di Piero Angelo de Ruvo

Una processione civile e cristiana nel cuore di Roma….

In prima linea per la pace in Terra Santa e contro le atrocità del conflitto, Monsignor Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo, ha preso parte in modo attivo ed energico alla marcia svoltasi a Roma con la rete “Preti contro il Genocidio”.

Guidato da una profonda sensibilità pastorale verso un tema da sempre al centro del suo impegno evangelico, l’Arcivescovo ha trasformato la sua presenza in un’incisiva testimonianza di fede e responsabilità civile. Sfilando nella Capitale fino alla sede dell’azienda bellica Leonardo S.p.A., Moscone ha rimarcato che l’opposizione alla guerra e al mercato delle armi rappresenta un dovere primario dettato dal Vangelo e dall’Articolo 11 della Costituzione italiana, chiedendo con fermezza che la giustizia internazionale persegua i consigli di amministrazione delle industrie belliche che lucrano sul sangue e sulle sofferenze altrui.

Un centinaio di sacerdoti e vescovi, giunti da diverse regioni d’Italia e da vari Paesi del mondo, si sono dati appuntamento a Roma per la seconda edizione della marcia per la pace in Terra Santa promossa dalla rete internazionale “Preti contro il Genocidio”. L’iniziativa ha preso il via con un momento di preghiera presso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia, per poi snodarsi lungo via della Conciliazione.

L’evento si è svolto come un pellegrinaggio di profondo significato religioso e spirituale: una camminata scandita da momenti di silenzio, preghiere, canti tradizionali (tra cui un inno dedicato al villaggio cisgiordano di Taybeh, composto da padre Xavier Morlans) e dall’esibizione di rami d’ulivo e kefie. I partecipanti hanno rimarcato la natura rigorosamente civile e cristiana della manifestazione, invitando a riporre bandiere politiche ed evitando slogan di odio per dare spazio primario alla diplomazia, al dialogo e al rispetto del diritto internazionale.

L’iniziativa ha raccolto un ampio sostegno spirituale: don Pietro Rossini ha ricordato la vicinanza informale di Papa Leone XIV e del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, affiancata dal sostegno del Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, del presidente della CEI Matteo Zuppi e di padre Gabriel Romanelli da Gaza City. Tra i prelati presenti al corteo vi erano Monsignor Franco Moscone (arcivescovo di Manfredonia), Monsignor Giovanni Ricchiuti (arcivescovo emerito e già presidente di Pax Christi) e Monsignor Christian Carlassare (vescovo di Rumbek in Sud Sudan), insieme a religiose e sacerdoti provenienti da Germania, Regno Unito, Irlanda, Stati Uniti e India.

La denuncia del genocidio, la tragedia dei più piccoli e l’intervento dell’Arcivescovo Moscone

La manifestazione ha espresso una ferma condanna delle sofferenze inflitte ai civili nei territori palestinesi. Il simbolo più toccante portato in corteo è stato un grande sudario bianco su cui sono stati incisi i nomi di oltre 300 bambini palestinesi e libanesi rimasti uccisi anche dopo gli annunci dei cessate il fuoco. A sostenere il grido dei manifestanti è giunta una lettera del patriarca emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah, che ha denunciato una realtà tragica in cui le vittime superano le 70.000 persone nella sola Gaza, affermando che la morte regna ovunque e implorando pietà per la vita umana.

Il corteo si è concluso in piazza Monte Grappa, davanti alla sede di Leonardo S.p.A., dove i manifestanti hanno voluto esprimere la propria contestazione nei confronti dell’industria bellica e delle aziende che, a loro avviso, traggono benefici economici dai conflitti armati. In questo contesto, l’intervento dell’arcivescovo di Manfredonia, Monsignor Franco Moscone, ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’iniziativa. Nel suo discorso, il presule ha rivolto una dura critica all’attuale funzionamento della giustizia internazionale, sostenendo che eventuali azioni giudiziarie rivolte esclusivamente ai leader politici e militari rischiano di non incidere sulle cause profonde delle guerre. Secondo Monsignor Moscone, l’attenzione dovrebbe estendersi anche ai dirigenti e ai membri dei consigli di amministrazione delle industrie produttrici di armamenti, ritenuti responsabili di alimentare i conflitti attraverso la produzione e la vendita di armi e di trarne vantaggi economici. L’arcivescovo ha inoltre definito i vertici delle aziende del settore bellico come autentici «centri di comando» del sistema che ruota attorno alla guerra, affermando che contrastare la dimensione economica e speculativa dei conflitti rappresenta uno dei passaggi fondamentali per ridurre la violenza a livello globale. Nella sua analisi, il profitto derivante dalla produzione e dal commercio di armamenti costituisce infatti un elemento che contribuisce alla perpetuazione delle guerre. Moscone ha poi richiamato sia le motivazioni religiose sia quelle civili alla base dell’impegno per la pace. Per i credenti, ha spiegato, l’opposizione alla guerra discende direttamente dal messaggio evangelico e dall’insegnamento di Gesù, definito «Principe della Pace». Allo stesso tempo, ha ricordato come tale impegno trovi un fondamento anche nella Costituzione italiana, richiamando l’Articolo 11, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, e l’Articolo 1, secondo cui la sovranità appartiene al popolo, sottolineando così il ruolo e la responsabilità dei cittadini nelle scelte che riguardano la pace e la guerra.

Il monito di Guterres all’ONU: lo spettro della pulizia etnica

A richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla crisi nei territori occupati sono giunte anche le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, pronunciate in apertura dell’Assemblea Generale a New York.

Guterres ha denunciato la violenza dei coloni israeliani, i continui sfollamenti e l’espansione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata, evidenziando come tali azioni stiano demolendo la strada per la pace ed evocando espressamente «lo spettro della pulizia etnica».

Il Segretario Generale dell’ONU ha evidenziato che l’offensiva a Gaza ha raggiunto livelli di morte e distruzione senza precedenti, richiamando tutte le parti al rispetto delle misure vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia e della Convenzione contro il Genocidio, affinché non si lasci svanire la prospettiva della soluzione a due Stati.

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