Vorrei tornare su uno dei fattori più impattanti che ha caratterizzato la propaganda governativa. A mio avviso, infatti, oltre alle molteplici distorsioni adottate strumentalmente per enfatizzare i benefici e ridicolizzare i rischi dell’atto vaccinale, un aspetto comunque determinante è stato quello di “sublimare” mediaticamente quei casi di “novax” che sono stati colpiti gravemente dalla malattia.

Questi esempi infatti sono stati ampiamente “trattati” (da alcuni anche con miserabile soddisfazione) come inevitabile esito in ossequio alla vile filastrocca del nostro eroe SUPERMIGLIORE “non ti vaccini, ti contagi, ti ammali, muori”. Con un solo fine spregiudicato: sfruttare morbosamente l’INFLUENZA DELL’ESEMPIO. Un obiettivo conseguito se si considera la risposta dei più a queste mirate esposizioni mediatiche e in particolare le affermazioni di quelli che con atteggiamento evidentemente “democratico” e rispettoso dei diritti di tutti:
– ci accusano d’aver rotto le scatole con i nostri dubbi “antiscientifici” sui vaccini;
– sentenziano che in caso di malattia non dovremmo occupare posti in ospedale “rubandoli a loro”;
– auspicano un po’ di “sano nazismo” per educarci meglio.

D’accordo, si potrebbe dare atto che questo specifico indirizzo dell’istituzionale sforzo narrativo sia basato (quantomeno in generale) su fatti comunque veri e non su affermazioni artefatte (come in tanti altri aspetti): si decide, cioè, di mostrare (quei) fatti che possano condizionare in un certo modo (leggasi terrorizzare) l’opinione pubblica. Però, il tratto assai discutibile (che tradisce appunto l’intento di una propaganda oltre i limiti ed atta anche a fomentare divisioni laceranti fino all’odio) sta nel fatto che sono stati (e lo sono tuttora) invece semplicemente ignorati (se non negati preventivamente) i vari controesempi, comunque numerosi e cioè:
-quelli di (tri)dosati morti per covid, che sono tanti tanti mentre era stato proclamato che non ce ne sarebbero stati… al 100%;
-quelli di vaccinati morti improvvisamente. Ed è veramente incredibile che, dopo quei casi eclatanti (da quello dei militari siciliani a quello di Camilla) che nei primissimi mesi della campagna inoculante avevano fatto breccia nel muro mediatico, poi la nebbia istituzionale abbia oscurato tanti episodi drammatici altrettanto sospetti, NEL NOME DEL VACCINO;
-quelli di non dosati che superano la patologia senza problemi o ricevendo cure domiciliari con farmaci tradizionali.

In particolare, questi ultimi (i non dosati infettatisi) sono proprio quelli che avrebbero dovuto supportare la diffusione del “contagio” dell’INFLUENZA DELL’ESEMPIO; invece, da questo punto di vista (con la loro guarigione), rappresentano piuttosto l’occorrenza di un ESEMPIO DELL’INFLUENZA da covid. E domando ancora: quanti sarebbero rientrati in questa categoria tra quelli che, per lunghi mesi, non hanno potuto ricevere le indicazioni utili per tentare una terapia nei giusti tempi? E non le hanno ricevute anche per la grande incapacità delle nostre autorità. Le stesse che poi hanno rivendicato con calcoli stucchevoli di aver salvato 150mila vite, ma che appunto non provano a stimare quanti dei 170mila morti si sarebbero evitati se si fosse consentito ai medici di curare i malati fornendo loro giuste indicazioni, mentre invece fu data loro (ai medici) la consegna irresponsabile di recitare al telefono lo slogan “tachipirina e vigile attesa“.

In conclusione, è evidente come casi singoli siano tali e nulla di più, qualsiasi sia la direzione verso cui li si voglia orientare. Ma in fin dei conti, questa considerazione è proprio ciò che ho voluto sottolineare: gli esempi “positivi” e “negativi” possono certamente esserci, ma è indecente arrogarsi il diritto di cancellare quelli che sono discordanti rispetto al proprio convincimento. E se questa pratica censoria è attuata dalle istituzioni, allora si comprende chiaramente che il fine è quello d’impedire doverosi confronti scientifici e stigmatizzare come sovversive e irresponsabili le argomentate resistenze ad OBBLIGHI così artificiosamente giustificati. Davanti un’imparziale osservazione dei fatti, ai più (se non a tutti) apparirebbe evidente come i nostri governanti siano meritevoli dell’appellativo dei MIGLIORI PEGGIORI: incapaci di approntare una risposta seria, equilibrata e rispettosa dei diritti inalienabili di ciascuno, hanno indotto gli italiani a portare, oltre alla mascherina, anche una benda nera sugli occhi che potesse nascondere anche le tracce delle loro responsabilità.

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