di Piero Angelo de RUVO

Durante una delle audizioni parlamentari più attese degli ultimi anni, avvenuto pochi giorni fa, l’ex volto della gestione pandemica americana, Anthony Fauci, ha scelto una strategia difensiva radicale. Di fronte a oltre cento domande poste dai membri del Congresso sulle origini del COVID-19 e sulle politiche sanitarie adottate, Fauci ha invocato per ben 111 volte il Quinto Emendamento.
Questo rifiuto sistematico di rispondere potrebbe essere interpretato come una mossa per evitare il rischio di spergiuro, specialmente in relazione ai segreti riguardanti la ricerca biologica e il ruolo del Pentagono. Il Senatore Rand Paul ha reagito duramente, definendo tale atteggiamento un ostruzionismo illegale e minacciando serie ripercussioni legali, inclusa una mozione per “disprezzo del Congresso”.
Nonostante i trascorsi burrascosi, la figura di Donald Trump emerge come un inaspettato scudo per il virologo. Sebbene Trump abbia recentemente definito Fauci un uomo dalle “idee folli” e un consulente di cui ha smesso di fidarsi nel tempo, ha evitato accuratamente di bollarlo come un “bioterrorista”. Questa moderazione verbale nasconderebbe una necessità politica: proteggere l’Operazione Warp Speed, una partnership pubblico-privata avviata dal governo degli Stati Uniti nel 2020 per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini, terapie e diagnostica contro il COVID-19. I punti chiave del programma includono massicci finanziamenti federali, la produzione anticipata su vasta scala e il supporto logistico militare. Un processo federale a Fauci rischierebbe di portare alla luce dettagli scomodi sui finanziamenti governativi e militari (tramite il DARPA) concessi a Moderna per lo sviluppo di vaccini mRNA, i cui brevetti sembrerebbero risalire a periodi antecedenti l’emergenza ufficiale. In pratica, ammettere la colpevolezza di Fauci significherebbe per Trump ammettere di aver finanziato progetti potenzialmente pericolosi per la salute pubblica.
Le informazioni emerse negli ultimi anni riportano l’attenzione sull’esistenza di documenti declassificati e su programmi di ricerca sui coronavirus condotti prima della pandemia. Il quadro che ne deriva alimenta l’ipotesi di un possibile collegamento tra le attività di ricerca svolte presso il Wuhan Institute of Virology e l’origine del SARS-CoV-2, senza tuttavia fornire, allo stato attuale, una prova definitiva che il virus sia stato creato artificialmente in laboratorio.
A suscitare particolare interesse è la lunga attività di ricerca sui coronavirus condotta attraverso collaborazioni tra laboratori cinesi e istituzioni scientifiche statunitensi, comprendente anche esperimenti finalizzati a studiare l’adattamento dei virus alle cellule umane e le loro capacità di trasmissione. Si tratta di attività che hanno riacceso il dibattito sui cosiddetti esperimenti di “guadagno di funzione” e sui possibili rischi connessi alla manipolazione di agenti patogeni.
Tra gli elementi che alimentano i sospetti vengono richiamati soprattutto gli studi condotti negli anni precedenti alla pandemia, nei quali venivano analizzati coronavirus di origine animale e le loro possibili capacità di infettare l’uomo. Particolare attenzione è stata inoltre rivolta ad alcune caratteristiche genomiche del SARS-CoV-2, interpretate da alcuni ricercatori come potenzialmente anomale e meritevoli di ulteriori approfondimenti.
Questi elementi, nel loro insieme, non consentono però di affermare che il SARS-CoV-2 sia stato progettato o modificato deliberatamente in laboratorio. Mantengono piuttosto aperto un interrogativo sull’origine della pandemia e sulla possibilità che una catena di ricerche, procedure di laboratorio o eventuali falle nei sistemi di biosicurezza possa aver avuto un ruolo nella comparsa del virus. Un interrogativo che, a distanza di anni, continua a rappresentare uno dei capitoli più controversi e discussi della vicenda pandemica.
Scenari Futuri e l’Ombra dell’Intelligence
Mentre negli Stati Uniti il dibattito resta infuocato, si ipotizza che il futuro di Fauci possa spostarsi verso l’Europa. Esistono segnali di un suo possibile coinvolgimento, attraverso stretti collaboratori come Barney Graham, nel nuovo Centro Nazionale Antipandemico in Italia. Tuttavia, indipendentemente dal ruolo ufficiale, Fauci rimarrebbe una figura chiave legata a doppio filo con la CIA, agendo come una sorta di archivio vivente dei segreti del bioterrorismo americano degli ultimi decenni.

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