di Piero Angelo de Ruvo

Il provvedimento introduce una procedura straordinaria per riesaminare alcune radiazioni dagli Albi. Una decisione che riaccende il confronto sulle scelte adottate durante l’emergenza Covid, sulle responsabilità istituzionali e sulle controversie scientifiche relative ai vaccini a mRNA.

La Camera dei deputati ha approvato una disposizione che apre alla possibilità di reiscrizione agli Albi per alcuni medici e odontoiatri radiati durante l’emergenza pandemica. Un provvedimento che riporta al centro del dibattito una delle questioni più controverse della gestione del Covid-19: il trattamento riservato ai professionisti sanitari che erano scettici alle misure allora vigenti. La decisione rappresenta un primo passo verso il riconoscimento delle ragioni di quei professionisti, per i quali sarebbero necessarie anche scuse ufficiali e forme di ristoro per i danni subiti, il voto parlamentare, tuttavia, non equivale a un riconoscimento generalizzato delle loro posizioni scientifiche né comporta automaticamente il diritto a un risarcimento.

La norma: una possibilità di reiscrizione, non un reintegro automatico

L’articolo 8 del disegno di legge delega sulle professioni sanitarie introduce una procedura straordinaria che consente ai medici e agli odontoiatri interessati di presentare domanda di reiscrizione all’Ordine entro 60 giorni dall’entrata in vigore della disposizione. La misura, sostenuta dalla maggioranza di centrodestra con il contributo di Futuro Nazionale, non prevede una riammissione automatica, le richieste dovranno essere valutate dalla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS), secondo i criteri stabiliti dalla norma. Tra gli elementi considerati figurano la natura delle condotte contestate e le circostanze eccezionali in cui si sono verificate. Nei casi in cui la radiazione sia conseguente a una condanna penale, il percorso resta subordinato ai requisiti previsti, compresa l’eventuale riabilitazione giudiziaria. È inoltre necessario distinguere la possibilità di reiscrizione dall’eventuale riconoscimento di un indennizzo, il provvedimento non attribuisce automaticamente un diritto al risarcimento per il periodo di inattività professionale. Il significato politico della decisione resta comunque rilevante, il Parlamento torna a interrogarsi sulle conseguenze delle misure adottate durante l’emergenza e sulla necessità di valutare le singole vicende alla luce delle circostanze in cui maturarono.

Le audizioni della Commissione Covid e la richiesta di responsabilità

Il dibattito si intreccia con i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria, le cui audizioni alimentano interrogativi sulle decisioni politiche, amministrative e sanitarie adottate durante la pandemia. Per i sostenitori della revisione delle misure disciplinari, la possibilità di reiscrizione costituisce un atto di giustizia nei confronti di professionisti che hanno pagato un prezzo elevato per le proprie scelte, da qui la richiesta di chiarimenti, scuse ufficiali e, nei casi in cui ne ricorrano i presupposti giuridici, risarcimenti per i danni documentati. La questione, dunque, non riguarda soltanto il destino professionale dei medici coinvolti, riguarda anche il rapporto tra libertà di scelta, obblighi professionali, decisioni emergenziali e diritto dei cittadini a ricevere informazioni complete e trasparenti.

Vaccini a mRNA: le tesi di Gabriele Segalla e le questioni tossicologiche

Nel confronto sulla sicurezza dei vaccini a mRNA vengono richiamati anche gli studi del biochimico Gabriele Segalla, pubblicati sulla rivista International Journal of Vaccine Theory, Practice, and Research (IJVTPR).

Le sue analisi si concentrano, tra gli altri aspetti, sulle nanoparticelle lipidiche impiegate nel vaccino Comirnaty di Pfizer-BioNTech e sulle proprietà chimico-fisiche dei lipidi ALC-0315 e ALC-0159. I lavori sollevano interrogativi sulla stabilità delle formulazioni, sulla distribuzione delle nanoparticelle e sui possibili effetti biologici dei loro componenti. Vengono inoltre discussi meccanismi potenzialmente associati a stress ossidativo, infiammazione e citotossicità. Si tratta di questioni che meritano di essere affrontate attraverso dati sperimentali, analisi tossicologiche e confronto con la letteratura scientifica pertinente. È tuttavia necessario distinguere le ipotesi formulate dagli autori dalle conclusioni effettivamente dimostrate, la descrizione di un possibile meccanismo biologico non prova, da sola, che esso si verifichi nelle persone vaccinate con intensità clinicamente significativa, né dimostra un nesso causale con specifiche patologie. Segalla sostiene posizioni fortemente critiche nei confronti dei vaccini a mRNA e propone un approccio precauzionale fino alla rivalutazione delle questioni che considera irrisolte. Le sue conclusioni, comprese le analogie con sistemi ad azione tossicologica, devono essere attribuite all’autore e non presentate come risultati acquisiti e condivisi dalla comunità scientifica. Il punto centrale resta la possibilità di sottoporre le formulazioni vaccinali a verifiche indipendenti, riproducibili e trasparenti, rendendo accessibili i dati necessari a valutare sicurezza, efficacia e profilo rischio-beneficio.

Trasparenza, autorizzazioni e interessi economici

Un altro nodo riguarda il funzionamento dei processi autorizzativi e il ruolo delle agenzie regolatorie, a partire dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Le domande sono legittime: quali dati erano disponibili al momento delle autorizzazioni? Quali limiti erano stati individuati? Come sono stati valutati gli effetti avversi segnalati dopo l’avvio delle campagne vaccinali? Quale peso hanno avuto i dati provenienti dalla sorveglianza successiva all’immissione in commercio? Sono interrogativi ai quali occorre rispondere attraverso documenti regolatori, studi clinici, farmacovigilanza e verifiche indipendenti. Anche i possibili conflitti d’interesse e il peso economico dell’industria farmaceutica richiedono controlli rigorosi e trasparenza. Sostenere che le istituzioni abbiano deliberatamente ignorato determinate evidenze è ipotizzabile, ma tuttavia richiedono prove specifiche che al momento la commissione Parlamentare sulla gestione Covid sta cercando di far emergere attraverso la ricostruzione delle procedure decisionali, per accertare eventuali omissioni o responsabilità.

Il confronto con le istituzioni e gli Ordini professionali

Sul fronte opposto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte richiamato il valore della ricerca scientifica e della vaccinazione nella tutela della salute pubblica, criticando la diffusione di informazioni false e posizioni prive di adeguato fondamento scientifico. Giustissimo, ma la coerenza istituzionale richiede di applicare lo stesso metro a tutti. Quando, nel luglio 2021, Mario Draghi dichiarò che “se non ti vaccini, ti ammali, muori” e che “fai morire”, formulò affermazioni categoriche che meritavano, alla luce delle successive conoscenze sull’efficacia dei vaccini nel prevenire l’infezione e la trasmissione, una verifica critica e un chiarimento pubblico. Perché allora non si levò la stessa fermezza istituzionale del Presidente Mattarella nel contestare una comunicazione tanto perentoria? Se oggi si richiama giustamente la necessità di contrastare le informazioni false o fuorvianti, questo principio deve valere per tutti, senza eccezioni dettate dal ruolo politico o istituzionale di chi parla. La credibilità delle istituzioni non si difende censurando le critiche, ma riconoscendo eventuali errori e applicando a tutti il medesimo criterio di verità e responsabilità.

Anche rappresentanze mediche e società scientifiche, tra cui FNOMCeO, Confederazione FOCE e Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), hanno espresso contrarietà alla prospettiva di una revisione delle sanzioni attraverso un intervento legislativo. La loro posizione richiama il rispetto della deontologia professionale e delle evidenze scientifiche disponibili. Il confronto non può essere risolto contrapponendo semplicemente sostenitori e oppositori delle vaccinazioni, occorre valutare, caso per caso, le condotte contestate e le motivazioni delle sanzioni irrogate. Allo stesso tempo, il richiamo alla scienza non può trasformarsi in un impedimento alla verifica critica delle decisioni pubbliche: la ricerca procede attraverso il confronto, la revisione dei risultati e la possibilità di correggere errori.

Una revisione necessaria, ma fondata sui fatti

La possibilità di reintegro dei medici radiati riapre una ferita che non può essere archiviata con una semplice contrapposizione politica, la misura rappresenta un’opportunità di una revisione storica della pandemia senza pregiudizi. La fiducia nella sanità pubblica non si tutela impedendo le domande, ma rispondendo con trasparenza, e se dalle verifiche emergeranno errori, omissioni o abusi, sarà necessario riconoscerli e valutare le conseguenze. La giustizia per i professionisti coinvolti, la tutela dei pazienti e la credibilità della scienza non sono obiettivi incompatibili, possono convergere in un unico principio: nessuna decisione pubblica, soprattutto quando incide sui diritti fondamentali e sulla salute, dovrebbe sottrarsi alla verifica, alla responsabilità e alla possibilità di revisione.

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