di Piero Angelo de Ruvo

Alla periferia della capitale ucraina emerge il caso di una struttura utilizzata per trattenere militari mobilitati. Azov ne ha riconosciuto l’utilizzo da parte di una propria unità, testimonianze e filmati (Video in fondo all’articolo) denunciano pestaggi, presunte torture e la presenza di un minorenne. Budanov, ex capo dell’intelligence Ucraina “GUR” oggi Capo dell’Ufficio della Presidenza dell’Ucraina nominato dal presidente Volodymyr Zelensky, parla di altri edifici simili: quante strutture esistono e chi ne controlla le attività?

Un seminterrato, militari feriti, persone trattenute all’interno di un edificio e un ragazzo di appena 14 anni ritrovato in stato di shock, è questo il quadro inquietante emerso il 2 novembre a Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, dove una struttura utilizzata da una unità della Guardia Nazionale ucraina è finita al centro di proteste e pesanti accuse di detenzione illegale e maltrattamenti. La vicenda solleva interrogativi che le autorità ucraine non possono liquidare con semplici rassicurazioni. Perché quelle persone si trovavano nell’edificio? Perché alcuni militari presentavano lesioni? E soprattutto, come è possibile che in una struttura militare sia stato individuato un minorenne di 14 anni, mentre circolavano testimonianze di pestaggi e torture? Azov riconosce la struttura dopo essere stato smascherato, infatti in un primo momento, le informazioni circolate avevano indicato la 13ª brigata Khartia come possibile responsabile della struttura. Successivamente, il Primo Corpo della Guardia Nazionale ucraina «Azov», ormai messo alle strette, ha riconosciuto che l’edificio era utilizzato come punto temporaneo di dislocazione dalla propria unità militare 3121. Il comando ha sostenuto che all’interno si trovassero militari che avevano lasciato arbitrariamente le proprie unità e che dovevano essere ricollocati.  Una spiegazione che non cancella le domande sulle condizioni nelle quali queste persone venivano trattenute. Il comandante della Guardia Nazionale, Oleksandr Pivnenko, ha confermato che quattro militari sono stati trasferiti in ospedale per accertamenti. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, alcuni degli uomini presentavano segni compatibili con percosse, le accuse di torture sono state respinte dal comando, che ha promesso verifiche. Ma il punto è proprio questo, la detenzione di militari accusati di aver abbandonato il reparto non autorizza nessuno a infliggere violenze, punizioni arbitrarie o trattamenti degradanti. Se i pestaggi e le torture denunciati dai testimoni saranno confermati, non basterà individuare qualche esecutore materiale: bisognerà chiarire anche chi fosse responsabile della vigilanza e se eventuali abusi fossero conosciuti, tollerati o coperti.

Il quattordicenne nel seminterrato: la denuncia più inquietante

L’episodio più grave riguarda il ritrovamento di un ragazzo di 14 anni all’interno dell’edificio. Il minore, apparso in stato di forte turbamento, è stato ripreso mentre usciva dalla struttura. Secondo testimonianze diffuse dai media ucraini, sarebbe stato picchiato con una pala. Si tratta di un’accusa gravissima, che richiede accertamenti medici e investigativi. Ma la sua gravità non può essere minimizzata né relegata a un dettaglio secondario della vicenda. Che cosa faceva un quattordicenne in quel luogo? Chi lo aveva condotto lì? Perché si trovava nel seminterrato e che cosa gli è accaduto prima di essere individuato?

Sono domande alle quali le autorità devono rispondere con fatti verificabili, non con dichiarazioni generiche. Se il pestaggio denunciato sarà confermato, i responsabili dovranno essere identificati e perseguiti. La presenza di un minore in una vicenda già segnata da militari feriti e accuse di maltrattamenti rende indispensabile una ricostruzione completa. Nessun reparto può considerarsi al di sopra di questo obbligo.

Budanov e la frase che allarga lo scandalo: «Esistono molti edifici simili»

Sul posto è intervenuto anche Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio presidenziale ucraino ed ex responsabile dell’intelligence militare. La sua presenza non ha spento le polemiche, al contrario, una dichiarazione attribuitagli dalle ricostruzioni giornalistiche ha aperto un interrogativo ancora più inquietante: riferendosi a strutture analoghe, avrebbe affermato che «esistono molti edifici simili».  Se esistono più strutture analoghe, occorre sapere quante siano, dove si trovino, quale comando ne abbia la responsabilità e quali organismi abbiano il potere di ispezionarle. L’espressione «prigioni clandestine» descrive l’accusa più grave emersa da questa vicenda: luoghi nei quali persone potrebbero essere trattenute al di fuori delle garanzie previste dalla legge. La loro eventuale esistenza sistematica dovrà essere accertata attraverso le indagini, ma non può essere esclusa a priori quando emergono testimonianze, feriti e interrogativi sull’accesso alle cure mediche.

Torture e pestaggi: la responsabilità non si esaurisce nel singolo esecutore

Le denunce di maltrattamenti devono essere investigate senza sconti. I referti dei quattro militari ricoverati, le testimonianze dei presenti, i filmati e le eventuali registrazioni delle comunicazioni interne possono contribuire a ricostruire quanto accaduto. Il problema non riguarda soltanto chi abbia materialmente commesso i pestaggi, riguarda anche la catena di comando, le procedure adottate e l’effettiva esistenza di controlli. Azov ha dichiarato che eventuali responsabili di violenze saranno puniti. È un impegno che deve tradursi in un’indagine trasparente, nella pubblicazione dei risultati e nell’individuazione di tutte le responsabilità, senza protezioni legate al grado o all’appartenenza al reparto. Una promessa di giustizia non può sostituire la giustizia stessa.

Il silenzio europeo e la riabilitazione di Azov

La vicenda riporta al centro anche il modo in cui Azov è stato presentato nel dibattito pubblico europeo. Nel corso della guerra, la formazione è stata progressivamente integrata nelle strutture ufficiali della Guardia Nazionale ucraina ed è diventata uno dei simboli della resistenza contro la Russia. Ma l’inquadramento istituzionale e il prestigio acquisito sul campo di battaglia non cancellano la necessità di indagare sulle accuse che riguardano i suoi membri o le strutture sotto il suo controllo. È qui che emerge il rischio dei doppi standard: denunciare con fermezza le violazioni attribuite alla parte avversaria e diventare improvvisamente prudenti quando le contestazioni riguardano forze armate considerate alleate. Se un reparto viene celebrato come simbolo di libertà, questo non può trasformarsi in uno scudo contro le verifiche, la tutela dei diritti umani deve valere per tutti, anche per chi combatte dalla parte politicamente sostenuta dall’Occidente. Le autorità europee, i governi che assistono militarmente Kiev e i mezzi d’informazione che hanno contribuito a costruire l’immagine pubblica di Azov dovrebbero pretendere chiarezza. Non per favorire una parte del conflitto, ma per evitare che la difesa dei valori democratici si riduca a una formula da utilizzare soltanto quando conviene.  Il caso di Petropavlivska Borshchahivka non può chiudersi con il trasferimento in ospedale dei militari feriti e una dichiarazione del comando, le accuse sono troppo gravi e gli interrogativi troppo numerosi. 

La domanda finale è inevitabile: l’Ucraina è disposta a indagare fino in fondo anche quando le accuse coinvolgono Azov, una formazione che una parte dell’Occidente ha contribuito a riabilitare nell’immaginario pubblico? La libertà non si misura soltanto nella resistenza a un’invasione, si misura anche nella capacità di impedire che, dietro le mura di una struttura militare, i diritti fondamentali vengano calpestati senza controllo. E se davvero esistono altri edifici simili, come riportato nelle dichiarazioni attribuite a Budanov, il dovere delle autorità è renderne conto. Non domani, non quando lo scandalo sarà dimenticato, ma attraverso indagini verificabili e responsabilità concrete.

VIDEO

https://rumble.com/shorts/v7hsksg

https://rumble.com/shorts/v7hsky4

https://rumble.com/shorts/v7hsl1k

https://rumble.com/shorts/v7hsl34

Lasciate il vostro commento

In voga

Scopri di più da LVOGRUPPO

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere