”, i sistemi di verifica d’età rimangono facilmente aggirabile attraverso:
• Proxy server e Tor, che offrono funzionalità similari ai VPN ma senza essere esplicitamente “VPN services”.
• Condivisione di credenziali di familiari adulti (come avviene già su larga scala in Australia).
• Acquisto di documenti d’identità falsi online per la verifica.
• Utilizzo di dati biometrici deepfake per il bypassamento di sistemi di riconoscimento facciale.
L’evidenza empirica dell’ultimo decennio mostra che i minori tech-savvy sono in grado di aggirare virtualmente qualunque restrizione tecnica, mentre i sistemi più invasivi si rivelano regolarmente vulnerabili a exploit. Nel frattempo, l’anonimato di milioni di adulti viene compromesso in nome della protezione di comportamenti che rimangono comunque aggirabile.
5. Implicazioni Legali: GDPR, DSA e Diritti Fondamentali
5.1 Violazioni del GDPR e della Data Minimization
Il GDPR, articoli 5 e 28, stabilisce i principi di “privacy by design” e “data minimization”: i dati personali devono essere elaborati in modo lecito, equo e trasparente, e raccolti per scopi specifici, espliciti e legittimi. Nel contesto della verifica d’età:
• La raccolta di documenti d’identità governativi per ogni accesso a un sito va oltre il principio di minimazione dei dati. Un sito web non ha necessità di conservare una copia della vostra patente per verificare che abbiate più di 18 anni.
• I dati biometrici (volto, riconoscimento facciale) sono designati nel GDPR come “categoria speciale di dati personali” (Articolo 9), con restrizioni severe sul loro trattamento. La raccolta sistematica per scopi di verifica dell’età probabilmente non rispetta i criteri di “eccezioni” del Articolo 9(2).
• L’European Data Protection Board (EDPB) ha pubblicato una Statement su age assurance nel febbraio 2025 esprimendo preoccupazioni significative sulla compatibilità dei sistemi di verifica dell’età con il GDPR.
5.2 Il DSA e la “Proporzionalità” dei Misure
Il DSA richiede che le misure di protezione dei minori siano “appropriate e proporzionate”. Tuttavia, i sistemi di verifica d’età che raccolgono dati biometrici per ogni accesso online sono difficilmente “proporzionati” rispetto al rischio mitigato:
• Il Recitale 71 del DSA afferma esplicitamente che i fornitori di servizi NON dovrebbero essere incentivati a raccogliere dati biometrici sui loro utenti.
• L’Articolo 28(3) del DSA stabilisce che gli articoli di piattaforma non devono raccogliere dati aggiuntivi per valutare se un utente sia minorenne (a meno di non rispettare GDPR e principi di data minimization).
• Molti critici legali hanno sottolineato che esiste una tensione irrisolvibile tra le esigenze di protezione dei minori e i requisiti GDPR di privacy e data protection.
5.3 Diritti Fondamentali: Privacy, Libertà di Espressione, Libertà di Accesso all’Informazione
La Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE (Articles 7, 8, 11) garantisce il diritto alla privacy, alla protezione dei dati e alla libertà di espressione e di informazione. I sistemi di verifica d’età obbligatoria con raccolta di dati biometrici probabilmente compromettono queste libertà:
• L’accesso a informazioni su salute sessuale, reproducitività, diritti LGBTQ+ e altri argomenti sensibili diventa tracciato e attributo al singolo individuo.
• La Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito in numerosi casi che il diritto all’anonimato è un componente essenziale della libertà di espressione.
6. Privacy e Dati Biometrici: Rischi e Violazioni
6.1 I Rischi della Centralizzazione dei Dati Biometrici
I dati biometrici (volto, impronta digitale, iride, etc.) sono unici e irreversibili. Una volta compromessi, non è possibile cambiarli come una password:
• Creazione di database biometrici massivi crea la fondazione per sistemi di sorveglianza in grado di tracciare individui attraverso piattaforme e servizi.
• I rischi di data breach sono concreti e documentati: AU10TIX, una delle principali società di verifica dell’identità, ha subito violazioni significative con esposizione di dati biometrici.
• La combinazione di dati biometrici con altre informazioni personali consente il re-identification e il profiling anche su dati teoricamente anonimizzati.
6.2 Alternative Proposte e Loro Limitazioni
Sono state proposte varie alternative “privacy-preserving”:
• Zero-Knowledge Proofs (ZKP): Teoricamente permettono a un individuo di provare una proprietà senza rivelare altre informazioni. Tuttavia, l’implementazione pratica non ha mantenuto queste promesse.
• Age Estimation via Facial Recognition: Alcuni sistemi tentano di “stimare” l’età dal volto senza memorizzare il volto stesso. Tuttavia, questi sistemi richiedono database biometrici massicci per il training dell’IA.
• Credential Binding: Proposta di legare le credenziali di verifica all’identità biometrica dell’utente. Rimangono tuttavia problemi di privacy e storage dei dati biometrici.
Nessuna di queste alternative è stata dimostrata completamente sicura e privacy-preserving.
6.3 Il Problema della Fiducia e della Governance
Un aspetto critico raramente discusso: chi possiede e controlla questi database?
• I dati sono controllati da provider terzi le cui pratiche rimangono opache. Molti provider di verifica dell’identità hanno proprietà complessa e multi-giurisdizionale.
• Una volta centralizzati, i dati rimangono per sempre, accessibili a future amministrazioni governative con intenti potenzialmente malevoli.
• La “fiducia” riposta in queste istituzioni non è garantita da alcun meccanismo tecnico, solo da buone intenzioni politiche che possono cambiare.
7. L’Eliminazione del Diritto all’Anonimato Online
7.1 Il Fondamento Legale dell’Anonimato
La Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito in multipli precede

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